Annarasumanara: la nuova uscita della Gaijin

“Ti piace la magia?”
È con questa semplice domanda che Annarasumanara, webtoon scritto e illustrato da Ilkwon Ha, riesce ad aprire una voragine dentro chi legge. Un’opera che va ben oltre la sua estetica raffinata e monocromatica: scava nella mente, nei desideri repressi e nelle paure che ci accompagnano crescendo. In questo articolo ti porto a riscoprire uno dei webtoon più suggestivi e profondi mai pubblicati, per raccontarti cosa lo rende ancora oggi una lettura imperdibile, soprattutto se ti affascinano le storie che intrecciano magia, dolore e ricerca di sé.

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Trama: Nella scuola corre voce a proposito di un luna park abbandonato e di un mago che ci vivrebbe in grado di far sparire qualcuno una volta per tutte. Ah-ee Yoon, una ragazza che a fatica riesce a sfamare se stessa e sua sorella, vedrà la sua vita cambiare grazie all’incontro con un misterioso mago.


Cosa ne penso?

“Credi nella magia?”

Una domanda semplice, quasi infantile. Eppure, mentre si sfoglia il primo volume di Annarasumanara di Ha Il-Kwon, quella domanda prende forma, si insinua tra le righe, si trasforma in sussurro, in dubbio, in necessità.

La copertina è già una dichiarazione d’intenti. Sul fronte, la semplicità: linee pulite, essenziali, quasi a non voler svelare troppo. Ma basta voltarla per immergersi in un piccolo universo illustrato: un Luna Park dai colori delicati, attraversato da farfalle di carta che danzano leggere nel cielo. Una promessa silenziosa. Una magia che attende solo di essere pronunciata.

La storia ha un incipit che potremmo definire classico: una ragazza povera, abbandonata da un padre irresponsabile, costretta a prendersi cura della sorellina e a sopravvivere giorno dopo giorno tra fame, lavori part-time e sguardi giudicanti.

Ma sarebbe un errore ridurre Annarasumanara a un semplice racconto di disagio sociale. Perché c’è molto di più. C’è un confine sottile, instabile, fragile: quello tra il mondo adulto e l’infanzia. Tra il dovere e il sogno. Tra la realtà e la magia.

Ed è proprio su questo confine che l’autore danza, pagina dopo pagina.

Le tavole, intensamente visive, parlano una lingua che va oltre le parole. Le pagine si tingono di grigio, quasi a restituire il peso che grava sulle spalle della protagonista. Ma basta un gesto, una parola, un incontro con il misterioso mago, e il colore irrompe, improvviso.

Come se la magia sbocciasse dal nulla, come un fiore nel deserto.
Ed è qui che Annarasumanara si fa potente: nell’oscillazione costante tra buio e luce, tra la durezza della realtà e l’incanto dell’illusione.

Ma allora, che cos’è davvero la magia?

È solo un trucco per bambini? Un modo per evadere da una quotidianità che ci consuma?
In fondo, non è forse proprio questa la legge non scritta dell’universo? Se credi davvero in qualcosa… forse quella cosa inizierà a credere in te.

Ecco perché la figura del mago – sfuggente, quasi muto, ma costantemente presente – risulta così affascinante. Non spiega, non argomenta. Chiede solo di credere. Ed è in quel suo silenzio, nei suoi gesti misurati, che si nasconde forse il segreto più grande.
Chi è davvero? Qual è il suo legame con la protagonista? C’è un passato comune, un debito di emozioni da colmare, un incontro dimenticato? Le domande restano sospese, come farfalle di carta in volo.

Interessante anche la rappresentazione dei personaggi secondari: lo studente modello, proveniente da una famiglia benestante, bello e brillante… eppure reso volutamente grottesco, con un corpo allungato e una testa sproporzionata. Come a dirci che l’apparenza inganna, che la perfezione spesso nasconde le più profonde crepe.

La forza di Annarasumanara sta proprio qui: nel saper trattare temi duri — la povertà, l’abbandono, il peso delle responsabilità — con una leggerezza che non è superficialità, ma scelta narrativa. Una leggerezza che accarezza, che consola. Che invita a guardare il mondo con occhi diversi.

Consiglierei questa lettura? Assolutamente sì. Per chi sente, anche solo ogni tanto, il bisogno di fuggire da una realtà troppo stretta per rifugiarsi nel possibile impossibile.
E allora ti chiedo, proprio adesso:

Tu ci credi nella magia?

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