La realtà dei manhwa in Italia si sta espandendo passo dopo passo portandoci anche una delle storie più amante dai lettori e dalle lettrici del boys love “The Dangerous Convenience Store” edito da Panini Comics Manga.

Trama:
Yeo Eui-joon lavora in un piccolo minimarket di notte in un quartiere pericoloso. Da quando il burbero Gunwoo inizia a frequentare il negozio il giovane si sente più tranquillo finendo per innamorarsi del carismatico gigante.
Cosa ne penso?
Tra le tante storie romantiche del mondo boys love, The Dangerous Convenience Store ha avuto una grande popolarità grazie sia alla dolcezza e ai momenti di spicy presenti nella lettura, ma anche alla forte rappresentazione di due personaggi che sono l’uno l’opposto dell’altro facendo rappresentare ‘Gunwoo‘ sul web il grande Daddy sensuale.

Una storia che inizia in maniera semplice e quotidiana, rappresentando un ragazzo mingherlino di nome Yeo Eui-Joon che lavora in un minimarket frequentato da gente malavitosa per riuscire a sostenere le spese universitarie ma anche ospedaliere del fratello. Il minimarket diventa il punto di inizio nella storia, tra eventi pericolosi che porteranno a Eui-Joon ad affezionarsi piano piano al temuto Gunwoo con una vita celata nell’oscurità.
Gunwoo, diversamente da come si comporta con i suoi subordinati, con il ragazzo diventa un’anima compassionevole che mira con le sue azioni a prendersi cura di Eui-Joon anche nei momenti di sbronza e di pianti.
Già nel primo volume vengono presentate, senza limitazioni, delle tavole sensuali e spicy che rendono la lettura più piccante anche se nella nostra versione cartacea sono presenti le censure. (sì, spader laser a destra e sinistra).

Rileggere in italiano quest’opera mi ha reso davvero felice, sono anche contenta della qualità utilizzata dalla casa editrice per prendersi cura del manhwa. Tuttavia durante la lettura ho trovato alcuni termini che risultano essere distanti dal mio gusto personale, come l’utilizzo del termine ‘ti piace…crepare? anziché usare un altro sinonimo, oppure l’assenza dei suffissi (propri dell’opera e della cultura da cui proviene) o anche altre frasi come ‘ma che cazz..‘ o la traduzione del termine Ajusshi con signore. Hanno riportato una traduzione ‘educata‘ e non spinta che potrebbe far storcere il naso ai vecchi appassionati e amanti dell’opera.
In linea generale, aldilà dei miei gusti di traduzione, ritengo che quest’opera sia molto valida e la suggerisco a chi vuole semplicemente godersi un viaggio in compagnia dei nostri personaggi (con tante scene hot).
