Quante volte, guardando un film dello Studio Ghibli, abbiamo pensato: “Ma questo posto esiste davvero?” È una domanda apparentemente semplice, ma dietro contiene uno degli aspetti più affascinanti dell’animazione di Hayao Miyazaki, Isao Takahata e dello studio fondato nel 1985: il rapporto tra realtà e immaginazione. Le città, le montagne, le stazioni ferroviarie, le coste, i villaggi, le foreste e le architetture che compongono i loro film sembrano appartenere a mondi fantastici, eppure spesso nascono da luoghi reali, viaggi, fotografie, ricordi, paesaggi osservati e poi completamente rielaborati attraverso il linguaggio dell’animazione.
È proprio da questa relazione che nasce Anime Tour – Pellegrinaggio nei luoghi cult dell’animazione giapponese: Studio Ghibli, la guida di Barbara Rossi pubblicata da Kappalab. Un libro che, già dalle prime pagine, chiarisce di non voler essere il semplice elenco delle location “da vedere” per un fan dello Studio Ghibli. Il suo obiettivo è più ambizioso: ricostruire la geografia dell’ispirazione, mostrando al lettore non soltanto dove si trovano determinati luoghi, ma perché quei luoghi sono importanti, quali elementi hanno catturato l’attenzione di Miyazaki e degli altri autori e in che modo la realtà sia stata trasformata in immaginario cinematografico.
E per chi mi segue su @book_dealer_, dove parlo di manga, anime, manhwa, manhua e cultura pop giapponese, è proprio questo il punto che rende Anime Tour una pubblicazione da segnalare con entusiasmo. Perché non è necessario essere con la valigia già pronta davanti alla porta: basta amare il cinema Ghibli e avere voglia di scoprire cosa c’è dietro ciò che abbiamo visto sullo schermo per trovare un motivo validissimo per aprire questo libro.

Trama: Una guida unica nel suo genere per un’esperienza immersiva nel mondo degli anime. Sta diventando di uso comune tra i fan dell’animazione giapponese parlare di pellegrinaggio, un termine arcaico che sottolinea l’importanza rivestita da viaggi alla ricerca di una connessione diretta con le storie e gli amati personaggi, attraverso la visita ai luoghi che hanno ispirato le opere più celebri di ogni tempo.
Scheda tecnica
| Titolo | Anime Tour – Pellegrinaggio nei luoghi cult dell’animazione giapponese: Studio Ghibli |
| Autrice | Barbara Rossi |
| Editore | Kappalab |
| Anno | 2024 |
| Pagine | 160 |
| Formato | 16,5 × 24 cm |
| Edizione | Brossura, a colori |
| ISBN | 9788885457720 |
| Prezzo di copertina | 18,00 € |
Recensione
Dal seichi junrei alla geografia dell’immaginario
Il concetto alla base del libro è quello del seichi junrei, il pellegrinaggio nei luoghi collegati a un’opera di fantasia. È un fenomeno particolarmente radicato nella cultura anime e manga giapponese, dove il fan non si limita a riconoscere una location sullo schermo, ma sente il desiderio di raggiungerla fisicamente, fotografarla e confrontarla con la sua controparte animata. Anime Tour prende questa pratica e la porta in una direzione ancora più interessante.
Perché nel caso dello Studio Ghibli il luogo raramente è soltanto una location. È materia narrativa.
Il paesaggio può definire il tono di una storia, evocare una memoria, costruire una determinata idea di infanzia oppure stabilire il rapporto tra personaggi e ambiente. Nel cinema di Miyazaki e Takahata, la natura non è un semplice fondale e l’architettura non è soltanto scenografia: entrambe concorrono alla costruzione del senso.
Per questo il libro è interessante anche come strumento di lettura dell’animazione. Ci insegna a guardare una collina, una città o una stazione non soltanto chiedendoci se compaia in un determinato film, ma domandandoci quale elemento di quella realtà sia stato assimilato dall’autore e trasformato in immagine.
Non è una guida alle sole location: è una guida alle fonti d’ispirazione
Ed è qui che Anime Tour diventa davvero particolare.
Le prime pagine non si limitano a preparare il lettore alla consultazione: introducono il funzionamento del volume e il suo approccio, accompagnandolo in una mappa generale del Giappone e nei principali punti di interesse. Poi cominciano le schede dedicate ai singoli film, e già con Nausicaä della Valle del Vento si comprende la natura del progetto.
Non troviamo soltanto un luogo indicato sulla carta.
Troviamo spiegazioni, coordinate, immagini, curiosità e riferimenti che cercano di ricostruire il percorso creativo che ha portato quel luogo dentro l’universo Ghibli. È una differenza fondamentale.
Pensiamo alle ispirazioni legate a Nausicaä: il volume conduce verso le regioni aride dell’Asia centrale e verso l’area di Hunza Nagar, in Pakistan, ma mette in campo anche riferimenti lontani come il lago di Sivash, in Ucraina. Il lago è noto per le sue particolari colorazioni, che possono andare da tonalità rosate fino a rossi intensi, legate alla presenza di alghe e alla forte evaporazione estiva. Inserito nel contesto di Nausicaä, un paesaggio reale assume così un significato completamente differente e diventa una possibile chiave per comprendere l’estetica del Mare della Rovina e il carattere alieno di quell’ambiente.
Questa è una delle vere chicche del libro: il mondo Ghibli non viene considerato come un universo isolato, ma come una composizione di frammenti reali raccolti, osservati e ricreati.
Miyazaki viaggia, osserva e poi trasforma
Lo stesso principio emerge con forza in Laputa – Il castello nel cielo.
La guida ricostruisce il legame con il Galles, territorio che Miyazaki visitò durante il proprio percorso di ricerca visiva e che divenne un riferimento importante per la definizione dell’atmosfera del film. Il lettore incontra quindi il castello di Caernarfon, ma anche luoghi come Tomogashima, in Giappone, dove resti militari e paesaggi naturali contribuiscono a ricreare quella suggestione di rovina e mistero che caratterizza l’opera.
Questa parte della guida permette di cogliere una delle caratteristiche più interessanti del processo creativo Ghibli: Miyazaki non sembra cercare la riproduzione fotografica di un luogo, ma gli elementi che possono essere trasformati in segni visivi.
Totoro: quando il paesaggio diventa personaggio
Uno degli esempi più immediati è naturalmente Il mio vicino Totoro.
La guida conduce verso la Foresta di Totoro, nell’area di Saitama, e verso la celebre statua di Totoro, ma anche qui non si limita a indicare semplicemente una destinazione. Ci permette di leggere l’ambiente rurale del film come parte integrante dell’esperienza delle protagoniste.
È una cosa che spesso dimentichiamo: nel cinema Ghibli l’ambiente non accompagna soltanto la storia, la racconta insieme ai personaggi.
La casa, il sentiero, il bosco, i campi, il cielo e la pioggia costruiscono l’universo emotivo di Satsuki e Mei tanto quanto fanno i dialoghi.
E poi arrivano le chicche che rendono il libro particolarmente piacevole anche per chi conosce già bene l’opera. Un esempio è la Shiro-Hige’s Cream Puff Factory, la pasticceria famosa per i bignè a forma di Totoro e autorizzata ufficialmente dallo Studio Ghibli a produrre questi dolci.
Sono dettagli che sembrano piccoli, ma che completano perfettamente l’idea di Anime Tour: il mondo di Ghibli non termina con il film. Continua nei luoghi reali, nelle attività commerciali e nei rituali del fandom.
La geografia della memoria: Una tomba per le lucciole
Uno dei passaggi più interessanti del volume è quello dedicato a Una tomba per le lucciole.
Qui la ricerca dei luoghi assume un significato completamente diverso. Non siamo davanti a una geografia fantastica, ma a una storia radicata nella memoria della guerra e nella realtà del Giappone del periodo.
Il film è legato all’area di Kobe e Nishinomiya, e la guida conduce il lettore attraverso luoghi come la stazione di Shukugawa, la sala pubblica di Mikage e il parco di Omaehama.
È un esempio perfetto di come il pellegrinaggio anime possa trasformarsi in uno strumento di memoria culturale. Visitare un luogo collegato al film non significa più semplicemente ritrovare un fotogramma: significa riconoscere il territorio sul quale una storia di guerra, perdita e resilienza è stata costruita.
La guida, in questi passaggi, dimostra di saper fare qualcosa di molto importante: non separare l’opera dal contesto storico che l’ha generata.
Kiki e l’Europa immaginata da Miyazaki
Con Kiki – Consegne a domicilio il percorso cambia nuovamente prospettiva.
La città di Kiki è una delle ambientazioni più riconoscibili della filmografia di Miyazaki, ma non corrisponde a una singola località. È il risultato di una contaminazione visiva europea, nella quale entrano riferimenti urbani, architetture, tetti e paesaggi che richiamano luoghi differenti.
Tra le ispirazioni troviamo Stoccolma e altri riferimenti nord-europei. Ed è proprio qui che Anime Tour diventa interessante dal punto di vista dell’analisi visiva: la guida ci ricorda che una città cinematografica non deve necessariamente esistere nel mondo reale in forma identica.
Può essere un collage di percezioni.
Un tetto visto in una città, una facciata osservata in un’altra, un lungomare, una strada, una particolare prospettiva: tutto può confluire nella costruzione di un luogo che, sullo schermo, appare unitario.
Questa è forse una delle idee più belle che il libro trasmette.
Un luogo Ghibli può essere reale senza esistere davvero.
Dalla città incantata ai sospiri del cuore: la mappa Ghibli si allarga
Il percorso prosegue poi attraverso una quantità impressionante di riferimenti. La città incantata porta inevitabilmente a riflettere sull’architettura, sulle località termali e sull’immaginario giapponese, mentre I sospiri del mio cuore consente di guardare al rapporto tra paesaggio urbano e quotidianità adolescenziale.
L’interesse del volume sta proprio nel fatto che non costringe tutti i film dentro lo stesso modello.
Alcune opere hanno una matrice fortemente giapponese.
Altre guardano all’Europa.
Altre ancora mescolano culture e paesaggi differenti.
Alcune location sono facilmente riconoscibili.
Altre sono molto più indirette.
E proprio questa varietà rende Anime Tour interessante anche per chi conosce bene la filmografia Ghibli: il libro offre un secondo livello di lettura dei film.
Non li si guarda più soltanto per ciò che raccontano.
Li si guarda anche per capire da dove arrivano le immagini che li compongono.
La parte tecnica: mappe, coordinate e QR code
Dal punto di vista pratico, la guida è progettata con grande intelligenza.
Le mappe geolocalizzate permettono di inquadrare subito il territorio; le coordinate rendono individuabili i punti di interesse; le fotografie stabiliscono il confronto tra realtà e rappresentazione; i QR code aggiungono un livello digitale che permette di passare direttamente dalla pagina cartacea alla posizione indicata.
Questo è probabilmente uno dei dettagli che differenziano maggiormente Anime Tour da un classico libro illustrato.
Il volume non si limita a dire:
“Questo luogo ha ispirato il film.”
Ti mette nelle condizioni di trovarlo. E questo cambia completamente la funzione della guida. Può essere letta a casa come volume da consultazione, ma può anche essere portata in viaggio e utilizzata come vero strumento di orientamento.
È quindi, contemporaneamente, guida turistica, atlante visivo, archivio di curiosità e strumento di approfondimento cinematografico.
Il valore editoriale dell’edizione Kappalab
Il formato da 160 pagine a colori, in brossura e con dimensioni 16,5 × 24 cm, si presta molto bene a questo tipo di pubblicazione. Non è un volume talmente grande da diventare scomodo durante la consultazione, ma possiede abbastanza spazio per organizzare fotografie, testi, mappe, coordinate e schede senza creare un impianto soffocante. (Kappalab)
Anche la scelta di strutturare il contenuto per opere cinematografiche facilita la consultazione: il lettore può seguire l’intero percorso del libro oppure aprire direttamente il capitolo dedicato al proprio film preferito.



A chi consiglio Anime Tour
Agli appassionati Ghibli, prima di tutto. Non soltanto perché troveranno location e curiosità, ma perché il volume permette di approfondire il rapporto tra film e realtà.
A chi sta organizzando un viaggio in Giappone, perché coordinate, mappe e QR code trasformano il libro in uno strumento concretamente utilizzabile.
A chi studia o approfondisce l’animazione giapponese, perché il volume permette di osservare il processo creativo dalla prospettiva dell’ambientazione e della geografia.
E anche a chi, semplicemente, ama i libri dedicati alla cultura pop ben costruiti.
Perché Anime Tour è un libro che si può leggere anche senza avere una prenotazione Tokyo-Haneda nel cassetto.
Il verdetto
La cosa che più mi ha convinta di Anime Tour – Speciale Studio Ghibli è che non prova semplicemente a soddisfare la curiosità del fan.
Parti dalla domanda “dove si trova questo posto?” e finisci per chiederti “che cosa ha visto Miyazaki in quel posto per trasformarlo in una scena?”.
Ed è una domanda molto più interessante.
La guida permette di scoprire che dietro un paesaggio Ghibli può esserci una valle del Pakistan, un lago dell’Ucraina, una fortificazione del Galles, una foresta di Saitama, una stazione ferroviaria giapponese, un quartiere urbano o una pasticceria autorizzata a vendere bignè a forma di Totoro.
Quello che cambia, alla fine, è lo sguardo.
Dopo Anime Tour, rivedere un film dello Studio Ghibli significa cercare non soltanto il personaggio, ma il luogo. E dopo aver trovato il luogo, si comincia a cercare l’ispirazione che si nasconde dietro quel luogo.
È un processo quasi infinito.
Ed è probabilmente la cosa più bella che una guida di questo tipo possa fare.
Anime Tour non ti porta semplicemente nei luoghi dei film Ghibli: ti insegna a riconoscere il mondo reale dentro la fantasia.
Per me è una pubblicazione da avere, da consultare e soprattutto da conservare.
Pro
- Ricchissima quantità di luoghi e fonti d’ispirazione.
- Mappe, coordinate e QR code realmente utili.
- Ottimo equilibrio tra curiosità, contesto e informazioni pratiche.
- Permette di rileggere i film Ghibli attraverso la loro geografia.
- Fruibile anche da chi non sta programmando un viaggio.
