EXISTENCE – Il webtoon coreano che esplora il senso dell’essere umano | Recensione Vol. 1

Introduzione d’impatto per WordPress e Instagram:

Cosa resta di noi dopo miliardi di vite?
Se sei in cerca di una lettura intensa, esistenziale e visivamente mozzafiato, EXISTENCE è il webtoon che devi assolutamente conoscere.
In questo articolo ti porto alla scoperta del primo volume della miniserie edita da Gaijin, che parla di evoluzione, umanità e rinascita con uno stile unico.

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Trama: Lee Jain ha vissuto sulla Terra per 3.5 miliardi di anni, morendo e reincarnandosi in innumerevoli specie. Adesso, nella sua attuale vita, si è reincarnato in Corea del Sud come un umano, la specie che più odia. Avendo ereditato tutta la forza, le abilità speciali e i ricordi delle sue forme animali passate, Jain è determinato a sopravvivere ed eliminare la specie umana. Tuttavia, per via di un improvviso incidente perde la memoria, e dopo aver fatto diversi incontri con diverse creature Jain inizia a porsi una domanda: vale la pena risparmiare gli umani o la loro specie è destinata all’estinzione?

Cosa ne penso?

EXISTENCE, scritto da Kwangjin e illustrato da Kim Kyungjun, è un webtoon pubblicato in Italia da Edizioni Gaijin.
Con il suo primo volume – corposo e splendidamente illustrato – ci catapulta in una narrazione che intreccia filosofia, fantascienza e dramma umano.

La trama parte da una premessa sorprendente: e se l’esistenza non fosse limitata a una sola forma? Se fossimo stati tutto – pietre, insetti, animali, piante – e solo oggi, per la prima volta, avessimo preso forma umana?

Il protagonista, un neonato apparentemente silenzioso e distaccato, nasconde un’anima antica quanto la Terra stessa. Cresce in silenzio, osservando la realtà con uno sguardo alieno ma curioso, fino a iniziare un lento e potente processo di trasformazione.
Non solo fisica – sviluppando forza, velocità e telepatia – ma soprattutto interiore: l’apprendimento dell’affetto, della fiducia e del dolore umano.

È proprio questa tensione tra ciò che è stato e ciò che si sta diventando a rendere EXISTENCE così profondo.
Ogni pagina è attraversata da domande implicite:
Cosa significa davvero essere umano? Come ci relazioniamo al mondo? Quale parte di noi è scelta e quale è memoria?

Il tratto artistico è dinamico e dettagliato, capace di sostenere una narrazione che si sviluppa come un lungo prologo verso qualcosa di più grande. Una scelta narrativa che permette di creare un legame empatico fortissimo con un personaggio che non parla, ma che comunica moltissimo.

Attraverso uno stile fluido e potente, EXISTENCE ci mette davanti alle contraddizioni della nostra specie: la capacità di distruggere e quella di proteggere, la crudeltà e la compassione, la violenza e la speranza.
Un’opera che riesce a essere sia intima che universale, come solo le grandi storie sanno essere.


🌌 Conclusione:

Con il primo volume di EXISTENCE, entriamo in una narrazione che lascia il segno.
Un inizio lento ma magnetico, che costruisce un personaggio fuori dal comune e ci invita a riflettere su chi siamo davvero.
Se ami le storie che mescolano introspezione, potere e bellezza visiva, questa mini-serie – conclusa in quattro volumi – merita un posto speciale nella tua libreria.

📌 Hai mai letto una storia che ti ha fatto sentire minuscolə e immenso allo stesso tempo?
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La Tomba del Faraone – Keiko Takemiya Jpop Manga

Ci sono storie che non si leggono. Si vivono, si respirano, si incidono sotto pelle.
La Tomba del Faraone, recentemente ripubblicato da J-Pop Manga in una splendida edizione in quattro volumi, è una di quelle opere che non si dimenticano. Firmato dalla leggendaria Keiko Takemiya, questo manga storico non è solo un capolavoro narrativo ambientato nell’Antico Egitto, ma anche una pietra miliare da non farsi sfuggire.

In questo articolo ti porterò nel cuore di una saga struggente, intrisa di politica, spiritualità, vendetta e redenzione. Se ami i manga con un impianto narrativo profondo, visivamente eleganti e con personaggi indimenticabili, sei nel posto giusto.

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Trama: Quattro millenni fa, la solida unità dell’Egitto si sgretola inaugurando un’epoca di conflitti. In questi anni dominati dal rancore, in cui il potere è l’unica cosa che conta, la piccola e paci-fica nazione di Esteria, ricca di sapienza e cultura, viene distrutta da Sneferu, sovrano del potente regno di Urjna. Così Sariokis, il bellissimo principe di Esteria, giura di vendicare la sua gente… Un destino crudele tesse la trama di questo dramma di amore e battaglie ambientato nell’Antico Egitto.

Cosa ne penso?

Il manga si apre sulle ceneri della civiltà di Esteria, un regno fiorente, pacifico, avanzato. La sua distruzione per mano dell’imperialista Urjna, governata dal Faraone Sneferu, è l’atto iniziale di un lungo viaggio nel dolore e nella memoria. Un’intera nazione viene annientata senza pietà, cancellata dalla mappa, dai testi, dalla storia. Solo un superstite rimane: Sariokis, il principe, l’erede, un bambino testimone dell’orrore.

Sariokis cresce con un unico scopo: vendicare la sua terra. Ma la vendetta, nelle mani di Takemiya, non è mai semplice. È un percorso irto di dubbi, di incontri inaspettati, di sentimenti contrastanti che sfiorano l’odio, la pietà, la compassione. Attraverso il suo sguardo si esplorano le macerie dell’identità, la forza dei legami spezzati e la possibilità – forse impossibile – di redenzione.

Keiko Takemiya non ambienta la sua storia in un Egitto generico, ma costruisce un mondo che vibra di elementi reali e spirituali. I riferimenti alla cultura egizia sono molti: dalla presenza simbolica di Anubi, divinità della morte e protettore delle anime nell’aldilà, fino all’evocazione dei concetti di ordine (Ma’at), vendetta (Sekhmet) e rinascita.

L’intero manga è attraversato da un’aura di sacralità: le piramidi, i rituali, la tomba che custodisce i segreti di un potere dimenticato… tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra vita e aldilà. Il titolo stesso, La Tomba del Faraone, non è solo un luogo fisico, ma anche un simbolo: della verità sepolta, del potere usurpato, delle memorie che non vogliono morire.

L’opera non si limita a una narrazione lineare di vendetta. È una riflessione sul potere delle emozioni, sull’ambiguità dei sentimenti umani. Il rapporto tra Sariokis e Sneferu è emblematico: se da una parte il giovane erede vede nel Faraone l’incarnazione del male, dall’altra Sneferu stesso non è un mostro bidimensionale, ma un uomo tormentato, autoritario ma non privo di ombre e contraddizioni.

Un aneddoto centrale è il momento in cui Sariokis, camuffato da servo, riesce ad avvicinarsi al Faraone senza farsi riconoscere. In quel contatto, in quello sguardo, si avverte un’umanità spiazzante: il carnefice diventa più fragile, e la vendetta più dolorosa. Non è raro che Sariokis si trovi diviso tra la sete di giustizia e la compassione umana. Una tensione che attraversa tutto il manga e che rende i personaggi vivi, umani, credibili.

Chi conosce Takemiya sa che le sue tavole non sono mai solo illustrazioni: sono linguaggio, voce, emozione. Le espressioni dei personaggi, la composizione delle scene, la gestione dello spazio vuoto – tutto contribuisce a raccontare anche ciò che le parole non dicono. La Tomba del Faraone si colloca in un punto cruciale della sua carriera, poco prima della realizzazione de Il poema del vento e degli alberi, e già si avverte quella profondità che la renderà una delle autrici più influenti del panorama manga mondiale.

Oggi più che mai, La Tomba del Faraone merita di essere letto, discusso, amato. In un’epoca in cui il manga è spesso sinonimo di velocità, Takemiya ci ricorda che esiste un modo lento, profondo e potente di raccontare. I suoi temi – identità, memoria, spiritualità, senso di giustizia – sono universali, capaci di toccare anche lettori e lettrici del nostro tempo.

La recente edizione italiana di J‑Pop Manga rende finalmente accessibile questo capolavoro dimenticato. Un’occasione imperdibile per scoprire un’opera che è molto più di un manga storico: è un racconto sull’anima, sul destino e sulla speranza.

Hai già letto La Tomba del Faraone? Cosa ti ha colpito di più: l’atmosfera, i personaggi, il peso della vendetta, il fascino del mito egizio?
Parliamone nei commenti: perché alcune storie, come quelle custodite in una tomba millenaria, meritano di essere riportate alla luce, lette e custodite.

“Credimi, è amore” Vol. 1 – Quando l’amore ti insegna ad affidarti

Cosa succede quando chi ha sempre portato il peso del mondo sulle proprie spalle incontra qualcuno disposto ad alleggerirglielo, un sorriso alla volta?
Credimi, è amore di Fujimomo, edito da JPOP Manga, è uno shojo che racconta proprio questo: la dolcezza inaspettata di un incontro, la possibilità di lasciarsi andare, e la forza di farsi vedere fragili.

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Trama: Un giorno, mentre si sta recando a casa, la studentessa Risa incontra un misterioso giovane ferito e, volendolo aiutare, si mostra gentile con lui. Da quel momento, il ragazzo inizia a seguirla…

Cosa ne penso?

Cosa succede quando chi ha sempre portato il peso del mondo sulle proprie spalle incontra qualcuno disposto ad alleggerirglielo, un sorriso alla volta?
Credimi, è amore di Fujimomo, edito da JPOP Manga, è uno shojo che racconta proprio questo: la dolcezza inaspettata di un incontro, la possibilità di lasciarsi andare, e la forza di farsi vedere fragili.

La protagonista, Risa Amakawa, è una ragazza responsabile, chiusa, e abituata a non chiedere mai nulla a nessuno. Si prende cura di tutti… tranne che di se stessa. Una figura forte, ma logorata da quella forza imposta, che si riconosce in molte letture contemporanee di personaggi femminili profondi e realistici.

Ed è proprio quando meno se lo aspetta che incontra Hinami: un ragazzo all’apparenza sfrontato, provocatorio, quasi da evitare. Ma basta poco per capire che dietro quella facciata ruvida si nasconde un cuore attento, capace di leggere gli altri senza invaderli. Hinami è il tipo di personaggio che entra in scena con rumorosa leggerezza – e rimane nel cuore per la sua dolce autenticità.

Quello che rende speciale Credimi, è amore è la leggerezza emotiva: non intesa come superficialità, ma come una forma di delicatezza narrativa.
È un manga che sa farti respirare.
Parla di amore nei dettagli, nei silenzi, negli incontri casuali sotto la pioggia… ma soprattutto parla di fiducia.

“Non è fantastico sapere che io e te ci aiuteremo sempre, qualunque cosa succeda?”

Una frase semplice, riportata sul retro del volume, che risuona come una carezza.
Non solo tra i personaggi: anche verso chi legge. Ti ricorda che affidarsi a qualcuno non è un segno di debolezza, ma di amore. Nella sua forma più sincera.

Hai mai vissuto una situazione simile a quella di Risa?
Hai costruito muri per proteggerti… e poi qualcuno, con gentilezza, è riuscito a guardare oltre?
Questo manga parla anche a chi, come me, ha bisogno di sentirsi capita – senza dover dire tutto ad alta voce.

Se ami le storie con protagonisti imperfetti, ironici e umanamente fragili, Credimi, è amore è una lettura che ti emozionerà.
È uno shojo adolescenziale ma maturo, capace di giocare con i cliché senza mai risultare scontato.

3650 giorni senza te – Il manga Boys’ Love di Hitomi che racconta dolore, silenzi e redenzione

“3650 giorni senza te” è il manga Boys’ Love di Hitomi che ha sconvolto i lettori per la sua intensità emotiva e la crudezza dei suoi temi. Pubblicato da Star Comics all’interno della collana Queer, è un volume unico che affronta la distanza, il trauma e il senso di colpa con una delicatezza spietata. In questo articolo ti racconto perché questa storia merita di essere letta – anche se ti spezzerà il cuore.

Trama:

Maki si dichiara al suo migliore amico Katsumi, che lo respinge, dicendogli che è disgustoso. I due prendono strade diverse ma dopo dieci anni si incontrano di nuovo per pura coincidenza. Il loro non è un ricongiungimento gioioso: Maki scopre che il suo amico, che una volta era etero, ora va a letto con uomini dalla pessima reputazione. Ignora che dopo aver subito una violenza, Katsumi ha iniziato a fare sesso violento come punizione per aver ferito Maki in passato. La sua reazione ai sentimenti di Katsumi è quella di dire al suo amico che allora sarà lui a punirlo.

Cosa ne penso?

3650 giorni.

Dieci anni in cui la distanza non ha fatto che ingigantire le cicatrici.

Il manga 3650 giorni senza te di Hitomi – già conosciuta per Transparent Love – non è un Boys’ Love qualsiasi. Non racconta una storia romantica, ma una storia ferita. Una storia che scava dentro, tra il silenzio delle parole non dette e il senso di colpa che cambia il modo in cui si guarda sé stessi.

La trama è semplice, ma brutale:
Maki si dichiara al suo migliore amico Katsumi, ricevendo in risposta un tagliente “Mi fai schifo”. Un momento che segna la fine della loro amicizia, della fiducia, dell’adolescenza. Da lì, i due si separano per dieci lunghi anni.

Quando si rivedono, non c’è abbraccio.
C’è tensione, distanza, incredulità.

Maki trova un Katsumi profondamente cambiato, che si lascia andare a rapporti occasionali e autodistruttivi con uomini che non lo rispettano. Katsumi, un tempo eterosessuale dichiarato, ora è avvolto da un dolore che ha radici in una violenza subita. Vive ogni rapporto come una punizione per ciò che ha fatto a Maki dieci anni prima.

E Maki, tra rabbia e amore, decide di essere lui a punirlo.

Cosa succede quando il dolore diventa l’unico linguaggio possibile?
Quando l’amore non si esprime più con tenerezza, ma solo con rabbia e colpa?

Hitomi ci consegna un volume imperfetto ma autentico. Non ha paura di raccontare l’omosessualità repressa, la violenza, il rifiuto di sé e le ferite che non guariscono. I volti dei personaggi, disegnati con tratto delicato e fortemente espressivo, raccontano molto più delle parole: ogni sguardo e ogni gesto pesa come una confessione non detta.

3650 non è solo un numero. È un simbolo: di distanza, dolore, ricerca, rimorso. Sono i giorni in cui due persone si sono cercate, evitate, ferite. Senza mai smettere davvero di appartenersi.

Nel volume è presente anche un racconto breve intitolato Due immaturi diventati adulti, che riflette sulle stesse tematiche: crescita, identità, fragilità e consapevolezza.

✅ Cosa funziona:

  • Temi maturi trattati con rispetto
  • Profondità emotiva intensa
  • Disegno espressivo e coerente con l’atmosfera

❌ Cosa può non piacere:

  • Ritmo narrativo accelerato in alcuni passaggi
  • Dinamiche che si sviluppano con poca gradualità

💬 A chi lo consiglio?

A chi ha apprezzato Transparent Love, a chi ama i BL che affrontano il dolore senza filtri, e a chi cerca una lettura che lascia il segno – anche se fa male.

Mother’s Spirit: una storia d’amore tra culture, silenzi e tenerezza

Nel cuore di una comunità tribale isolata, dove il linguaggio e le tradizioni sembrano dividere più che unire, prende vita un legame delicato e sorprendente. Mother’s Spirit è molto più di un Boys Love: è un racconto che parla di rispetto, comprensione reciproca e della forza silenziosa dell’amore che cresce senza fretta.

In occasione del mese dedicato all’orgoglio LGBTQIA+, ho deciso di parlarvi di questa opera unica e profondamente umana, capace di toccare corde emotive con grazia e sensibilità. Se cercate una lettura che unisca introspezione e romanticismo, con un’ambientazione insolita e curata, allora questo titolo potrebbe sorprendervi più di quanto immaginate.

Trama: Ryouichiro è un dipendente universitario a cui viene affidato uno studente straniero… Un nativo che non capisce una parola di giapponese! Nonostante le difficoltà culturali, però, Ryouichiro comincia ad affezionarcisi…

Cosa ne penso:

Ci sono storie che iniziano con un compito, con una responsabilità affidata per dovere. Ma finiscono per diventare molto di più.

Mother’s Spirit è una di queste storie.

Un manga Boys’ Love edito da Magic Press che ha il raro dono di coniugare il romanticismo più delicato con una comicità spontanea, e una riflessione profonda sulla differenza culturale come terreno fertile per l’amore.

Nel prestigioso ateneo giapponese Kojo, Ryoichiro è un impiegato meticoloso, preciso, ligio alle regole. Un giorno, gli viene affidato un compito particolare: assistere uno studente straniero, Qaltaqa, giovane membro e futuro capo della tribù dei Lutah. Qaltaqa non parla giapponese, non conosce le tecnologie moderne, né le convenzioni sociali del Giappone. Il suo mondo è fatto di leggende, rituali, silenzi carichi di significato.

Ed è proprio in questo scontro – che presto diventa incontro – che Mother’s Spirit inizia a brillare.

Il manga si sviluppa come una commedia romantica interculturale, in cui ogni malinteso, ogni gesto mal interpretato, diventa occasione per ridere… o per avvicinarsi.

Vediamo Qaltaqa stupirsi davanti alla televisione, confuso dal rumore dei treni, incantato dai movimenti della metropolitana. E vediamo Ryoichiro passare dal fastidio iniziale a una tenera curiosità, fino a rendersi conto che quello che prova non è solo affetto… ma un’attrazione sempre più forte, sempre più intensa, sempre più difficile da negare.

Mother’s Spirit è un manga che racconta l’incontro tra due mondi in collisione.

Ma non è un semplice “fish out of water” o una classica commedia romantica. È una riflessione gentile sul superamento delle barriere – linguistiche, culturali, sociali – attraverso la dolcezza e la scoperta. È una storia che ci dice che l’amore, quello autentico, può nascere anche dove sembrava impossibile.

Il tratto grafico è delicato, pulito, con tavole dinamiche che sanno esprimere sia l’imbarazzo che la dolcezza, sia la comicità che l’intensità emotiva. Le scene di intimità sono leggere, mai invadenti, perfettamente bilanciate nel tono.

Grazie a Magic Press, questo titolo è finalmente approdato in Italia, ed è stato un momento emozionante anche per me: durante una delle live Instagram organizzate con Ilaria, abbiamo avuto il privilegio di annunciare Mother’s Spirit insieme alla casa editrice. Un titolo che desideravo da anni, che oggi posso finalmente tenere tra le mani in edizione italiana.

Se siete alla ricerca di un manga BL delicato ma originale, che vi faccia sorridere ma anche riflettere, Mother’s Spirit è la lettura perfetta. È una storia che parla di diversità, ma anche di apertura, di rispetto, di scoperta. Una storia che ci ricorda quanto possiamo imparare, semplicemente guardando il mondo con gli occhi dell’altro.

Wild Strawberry: il manga horror apocalittico che ti conquista fin dal primo volume

“Qui a Tokyo, i fiori sono più pericolosi delle pistole.”


Basta questa frase per comprendere la tensione che abita ogni pagina di Wild Strawberry, un manga che si impone fin da subito con un’identità narrativa potente e una costruzione visiva memorabile. Pubblicato in Italia da Star Comics, il titolo si inserisce perfettamente tra le novità più promettenti dell’anno, con una narrazione cupa, disturbante e profondamente emotiva.

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Trama: Trentasei anni fa le piante hanno invaso Tokyo. Si ignorano le cause ma sono diventate una minaccia per gli esseri umani. Riescono, come forme parassitarie, a invadere i corpi umani trasformandoli in mostri conosciuti come Jinka. Al culmine della loro esistenza esplodono diffondendo spore, e provocando negli individui vicini al momento dell’esplosione nuove contaminazioni. Un vaccino efficace è stato creato, ma il costo è proibitivo per le zone più povere della città. Kingo e Kayano, fratello e sorella, cercano di sopravvivere in una di quelle zone, ma la ragazza da tempo è diventata un Jinka.

Cosa ne penso?

In un mondo ormai quasi completamente devastato, dove l’umanità è ridotta a un ricordo e la sopravvivenza è un gioco di istinto e resistenza, Wild Strawberry si impone come una delle opere più interessanti nel panorama del manga contemporaneo. Un’opera che mischia sapientemente atmosfere apocalittiche, elementi sovrannaturali, una componente splatter ben dosata e riflessioni di profondo impatto sull’identità e la convivenza.

La storia segue Kingo e Kayano, due giovani che cercano di restare vivi in una Tokyo spettrale e pericolosa, ormai invasa dai cosiddetti fiori umani — creature mostruose e affascinanti che possono annidarsi ovunque, anche all’interno delle persone. Il senso di claustrofobia, il terrore costante, la mancanza di fiducia nel prossimo… tutto è orchestrato con una regia visiva che non lascia respiro.

Il tratto grafico è uno dei punti di forza dell’opera: dettagliato, dinamico, tagliente. Ogni vignetta sembra portare con sé il battito accelerato dei protagonisti, rendendo l’esperienza di lettura intensa e coinvolgente. Ma ciò che sorprende ancora di più è il tono profondamente umano della narrazione. In mezzo alla distruzione e alla paura, emergono desideri semplici e toccanti: come il sogno di Kayano di sedersi in un ristorante per famiglie, vivere la normalità, anche solo per un istante.

Eppure proprio Kayano nasconde qualcosa. Qualcosa di pericoloso. Una verità scomoda che minaccia la fragile speranza dei due protagonisti.

Tra momenti di rara dolcezza e improvvise esplosioni di violenza, Wild Strawberry riesce a raccontare una storia che non parla solo di sopravvivenza, ma di legami, memorie, e della costante tensione tra l’umano e l’“altro”. L’equilibrio narrativo tra azione e introspezione è gestito con grande maturità, e la lettura scorre rapida, lasciando nel lettore una sensazione di inquietudine e malinconia.

Con un ritmo serrato, un world-building intrigante e un design mostruoso originale, Wild Strawberry si candida a diventare uno dei manga più discussi degli ultimi tempi, anche grazie alla notizia che la sua conclusione è già stata annunciata in Giappone — rendendolo un’opera breve, intensa e (forse) perfettamente calibrata.


Se siete alla ricerca di un manga che riesca a combinare horror e riflessione, azione e poesia, Wild Strawberry è una lettura che non può mancare nella vostra libreria. Non solo intrattiene, ma stimola — e, soprattutto, sorprende.

The New Recruit: quando l’amore cresce con delicatezza – Recensione

Quando il Boys’ Love supera i cliché e diventa una storia di umanità

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Una relazione nata tra le mura d’ufficio può raccontare il lato più sincero e vulnerabile dell’amore?

In un mercato editoriale sempre più ricco di titoli che esplorano l’amore tra uomini, The New Recruit emerge come un’opera preziosa nella sua essenzialità. Pubblicato per il pubblico italiano da Panini Manga, questo manga Boys’ Love si afferma come un titolo capace di parlare con sensibilità, realismo e dolcezza di sentimenti adulti, senza mai scivolare nell’eccesso o nel sentimentalismo forzato.

Trama: Il vergine ventinovenne Seunghyun ottiene lo stage tanto sognato presso un’azienda. Il primo giorno di lavoro incontra Kim Jongchan, il suo superiore. Seunghyun si ritrova travolto da forte emozioni e dal desiderio, rimanendo indeciso tra la sua grande ambizione professionale e un profondo legame personale.

Cosa ne penso?

Ambientato in un contesto d’ufficio, il manga propone una narrazione a due voci che segue le vite e le emozioni di Seung-Hyun Woo, il nuovo assunto, e Jong-Chan Kim, collega più navigato ma non per questo privo di fragilità.
L’interazione tra i due è costruita con gradualità: nessuna dinamica tossica, nessun capo autoritario che si scioglie nel giro di poche tavole, ma due persone che si avvicinano nel rispetto reciproco e nel desiderio sincero di comprendersi.

La scelta di alternare il punto di vista narrativo tra i due protagonisti conferisce spessore al racconto e permette una lettura empatica: il lettore entra nel mondo interiore dei personaggi, assistendo in modo intimo alla nascita di un sentimento profondo e delicato.

Analisi dei personaggi: fragilità, ascolto e autenticità

Seung-Hyun Woo si presenta inizialmente come riservato e composto, ma pagina dopo pagina rivela una straordinaria intelligenza emotiva e una capacità di osservazione che lo rendono più di un semplice protagonista: è lo specchio di chiunque abbia paura di lasciarsi andare, ma scelga di farlo comunque.

Jong-Chan Kim, apparentemente più sicuro, nasconde invece un bisogno altrettanto forte di essere visto e accolto. La sua tenerezza, misurata e consapevole, si manifesta nei piccoli gesti, negli spazi che concede, nelle parole che sceglie di non dire.

Entrambi costruiscono una relazione che cresce come una pianta curata con attenzione: ogni scambio, ogni silenzio condiviso è parte di un percorso autentico.

Un’opera che parla anche di noi

The New Recruit non si limita a raccontare una storia d’amore, ma pone interrogativi che parlano direttamente al lettore:
quali limiti ci imponiamo quando si tratta di amare? Quanto siamo disposti a mostrarci per ciò che siamo, senza maschere?

Nel tratto visivo delicato e nei momenti sensuali mai gratuiti, si percepisce una scelta stilistica consapevole: dare valore alla costruzione dell’intimità più che all’esibizione. Anche i personaggi secondari, come la figura di terzo supporto che agisce da catalizzatore emotivo, contribuiscono a una narrazione corale equilibrata.

Considerazioni finali

The New Recruit è un titolo che merita attenzione, non solo all’interno della categoria Boys’ Love, ma come racconto umano universale. È un manga che può parlare anche a chi si affaccia per la prima volta al genere, proprio per la sua naturalezza e il rispetto con cui tratta le emozioni.

Sarebbe riduttivo considerarlo solo una storia d’amore tra due uomini: è prima di tutto una storia sull’ascolto, sull’autenticità e sul coraggio silenzioso di lasciarsi conoscere.

Chi ama le storie ben scritte, capaci di emozionare con grazia e delicatezza, troverà in The New Recruit una lettura da non perdere.

Claudine di Riyoko Ikeda – Il manga che racconta il coraggio di essere sé stessi

Ci sono opere che non si dimenticano, che si insinuano silenziosamente nell’anima e lasciano una ferita dolce, pulsante. “Claudine” di Riyoko Ikeda non è solo un manga: è una dichiarazione d’identità, una battaglia interiore raccontata con grazia e struggimento.
In questo articolo esploreremo l’impatto emotivo e sociale di una delle storie più potenti e dimenticate della mangaka de “Le Rose di Versailles“. Una storia che interroga il lettore su ciò che significa essere sé stessi in un mondo che spesso impone maschere, etichette, gabbie. Preparati a scoprire un capolavoro senza tempo, in cui il coraggio dell’essere autentici è al centro di tutto.

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Trama: Fin dalla più tenera età, Claudine de Montesse si sente un ragazzo intrappolato in un corpo femminile. Costretto dalla madre ad andare in cura da uno psichiatra, dovrà mettere a nudo il suo cuore e, dall’infanzia all’adolescenza, scoprirà come affrontare un mondo che non lo capisce rimanendo fedele a sé stesso… senza rinunciare all’amore e ai suoi sentimenti.

Cosa ne penso:

Ci sono storie che arrivano silenziose e poi restano. Non perché siano semplici da leggere, ma perché dentro di loro pulsa una verità che scuote l’anima.

“Claudine”, volume unico di Riyoko Ikeda, è una di quelle opere che parlano sottovoce, ma arrivano al cuore con una forza travolgente. È una storia che attraversa il tempo, che tocca tematiche ancora oggi attualissime: l’identità di genere, la difficoltà di amare ed essere amati, il dolore dell’incomprensione e il coraggio di mostrarsi per ciò che si è davvero.

Ambientato nella Francia borghese di fine Ottocento, Claudine è molto più di un manga: è il ritratto struggente di una persona che nasce nel corpo di una donna, ma che fin da bambina si sente, si riconosce, vive come un uomo. Una condizione che porta Claudine a scontrarsi con una società incapace di comprenderla, figlia di convenzioni rigide, cieca di fronte alla verità dell’essere.

Ma cos’è l’identità, se non la voce più autentica di ciò che siamo?
Claudine ama, desidera, lotta per essere riconosciuto. Eppure, l’amore, per chi come lui non rientra negli schemi, diventa spesso una battaglia dolorosa. Claudine conosce la gioia dell’infatuazione, ma anche la profonda ferita del rifiuto. Nessuna relazione sembra poter esistere fuori dal giudizio, fuori dalla morale dominante. Il suo cuore cerca un amore che non chiede permesso, che non si giustifica… ma trova spesso solo solitudine.

Claudine è una donna transgender in un mondo che non ha ancora parole per accoglierla. La sua è una lotta silenziosa e luminosa, fatta di scelte coraggiose, di atti di verità, di passi che sfidano il buio dell’ignoranza. Non si nasconde. Si espone, con fierezza e dolore, dicendo al mondo: “Io sono questo. Io sono un uomo.”

Ma cosa accade quando anche chi dovrebbe capirti, chi dice di amarti, ti guarda con pietà? O ti ama a metà?
Eppure, anche nella solitudine, ci sono spiragli di luce. Piccoli gesti, sguardi sinceri, parole che non giudicano ma accolgono. È nella figura della sua amica d’infanzia, ad esempio, che Claudine trova uno spazio di comprensione autentica. È lì che l’amore, quello puro, silenzioso e rispettoso, riesce a manifestarsi senza condizioni.

“Claudine” è un manga che parla di dolore, ma anche di speranza.
È un’opera che ci chiede: quanto coraggio serve per essere davvero sé stessi, quando il mondo ti rifiuta?
E, allo stesso tempo: quanto amore può nascere quando qualcuno ti vede per ciò che sei davvero, e ti ama per questo?

Riyoko Ikeda firma una delle sue opere più intime e rivoluzionarie, capace di raccontare la sofferenza dell’identità non riconosciuta, la difficoltà dell’amore vissuto fuori dalle convenzioni, ma anche la bellezza dell’autenticità. Una bellezza fragile, struggente, eppure incancellabile.

«Nessun uomo nato tale avrebbe mai potuto amare una donna con la stessa profondità.»

Questa frase, tra le ultime del volume, colpisce come un pugno e accarezza come una carezza. Ci ricorda che l’amore, quello vero, non ha genere, non ha etichette, non ha confini. Ha solo voce. E merita di essere ascoltata.

On doorstep – l’autrice CTK torna in Italia con Magicpress

On Doorstep di CTK, pubblicato in Italia da MagicPress è un volume unico Boys’ Love che fonde tensione romantica, dramma psicologico e un tocco di suspense urbana. La vicenda, ambientata a New York, vede il borseggiatore Jimmy confrontarsi con Reese, un ex-poliziotto dal passato traumatico, in un crescendo di emozioni e rivelazioni che non lascia spazio a cali di ritmo .

Trama:

Jimmy, un ladruncolo, viene sorpreso a rubare da un uomo di mezza età di nome Reese. Invece di consegnarlo alla polizia, Reese lo fa sgobbare per un giorno intero nella libreria dove anche lui lavora. Meditando vendetta per l’uomo che l’ha umiliato, Jimmy si introduce nell’appartamento di Reese, solo per scoprire che è un poliziotto in pensione. Spaventato dalla cosa, lascia l’appartamento velocemente, determinato a lasciarsi tutto alle spalle e continuare la solita vita… Ma togliersi Reese dalla testa si dimostrerà più duro del previsto per Jimmy.

Cosa ne penso?

Durante un colpo in metropolitana, Jimmy, giovane borseggiatore, viene colto sul fatto da Reese, un ex-poliziotto ritiratosi a causa di un disturbo post-traumatico da stress. Costretto a rifugiarsi nella casa di Reese per ripicca, Jimmy scopre un uomo segnato da ferite interiori e, anziché fuggire, decide di avvicinarsi per capire cosa si nasconda dietro quegli occhi carichi di dolore.

Il rapporto tra i due si evolve rapidamente: dalle schermaglie iniziali nascono gesti di protezione, confessioni notturne e uno scambio di emozioni che va oltre la colpa e il riscatto personale. Reese, da parte sua, lotta con i propri fantasmi, cercando di concedersi una seconda chance nelle relazioni umane

CTK utilizza uno stile lineare e pulito, arricchito da sapienti giochi di chiaroscuro che enfatizzano l’intensità emotiva delle scene più drammatiche. L’espressività dei volti, in particolare degli occhi, diventa veicolo principale dei sentimenti non detti: un tremito della mano, una lacrima trattenuta, un sorriso esitante raccontano più di mille parole

On Doorstep di CTK è un tassello fondamentale per gli amanti del Boys’ Love che cercano non solo romanticismo “spicy” ma anche un’intensa componente psicologica. Grazie alla cura di MagicPress, l’edizione italiana rende giustizia a un’opera che bilancia passione, mistero e dramma senza mai perdere ritmo.
Se desiderate una storia intensa, dove ogni dialogo e ogni tavola spingono a voltare pagina, non lasciatevi sfuggire questo titolo.

Annarasumanara: la nuova uscita della Gaijin

“Ti piace la magia?”
È con questa semplice domanda che Annarasumanara, webtoon scritto e illustrato da Ilkwon Ha, riesce ad aprire una voragine dentro chi legge. Un’opera che va ben oltre la sua estetica raffinata e monocromatica: scava nella mente, nei desideri repressi e nelle paure che ci accompagnano crescendo. In questo articolo ti porto a riscoprire uno dei webtoon più suggestivi e profondi mai pubblicati, per raccontarti cosa lo rende ancora oggi una lettura imperdibile, soprattutto se ti affascinano le storie che intrecciano magia, dolore e ricerca di sé.

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Trama: Nella scuola corre voce a proposito di un luna park abbandonato e di un mago che ci vivrebbe in grado di far sparire qualcuno una volta per tutte. Ah-ee Yoon, una ragazza che a fatica riesce a sfamare se stessa e sua sorella, vedrà la sua vita cambiare grazie all’incontro con un misterioso mago.


Cosa ne penso?

“Credi nella magia?”

Una domanda semplice, quasi infantile. Eppure, mentre si sfoglia il primo volume di Annarasumanara di Ha Il-Kwon, quella domanda prende forma, si insinua tra le righe, si trasforma in sussurro, in dubbio, in necessità.

La copertina è già una dichiarazione d’intenti. Sul fronte, la semplicità: linee pulite, essenziali, quasi a non voler svelare troppo. Ma basta voltarla per immergersi in un piccolo universo illustrato: un Luna Park dai colori delicati, attraversato da farfalle di carta che danzano leggere nel cielo. Una promessa silenziosa. Una magia che attende solo di essere pronunciata.

La storia ha un incipit che potremmo definire classico: una ragazza povera, abbandonata da un padre irresponsabile, costretta a prendersi cura della sorellina e a sopravvivere giorno dopo giorno tra fame, lavori part-time e sguardi giudicanti.

Ma sarebbe un errore ridurre Annarasumanara a un semplice racconto di disagio sociale. Perché c’è molto di più. C’è un confine sottile, instabile, fragile: quello tra il mondo adulto e l’infanzia. Tra il dovere e il sogno. Tra la realtà e la magia.

Ed è proprio su questo confine che l’autore danza, pagina dopo pagina.

Le tavole, intensamente visive, parlano una lingua che va oltre le parole. Le pagine si tingono di grigio, quasi a restituire il peso che grava sulle spalle della protagonista. Ma basta un gesto, una parola, un incontro con il misterioso mago, e il colore irrompe, improvviso.

Come se la magia sbocciasse dal nulla, come un fiore nel deserto.
Ed è qui che Annarasumanara si fa potente: nell’oscillazione costante tra buio e luce, tra la durezza della realtà e l’incanto dell’illusione.

Ma allora, che cos’è davvero la magia?

È solo un trucco per bambini? Un modo per evadere da una quotidianità che ci consuma?
In fondo, non è forse proprio questa la legge non scritta dell’universo? Se credi davvero in qualcosa… forse quella cosa inizierà a credere in te.

Ecco perché la figura del mago – sfuggente, quasi muto, ma costantemente presente – risulta così affascinante. Non spiega, non argomenta. Chiede solo di credere. Ed è in quel suo silenzio, nei suoi gesti misurati, che si nasconde forse il segreto più grande.
Chi è davvero? Qual è il suo legame con la protagonista? C’è un passato comune, un debito di emozioni da colmare, un incontro dimenticato? Le domande restano sospese, come farfalle di carta in volo.

Interessante anche la rappresentazione dei personaggi secondari: lo studente modello, proveniente da una famiglia benestante, bello e brillante… eppure reso volutamente grottesco, con un corpo allungato e una testa sproporzionata. Come a dirci che l’apparenza inganna, che la perfezione spesso nasconde le più profonde crepe.

La forza di Annarasumanara sta proprio qui: nel saper trattare temi duri — la povertà, l’abbandono, il peso delle responsabilità — con una leggerezza che non è superficialità, ma scelta narrativa. Una leggerezza che accarezza, che consola. Che invita a guardare il mondo con occhi diversi.

Consiglierei questa lettura? Assolutamente sì. Per chi sente, anche solo ogni tanto, il bisogno di fuggire da una realtà troppo stretta per rifugiarsi nel possibile impossibile.
E allora ti chiedo, proprio adesso:

Tu ci credi nella magia?