Lo scioglimento dei ghiacci

In collaborazione con la Casa editrice Ensemble vi parlerò di un romanzo che esprime la libertà di scelta e la libertà del sentirsi una donna senza dare spiegazioni, all’altra parte, delle proprie azioni.

Potete acquistarlo cliccando qui

Trama: Roberta è una studiosa dello scioglimento dei ghiacciai. Ha un marito, una figlia, una vita serena. Quando le viene proposto di girare un porno, accetta senza esitare. Roberta non parla, non si confida, non cerca consenso né disapprovazione, non fa dichiarazioni politiche, non chiede scusa, non chiede niente. Nei tempi del #metoo e del revenge porn, Roberta sceglie di farsi sbattere da tre uomini davanti a una telecamera. Mentre il mondo intorno a lei frana, e i ghiacciai continuano silenziosi scivolare.

Data di uscita: 12 novembre 2020

Pensieri:

“Lo scioglimento dei ghiacci” non è il classico romanzo che si limita a narrare una storia, ma permette di porsi tante domande sul movimento #metoo e sul revenge porn.

Per chi non lo sapesse il #metoo è una campagna femminista volta a denunciate le molestie e le violenze contro le donne, soprattutto sul posto di lavoro. E’ un movimento che si è diffuso a partire dal 2017 e si è fatto strada in molti paesi ed è un hashtag usato sui social per aiutare a dimostrare la presenza e la frequenza della violenza sessuale e delle molestie subite dalle donne.

In questo racconto viene narrata la storia di Roberta, una donna che svolge uno studio sullo scioglimento dei ghiacci. Una donna di intelletto, valorosa nonché una mamma ma anche una moglie. Una donna che vive una vita la sua vita appieno, ma di sfondo ha deciso di mostrare alla società e alla famiglia un’altra parte di lei. La protagonista non si limita a girare scene hard, ma spera che il film arrivi sotto gli occhi di quelli che la conoscono. Il suo gesto diventa provocatorio. Roberta, che agli occhi del marito è sempre stata sorridente e concentrata sulle sue priorità, nasconde un segreto: ha deciso di girare un video soft porno. Un video in cui mostra la bellezza del suo corpo e la dolcezza che brama dalla passione. Una passione che al marito, dopo aver scoperto di tale video, sembra essere qualcosa di diverso rispetto a quella che hanno a letto.

L’autore è riuscito ad entrare nella psiche di un uomo e nei suoi pensieri ed è riuscito nel difficile tentativo di cogliere la complessità di una crisi identitaria della quale anche gli uomini sono vittime.

Nel testo è possibile far visione di una similitudine fra lo scioglimento dei ghiacci, ma anche lo “scioglimento” della donna dalle catene della società. Come i frammenti dei ghiacciai provocano delle cause, anche le azioni di Roberta si ripercuotono sul marito, sulla figlia ma anche sui suoi conoscenti.

Non è semplice rientrare come un’osservatore attivo all’interno del romanzo, è complesso per certi versi ma meravigliosamente esplicito e liberatorio. Un’analisi della libera volontà di Roberta, dei sentimenti sconnessi e contemporaneamente struggenti del marito. Una società che rimane inibita davanti a tale coraggio di mostrarsi nuda senza limiti. La storia verte anche sui pregiudizi che la società ha. Dei pregiudizi che devono essere abbattuti e affrontati a testa alta.

Ciò che mi ha meravigliato è la prontezza e la sicurezza con cui l’autore sia riuscito a collegare due temi, il problema climatico e il problema della società con una metafora stupenda “lo scioglimento dei ghiacciai”. Cruciani ci mostra come ancora, nella nostra società, sia presente l’impronta patriarcale in cui il corpo della donna è dell’uomo, di chi la sposa.

L’inferno nelle bottiglie

In collaborazione con la CE Coconinopress vi parlerò di “L’inferno nelle bottiglie”.

E’ possibile acquistare il volume cliccando qui.

“𝗟’𝗜𝗻𝗳𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗯𝗼𝘁𝘁𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲” di Maruo Suehiro.

Questo volume racchiude quattro racconti di cui il primo è ispirato a un classico della letteratura giapponese. Quattro racconti ben differenti fra di loro che trattano di tematiche che, purtroppo, nella nostra società sono molto presenti e spesso sono anche difficili da trattare o da vedere con delle semplice immagini.

᯾ ho amato particolarmente il primo racconto e l’ultimo sia grazie all’utilizzo delle tavole che riportano i disegni davvero molto dettagliati e ben illustrati, ma ammetto che ci sono delle scene non “leggere”.

᯾ 𝙇’𝙞𝙣𝙛𝙚𝙧𝙣𝙤 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙗𝙤𝙩𝙩𝙞𝙜𝙡𝙞𝙚 tratta la vicenda di due fratelli, una sorella di sette anni e un fratello di 11 anni, che sono sbarcati su un’isola deserta dopo un incidente con una nave e sono gli unici sopravvissuti. Riescono a raggiungere l’adolescenza godendo dei frutti e delle “fortune” che un’isola possa dare. Con il passare del tempo i due fratelli iniziano a crescere e ad elaborare alcuni pensieri poco puri definendoli come un diavolo terribile che si è insinuato nella loro vita. Il fratello maggiore scriverà delle lettere dove trasporteranno i loro pensieri e li immetterà all’interno delle bottiglie che verranno poi gettate in mare e raccolte da terzi soggetti.

Verranno mai salvati dalla nave?

᯾ 𝙋𝙤𝙫𝙚𝙧𝙖 𝙨𝙤𝙧𝙚𝙡𝙡𝙖 è un racconto che tratta di una figlia che vive con il padre e con la madrina che metterà al mondo un fratellastro con dei problemi. Per questo motivo, siccome il figlio nato è “troppo brutto e inutile”, la matrigna se ne andrà di casa lasciando soli i bambini con il padre. La famiglia però vive nella povertà e il padre incita la figlia a prendersi cura del fratellastro e prendersi cura anche della casa finché un giorno il senso di paternità viene meno e inizia a idealizzare un piano per vendere la figlia e utilizzare il figlio “inutile” come oggetto di esposizione. 

Sentito la conversazione tra il padre e un terzo soggetto, la figlia maggiore decide di scappare di casa e da lì succederanno tantissimi eventi che porteranno alla pr*stituzion* della ragazza.

Infine gli ultimi due racconti si basano sulle tematiche della fede e degli impulsi sessuali, del Dio denaro e della avidità nel tenersi stretti. 

La signorina Crovato

Un breve racconto di Luciana Crovato edito dalla Fazi editore.

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RECENSIONE: La signorina Crovato (Luciana Boccardi)

“Ma in realtà tutti, ognuno per suo conto, eravamo l’ultima ruota del carro.L’unica verità era che … il carro non c’era!”

La signorina Crovato edito dalla @faziedièuna storia di un’infanzia rubata e intrisa di dolore narrata in prima persona. L’opera racconta delle vicende della protagonista, Luciana Crovato, dall’infanzia fino al sua gioventù. 

La signorina Crovato è un romanzo autobiografico che racconta la storia di una famiglia in tempo di guerra. E’ un testo breve ma forte, pieno di sentimenti contrastanti, di una ebrezza magnifica.

Ci si riesce ad immergere negli occhi di una bambina che è impaurita e piena di speranza.

Luciana è una bambina di solo 4 anni che impara ben presto il gusto aspro della vita. Un racconto intriso di eventi traumatici e di prime volte, avvenimenti che circonderanno sia Luciana che tutta la sua famiglia.

La storia viene narrata a Venezia nel 1936 e la dolce Luciana vive con la mamma e il suo papà, finché un giorno, un terribile incidente riuscirà a capovolgere e a distruggere la quiete della famiglia.

L’incidente coinvolgerà il caro papà di Luciana, un grande amante della musica e porterà Marcella a prendersene cura. Si presenteranno da quell’avvenimento una serie di situazioni collegate a problemi di alcolismo, difficoltà per la bambina di relazionarsi con le bambine della sua età e provare emozioni limpide e pure.

Il bene che ci volevamo era il nostro ossigeno, il mutuo soccorso era il cemento di una complicità più unica che rara. Quando si è disperati a quel punto, o ci si odia, o ci si ama ancora di più.”

Gleen Ganges: il fiume di notte

Una graphic novel con dei disegni meravigliosi editata dalla Cocopress.

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Se svuoto la mente dai pensieri … il momento presente sembra infinito … eterno

“Il presente è qui solo per un istante e poi scompare per sempre”

Vi è mai venuta l’impressione di fare le stesse cose ogni giorno nelle stesse modalità? Come se avessi viaggiato nel tempo e tu stai ripetendo e esattamente la stessa azione. 

Hai mai avuto mille pensieri prima di andare a dormire? Pensieri che sembrano così lontani ma che si intrinsecano nella tua vita di tutti i giorni: le guerre, le malattie, le discriminazioni …

Spesso quando passeggio per strada e vedo le persone camminare spensierate succede quasi sempre qualcosa… inizio a notare i loro movimenti meccanici come per esempio buttare a terra della carta. Perché l’ha buttata? Da dove l’avrà presa? Forse era un fazzoletto o erano delle caramelle? Chissà che gusto aveva quella caramella.

Pensiamo tanto, pensiamo spesso. Pensiamo su tutto quello che ci circonda. Ci facciamo i monologhi nella testa e ci diamo anche delle risposte, il più delle volte.

“𝗚𝗹𝗲𝗻𝗻 𝗚𝗮𝗻𝗴𝗲𝘀 𝗶𝗻: 𝗜𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝘁𝘁𝗲” della @cocopress è un fumetto con dei disegni meravigliosi ed una estetica che attira sicuramente, ma mette a fuoco quante domande si pone una persona durante la sua vita. Domande che vadano dalle piccole questioni ai grandi elementi che circondano la nostra essenza.

Un viaggio che scorre proprio come un fiume. Un mix di esplorazioni in diversi contesti come “l’importanza di arrivare in biblioteca prima che chiuda”, i videogame, i rapporti di coppia. 

La cura del dubbio

Oggi vi parlerò di una Graphic Novel della bao publish che mi ha entusiasmato moltissimo.

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Non importa come, lei deve trovare l’antidoto al dubbio! Troppe persone soffrono ancora per questa malattia e lei si preoccupa di prendere la via lunga e tortuosa… E magari anche infruttuosa! 

Avete presente lo sviluppo scientifico che si basa tutto su gli esperimenti per riuscire a trovare l’antidoto o la soluzione a qualcosa che turba tanto l’uomo? Vi presento “La Cura del dubbio” edito dalla baopublish e realizzato da elisabetta romagnoli .

La graphic novel si concentra nel punto chiave del dubitare e come le persone nella propria vita quotidiana possono essere soggette al dubbio e come bisogna curarlo.

Mentre stai facendo la spesa potresti avere il dubbio su quali ingredienti da comprare per la tua cena, dunque stai dubitando delle tue scelte e potresti essere portato al Centri del dubbio.

In questo contesto, il dubbio viene visto come una sorta di malattia che chi guarda la persona dubbiosa o gli si avvicina potrebbe essere contagiata.

Entro cinque anni il Dottore Davelio dovrà lavorare per riuscire a trovare un antidoto. La perfezione non esiste ma il governo deve riuscire a realizzare una società che renda e cittadini felici, sani e sicuri. Il 22% della popolazione mondiale è ancora vittima del dubbio.

Durante gli esperimenti, gli scienziati sono usciti a capire che l’istinto di sopravvivenza del topo lo allontana dall’esperienza di pericolo appena vissuta e quando a paura ovviamente dubita.

L’autrice ci mostra l’altra faccia della medaglia della nostra cruda e dubbiosa realtà. E se il dubbio fosse un reato? E se l’uomo non può, in nessuna azione della sua giornata, dubitare delle sue scelte?

La mia parola contro la sua

Un libro forte che affronta la tematica del pregiudizio. Il pregiudizio contro le donne, la limitazione della libertà e della dignità, gli sbagli che si commettono nella vita quotidiana quando non si riconosce alla donna la possibilità di ricoprire un ruolo importante e riconoscerla come tale.

Potete acquistarlo cliccando qui .

Un libro di Paola Di Nicola in cui affronta con decisione e coraggio ciò che ognuna di noi cerca di combattere ogni giorno. Un libro che dovrebbe essere letto da tutti, sia uomini che donne perché la battaglia non è solo della donna, ma di tutti. Tutti dovrebbero combattere per la libertà e la dignità.

In collaborazione con la HarperCollins.

Ho letto questo libro segnandomi le parti più forti del suo contesto, ed è finita che ho messo segnalibri ovunque. Si passa dalla Tokyo con i suoi manifesti rosa e la divisione dei binari per far venire meno le molestie in metro nell’orario di punta, a come un giudice possa capovolgere il ruolo della vittima con quella dell’imputato ponendo le domande sbagliate.

“Ma come ti sei vestita? Perché non hai urlato? Se non hai urlato significa che eri consenziente”.

Sin dal 1919 in Italia, le donne sono state ammesse all’esercizio di tutte le professioni e gli impieghi pubblici, con l’esclusione – non casuale – della difesa militare dello Stato e della magistratura. Fino al 1923 ci fu negato l’accesso come giudici perché ritenute incapaci, inadatte, squilibrate per via delle mestruazione e del pregiudizio millenario. Questi argomenti furono declamati da tanti, come prosopopea e senza giri di parole, proprio tra coloro che avevano scritto la Costituzione italiana nel 1948.

I problemi della regola grammaticale:

Se vogliamo parlare di posti di lavoro ricoperti sia da uomini che da donne non troveremo nessuna “anormalità” nel linguaggio quotidiano. E’ normale chiamate una donna cameriera e un uomo cameriere, oppure sarà normale il termine maestra e il termine maestro.

Ma cosa succede se saliamo nella scala gerarchica? La scala del potere, di riconoscimento sociale ed economico? Iniziano i problemi. Non vengono usati termine come magistrata ( già mentre scrivo questo articolo blog, il format mi segna che il termine “magistrata” sia sbagliata ), avvocata, notaia etc.

In contemporanea c’è l’assenza di uso del maschile con le parole casalingo, uomo delle pulizie e prostituto.

Il libro parla di vari aspetti: dal paragrafo le donne contro le donne, il pregiudizio prima del giudizio, le fimmine ribelli (sì, le donne dei mafiosi che vengono etichettate come donne al servizio degli uomini e non hanno nessun diritto se non quello di star al fianco del loro uomo “valoroso” e spericolato), madri o puttane (questo sdoppiamento della figura femminile in fedele moglie e madre oppure puttana è un paradigma che appartiene alla nostra cultura patriarcale, che nell’ambito mafioso viene solo esasperato. Essere madre vuol dire obbedire alla Legge del Padre e piegarsi, invece essere puttana è la rappresentazione dell’estremo tentativo di godere della propria libertà infrangendo le regole mafiose fissate dagli uomini per gli uomini e per la sola sopravvivenza dell’organizzazione criminale.), le molestie in italia non esistono (ne siamo proprio sicuri? in tutto il mondo esistono, come anche il Caso di una vip di Hollywood che è stata stalkerata e molestata da un suo fans) e arrivato al punto cruciale del discorso: DONNA, E’ TUA LA COLPA.

Avete mai pensato a quanto sia difficile per una donna denunciare una violenza? Il sentimento sincero e profondo di protezione che hanno le vittime nei confronti degli uomini che le picchiano e le umiliano sempre costituito un mistero per chi vive nelle aule di giustizia. Il senso di colpa è una delle più efficaci forme di controllo sociale femminile, nessuno di noi può essere del tutto immune, scrive negli anni 70 Adrienne Rich.

Perché non hai urlato?

Lo stereotipo per cui le donne esagerano, fanno di ogni cosa un dramma, si offendono subito, sono isteriche e squilibrate e talmente forte da deformare i fatti. La conseguenza immediata è che essere violentate diventa fare sesso con un uomo focoso a cui non sei riuscita a resistere; e sei molesto sul lavoro in discoteca e avere drammatizzato un apprezzamento di cui andare fieri; essere picchiata e non sono altro che dei verbi familiari.

In questo modo un giudice ha archiviato la denuncia una donna picchiata per anni confermando che l’uomo era stato violento, ma non ritenendo che questo fosse un elemento sufficiente per celebrare un processo in sé confronti perché la vittima se l’ostinata di stagli accanto e per di più era È colpevole di essere stata debole per aver sopportato.

Una sentenza del 2014 della Corte di cassazione concernente la violenza sessuale subita da una primario ospedaliero da parte il marito operaio, ubriaco, poche ore prima della sua partenza per Londra dove avrebbe seguito un corso di perfezionamento.il medico che ha visitato la vittima immediatamente dopo la violenza, aveva ritenuto di arrossamenti in sede vaginale compatibile anche con un rapporto consenziente; il giudice in un attimo aveva trasformato la potenza sensale del reato in un rapporto sessuale con un uomo passionale.

Delle donne abusate e molestate si dice che se la siano cercata, che siano volontariamente state in una condizione di pericolo, accettando le prevedibili conseguenze, senza sbatte la porta.

E’ possibile che nel 2021 tutto gira intorno a come una donna si sia vestita, che tipologia di atteggio abbia sfoderato durante la sua passeggiata mattutina e che mutande indossava? Possibile che una violenza non viene qualificata tale se la donna non ha urlato?

E’ impossibile, in sede di giudizio e oltre, pensare che se una donna non abbia urlato “aiuto” è solo perché ne era terrorizzata? E’ impossibile pensare che una ragazza o una donna adulta possa indossare un tangar senza per forza essere giudicata come “una donna che voleva provocare” un uomo? Che nesso c’è tra quale tipologia di mutande indossa una donna e la violenza che ha subito?

Questi problemi sono ancora presenti nella nostra società, aldilà di tutto, non sono battaglie solo per le donne, ma le battaglie che tutti dovrebbero combattere ogni giorno. Battaglie in cui anche l’uomo deve comprendere che ha un ruolo fondamentale per il raggiungimento della libertà e della dignità di una donna.

Recensione “Omoiyari. L’arte giapponese di vivere in armonia con gli altri”

Buongiorno community! Oggi vi parlo di un libro di cui mi sono super innamorata in collaborazione con la HarperCollins e il titolo del libro è “Omoiyari. L’arte giapponese di vivere in armonia con gli altri

Una interessante lettura che consiglio a tutti di leggere soprattutto per gli amanti del mondo orientale.

Copertina: bellissima
Titolo: Omoiyari. L’arte giapponese di vivere in armonia con gli altri
Autore: Erin Niimi Longhurst 
Data di rilascio: 2021
Genere
: Meditazione e focalizzazione
Trama: Omoiyari è il sentimento di empatia e compassione che ci spinge a compiere gesti altruisti. In un mondo diviso e in continuo mutamento, abbiamo bisogno di ritrovare il senso di comunità e di capirci a vicenda. Ma il cambiamento deve partire da noi stessi perché, per poterci occupare degli altri, dobbiamo innanzitutto prenderci cura di noi. Per questo la prima parte del libro, Omoi, è incentrata sul migliorare la conoscenza di sé attraverso vari aspetti come kirei (la pulizia e l’organizzazione), mottainai (evitare gli sprechi) e zakka (la bellezza delle cose più varie). La seconda parte, Omoiyari, è dedicata a come trasmettere gioia agli altri vivendo con empatia, altruismo, rispetto e riconoscenza, senza mai un secondo fi ne.

L’autrice spiega quindi alcuni temi come wa (armonia), omotenashi (l’arte dell’ospitalità) e onkochishin (imparare dal passato). Questo libro ci aiuterà a mettere in pratica il concetto di omoiyari e a intraprendere così un percorso di crescita personale che ci cambierà, perché anche il più piccolo gesto di gentilezza può fare un mondo di differenza.

Pensieri personali del libro: Questo libro pieno di fotografie, di consigli, di termini meravigliosi nonché di ricette ma anche di istruzioni come per esempio per la celebrazione del tè è un vero e proprio “manuale per se stessi”.

L’ho letto in mezza giornata e ad ogni pagina sottolineavo passaggi meravigliosi. Mi ha colpito in particolare la dolcezza dell’autrice nel parlare di tematiche un po’ complesse da capire alla prima lettura e la grandezza nel saper approfondire qualcosa che dentro di noi è sempre esistita, è speciale.

Il saper cogliere la bellezza nelle cose. Il saper dare rispetto al mondo che ci circonda, alla natura, alla società, agli individui ma anche alle cose materiali.

L’accuratezza nel preparare e ordinare la propria giornata. La precisione nel saper cogliere insegnamenti in ogni dove.

Omoiyari è un’estensione del pensiero in relazione agli altri, una sorta di proiezione. La chiave sta nel diventare più sensibile si bisogni delle persone intorno a noi. 

Per potervi occupate degli altri dovete prima prendervi cura di voi stessi.

Omoiyari significa estendere i propri pensieri agli altri. Non attraverso le parole, ma con i fatti.

Questo è quello che scrive Erin Niimi Longhurst per spiegare un concetto così ampio e complesso. Semplici parole, dirette al lettore, che possa invogliarlo a promuovere riflessioni sottili per se stesso e per il mondo.

“il più corte è colui che sorride invece di infuriarsi”.

Parliamo del termine Teinei: fare le cose con grazia e cura nei dettagli ed è un tratto culturale (anche) che ha a che fare con l’educazione e il rispetto.

Le tradizioni Giapponesi, inutile negarlo, sono meravigliose ma lo è ancora di più la delicatezza che trasmettono in ciascuna relazione. La cura per le conversazioni, per i gesti. Il non vergognarsi nel chiedere scusa e nel mostrare la propria vulnerabilità.


Sistema di valutazione: ★★★★★

Recensione “Quel prodigio di Harriet Hume”

In collaborazione con la casa editrice Fazi Editore, oggi voglio parlarvi un bellissimo romanzo intitolato “Quel prodigio di Harriet Hume“. Uno scritto di Rebecca West, molto interessante sia per la sua narrazione nonché per la scheda particolare di ciascun personaggio.

RECENSIONE: Quel prodigio di Harriet Hume (Rebecca West)

Copertina: Molto vistosa
Titolo: Quel prodigio di Harriet Hume
Autore: Rebecca West
Data di rilascio: 2020
Genere
: Narrativa
Trama: Harriet Hume è una donna straordinaria, affascinante, come non ne esistono nella Londra dei primi del ‘900. Pianista squattrinata, amante della musica e della natura, Harriet volteggia leggera per i giardini di Kensington raccontando storie favolose sugli alberi e nutrendo gli anatroccoli del lago. Libera, stravagante ed estremamente femminile, Harriet  Hume è anche dotata di straordinari poteri che le permettono, al pari di una strega, di prevedere il futuro e leggere nel pensiero dell’amato Arnold Condorex. Egli, al contrario, è un uomo spregiudicato, privo di scrupoli, capace di tutto pur di ottenere la promozione sociale cui ambisce da sempre. Non potrebbero esistere due personaggi letterari più distanti tra loro, eppure, come vittime di un sortilegio, Harriet e Arnold si attraggono e respingono in una battaglia tra amore e odio, necessità e distacco. Harriet è infatti l’unica in grado di smascherare gli inganni e le macchinazioni inscenate dall’amante, trasformandosi in una sorta di intima coscienza dell’uomo che sarà condotto, grazie a lei, a una profonda crisi esistenziale.

“Si, siamo i due opposti”, disse Harriet, “ma certo non c’è niente di male in questo. C’è il Nord e il Sud, e tra loro non c’è conflitto.”

“Tuttavia entrambi hanno la loro posizione”, le spiegò lui, “in uno spazio esteso nel quale c’è posto per tutti. Nel mondo degli spiriti non è la stessa cosa.”


Valutazione: Un ottimo racconto per chi vuole immergersi in una storia d’amore d’altri tempi e godersi del punto di vista maschile, in questo caso di Arnold Condorex – uno spregiudicato uomo politico.

Una narrazione in certi versi molto forte, che mostra una storia diversa dalle classiche vicende amorose nonché presenta una cura nell’ambientazione, nelle espressioni ma anche una grande cura nel realizzare la scheda di ciascun personaggio in maniera ben definita e lineare con il tempo di narrazione.

Una storia d’amore dove Harriet e Arnold non possono sfuggire al fato, al destino… definitelo come volete. Potete anche parlare del ‘filo rosso’, ma il loro amore è legato.

Di tutte le donne che aveva conosciuto lei era la più eterea. Amarla era come avvolgersi in una lunga sciarpa di puro spirito. E tuttavia, per quel che concerne l’amare, com’era umana!


La figura di Harriet Hume mi è piaciuta particolarmente perché in maniera unica e speciale riesce a comprendere i pensieri e le azioni del suo amato, anche se non sono incline con il termine ‘azioni giuste’.

Pensieri personali del libro: Il romanzo Quel prodigio di Harriet Hume non si concentra a mostrare una narrazione piena di energia e suspence, ma riesce a far sì che il lettore mediante la penna della scrittrice riesca a viaggiare insieme ai protagonisti nella lotta della loro riconciliazione.

I due personaggi si incontrano da giovani, Harriet è una pianista che cerca di mantenersi con la sua arte, ma Arnold sa che non è quella la vita che vuole. Un pomeriggio Harriet riesce a comprendere i pensieri di Arnold, andando a eliminare quel loro equilibrio armonioso mentre Arnold non riesce a fare i conti con questa capacità di Harriet.

Man mano il tempo passa i due iniziano ad incontrarsi sempre meno mentre le loro vite prendono due traiettorie diverse anche se resteranno sempre legati. Questo loro legame diventerà un circolo dal quale non poter più uscire. 
Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆

Ringrazio come sempre la fiducia della CE.

Recensione “Odio gli uomini”

In collaborazione con la Garzanti vi presento Odio gli uomini, un saggio che sicuramente porterà molto da discutere e da riflettere. Parla di tematiche forti, presenti e interessanti. Tematiche che tutti dovrebbero conoscere e trattare anche nella vita di tutti i giorni e non solo nelle ‘giornate importanti’.

Pubblicato inizialmente da un piccolo editore in Francia, “Odio gli uomini” ha subito minacce di interdizione e di denunce penali da parte di un funzionario del ministero francese per la Parità di genere, con l’accusa di incitamento all’odio. Il libro è oggi diventato un bestseller pubblicato in tutto il mondo, con il quale Pauline Harmange lancia un grido di battaglia, provocatorio quanto urgente, per le donne di ogni luogo e di tutte le età.

Copertina: Diretto e importante
Titolo: Odio gli uomini
Autore: PAULINE HARMANGE
Data di rilascio: 2021
Genere
: Saggio
Trama: Le donne sono state spesso accusate di odiare gli uomini, e istintivamente lo hanno sempre negato. Ma se invece non credere agli uomini, disprezzarli, e perché no, persino odiarli, fosse una risposta utile al sessismo dilagante? Se questa reazione offrisse una possibile vita di uscita dall’oppressione, e desse inizio a una nuova forma di resistenza? Forse, proprio odiando gli uomini, si potrà essere finalmente libere. 

Harmange 4


Pensieri personali del libro: Odio gli uomini di Pauline Harmange.

Le donne sono state spesso accusate di odiare gli uomini, e istintivamente lo hanno sempre negato. Ma se invece non credere agli uomini, disprezzarli, e perché no, persino odiarli, fosse una risposta utile al sessismo dilagante? Se questa reazione offrisse una possibile vita di uscita dall’oppressione, e desse inizio a una nuova forma di resistenza? Forse, proprio odiando gli uomini, si potrà essere finalmente libere. Pubblicato inizialmente da un piccolo editore in Francia, Odio gli uomini ha subito minacce di interdizione e di denunce penali da parte di un funzionario del ministero francese per la Parità di genere, con l’accusa di incitamento all’odio. Il libro è oggi diventato un bestseller pubblicato in tutto il mondo, con il quale Pauline Harmange lancia un grido di battaglia, provocatorio quanto urgente, per le donne di ogni luogo e di tutte le età.

Nel suo libro, Harmange, volontaria di lunga data per un ente di beneficenza che combatte contro gli abusi sessuali, cita i dati del 2018 che rivelano come il 96 per cento delle persone condannate per violenza domestica fossero uomini, così come il 99 per cento di quelli condannati per violenza sessuale. Le donne, ha affermato, «sono incoraggiate dalla società, dalla letteratura e da tutto il resto ad amare gli uomini, ma dobbiamo assolutamente avere il diritto di non farlo». 

Creiamo un po’ di confusione e sediamoci comodi per ascoltare.
Tutto nasce dall’esperienza che una persona ha vissuto. Io posso catalogarvi gli uomini che ho incontrato in tre grandi categorie e posso dirvi che potrei definire tutti gli uomini come esseri che tendono ad essere giustificati solo perché sono quello che sono, mi spiego meglio. Nella mia vita ho avuto molte relazioni, e no non sono una donna facile ma semplicemente cercavo del calore. Un calore che mi è stato strappato e rovinato già dalla prima relazione adolescenziale. Il mio primo ragazzo dopo due anni di relazione mi ha tradito, il secondo ragazzo mi riempiva di bugie e mi ha alzato le mani – a volte per scherzo, mi continuavo a dire-, il terzo mi snobbava come se fosse normale che io fossi la sua fidanzata e non dovevo pretendere nulla di più – come attenzioni, affetto.- e la lista da descrivere è davvero lunga.
Odio gli uomini è un titolo forte, ma non fermatevi al termine “Odio” sotto una concezione negativa, estrema, difficile da comprendere e da provare. E’ un odio di come gli uomini vengono giustificati nelle situazioni, mentre la donna deve essere perfetta. La donna deve essere un’amica, una mamma, una Donna con la d maiuscola, deve saper cucinare, lavare e stirare, deve essere intelligente e avere un buon lavoro – e su questo ho tante cose da esprimere, anche nel mio campo universitario di legge. La donna deve fare sempre più fatica rispetto ad un uomo, voi non ci credete?
Prendiamo per esempio l’ambito lavorativo dell’avvocatura.
Mi è stato detto più volte “una donna che intraprende questa carriera deve uscire le pall*, ma si sa che le donne per natura non ce le hanno e che non saranno mai delle brave avvocatesse.”
Ho ascoltato le storie di mie colleghe laureate che hanno intrapreso il tirocinio e venivano escluse sia dai loro colleghi nonché anche dal loro dominus perché erano delle donne ed era meglio che, anziché capire come affrontare una sentenza e un dibattito, facesse i caffè e le fotocopie.
Mi sono sentita dire durante una delle tante relazioni, specialmente l’ultima in cui sono stata umiliata sotto tutti i punti di vista “sai Fra, hai un carattere forte e determinato… gli uomini maturano a 30 anni e poco più, non te la prendere se ti ha trattato così, deve ancora crescere. Perché non lo perdoni?”
Esattamente chi dovrei perdonare? L’unica cosa che devo perdonare è me stessa e la mia voglia di non abituarmi alla mediocrità.
Non avete mai subito discriminazioni? Ne siete sicure?
“Le donne alla guida sono un pericolo costante”, “Sai, forse dovresti impegnarti di più per raggiungere i tuoi obiettivi, alla fine si sa che le donne stanno sempre un passo indietro agli uomini”, “Hai provato ad andare ad un esame con una bella scollatura? Vedrai che il prof ti farà passare”.

l termine misandria (dal greco μίσος (mísos), “odio”, “avversione”, e ανήρ, gen. ανδρός (anēr, gen. andrós), “uomo”) indica un sentimento ed un conseguente atteggiamento di avversione, ostilità, odio, disprezzo o pregiudizio nei confronti del genere maschile.

Questo è l’argomento che viene enunciato nel libro. Non siate ostili verso questo saggio, capisco che può non piacere o non rientrare nelle proprie corde.

“Sei cattiva se dici di no ad un uomo, sei una stronz* e puttan* se non vuoi realizzarti come madre nella vita, sei fragile ed è colpa tua, se sei romantica e ti aspetti che l’uomo ti venga a salvare su un cavallo bianco è colpa tua.. hai visto troppe volte il Titanic o la bella addormentata nel bosco.”

Siete mai state attaccate verbalmente solo perché avete espresso la vostra opinione di non voler figli? Io tante volte. Mi ricordo di aver avuto un litigio assurdo con un parente, tutto questo solo perché non mi sento pronta e non riesco a proiettarmi in un futuro con una bella casa gigante con il cancello bianco, una famiglia piena di amore con tre figli, un cane e un gatto e un bel marito che quando torna da lavoro trova il piatto per la cena già pronto e riscaldato.
Io mi immagino un futuro avventuriero, pieno di lavoro, pieno di conoscenze, di viaggi. Una donna in carriera piena di passioni e di amore per tutto tranne che per l’altro. C’è chi ritiene questo futuro così solo, ingenuo, triste ma vi dico una cosa: la mia proiezione è frutto dell’esperienza. Preferisco la carriera ad un uomo mediocre.


Sistema di valutazione: ★★★★★ |

Recensione “Piranesi”

Buongiorno cari lettori, oggi vi porto in un mondo pieno di mitologia, statue, stanze e labirinti. Conosceremo un romanzo che narra di Piranesi e dell’Altro in cerca della Conoscenza. Una immersione nel profondo.

In collaborazione con la Fazi Editore potrete acquistare “Piranesi” su Amazon cliccando qui o dal loro sito internet cliccando qui.

piranesi

Copertina: Tutti la amano.
Titolo: Piranesi
Autore: Susanna Clarke
Data di rilascio: 2021
Genere: Narrativa
Trama: Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

Valutazione: Appena ho iniziato a leggere questo romanzo ero emozionata perché tutti lo aspettavano e in tanti ne hanno parlato bene. Mi ero fatta una idea davvero bizzarra sulla storia, una sorta di racconto mitologico mischiato con la profonda penna della Clarke, ma alla fine non mi ha molto entusiasmata. Ritengo che ci sono due modalità di lettura per affrontare Piranesi: la strada più semplice è quella di godersi il viaggio in superficie, ovvero di basarsi solo su quello che viene raccontato tra le stanze, le statue e i misteri; l’altra strada invece è quella più profonda, il grande viaggio profondo. Con ‘viaggio profondo‘ intendo la capacità di materializzarsi nel racconto e vivere la storia come se fosse propria e comprenderne le varie sfumature delicate, un po’ come si fa con la poesia.

“Piranesi. È così che mi chiama. Il che è strano, perché, per quanto io possa ricordare, non è il mio nome”. 

Pensieri personali del libro: Un libro complesso, dinamico. È un labirinto da tutti i punti di vista ed è a tratti caotico. Dall’inizio fino a poco prima dell’ultima parte (il finale) dove si svela la verità e la porta di uscita da quelle stanze, non mi sono sentita molto attirata dal romanzo ma la scrittura di Clarke ti trattiene pagina dopo pagina fino all’ultima parola.

Piranesi è circondato da Statue e da Stanze. Annota ogni giorno la marea e le sue alghe nei suoi diari, utilizzando un sistema di archiviazione che con il tempo è cambiato. 

Piranesi ci mostra la Casa dove abita, dove vive e dove si ciba e dove mostra meraviglia e dedizione verso le Statue. Un Mondo in cui esiste lui e l’Altro. Ogni mercoledì e venerdì si incontrano ad un orario determinato e discutono, bisogna essere puntuali e solo per quei due giorni Piranesi indossa l’orologio. L’Altro è in cerca della Conoscenza.

Tutto diventa straziante quando una presunta persona, secondo l’Altro, sta cercando Piranesi per fargli del male. 

In generale non ho apprezzato molto questo fantasy, forse perché per un bel pezzo di racconto è caotico e poco ordinato. È un insieme di memorie, racconti, strascini di diari. Il finale rialza la “soglia” del libro. Non mi ha convinto, mi aspettavo qualcosa di più avvincente, profondo, misterioso. Qualcosa che mi potesse lasciare stupida e perplessa, malinconica e grintosa. Non ho trovato nulla di tutto questo, mi ero fatta un’altra idea. 
Sistema di valutazione: ★★★,5 ☆☆ 

Ringrazio ancora la CE per la disponibilità.