Pigpen Vol. 1 – Il thriller psicologico più disturbante del catalogo Jundo

Con Pigpen, Kim Carnby, celebre autore di Sweet Home e Bastard, torna a indagare l’abisso della mente umana, affiancato dai disegni taglienti e disturbanti di Beom Sik Cheon.
Pubblicato in Italia da Jundo, questo nuovo titolo si presenta come un thriller psicologico di tensione pura, dove nulla è come sembra e ogni silenzio pesa quanto una minaccia.

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Trama: Un giovane si risveglia sulla spiaggia di un’isola sconosciuta, privo di qualsiasi ricordo. Non sa chi sia, né come sia arrivato lì. Viene accolto da una famiglia che gestisce una piccola pensione, apparentemente tranquilla e ospitale. Tuttavia, dietro l’accoglienza gentile si cela un’ombra di inquietudine.
Mentre il ragazzo cerca di ricostruire la propria identità, l’isola rivela lentamente la sua natura ambigua: gli ospiti scompaiono, le barche non tornano, e il silenzio diventa ogni giorno più assordante. Perché è finito lì? E soprattutto… potrà mai andarsene?

Recensione

Analisi narrativa

Kim Carnby dimostra ancora una volta la sua abilità nel costruire tensione psicologica. La narrazione procede con un ritmo lento e controllato, che permette di approfondire non solo la psiche del protagonista ma anche quella dei personaggi secondari. L’amnesia del giovane funge da leva narrativa, generando suspense e inquietudine. Le domande senza risposta, i silenzi, gli sguardi sospettosi e le azioni ambigue della famiglia creano un tessuto narrativo denso di ambiguità, dove il lettore si trova immerso nella stessa confusione del protagonista. È una tensione costruita in modo chirurgico, dove ogni elemento apparentemente banale ha un peso simbolico e emotivo, e dove l’orrore si manifesta più come sensazione che come evento concreto.

Personaggi

I personaggi sono tratteggiati con grande precisione psicologica. Il padre rappresenta l’autorità e il controllo estremo, la madre incarna la vigilanza ossessiva e la manipolazione, mentre le sorelle incarnano due poli opposti della follia, una impulsiva e infantile, l’altra seducente e calcolatrice. Il fratello taciturno contribuisce a generare un senso di minaccia latente. Il giovane protagonista funge da specchio per il lettore, permettendo di vivere in prima persona la tensione, la confusione e la paura dell’ignoto. Il rapporto tra i personaggi è costruito in modo da generare costantemente dubbi, sospetti e un senso di claustrofobia psicologica.

Aspetto visivo e atmosfera

Beom Sik Cheon, al disegno, accompagna Carnby con un linguaggio visivo che amplifica l’inquietudine narrativa. La scelta cromatica è dominata da toni freddi e scuri, blu, viola e grigi opachi, che conferiscono all’isola e alla pensione un senso di isolamento totale. Le espressioni dei personaggi sono accentuate e deformate nei momenti di tensione, aumentando la sensazione di disagio. Le ombre e la gestione dello spazio nelle tavole non sono meri dettagli estetici, ma strumenti narrativi che contribuiscono a creare suspense e angoscia.

Temi principali

Il volume esplora la memoria come prigione, l’identità smarrita e l’isolamento imposto. L’isola e la pensione non sono solo ambientazioni, ma rappresentazioni della mente del protagonista e dei conflitti interiori che lo attraversano. L’opera indaga anche il tema della falsa ospitalità, mostrando come ciò che appare sicuro e accogliente possa nascondere pericoli e menzogne. La psicologia dei personaggi e le dinamiche familiari diventano quindi il vero centro dell’orrore.

Conclusione

Pigpen Vol. 1 è un thriller psicologico potente, raffinato e disturbante. Kim Carnby conferma di essere uno dei maestri del genere, capace di costruire tensione, ambiguità e inquietudine senza ricorrere a effetti spettacolari o a shock immediati. L’opera richiede attenzione e partecipazione emotiva, ma ripaga il lettore con un’esperienza intensa e immersiva. Jundo dimostra ancora una volta di saper selezionare opere dal linguaggio narrativo complesso e capace di lasciare un segno duraturo. Pigpen non è un semplice webtoon da leggere: è un’esperienza psicologica da vivere, dove il silenzio, la sospensione e l’ombra contano più delle parole.

I gatti di Ulthar e altre storie: Un Viaggio Nell’Inquietudine di Lovecraft, Adattato da Gō Tanabe

I gatti di Ulthar e altre storie è una di quelle opere che cattura l’anima e la trascina nel profondo abisso della psiche umana, unendo la maestria di H.P. Lovecraft con la sensibilità visiva di Gō Tanabe. Questo manga, edito da J-Pop, raccoglie tre storie tratte dal Ciclo dei Sogni, offrendo una lettura che oscilla tra il drammatico, il soprannaturale e l’horror psicologico.

Se sei un amante delle atmosfere oscure e inquietanti, questo volume è l’ideale per immergerti nel mondo lovecraftiano in una veste completamente nuova.

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Trama: In questo volume sono adattati le storie di “I gatti di Ulthar”, “Celephaïs” e “Gli altri dei”, scritti originalmente tra il 1920 e il 1921 e appartenenti, insieme ad altri, al Ciclo dei Sogni.

Cosa ne penso?

In I gatti di Ulthar e altre storie, Gō Tanabe non solo adatta i racconti di Lovecraft con maestria, ma li arricchisce con il suo tratto inconfondibile, portando alla vita mondi di oscuro fascino e angoscia. Le tre storie incluse in questo volume sono:

  1. Celephaïs
    La prima storia ci presenta un uomo che, schiacciato dalla realtà, trova rifugio nell’uso dell’hashish, cercando di rifugiarsi in un mondo onirico. Celephaïs è il suo sogno ricorrente, un luogo immaginario dove la fantasia diventa rifugio e ossessione. La storia esplora i confini tra sogno e realtà, in un crescendo di dissociazione e desiderio di fuga. L’illusoria perfezione di Celephaïs diventa l’ancora di salvezza del protagonista, ma questa ricerca di evasione lo porta a un punto senza ritorno.
  2. I gatti di Ulthar
    Ulthar è una cittadina che nasconde un mistero macabro: mentre i gatti vengono trattati con grande rispetto, un’oscura coppia vive nel bosco rapendo e uccidendo questi animali. L’arrivo di una carovana, con un bambino misterioso e un gatto che scompare, porta con sé una maledizione che cambierà il destino della coppia. La storia, pur essendo un horror soprannaturale, svela le sfumature della crudeltà e della giustizia che si manifesta in modo inatteso.
  3. Gli altri dèi
    La terza storia è un viaggio oscuro alla ricerca della verità sugli dèi, con il protagonista che si allontana dalla città per seguire un maestro. Il viaggio verso la vetta della montagna diventa simbolo di una ricerca di potere e conoscenza, ma allo stesso tempo di un destino inevitabile. La storia s’intreccia con temi religiosi e cosmici, esplorando l’ossessione umana per l’ignoto e il desiderio di conoscere forze che vanno oltre la comprensione umana.

Un Adattamento Visivo Straordinario

Personalmente, questo è il mio primo incontro con il lavoro di Gō Tanabe, e ne sono rimasta profondamente colpita. Il suo tratto distintivo, caratterizzato da un’eleganza morbida ma inquietante, si presta

perfettamente al mondo lovecraftiano. Le tavole sono dettagliate, con una maestria nelle ombre che amplifica l’atmosfera di mistero e paura. Nonostante l’assenza di rigide linee, il disegno di Tanabe riesce a mantenere una fluidità che sembra quasi astratta, come se ogni figura fosse in costante movimento, facendo da contraltare alla staticità della realtà descritta. Le espressioni dei personaggi e i dettagli minuziosi, dalle onde del mare alle pieghe dei vestiti, sono veri e propri capolavori di finezza visiva, contribuendo a rendere ogni scena ancora più carica di tensione.


Un’Opera per Gli Amanti del Mistero e dell’Oscuro

I gatti di Ulthar e altre storie non è solo una lettura per i fan di Lovecraft, ma anche per chi ama i manga che esplorano tematiche profonde e inquietanti. Le storie si adattano perfettamente al formato del manga, mantenendo intatta l’essenza dell’originale e arricchendola con la forza visiva del manga. Se non conosci ancora l’opera di Gō Tanabe, questo volume è un’ottima occasione per avvicinarti al suo talento. E se sei un fan di Lovecraft, non puoi fare a meno di apprezzare come Tanabe riesca a restituire l’orrore e la maestosità psicologica che caratterizzano la scrittura dello scrittore americano.