Siete alla scoperta per questo mese di ottobre di racconti dell’orrore e del mistero che vi possano far rabbrividire la pelle e lasciarvi quel senso di angoscia dopo la lettura? Non potete perdere le opere del famosissimo Junji Ito con ‘Sensor‘ edito Starcomics.
Un volume unico intenso che si immerge con inquietudine e superstizione nel concetto spirituale dell’universo e della sua grandezza. Un’opera con dei tratti filosofici e dottrinali che vi farà scoprire la bellezza dei disegni del mangaka.

Trama:
Kyoko, una splendida donna dai lunghi capelli fluenti, cammina ai piedi del monte Sengoku, tra vortici di misteriosi filamenti vulcanici dai riflessi dorati. All’improvviso, un uomo appare davanti a lei e la guida fino al villaggio di Kiyokami, dove tutto sembra brillare degli stessi riflessi color oro e i cui abitanti si rivelano adepti di un culto misterioso. Una serie di terrificanti eventi sta per sconvolgere la vita di Kyoko e dell’intero villaggio… Un’altra opera straniante, onirica e suggestiva dal genio del fumetto horror Junji Ito!
Cosa ne penso?
Lo stesso Junji Ito ci spiega nella postfazione le origini di questa opera:
‘avevo scelto quel primo titolo (Diario di Viaggio di una Succuba) in base alla struttura generale dell’opera che avevo elaborato prima di iniziare la serializzazione, ma durante la lavorazione a cominciato a non essere più adatto e, in seguito ad alcuni cambi di rotta, sono sorte delle discrepanze con la storia che ne è scaturita. Alla inizio avevo in mente di rendere Kyoko Byakuya una sorta di narratrice che viaggiava in vari luoghi e si imbatteva in episodi bizzarri, un po’ come l’Orochi dell’anonima opera del maestro Kazuo Umezz (…)’
Possiamo dunque ben capire che l’idea originale non era quella di realizzare una storia corposa da rinchiudere in un volume unico e che le circostanze hanno portato a un mutamento del personaggio stesso nonché il fulcro della storia.
Però non allarmatevi perché nonostante ci sia stato questo cambiamento di retta via, il volume si presenta come un’opera probabilmente molto più leggera rispetto alle classiche opere di Junji Ito, ma che comunque a modo suo riesce a far percepire al lettore un senso di angoscia e di retrogusto successivamente alla conclusione della lettura e anche un misto di orrore e di malformazione dell’essere umano e del concetto universale durante la lettura stessa.
”Allora forse. . . sono capelli d’angelo? Ma la natura dei capelli d’angelo è ancora un mistero. Alcune persone dicono che sia seta di ragno o che provenga da UFO.”

Le prime tavole si aprono con l’avventura in mezzo al monte Sengoku di una giovane donna di nome Kyoko Byakuya che visita il villaggio e vede i capelli dorati ovunque – attaccati alle case e agli stessi abitanti del villaggio. I capelli funzionano come espansione dei propri sensi, consentendo agli abitanti del villaggio di percepire perfino l’essenza dell’universo tramite la meditazione.
Successivamente questo villaggio viene distrutto e la donna è l’unica a salvarsi grazie ad una massa di capelli dorati che la trasformano nella chiave della chiaroveggenza destinata e indicata dall’Universo stesso.
A causa di una grande nube nera che si è formata sul monte, l’attenzione della gente inizia a suscitare curiosità arrivando alle orecchie di un giornalista anonimo che si interessa alla vicenda e prenderà anche lui parte a questo evento unico e inspiegabile.

Kyoko Byakuya è la chiave dell’universo, ma il suo essere umana si trasforma in qualcosa di diverso tanto da renderla importante per la setta che vuole sfruttarla per la sua grande chioma di capelli dorati.
Le disavventure della donna la porteranno in luoghi dove il suicidio è una quotidianità e dove strani insetti riflettono il dolore di quelle persone che si sono spinte giù dal dirupo.
Tra indagini e nuove informazioni, il giornalista riesce a percepire l’essenza universale della donna e i suoi lineamenti umani si trasformano in qualcosa di orrendo con deformazioni particolari.

Ad un certo punto c’è anche un flashback in cui vicino a Kiyokami – il villaggio – c’è un vulcano, nel quale viene gettato Miguel, un missionario cristiano. Dopo quell’omicidio, i capelli d’oro cadono in tutto il villaggio portando le conseguenze della meditazione.
Ciò che caratterizza maggiormente questa storia è come nella stessa postfazione del mangaka è come se i personaggi man mano adempivano alle loro azioni, si allontanavano in automatico dallo scorrere della storia come se, in un certo senso, la storia è creata in maniera naturale.
Sensor non si caratterizza dall’orrore della malformazione corporea, ma più che altro intacca il livello psicologico e va nelle profondità dell’universo e del suo senso, mi sono davvero piaciuti gli elementi soprannaturali come il culto e l’aspetto del giornalista che indaga in maniera ossessiva.
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