Lo stregone d’argento Vol. 1 recensione: il romantasy di Ina Tsuzawa pubblicato da J-POP Manga

Ci sono storie che riescono a catturarti fin dalle prime pagine non perché facciano rumore, ma perché sanno costruire un’atmosfera. Lo stregone d’argento, nuova miniserie in tre volumi di Ina Tsuzawa portata in Italia da J-POP Manga, appartiene proprio a questa categoria.

Il primo volume ci accompagna dentro una leggenda tramandata da generazioni, dove bene e male sembrano già avere un volto preciso. Eppure basta poco, basta un incontro inatteso, perché tutto ciò che sembrava assoluto inizi lentamente a incrinarsi.

Tra fantasy, romance e una delicatezza visiva che colpisce immediatamente, questo primo tomo pone le basi di una storia breve ma promettente, capace di parlare di paura, pregiudizio e verità nascoste dietro i racconti che il tempo trasforma in dogma.

Trama: Una vecchia leggenda narra dello “Stregone Dorato”, un eroe che è riuscito a salvare un regno dalla rovina, e dello “Stregone Argentato”, l’individuo maledetto che ha causato la morte del re che lo governava. Un giorno May, la figlia di un panettiere di un paese in cui la leggenda dei due stregoni viene ancora raccontata, trova una stringa di grano color argento nei dintorni della cittadina in cui vive. Ciò che l’aspetta poco oltre è una brillante distesa di spighe di grano argentate…

Recensione

Lo stregone d’argento si apre su una leggenda che, all’apparenza, sembra non lasciare spazio a dubbi.

Da una parte esiste lo stregone d’oro, figura benevola venerata dalla popolazione, simbolo di fertilità e prosperità, colui che attraverso le sue spighe d’oro dona raccolti e abbondanza. Dall’altra c’è lo stregone d’argento, ricordato come il portatore di sciagura, il colpevole di aver incendiato il palazzo reale e di aver trascinato il regno verso la rovina.

È una storia che gli abitanti conoscono bene. È una storia che si tramanda da generazioni. Ed è la stessa storia dentro cui è cresciuta Mei.

Mei è la figlia di un fornaio. Vive in una cittadina dove il mito dei due stregoni è ancora profondamente radicato, quasi fosse una verità che nessuno osa più mettere in discussione. La morte della madre, portata via dalla cosiddetta malattia d’argento, ha lasciato una ferita profonda nella sua famiglia. Suo padre, nel tentativo di proteggerla, ha finito per crescerla nella paura, limitando i suoi movimenti e rafforzando ancora di più quell’idea secondo cui lo stregone d’argento non possa essere altro che una minaccia.

Ma le storie cambiano sempre nel momento in cui qualcuno smette di guardarle da lontano.

Dopo un litigio con il padre, Mei si allontana da casa e finisce per incontrare proprio colui che ha sempre imparato a temere. Il loro primo incontro è già molto significativo: Mei cade da un dirupo ed è proprio lo stregone d’argento a salvarla e a curarla.

Da quel momento, nel corso di sei mesi, tra i due nasce un legame silenzioso, delicato, fatto di piccoli gesti e di una fiducia che cresce quasi senza accorgersene.

Ed è qui che il primo volume mostra la sua parte più interessante.

Lo stregone d’argento è senza dubbio il personaggio che più mi ha colpita. È una figura avvolta da una leggenda terribile, continuamente maledetta dalla comunità, eppure non prova rancore. Non cerca vendetta. Non alimenta l’odio. Al contrario, sceglie di vivere lontano dagli altri, in un luogo creato da lui stesso, quasi una bolla sospesa fuori dal mondo, proprio per evitare di fare del male.

Questo dettaglio, secondo me, dice già moltissimo.

Perché dietro la figura che tutti considerano maledetta si intravede invece una presenza profondamente gentile, quasi malinconica, ma anche magnanima. La sua cura verso Mei, la sua pazienza, il modo in cui la osserva senza mai invaderla, raccontano già più della leggenda stessa.

Naturalmente, il primo volume non si limita solo a questo rapporto.

Quando Mei inizia a scoprire l’esistenza dello stregone d’oro e di altri personaggi che cominciano a insinuare dubbi sulle versioni tramandate nel tempo, la storia inizia a suggerire con chiarezza che non tutto è davvero come appare.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato di più.

Lo stregone d’argento lavora sul tema del pregiudizio, sul peso delle narrazioni collettive e su quanto una verità ripetuta abbastanza a lungo finisca per diventare legge. Il primo volume non svela troppo, ma costruisce bene questo senso di sospensione, facendo intuire che dietro la leggenda esiste una realtà molto più complessa.

Dal punto di vista visivo, poi, il manga ha davvero un fascino particolare.

Il tratto di Ina Tsuzawa è delicato, poetico, romantico. Le tavole hanno una morbidezza che accompagna perfettamente l’atmosfera della storia. I campi di grano, gli spazi aperti, i silenzi e le espressioni riescono a costruire una dimensione quasi fiabesca.

In alcune pagine mi ha ricordato quelle sfumature che negli ultimi anni hanno fatto amare opere come Atelier of Witch Hat: non tanto per la struttura narrativa, quanto per quella capacità di rendere la magia qualcosa di intimo, contemplativo, quasi sospeso.

Anche l’edizione colpisce fin da subito. La prima pagina a colori è un piccolo dettaglio che valorizza molto l’apertura del volume, e la copertina è davvero elegante, di quelle che ti fanno venire voglia di prendere subito il manga in mano.

Se devo trovare un punto critico, direi che la natura di miniserie in soli tre volumi si avverte già da questo primo tomo.

Alcuni passaggi sono piuttosto rapidi. Alcuni snodi narrativi, soprattutto all’inizio e in parte nella sezione centrale, avrebbero forse meritato un po’ più di respiro. Si percepisce che ci sono tanti elementi, tanti personaggi e tante idee che cercano di trovare spazio in una struttura inevitabilmente contenuta.

È una piccola lacuna, sì, ma anche abbastanza comprensibile.

Nonostante questo, il primo volume mi è piaciuto sinceramente.

Mi ha colpita per la sua atmosfera, per la dolcezza che riesce a trasmettere e per quella sensazione costante che dietro ogni parola, dietro ogni leggenda, si nasconda qualcosa di non detto.

È uno di quei primi volumi che non hanno bisogno di strafare: introducono, seminano, incuriosiscono.

E nel mio caso ci sono riusciti.

Ho davvero voglia di proseguire questa miniserie e di scoprire dove porterà il percorso di Mei, dello stregone d’argento e di tutta la verità nascosta dietro questa antica leggenda.


Considerazioni finali

Consiglio Lo stregone d’argento soprattutto a chi ama i fantasy dal tono dolce e malinconico, a chi cerca storie brevi ma curate e a chi ha voglia di lasciarsi trasportare da un racconto che mescola romance, mistero e poesia visiva.

È una miniserie che, almeno da questo primo volume, non punta a rivoluzionare il genere. Ma riesce comunque a fare una cosa importante: lasciare una bella sensazione e il desiderio di continuare.

E a volte, onestamente, è proprio questo che conta.