Recensione “Una manciata di cenere”

Buongiorno cari lettori, oggi vi parlo del libro intitolato “Una manciata di Cenere” di Luca Vanoli. E’ un romanzo che rientra nella categoria Giallo Storico ed è davvero meraviglioso.

Mi ha entusiasmata la storia, il nesso logico, la particolarità delle descrizioni, la cura dei luoghi, la cura dei personaggi, la coerenza con la narrazione, la suspence e soprattutto la spiegazione delle frasi in latino e la cura delle lettere presenti nel romanzo.

Non fatevi scappare questa lettura !

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Copertina: Molto coerente con il romanzo.
Titolo: Una manciata di cenere
Autore: Luca Vanoli
Data di rilascio: 2020
Genere
: Giallo storico
Trama: Stato Pontificio, Anno Domini 1655. Sul piccolo feudo di Monterotondo, a breve distanza da Roma, regnano felicemente da undici anni i marchesi Tebaldi. Offuscato da tanta prosperità, giace, dimenticato nel ricordo dei più, un oscuro anatema, scagliato al tempo della loro ascesa. Ma, quando la morte inizia a serpeggiare sinistra tra i membri della famiglia, un cupo terrore si diffonde in tutto Monterotondo: il popolo, inquieto, teme di essere travolto dalla sventura dei signori…A Roma, intanto, il conclave ha eletto un nuovo papa: Alessandro VII. Non potendo permettere che l’inizio del regno sia segnato da delitti irrisolti, la Curia decide così di inviare a indagare in incognito Tullio Corbet, un avvocato francese con doti investigative fuori dal comune, pronto a sacrificare tutto alla causa della giustizia, affiancato da Padre Seàn, un rigido gesuita di origini irlandesi.Giunti a Monterotondo, i due uomini non tarderanno a essere travolti dagli eventi criminosi: i membri della famiglia Tebaldi, seppur chiusi in una fortezza di reticenza, mostreranno di avere più di uno scheletro nell’armadio. E in un turbinio di delitti sanguinosi, amori proibiti e segreti inconfessabili, i due investigatori proveranno a scoprire quali trame oscure si celano dietro la scia di morte che la maledizione sembra lasciare, inesorabile, dietro di sé…


Valutazione: E’ una lettura sorprendente e piacevole. C’è amore per i particolari, lo studio dei mini dettagli della narrazione e dei personaggi. La consapevolezza di non dover annoiare il lettore e l’astuzia di riuscire, con il personaggio dell’avvocato Tullio Corbet, a risolvere un enigma che agli occhi del lettore sembra impossibile da venirne a capo. La particolarità che ho riscontrato è la compatibilità dei discorsi enunciati dai personaggi con il tempo di collocazione del romanzo. Il racconto si svolge a Monterotondo nel 1655. Ho apprezzato la volontà di emettere già dalle prime pagine due mappe che aiutano il lettore a comprendere la collocazione della storia e il ruolo di ciascun personaggio per non confonderne le vite.

Nonostante le famiglie protagoniste del racconto siano inventate, vi è una grande sorpresa: il racconto sembra davvero narrato da documenti storici. Infatti, più ci si addentra nella lettura, più ci si riesce a sorprendere dello studio che è stato apportato al romanzo. Non è stato lasciato nulla al caso. Tutte le domande che una persona può porsi durante la lettura, vengono risolute in maniera esaustiva. E’ inoltre notevole l’attinenza storica conessa alla Roma del XVII secolo, mostrando curiosi dinamiche tra i feudi e lo stato pontificio in quegli anni.

Vi è una enunciazione del potere sia del casato e sia dello stato pontefice. Vengono enunciate la donazione dell’uomo, in quel periodo, alla fede e alle ricchezze. La completa dedizione della donna nei confronti del marito e la forza dell’autorità dinanzi a prove incerte che possano condannare o liberare una persona.

Man mano che la lettura prosegue, vi è un incontro fra varie vite dei personaggi rendendo sempre più difficile capirne l’assassino e soprattutto il movente. Il finale non è scontato, anzi rende il lettore elettrizzato a scoprirne fino all’ultima essenza.

L’avvocato Corbet non passa inosservato negli ambienti della curia pontificia e viene inviato sotto falso nome a Monterotondo per le indagini, accompagnato dal gesuita di origini irlandesi Padre Seàn.

I due detective, l’avvocato Corbet e il Padre Seàn, nonostante la loro diversità di ragionamenti e di culto, riescono a conoscersi e a fidarsi l’un dell’altro fino a scoprire fino all’ultimo indizio per disporre sul tavolo il puzzle completo.


Pensieri personali del libro: La prima parte del romanzo ha una cadenza di mistero e indagine molto leggera, con una andatura piacevole fino alla seconda parte dove le situazioni iniziano a crescere, gli omicidi iniziano a diventare più misteriosi e il movente della scena inizia ad essere un grande punto di domanda fino alla sua scoperta.

Ci sono davvero molti colpi di scena, molti ragionamenti che fanno comprendere ciascun tassello e la figura del protagonista principale, l’avvocato Corbet, è davvero sorprendente.

Vengono narrati i passati dei membri della famiglia Tebaldi, il loro nesso con l’autorità ponteficia, l’amore che nasce e si frantuma, il dolore della perdita, l’ingiuria della popolazione e la desolazione della Madre.

Una maledizione si accanisce sulla famiglia Tebaldi, famiglia da poco elevata al marchesato che ha ottenuto tale titolo a spese della potente famiglia Barberini. La maledizione delle api.

All’inizio, come una sciocca, ho davvero iniziato a pensare che ci fosse una massa di api che volesse sterminare la famiglia Tebaldi, finché non ho compreso che tale maledizione è stata solcata come un’onda prepotente che ha permesso all’assassino di poter realizzare la sua vendetta, o la sua difesa.

«Ditemi, quali forze si sono scatenate? Chi non se ne è mai andato?» La strega si voltò lentamente e lo squadrò con occhi inespressivi. «L’anatema ha già colpito e presto, di loro, non resterà che una manciata di cenere…»

«Ricorderò per sempre le sue ultime parole: ‘Non lasciarti scoraggiare dall’uso che si fa della Legge perché il trionfo della verità sarà la tua vittoria.’ Ed è per questo che io mi batto ora, e mi batterò in futuro perché la Giustizia prevalga sempre. Io non difendo i deboli e gli inermi, difendo le vittime dell’iniquità. Ho orrore della tortura e ne rifiuto l’impiego, perché ho visto i suoi effetti tremendi su mio nonno, la persona che mi ha cresciuto e che più di tutti mi ha insegnato i valori della vita, i pilastri su cui si poggia la mia coscienza.»

Quello che mi ha davvero piaciuto del romanzo è che vengono narrati di personaggi storici realmente esistiti, i latinismi, francesismi e parole di dialetto irlandese che caratterizzano l’epoca.

C’è un grande studio dietro a questo romanzo. Lo sfondo storico di riferimento è perfettamente inserito e bilanciato dall’autore che con termini semplici permette di assaporare la giusta atmosfera del tempo- 1655- , senza perdere di vista l’impronta del romanzo giallo e senza divenire “scontato”.


Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Voglio ricordarvi che questo è il primo romanzo dell’autore, quindi per me è stato davvero molto intenso e piacevole.

Sono davvero entusiasta ed elettrizzata per il libro che ho appena concluso di leggere e recensire. Non è semplice trovare autori emergenti così validi. Consiglio vivamente questo romanzo e spero oltretutto che avrò la possibilità di leggere il secondo volume intitolato “La quarta e la quinta“. Ringrazio infinitamente Luca Vanoli di avermi resa partecipe di questa lettura e di avermi proposto un libro che mi ha fatto rimanere incollata alle pagine per giorni.

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