Ci sono fumetti che non raccontano solo una storia: la fanno “piovere” dentro di te, con la delicatezza di un temporale estivo sul vetro di un bar deserto. Per la pioggia e tutto il resto è uno di questi. Pubblicato da Star Comics come parte della collana Astra Originals, con sceneggiatura di Alessandro Atzei e Manuele Morlacco e i colori e i disegni di Federica Pustizzi, questo volume a colori unisce magia, quotidianità e malinconia in una maniera che sa di jazz, caffè e pioggia — e che lascia il segno.
In queste righe voglio raccontarti non solo di cosa parla, ma di cosa mi ha fatto provare: perché certi manga non si leggono solo con gli occhi… ma con l’anima.

Trama: Kafka è l’anziano proprietario del Petrichore Cafè di MokMok. Un uomo tranquillo e solitario, che ama gli ombrelli, il jazz, il caffè e l’ornitologia. La sua vita viene scombussolata in un giorno di pioggia, quando trova all’ingresso del locale Tsuyu, una giovane vagabonda con i vestiti e i capelli fradici. Kafka decide di ospitarla e assumerla come cameriera. Ignora che è lei la causa del maltempo che investe MokMok. Personificazione della dea della pioggia, Tsuyu secoli fa ha abbandonato gli uomini per orgoglio: da allora vaga per il mondo portando la pioggia con sé. L’incontro tra questi due strani individui scatenerà in entrambi un profondo cambiamento. E li coinvolgerà in un viaggio verso il lago di Ro, per assistere alla migrazione dei cigni…
Recensione
Ci sono opere che non ti chiedono di capirle, ma di sentirle. Per la pioggia e tutto il resto mi ha fatto esattamente questo effetto: una dolcezza silenziosa, una malinconia buona, un modo diverso di guardare la pioggia quando cade dietro i vetri.
La storia di Kafka, con i suoi rituali così precisi e quasi sacri, mi ha toccata perché parla di quella parte di noi che cerca conforto nelle abitudini: le piccole cose che fanno ordine quando il mondo sembra andare troppo veloce. I suoi 15 grammi esatti di chicchi, la strada percorsa sempre allo stesso modo, il pane comprato nello stesso punto… tutto mi ha dato una sensazione di calore, come se stessi entrando anch’io nel Petrichor Café e potessi riconoscere l’odore del caffè appena macinato.
Poi c’è lei: la divinità della gru, incarnazione stessa della pioggia. E qui ammetto che ho provato un’emozione intensa. La sua diffidenza iniziale, il suo essere acqua che non vuole farsi toccare, mi ha ricordato quanto sia difficile lasciarsi avvicinare quando si è stati feriti. Ma vedere la sua trasformazione — lenta, delicata, umana nonostante la sua natura divina — mi ha scaldato il cuore. Mi ha dato quella sensazione di “tenerezza protettiva”, come quando ti rendi conto che qualcuno sta imparando di nuovo a fidarsi.
Il rapporto tra Kafka e la divinità non è romantico nel senso classico. È romantico nella sostanza: due solitudini che trovano un punto di incontro. Una quotidianità che si apre, una pioggia che smette di essere fredda e diventa intimità condivisa.
E mentre leggevo, mi sono ritrovata ad apprezzare ogni micro-gesto: la tazza di caffè preparata con cura, il silenzio che non pesa, i piccoli sguardi che cambiano tutto. È quel tipo di narrazione che ti fa rallentare anche mentre scorri le pagine, come se il manga ti chiedesse gentilezza, rispetto, lentezza.
Dal punto di vista tecnico, i disegni di Federica Pustizzi amplificano tutto questo. Sono morbidi, puliti, pieni di espressioni silenziose che parlano più delle parole. C’è una gestione dei colori che sembra davvero “umida”, in senso poetico: sfumature che ricordano la luce filtrata dalle nuvole, o quella calma che resta dopo un temporale.
E quando arriva il momento dei cigni, ho percepito qualcosa che assomiglia all’aprirsi del petto: un’emozione semplice, genuina, piena di significato. La storia non la urlava, non la spingeva — la lasciava fiorire. E io, da lettrice, l’ho sentita tutta.
Alla fine, Per la pioggia e tutto il resto mi ha lasciato addosso una sensazione dolce, come quando ti rimane il profumo della terra bagnata dopo un temporale. È un manga che parla di routine, sì, ma anche di possibilità. Di cura. Di fragilità che non è debolezza, ma un modo diverso di amare il mondo.
Ed è questo che ho portato con me una volta chiuso il volume: la certezza che, anche nelle giornate più grigie, c’è sempre qualcosa — o qualcuno — che può ridare senso alla pioggia.
