Count Tachibana di Kakki: recensione del BL storico Jundo tra mistero, libertà e malinconia

Count Tachibana di Kakki, pubblicato in Italia da Jundo, è stato per me una vera scoperta: un titolo che non conoscevo e che ha attirato immediatamente la mia curiosità grazie alla sua atmosfera particolare, distante dai classici Boys Love che siamo abituati a vedere arrivare sul mercato italiano.

Una villa misteriosa, due ragazzi separati da mondi completamente diversi e un desiderio comune: riuscire finalmente a essere liberi.

Ambientato nella Corea del 1934 durante il dominio coloniale giapponese, Count Tachibana non racconta soltanto la nascita di un sentimento, ma esplora il peso delle aspettative, delle gabbie invisibili e della ricerca di una propria strada.

Trama: Durante il periodo del dominio coloniale giapponese, il ragazzo coreano Yonghyun viene invitato ogni estate nella residenza del conte Tachibana. Il giovane Sho conduce una vita solitaria e sembra non aver mai lasciato quella villa. In quei giorni estivi trascorsi insieme i due stringono un forte legame e decidono di fare una follia: fuggire da quel luogo, da quella strana prigione.

Recensione

Count Tachibana di Kakki, pubblicato in Italia da Jundo, è stato per me una vera scoperta: un titolo che non conoscevo e che ha attirato immediatamente la mia curiosità grazie alla sua atmosfera particolare, distante dai classici Boys Love che siamo abituati a vedere arrivare sul mercato italiano.

Una villa misteriosa, due ragazzi separati da mondi completamente diversi e un desiderio comune: riuscire finalmente a essere liberi. Ambientato nella Corea del 1934 durante il dominio coloniale giapponese, Count Tachibana non racconta soltanto la nascita di un sentimento, ma esplora il peso delle aspettative, delle gabbie invisibili e della ricerca di una propria strada.

La prima cosa che colpisce di quest’opera è sicuramente la sua identità visiva. Fin dalla copertina emerge una sensazione diversa: elegante, malinconica e quasi sospesa nel tempo. Kakki utilizza colori pastello con una forte vibrazione vintage, creando tavole che sembrano appartenere a un ricordo lontano. L’atmosfera non è mai solo decorativa, ma diventa parte integrante della narrazione: la villa, i paesaggi e gli spazi vuoti riescono a comunicare emozioni anche nei momenti di silenzio, rendendo l’esperienza di lettura quasi immersiva.

La storia ci porta nel 1934, durante il periodo del dominio coloniale giapponese in Corea, in un contesto che inevitabilmente influenza la percezione dei personaggi e delle loro scelte. Al centro della vicenda troviamo la misteriosa residenza del conte Tachibana, una villa arroccata sulle montagne dietro il villaggio di Yonghyun, un luogo di cui tutti parlano ma che nessuno sembra davvero conoscere.

Ogni estate Yonghyun attraversa quei cancelli con un compito preciso: diventare amico di Tachibana Sho, un ragazzo giapponese che vive completamente isolato dal mondo esterno e che sembra non aver mai lasciato quella dimora. Quello che inizialmente nasce come un rapporto costruito quasi per necessità, lentamente cambia forma e si trasforma in qualcosa di più profondo.

Ed è proprio qui che Kakki riesce a costruire uno degli aspetti più interessanti del volume: il rapporto tra Sho e Yonghyun non è mai forzato, né accelerato. È un legame che nasce attraverso piccoli gesti, silenzi, curiosità e momenti condivisi. Non è una storia d’amore che esplode subito, ma qualcosa che cresce in modo naturale, quasi inevitabile, proprio perché i due personaggi si trovano a riconoscere nell’altro una mancanza simile.

Sho è una figura enigmatica, quasi irreale. Bellissimo, distante, con un’aura sospesa che lo rende difficile da afferrare. Vive in una villa enorme, circondato da tutto ciò che si potrebbe desiderare, ma allo stesso tempo è profondamente prigioniero. La sua è una solitudine silenziosa, quella di chi ha tutto tranne la possibilità di scegliere.

Dall’altra parte c’è Yonghyun, apparentemente più libero, più vicino al mondo esterno, ma in realtà intrappolato in un’altra forma di gabbia. Le pressioni familiari, il padre che lo spinge a stringere un rapporto con Sho per ottenere vantaggi, e il peso delle aspettative trasformano anche la sua vita in qualcosa di controllato e soffocante. Dietro il suo ruolo attivo si nasconde un ragazzo che non sta davvero scegliendo per sé stesso.

Ed è qui che il significato della villa del conte Tachibana si allarga. Non è solo la prigione fisica di Sho, ma diventa il simbolo di tutte le prigioni invisibili che circondano entrambi i protagonisti. Sho è chiuso dentro mura reali, Yonghyun dentro dinamiche familiari e sociali che lo limitano allo stesso modo. Due condizioni diverse che però portano alla stessa sensazione: quella di non essere davvero liberi.

Il desiderio di correre verso il mare diventa allora uno dei simboli più forti della storia. Il mare rappresenta l’opposto della villa: apertura contro chiusura, infinito contro limite, possibilità contro imposizione. Non è soltanto un luogo fisico da raggiungere, ma un’idea, un sogno condiviso, il bisogno di immaginare una vita diversa da quella che è stata già scritta da altri.

Count Tachibana riesce a distinguersi proprio per questa capacità di unire elementi diversi: il mistero della villa, il contesto storico, la componente romantica e una riflessione più profonda sull’identità e sulla libertà. Non è un titolo che punta tutto sull’immediatezza, ma preferisce costruire lentamente la sua atmosfera, lasciando spazio alle emozioni e alle domande che emergono man mano.

Il primo volume si chiude lasciando una sensazione precisa: quella di aver assistito solo all’inizio di qualcosa di più grande, dove il vero centro della storia non è soltanto il legame tra due ragazzi, ma la loro ricerca di uno spazio in cui poter esistere senza essere definiti dagli altri.

E forse la domanda che rimane più forte è proprio questa: quanto è difficile essere veramente liberi quando qualcun altro ha già deciso i confini della nostra vita?

Un’opera elegante, malinconica e visivamente affascinante, che riesce a colpire non perché urla, ma perché sussurra.

Firefly Wedding di Oreco Tachibana – Un Josei Oscuro e Affascinante tra Passione e Destino

“Resta al mio fianco per sempre.”
Ci sono storie che brillano come lucciole nella notte, rare e affascinanti, capaci di intrecciare emozioni contrastanti e trascinare il lettore in un vortice di passione e pericolo. Firefly Wedding di Oreco Tachibana è una di queste, candidato ai Kodansha Manga Award 2024 come Miglior Shojo. Ambientato nell’epoca Meiji, questo josei racconta un amore fuori dagli schemi, nato dal pericolo e dalla disperazione, tra una giovane nobildonna dal cuore fragile e un sicario tormentato dalla sua stessa esistenza. Ma cosa rende quest’opera così speciale?

Quest’opera è edita da Jpop Manga che per il primo volume ha realizzato sia la regular e la variant.

Trama: Ambientata nell’era Meiji, la storia segue la figlia di un conte di nome Satoko Kirigaya, che, nonostante sia stata benedetta da un prestigioso cognome e dalla bellezza, aspira solo a contrarre un matrimonio che avvantaggi la sua famiglia, ignorando la sua breve durata di vita dichiarata. Quando si trova ad affrontare minacce improvvise da parte di misteriosi criminali, Satoko, nel tentativo di sopravvivere, propone all’assassino Shinpei Goto, dicendo: “Per favore, sposami”. Ciò che inizialmente era una falsità una tantum si trasforma inaspettatamente in un amore profondo e intenso da parte di Shinpei.

Cosa ne penso?

“Resta al mio fianco per sempre.”

Ci sono storie che catturano per la loro freschezza e per la capacità di intrecciare generi, atmosfere e personaggi fuori dagli schemi. Firefly Wedding di Oreco Tachibana è una di queste opere: un manga che, pur rientrando nel filone josei , sa conquistare anche chi solitamente non si avvicina a questo genere.

Al centro della vicenda troviamo due protagonisti diametralmente opposti: da un lato, Shinpei Goto, un giovane sicario che ha ormai oltrepassato il confine tra follia e lucidità. Non è un semplice assassino: la sua mente è un labirinto di ossessioni, un enigma inquietante che lo rende tanto pericoloso quanto affascinante. Possessivo, imprevedibile avvolto da un’aura disturbante, Goto incarna alla perfezione il ruolo dell’antieroe che non si dimentica facilmente.

Dall’altro lato c’è Satoko Kirigaya, figlia di un conte, una bellezza eterea e raffinata, ma profondamente segnata da una vita familiare tutt’altro che idilliaca. Odiata dalla matrigna e dalla sorellastra, protetta da un padre che sogna per lei un matrimonio felice, Satoko porta sulle spalle il peso di aspettative e convenzioni sociali. Tuttavia, la sua non è una fragile figura di contorno: nonostante la sua delicata salute – un problema al cuore che complica ogni proposta di matrimonio – Satoko si dimostra una donna forte, capace di affrontare il destino con dignità e coraggio.

La loro storia prende una piega inaspettata quando, rapita dal sicario che avrebbe dovuto porre fine alla sua vita, Satoko negozia un finto matrimonio con il suo carnefice. Da questo patto disperato nasce un legame complesso, sospeso tra tensione e desiderio, tra paura e attrazione.

Lei, dolce ma non sottomessa, cerca una via di salvezza senza perdere la propria identità. Lui, crudele eppure ingenuo, vede in lei qualcosa che lo scuote nel profondo. Il loro rapporto sfida gli stereotipi: Satoko non è una damigella in pericolo, e Goto non è l’eroe che la salverà. Sono due anime tormentate che si attraggono e si respingono in un vortice pericoloso.

Uno degli elementi che più colpisce di Firefly Wedding è la sua splendida ambientazione. La storia si svolge nell’epoca Meiji, un periodo di transizione tra tradizione e modernità, e Tachibana riesce a catturarne l’essenza con una cura quasi maniacale per i dettagli. I kimono, le architetture, le atmosfere sospese tra antico e nuovo rendono ogni tavola un piccolo capolavoro visivo. Particolarmente affascinanti sono le scene d’azione che vedono il protagonista Goto: intense, dinamiche e cariche di tensione, rendono il manga ancora più avvincente.

Satoko non è la classica eroina remissiva. Nonostante le circostanze, dimostra carattere e intelligenza, sa quando essere accondiscendente per proteggere se stessa e quando imporsi con fermezza. Non accetta passivamente il suo destino, ma cerca di piegarlo alla propria volontà.

Shinpei Goto, invece, è un enigma vivente. Non si può certo definire una bandiera verde : è meschino, inquietante, eppure è anche profondamente umano. Cresciuto in un ambiente ostile, ha dovuto assumersi responsabilità da adulto troppo presto, restando però, nel cuore, un bambino capace di meravigliarsi per le piccole cose. Ed è proprio questa contraddizione che lo rende irresistibile: spietato e vulnerabile, letale e fragile. Il modo in cui si affeziona a Satoko, sfidando ogni logica, è uno degli elementi più affascinanti della storia.

Un’opera da non perdere

Firefly Wedding è un titolo che consiglio senza esitazione. Il primo volume è stata una splendida rilettura, capace di riconfermarmi quanto questa

storia sia avvincente e ben costruita. Inoltre, l’edizione con variante e cartolina è davvero curata e merita di essere aggiunta alla propria collezione.

Se amate le storie d’amore intense, con personaggi sfaccettati e un’ambientazione storica affascinante, questo manga saprà conquistarvi. Ma attenzione: l’amore narrato in Firefly Wedding non è fatto di promesse rassicuranti, ma di passione, ossessione e oscurità.