Recensione “Il viaggio della fenice”

Buongiorno lettori oggi vi voglio portare il libro molto importante a cui dedicherò una recensione un po’ particolare.

Sto parlando del libro “Il viaggio della fenice” di Sabrina Prioli

Potete acquistarlo su Amazon cliccando qui.

Faccio una breve introduzione prima di dare il via alla recensione: innanzitutto è un libro autobiografico della scrittrice che ci racconta delle violenze che ha subito negli anni, del terremoto che ha colpito L’Aquila e anche del suo modus operandi per sopravvivere agli incubi e al terrore della realtà.

Premetto che in questo libro vi è una grande forza della donna di riuscire a denunciare gli atti di violenza subite, di riuscire a proteggere sua figlia, di riuscire a trovare l’amore dopo la violenza subita dall’ex e soprattutto la capacità e il coraggio di riuscire a salvare e a migliorare una parte piccola del mondo nonostante i gravi eventi che sono venute a succedersi.

Non è un libro semplice da leggere e da portare a termine perché c’è una grande denuncia nei confronti dell’essere umano e della sua indignazione e del suo modo di pregiudicare, ma è necessario leggerlo in quanto ti fa comprendere una realtà che è distante da noi o comunque sono le storie che magari sentiamo al telegiornale e non ci sembrano mai così vicine alle persone care.

Copertina: E’ d’effetto.
Titolo: Il viaggio della fenice
Autore: Sabrina Prioli
Data di rilascio: 2020
Genere
: Autobiografico, Narrativa
Trama: In questo libro d’esordio, Sabrina Prioli ripercorre le tappe di oltre dieci anni di vita, dall’incubo del terremoto di L’Aquila al viaggio in Sud America dove coordinerà progetti di sviluppo umanitario, fino a giungere nel Sudan del Sud sconvolto dalla guerra civile. Qui sarà vittima di una brutale aggressione all’interno del compound in cui alloggia.Nonostante le profonde cicatrici interiori, Sabrina trova la forza e il coraggio di farsi carico della voce di milioni di vittime di abusi, avviando un lungo percorso di ricerca della giustizia, tuttora in corso. Con uno stile spontaneo e senza travestimenti, “Il viaggio della fenice” esplora la capacità di far fronte in maniera positiva alle avversità, coltivando le risorse che si trovano dentro di sé e rinascendo, ogni volta, come la fenice dalle ceneri.

Valutazione: Innanzitutto parliamo della struttura del libro: a me è piaciuto molto come è stato sistemato e organizzato, riuscendo a far comprendere al lettore il passaggio dalla prima fragilità fino all’ultima pagina in cui si enuncia una grande coraggio della donna. Vengono enunciati sistematicamente tutti gli avvenimenti che sono stati presenti per 10 anni nella vita di Sabrina.

Si parte dal primo racconto e dalle prime violenze subite dalla scrittrice, violenze subite dal proprio compagno e sono racconti che nel nostro telegiornale sentiamo all’ordine del giorno. La prontezza e le cicatrici innescate nel suo animo sono profonde, ma non sono ostacoli che abbatteranno Sabrina. Dopo aver trovato il coraggio di allontanarsi da quel male che la danneggiava quotidianamente, si trova nell’Aquila con sua figlia. Siamo nel periodo del 2006, un periodo che ha caratterizzato l’Italia da grandi terremoti che hanno colpito soprattutto questo territorio geografico. Sabrina aveva una casa con cui viveva con sua figlia proprio dell’Aquila. Lei è stata protagonista di questa grande disgrazia e del terremoto che ha distrutto la maggior parte degli edifici come le scuole, i comuni, e le stesse case di tutti gli abitanti. Ha vissuto per un po’ di tempo all’interno di un camper, sua figlia che riusciva, nonostante la drammaticità e la paura che si viveva ogni secondo della giornata, a strappargli un sorriso dal volto.

Sabrina è una sociologa, una consulente per organizzazione no profit e istituzione governative. Perché voglio sottolineare questo? Proprio perché sarà la parola chiave su cui si espanderà il racconto. Dopo le violenze subite, dopo il terremoto, Sabrina ha ricevuto un incarico che l’ha portata nel territorio della Colombia dove ha conosciuto il suo attuale compagno che è sempre rimasto accanto nonostante gli eventi atroci che segnano la vita di Sabrina.

Sabrina si trova in Colombia precisamente a Buenaventura e cercava, tramite la sua fondazione realizzata nel 2010, di aiutare le donne e i bambini di quel luogo che non riuscivano ad avere una educazione e una sanità che li potessimo permettere di vivere una vita giusta. E’ riuscita ad aiutare molti ragazzi che non ricevevano le giuste medicine e le giuste visite dei dottori, è sottolineata anche la grande indifferenza che viene promossa da molti uomini.

Si trovava a Juba per prestare servizio insieme ai suoi colleghi: era presente una guerra civile. Le dissero che il luogo sicuro in cui potevano alloggiare era all’interno del compound, ma la crudeltà arrivò fino a lì.

I soldati militari uccisero più della metà dei presenti, lasciando il luogo un lago di sangue e violentando ripetutamente le donne presenti, tra cui la stessa Sabrina. Dalle sue parole si riesce a scorgere il dolore, la sofferenza, la nausea, il terrore e l’agonia dei momenti che hanno segnato i suoi ricordi.


Pensieri personali del libro: “Il viaggio della Fenice” già dal titolo si riesce a comprendere in viaggio della stessa scrittrice che si identifica come una fenice. Ricordiamo che la felice è un uccello che si rigenera dalle proprie ceneri ed è proprio questo quello che è successo a Sabrina. Lei è riuscita a rinascere dal dolore dalla violenza.

Il razzismo fa parte dell’essere umano e solo sperimentando sulla propria pelle si può imparare ad apprezzare la sensazione di essere davvero liberi.” Queste sono le parole che Sabrina ha scritto all’interno del suo libro con riferimento a tutti quegli insulti di commenti sui social network che l’hanno accusata e violentata verbalmente dell’incidente di cui è stata vittima nel 2015.

Durante la sua vita Sabina, grazie al suo lavoro, si sposta in tante parti del mondo riuscendo a vedere tante realtà diverse.

Il mio lavoro di operatrice umanitaria non è mai stato improvvisato. Viaggio seguendo indicazioni precise, itinerari sicuri, adottando misure di sicurezza stabilite con l’organizzazione a cui faccio capo di volta in volta, rispettando orari precisi. Seguo piani di addestramento e protocolli consolidati, sviluppati sulla base di una tentata analisi dei rischi.


Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Ringrazio Sabrina sia da lettrice, da donna, da ragazza, da essere umano di aver condiviso con me la sua storia. La ringrazio di avermi dato il permesso di leggere della sua fragilità, ma anche della sua forza. Di avermi aperto gli occhi su vicende che mi erano ignote, di aver permesso a me stessa di conoscere il dolore profondamente e di avvicinarmi a ciò che lei ha passato. La ringrazio di essere stata forte sia per lei, sia per sua figlia, ma anche per tutte le persone che ha aiutato e che continua ad aiutare. La ringrazio per avermi dato la possibilità di portare a conoscenza del suo libro nel mio profilo ig e sul mio blog.