Awarè , volume unico pubblicato da Star Comics, è un’opera che merita di essere scoperta. Scritto da Alessandro Atzei e Manuele Morlacco, con i disegni incantevoli di Lidia Bolognini, questo manga italiano ci trasporta sull’isola di Mokmok, dove la comunicazione è affidata alla scrittura e la voce è un lontano ricordo.
Awarè esplora il valore della parola e il suo impatto sull’umanità.
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Trama: Gli abitanti dell’Isola di Mokmok possiedono caratteristiche fisiche zoomorfe e sono prive della bocca. Nel passato un evento spaventoso ha costretto la popolazione a rinunciare alla propria voce per sempre, iniziando a comunicare esclusivamente per iscritto.
Il giovane orfano Awarè è uno dei pochi abitanti ad avere ancora una bocca e una voce. Il ragazzo è amico della fiorista Rebi e dell’introversa figlia del sindaco Moroi, due ragazze un tempo molto unite, ma poi separate da gravi atti di bullismo. Awarè cerca di ricostruire il loro rapporto.
Cosa ne penso?
Mokmok non è una terra come le altre. Gli abitanti, privati dell’uso della parola, comunicano attraverso la scrittura. In questo mondo unico, il giovane Awarè è un’eccezione: dotato di voce, scrive canzoni di notte e lavora come fattorino di giorno. Il suo dono, però, lo isola dagli altri, trasformandolo in una figura simbolica che incarna il potere – e il peso – delle parole.

La trama di Awarè si snoda intorno ai rapporti umani e al loro complesso intreccio di emozioni, incomprensioni e riconciliazioni. Awarè, insieme a Rebi, una fiorista solitaria, e Moroi, la figlia introversa del sindaco, cerca di ricostruire un’amicizia spezzata dal bullismo. Il percorso dei protagonisti è una toccante esplorazione del bisogno umano di connessione.
Un’esperienza visiva mozzafiato
Ciò che colpisce immediatamente di Awarè è l’arte di Lidia Bolognini. Le tavole, cariche di colori morbidi e sfumature evocative, guidano il lettore in un viaggio emotivo. Ogni capitolo è caratterizzato da una tavolozza cromatica unica che riflette il tono della narrazione, passando da tonalità autunnali e calde a sfumature cupe e malinconiche. Questo uso sapiente del colore amplifica il significato emotivo della scena e rende l’opera un piacere per gli occhi.

Una critica alla tecnologia e alla perdita di umanità
Il manga solleva interrogativi profondi sull’importanza della parola e sul ruolo sempre più invadente della tecnologia nella comunicazione moderna. Nella società odierna, dove smartphone e messaggi sostituiscono spesso il dialogo faccia a faccia, Awarè ci invita a riflettere su ciò che perdiamo rinunciando alla nostra voce. La trama intreccia una critica alla realtà contemporanea con una storia intima e universale, ricordandoci che il linguaggio non è solo uno strumento, ma l’essenza della nostra umanità.
Personaggi ben delineati e ricchi di emozioni
I tre protagonisti di Awarè brillano per la loro complessità e vulnerabilità. Rebi, che si rifugia tra i fiori per colmare un vuoto emotivo, Moroi, che cerca disperatamente l’attenzione di un padre assente, e Awarè, il ragazzo che, pur avendo una voce, si sente inascoltato. Le loro storie si intrecciano in una trama che parla di perdono, riscatto e bisogno di appartenenza.
Un volume che lascia il segno
Awarè non è solo una lettura piacevole, ma un’opera che stimola riflessioni profonde. Con la sua fusione di arte, narrativa e tematiche universali, rappresenta una gemma nel panorama del manga italiano. Nonostante alcune inevitabili compressioni narrative dovute al formato di volume unico, il messaggio centrale risuona forte e chiaro: la voce, intesa come espressione della nostra identità, è un dono da custodire.

