Recensione L’Enigma della camera 622

Buongiorno cari lettori, oggi sono tornata con una recensione che in tanti aspettavano: L’Enigma della camera 622 di Joel Dicker, il suo nuovo romanzo uscito all’inizio di Luglio.

Vi confesso che sono rimasta molto scossa dal libro e ho riflettuto per molto tempo su come impostare la recensione e che termini utilizzare per esprimere al meglio il mio pensiero. Spero che voi possiate apprezzare il mio punto di vista molto critico.

Copertina: L’ho adorata fin da subito.
Titolo: L’Enigma della camera 622
Autore: Joel Dicker
Data di rilascio: 2020
Genere: Thriller, romanzo

Trama: Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Valutazione: Ho sempre sostenuto la scrittura di Joel Dicker annunciando quanto io amassi il suo modo di far scorrere le parole e la lettura. I personaggi che crea, sono personaggi che hanno una propria vita, un passato, un presente e nonché anche un futuro. Durante la lettura riesci ad immedesimarti nel racconto, ad assaporare ogni spazio e virgola presente nel testo e catturarne l’intelligenza e la fantasia che arricchisce il tutto. Saper giocare con racconti a sé stanti è complicato, soprattutto se lo si fa con tempi diversi. La caratteristica principale che si ritrova negli scritti dell’autore è proprio il saper giocare, come fosse una pallina di ping pong, dal passato al presente.


Estratti: “La vita è un romanzo di cui già si conosce la fine: il protagonista muore. La cosa più importante, in fondo, non è come va a finire, ma in che modo ne riempiamo le pagine. Perché la vita, come un romanzo, deve essere un’avventura. E le avventure sono le vacanze della vita.

Pensieri personali del libro: Ho già raccontato nelle storie di Instagram il mio punto di vista riguardante la struttura dello scritto. Se da un lato adoro l’ingegno di utilizzare più storie per narrare e spiegare i personaggi, le loro azioni e le vicende a succedersi, dal lato opposto riconosco che questo possa comportare una ‘pesantezza’ in più al romanzo. Perché?

Durante la lettura delle 632 pagine – ed è un grande malloppo- ho avuto momenti in cui volevo posare il libro e fare altro, questo perché a furia di inoltrarmi sempre di più nella storia ho iniziato a perdere il filo perché balzavo da un passato all’altro e da una storia all’altra fino a farmi venire un grande mal di testa. Riconosco che bisogna saperlo fare e che questo aiuti, in un certo senso, a completare la spiegazione di ogni ‘perché‘ che nascono durante la lettura, ma personalmente mi ha fatto stancare un po’.

E’ di forte emozioni e suspence, questo è impossibile negarlo, ma ho notato la presenza di atteggiamenti e fatti che sono aldilà del reale. Come può un individuo fare quello, che il personaggio ha fatto? Logicamente non esiste la possibilità di poter fare determinate cose senza indurre sospetti, o ancor di più perché l’autore ha deciso di danneggiare un amore – di un uomo solo – per premiare quello di due persone, che nonostante fosse sincero, comunque è danneggioso?

Il romanzo si apre come enunciazione dello stesso Dicker che si trova trasportato nel suo stesso racconto e spiega come ha creato il libro.

Fino all’ultima pagina non riuscirai mai, mio caro lettore, a comprendere il finale e quando lo farai dirai ‘ Ah, che grande ingegno!’ e sarà tutto più semplice.

E’ una lettura che consiglio, nonostante le mie critiche che hanno fermato alcuni di voi.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Perché ho dato un 4 stelle, anziché un cinque stelle? Ho letto molte recensioni anche di diverse bookblogger che danno il massimo del positivo al libro, cosa che personalmente non ho riscontrato. Nonostante io abbia letto più libri dell’autore e ami il suo modo di narrare, questo libro mi ha dato una sensazione diversa dagli altri: avevo la sensazione che mancasse qualcosa. Ho avuto la sensazione per tutto il libro, che gli amori che vengono narrati non mi abbiano fatto suscitare il sentimento vero che in realtà viene enunciato. Non ho trovato la vera passione.

Tutti riconosciamo come miglior romanzo “Il caso di Harry Quebert”, ma non possiamo ancorarci a questo romanzo per tutta la vita. Certamente è il migliore che Dicker abbia scritto, ma lui è anche altro. Per questo, mi sento di dare 4 stelle. Proprio perché è anche ‘altro‘ e non riesco ad abituarmi.

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