Ci sono storie che nascono sulla carta e trovano una nuova vita sullo schermo, trasformandosi in qualcosa di completamente diverso.
Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones è uno di questi casi: un romanzo fantasy brillante e profondo che, grazie allo Studio Ghibli, è diventato un capolavoro dell’animazione giapponese.
Ma quanto il film di Miyazaki è fedele al libro originale?
E cosa cambia davvero tra le due versioni?
In questa recensione analizziamo trama, personaggi e temi per capire come una stessa storia possa dare vita a due opere profondamente diverse.
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Trama e informazioni:
Il romanzo originale da cui il Premio Oscar Hayao Miyazaki ha realizzato l’omonimo film d’animazione per lo Studio Ghibli.
In questa nuova edizione, la meravigliosa copertina è illustrata dal grande Josee Shimazaki e contiene un’intervista esclusiva all’autrice Diana Wynne Jones, con il racconto della genesi del romanzo e del suo adattamento animato diretto da Hayao Miyazaki.
La giovane Sophie vive a Market Chipping, nel lontano e bizzarro paese di Ingary, un posto dove può succedere di tutto, specialmente quando la Strega delle Terre Desolate perde la pazienza. Sophie sogna di vivere una grande avventura, ma da quando le sorelle se ne sono andate di casa e lei è rimasta sola a lavorare nel negozio di cappelli del padre, le sue giornate trascorrono ancor più tranquille e monotone. Finché un giorno la perfida strega, per niente soddisfatta dei cappelli che Sophie le propone, trasforma la ragazza in una vecchia. Allora anche Sophie è costretta a partire e ad affrontare un viaggio che la porterà a stipulare un patto col Mago Howl, a entrare nel suo castello sempre in movimento, a domare un demone e infine a opporsi alla perfida Strega. Insomma, Sophie, nel tentativo di ritrovare la sua giovinezza, dovrà affrontare suo malgrado molte più avventure di quante ne avesse mai sognate!
Questo libro costituisce il primo capitolo della Trilogia del Castello Errante.
Il volume è seguito da “Il Castello in Aria” e “La Casa per Ognidove“.
Recensione
Il castello errante di Howl tra romanzo e cinema: metamorfosi di una fiaba moderna
Quando Diana Wynne Jones pubblica Il castello errante di Howl nel 1986, si inserisce nella tradizione del fantasy britannico che utilizza la struttura fiabesca per esplorare dinamiche sociali, psicologiche e identitarie. Il romanzo, apparentemente leggero e ironico, nasconde in realtà una costruzione narrativa sofisticata, incentrata sulla percezione di sé, sul peso delle aspettative sociali e sul processo di maturazione emotiva dei suoi protagonisti.
L’adattamento cinematografico realizzato da Hayao Miyazaki nel 2004 prende questo impianto narrativo come punto di partenza, ma lo rielabora profondamente secondo una poetica autoriale in cui emergono con forza i temi della guerra, della trasformazione e della responsabilità morale. Il risultato non è una trasposizione, bensì una riscrittura che dialoga con il testo originale pur allontanandosene in modo significativo.
Analizzare le due opere in parallelo significa osservare come una stessa storia possa essere plasmata per rispondere a esigenze narrative, culturali ed espressive differenti.
La costruzione di Sophie Hatter: identità e liberazione
Nel romanzo, Sophie Hatter incarna una figura femminile profondamente consapevole delle gerarchie simboliche del proprio mondo. Essere la primogenita equivale a una condanna alla normalità: nelle fiabe, la fortuna spetta sempre ai più giovani. Sophie interiorizza questa logica fino a renderla parte della propria identità. Si considera priva di talento speciale, destinata a una vita modesta nel negozio di cappelli della madre.
La Wynne Jones utilizza questo autoannullamento come punto di partenza per una riflessione più ampia sulla costruzione sociale dei ruoli. Sophie non è realmente priva di potere: fin dalle prime pagine dimostra una capacità magica inconscia, infondendo emozioni nei cappelli che crea. Tuttavia, non riconosce il proprio valore perché il mondo le ha insegnato a non aspettarsi nulla.
La maledizione che la trasforma in un’anziana donna funziona come rottura simbolica. Privata dell’obbligo di essere giovane, desiderabile e invisibile, Sophie acquisisce libertà d’azione. Diventa diretta, autoritaria, talvolta brusca, ma finalmente protagonista della propria storia. La trasformazione fisica non rappresenta una punizione, bensì una liberazione.
Nel film di Miyazaki questo processo viene reso attraverso una metamorfosi visiva continua, in cui Sophie ringiovanisce o invecchia a seconda del suo stato emotivo. È una soluzione poetica che rende immediata la crescita interiore, ma che riduce la complessità psicologica presente nel romanzo, dove il cambiamento è soprattutto comportamentale e relazionale.
Howl: decostruzione dell’eroe romantico
Nel testo della Wynne Jones, Howl è una figura che sovverte l’archetipo del mago carismatico. Vanitoso, teatrale e spesso infantile, appare più preoccupato della propria immagine che delle grandi imprese eroiche. Il suo timore principale non è la sconfitta, ma l’abbandono emotivo.
La fama oscura che lo circonda — quella di divoratore di cuori femminili — nasce da malintesi e voci popolari, rivelando il modo in cui le società costruiscono miti sulla base della paura e dell’incomprensione. In realtà, Howl è un individuo fragile, incapace di affrontare relazioni mature, che utilizza la magia come maschera protettiva.
Il suo percorso narrativo non consiste nel salvare il mondo, ma nell’imparare ad assumersi responsabilità affettive.
L’adattamento cinematografico ribalta questa impostazione. Howl diventa una figura eroica e tragica, coinvolta attivamente nel conflitto bellico. La sua trasformazione in creatura alata simboleggia il sacrificio e la perdita dell’innocenza. La dimensione ironica e grottesca del personaggio viene quasi completamente eliminata a favore di una costruzione romantica e simbolica.
Questa scelta rafforza l’impatto emotivo del film, ma allontana Howl dalla sua natura letteraria di anti-eroe imperfetto.
Il castello errante come spazio narrativo
Nel romanzo il castello non è semplicemente uno scenario suggestivo, ma uno spazio narrativo dinamico che riflette l’instabilità emotiva dei suoi abitanti. Le porte magiche che conducono in luoghi diversi, il disordine costante e la convivenza forzata di personalità contrastanti creano un microcosmo domestico che evolve insieme ai personaggi.
Calcifer, legato a Howl da un patto che rappresenta il nucleo drammatico della storia, mantiene una natura ambigua e potente. La sua presenza ricorda costantemente che la magia ha un prezzo e che ogni incantesimo comporta conseguenze.
Nel film, questo aspetto viene attenuato: Calcifer diventa una figura affettiva e comica, funzionale alla leggerezza emotiva della narrazione visiva.
Il ribaltamento tematico: dall’identità alla guerra
La trasformazione più profonda operata da Miyazaki riguarda l’introduzione della guerra come tema centrale. Nel romanzo, il conflitto resta sullo sfondo e non influenza in modo determinante le scelte dei personaggi. La storia rimane intimamente concentrata sulla crescita individuale e sulle relazioni.
Nel film, al contrario, la guerra struttura l’intero universo narrativo. Le azioni di Howl, la presenza di nuovi personaggi politici e la distruzione dei paesaggi riscrivono il significato dell’opera, trasformandola in una riflessione pacifista sulla responsabilità morale.
Questa scelta non tradisce lo spirito del romanzo, ma lo reindirizza verso una dimensione collettiva piuttosto che individuale.
Continuità e trasformazione: due poetiche a confronto
Il romanzo di Diana Wynne Jones opera attraverso la sottrazione di certezze interiori e la costruzione lenta dell’identità. È una narrazione che privilegia l’ironia, la psicologia e il dettaglio quotidiano.
Il film di Miyazaki opera attraverso la metafora visiva, l’amplificazione emotiva e il simbolismo politico.
Dove il libro scava in profondità, il film si espande in ampiezza.
Nel passaggio dall’uno all’altro si perde parte della complessità narrativa e della sottigliezza psicologica, ma si guadagna una forza comunicativa universale capace di parlare a pubblici diversi.
Conclusione
Il castello errante di Howl rappresenta un caso esemplare di adattamento come dialogo creativo piuttosto che come fedeltà letterale. Il romanzo di Diana Wynne Jones offre una fiaba moderna sulla costruzione dell’identità e sulla liberazione dai ruoli imposti. Il film di Miyazaki ne rielabora la materia trasformandola in un racconto epico sulla guerra, l’amore e la responsabilità.
Le due opere non si annullano, ma si completano.
Leggere il romanzo permette di comprendere la profondità psicologica dei personaggi e la finezza della costruzione narrativa. Guardare il film consente di vivere un’esperienza simbolica e visiva di rara potenza.
Due linguaggi, due poetiche, una stessa storia trasformata.
Ed è proprio in questa metamorfosi che risiede il vero incanto del castello errante.
