Se siete alla ricerca di un titolo che possa davvero sorprendervi e che sia stato pubblicato in varie lingue e abbia un gran trascorso le sue spalle, sicuramente questa opera di nome ‘Althénopis’ edita Fazi Editore può far al caso vostro.

Trama:
Mentre la seconda guerra mondiale volge al termine e da Napoli giunge il grido di una città martoriata, a Santa Maria del Mare, paesino immaginario di poche anime annidato sulla costa, la protagonista di Althénopis trascorre le sue giornate tra giochi infantili e divertenti avventure. La piccola appartiene a una famiglia bizzarra, giunta lì dall’esotica isola di Porto Quì: il padre diplomatico è sempre in viaggio, la madre, donna algida e distante, è assillata da continue emicranie e la nonna, figura onnipresente e piena di fascino, è avvolta da un’aura di mistero dai contorni quasi onirici. Nell’esistenza quotidiana della bambina, ai parenti e agli amici si alterna la presenza degli “scugnizzi”, che rubano gli spiccioli ai passanti nella piazza del paese. Nonostante in casa si disapprovino certi comportamenti, la piccola, ignorando un atteggiamento che non le appartiene, si lascerà coinvolgere in mille peripezie mischiandosi con i coetanei di ogni ceto sociale, sospesa tra l’ingenuità dell’infanzia e le incomprensibili stranezze dell’età adulta. Quando all’improvviso il padre muore, la famiglia è costretta a trasferirsi altrove e viene ospitata da diversi parenti prima di stabilirsi definitivamente a Frasca. La ragazza, nel frattempo, diventa donna e all’inizio degli anni Cinquanta decide di intraprendere un misterioso e solitario viaggio al Nord. Al ritorno, il confronto con la madre, sempre più sola e bisognosa di attenzioni, sarà inevitabile, facendosi presto scontro drammatico e portando alla luce dinamiche complesse rimaste latenti troppo a lungo.
Cosa ne penso?
Qual è effettivamente il motivo per cui suggerisco questa calda lettura?
Le motivazioni possono essere svariate, ma quella che mi mira sottolineare è il fatto che siamo di fronte a un romanzo che accoglie il lettore abbracciando in maniera molto calorosa portando in un viaggio che varia dal 1940 e anni successivi facendoci diventare parte di quei trascorsi agghiaccianti e della vita quotidiana dei suoi personaggi.
Siamo di fronte a un romanzo che è uscito per la prima volta nel 1981 e si imposta in maniera critica con una tipologia di narrazione molto ricca, piena di sfumature ma soprattutto dedita a trasformarsi in un diario confidenziale con chi lo sta leggendo.
Althénopis viene definita un’opera che presenta qualcosa di diverso da tanti romanzi che si scrivono al giorno d’oggi, un romanzo che possiede una potenza carismatica e molto memoriale non che è un complesso di racconti e di luoghi, di persone che ci fanno scoprire ma mano l’abilità di scrittura dell’autrice.
La particolarità che mi ha emozionato davvero tanto è la rappresentanza dei luoghi e delle persone che li vivono, vi è un’alta attenzione nella descrizione dell’ambiente circostante permettendo al lettore stesso di sentirsi proiettato all’interno del racconto e di conoscere le sfumature di quegli anni.
In questo romanzo l’autrice ci fa passare in tre tappe molto importanti della sua vita collocate in tre luoghi differenti partendo da Napoli fino a raggiungimento di Roma: Santa Maria del Mare, Le case degli zii e infine Bestelle dein Haus. Una mutazione della sua identità, del suo essere e della sua crescita personale nonché anche all’interno della società.
Questi aspetti ci permettono di conoscere al meglio in maniera trasparente è molto dinamica la protagonista e tutto ciò che la circonda, passando dalle conoscenze o dei parenti, i luoghi che hanno influenzato il suo modo di essere e soprattutto il risultato che l’autrice ha raggiunto. Fabrizia mette in grande nota anche il drammatico periodo che sta affrontando, parlando di sé da bambina, di fatto il tempo in cui si svolgono questi fatti parte durante la seconda guerra mondiale che sta svolgendo al suo termine a Napoli.
Negli anni 50 la donna decide di prendere coraggio e intraprendere un nuovo viaggio, tornando dopo tempo da sua madre ormai anziana. Si crea così una sorta di dialogo e di spazio in cui vengono presentate la figura della madre e della figlia.
È stato un romanzo davvero molto interessante da intraprendere, molto distante dalla tipologia di letture che preferisco ma anche molto educativo perché in un certo senso ci permette di conoscere una realtà diversa da quella raccontata o da quella che ci viene cantata dalla storia non che anche la possibilità di ascoltare e osservare da uno sguardo di una bambina che diventa adulta e delle relazioni che quest’ultima intraprende durante il suo viaggio.
Quello che colpisce maggiormente quando si sta cercando il romanzo sicuramente è la copertina maestosa che ha deciso di utilizzare la Fazi editore, forse se io dovessi essere molto critica il punto dolente è sicuramente il modo in cui si presenta il tasto perché siamo di fronte a uno scompartimento molto rigido con difficoltà di creare degli spazi per far riposare l’occhio del lettore ma bensì ci troviamo davanti a un testo privo di conversazioni che possono alleggerire la lettura, oppure di spazi di andare a capo che permettono di creare delle piccole colonne o paragrafi.
