Mother’s Spirit Vol. 2 – Quando l’amore supera le barriere culturali

Nel vasto universo dei manga Boys Love, Mother’s Spirit rappresenta una gemma rara: un’opera che riesce a coniugare romanticismo, commedia e una riflessione profonda sulle differenze culturali. Con il secondo e ultimo volume, edito da Magic Press, Enzō chiude un racconto che non parla solo d’amore, ma di identità, comprensione e rispetto. In questo articolo analizziamo perché questa opera merita un posto d’onore nella libreria di ogni appassionato di yaoi.

Trama: Ryouichiro è un dipendente universitario a cui viene affidato uno studente straniero… Un nativo che non capisce una parola di giapponese! Nonostante le difficoltà culturali, però, Ryouichiro comincia ad affezionarcisi…

Cosa ne penso?

Nel mondo frenetico e ultratecnologico in cui viviamo, dove basta sfiorare uno schermo per accendere la luce, ordinare cibo o persino dichiarare amore con un’emoji, Mother’s Spirit ci ricorda che esiste ancora un amore che nasce nel silenzio, nell’incomprensione e nella lotta per capire l’altro. Il secondo volume dell’opera di Enzō, edito da Magic Press, chiude con grazia e struggente poesia un racconto che non è solo Boys Love, ma un manifesto di armonia tra diversità culturali, spirituali e umane.

Dove il Giappone corre a cento all’ora tra treni ad alta velocità, luci al neon e pulsanti per ogni comodità, il villaggio di Lutah vive ancora in simbiosi con la terra: si accende il fuoco con la legna, si vive in capanne, si rispettano tradizioni secolari come se il tempo fosse un concetto fluido. E in questo scontro tra mondi – non solo geografici ma esistenziali – Enzō costruisce una narrazione delicata e profonda che mostra come l’amore, quando autentico, non solo sopravvive, ma illumina.

Ryouichiro, con la sua razionalità da impiegato universitario, incontra Qaltaqa, spirito libero figlio di una cultura che ancora crede nei riti di passaggio, nella forza dell’anima più che della parola. Il loro amore è una traduzione continua, un tentativo quasi eroico di capirsi senza parlarsi, di abbracciare l’altro senza cambiarlo.

Ma è nel secondo volume che la storia si addentra nei veri conflitti: non bastano più i sorrisi, non bastano più i gesti. La tribù pretende che Qaltaqa si conformi, che sposi una donna, che garantisca la continuità del villaggio. In questa tensione, Mother’s Spirit ci fa sentire tutto il peso della tradizione, la crudeltà gentile delle aspettative collettive, la solitudine di chi ama “fuori dagli schemi”.

Eppure, nonostante l’ombra del rifiuto, è l’amore a vincere. Non un amore da fiaba, ma un amore consapevole, maturato nella distanza, temprato dal sacrificio e capace di creare un nuovo equilibrio tra Tokyo e Lutah, tra modernità e spiritualità.

Mother’s Spirit non ci chiede di scegliere un mondo, ma di accogliere entrambi. E nel farlo, ci regala una delle rappresentazioni più vere e sentite dell’amore queer nel manga contemporaneo. Con un tratto raffinato, dialoghi essenziali e ambientazioni vive, Enzō costruisce un’opera che parla direttamente al cuore, ma anche alla mente.

Un plauso speciale va a Magic Press per aver creduto in questa storia e per averla arricchita con le esclusive card della collana 801, rendendo l’esperienza ancora più coinvolgente per tutti gli appassionati di manga yaoi e BL.


💬 “Là dove non esiste la stessa lingua, l’amore diventa il solo modo per capirsi davvero.”

Il primo amore di Nezumi: recensione del manga drammatico e psicologico pubblicato da J-POP

Se stai cercando un manga seinen che sappia emozionare e sconvolgere, mescolando elementi psicologici, drammatici e sentimentali, Il primo amore di Nezumi di Riku Oseto potrebbe essere il titolo che fa per te.

Pubblicato da J-POP Manga, questo primo volume si distingue per una narrazione intensa, una protagonista ambigua e un colpo di scena finale che lascia il lettore col fiato sospeso. In questa recensione, ti guiderò attraverso le emozioni e le tematiche che rendono quest’opera un piccolo gioiello per lettori dal palato forte.

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Trama: Nezumi è stata cresciuta come sicario della yakuza, senza conoscere alcun tipo di affetto. Ao, un ragazzo come tanti, è all’oscuro di tutto. I due si innamorano e vanno a convivere, ma il male è dietro l’angolo…

Cosa ne penso?

Cercavo da tempo una lettura che sapesse intrecciare introspezione psicologica e sentimento autentico, e non pensavo che l’avrei trovata in una storia tanto spigolosa quanto delicata. Il primo amore di Nezumi, di Riku Oseto, è un manga drammatico e psicologico che non si limita a raccontare un amore, ma lo trascina dentro un contesto fatto di pericolo, traumi e ferite profonde.

Nezumi, la protagonista, è una ragazza cresciuta dalla Yakuza. Ha il volto dolce di un’adolescente qualunque, l’espressione ingenua e le guance tenere di chi non farebbe male a una mosca. Ma dietro quell’apparenza si nasconde un’anima addestrata a uccidere. Uno “strumento”, come viene definita, modellato per colpire senza esitazione. Al suo fianco troviamo Ao, un ragazzo gentile e protettivo che si affeziona a lei fin dal primo momento.

I due condividono la stessa casa per sei mesi, tra attimi di dolcezza, momenti sospesi e la costante minaccia del mondo criminale che incombe su di loro. La felicità, però, è fragile. Il legame tra Nezumi e Ao viene messo alla prova dalla violenza e dall’influenza della Yakuza, conducendoli a un bivio pericoloso, tanto emotivo quanto fisico.

Il volume si apre con un flashback, che introduce il primo incontro tra i protagonisti, per poi proseguire nel tempo presente con uno sviluppo coinvolgente e ben strutturato. Il tratto dell’autrice è visivamente forte, con illustrazioni intense e scene che potrebbero risultare disturbanti per i lettori più sensibili. Per questo motivo, si può dire che Il primo amore di Nezumi non è una lettura adatta a tutti.

Se apprezzi però i manga che sanno colpirti dritto allo stomaco, con personaggi moralmente ambigui e tematiche cupe, quest’opera potrebbe sorprenderti fin dalle prime pagine.

Il colpo di scena finale è tra i più riusciti degli ultimi titoli letti. Non mi aspettavo che un plot twist tanto potente arrivasse già alla fine del primo volume. Questo anticipo narrativo mi ha lasciata con il desiderio urgente di scoprire come la storia si evolverà nei prossimi volumi. La forza di questo manga risiede anche nella costruzione dei personaggi: Nezumi, apparentemente fragile, nasconde una natura letale; Ao, più timido e dolce, è disposto a mettere tutto in gioco per amore, anche se ciò significa spingersi in un mondo più grande di lui.

Chi mi conosce lo sa: amo i manga che riescono a scavare nella psiche dei personaggi, e al tempo stesso raccontare storie d’amore tormentate. In Il primo amore di Nezumi c’è tutto questo. La drammaticità, la tensione emotiva, il sentimento sofferto: è un mix perfettamente bilanciato, che incuriosisce e coinvolge.

In conclusione, Il primo amore di Nezumi è una lettura consigliata a chi cerca un manga che non lasci indifferenti, che non consola ma scuote, che non idealizza l’amore, ma lo mostra nella sua forma più vulnerabile e brutale.

Wolf in the House – Recensione Manhwa BL tra Lupo e Uomo

Ci sono storie che non si limitano a raccontare. Storie che, invece, sussurrano, scavano, si adagiano nel silenzio di ciò che non viene detto. Wolf in the House è una di queste.

Un manhwa che sfida i confini del Boys’ Love per farsi racconto universale di appartenenza, di ferite invisibili e di legami che nascono dove la logica si arrende all’istinto. Attraverso un disegno raffinato e una narrazione lenta, intima, Park Ji-yeon ci accompagna nel cuore di una relazione che cresce senza clamore, ma con una potenza silenziosa che resta impressa. Non è solo una storia d’amore: è un incontro tra due solitudini — quella di un uomo che ha smesso di cercare, e quella di una creatura divisa tra il mondo umano e quello animale — che, passo dopo passo, imparano a riconoscersi.

Dentro ogni tavola si nasconde una domanda: cosa ci rende davvero umani? E fino a che punto siamo disposti a lasciarci cambiare da ciò che non comprendiamo?

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Trama: Il giovane Minsuk, dopo aver concluso una relazione durata 10 anni, decide di adottare un husky siberiano di nome Bexan per segnare l’inizio della sua nuova vita da single. La convivenza con il suo nuovo amico canino si rivelerà molto diversamente da come credeva…

Cosa ne penso?

𝑾𝒐𝒍𝒇 𝒊𝒏 𝒕𝒉𝒆 𝑯𝒐𝒖𝒔𝒆 non è soltanto una storia d’amore. È un incontro di solitudini, un lento avvicinamento tra due esseri ai margini del mondo.

Un manhwa che parla con la voce del silenzio, con lo sguardo di chi ha perso tutto, e con il corpo di chi non sa più se appartiene a se stesso o a qualcosa di più selvatico, più istintivo, più… altro. Dopo dieci anni di relazione, Minsuk si ritrova a dover ricominciare.

Non con slancio, non con ottimismo, ma con quella stanchezza emotiva che ti fa cercare qualcosa – o qualcuno – che ti tenga compagnia nel vuoto. Così, quasi per caso, adotta un husky siberiano. O almeno… crede sia solo questo. Ma Bexan, con i suoi occhi glaciali e la sua presenza silenziosa, nasconde una verità che trasforma radicalmente la narrazione: di giorno è un lupo, ma di notte è un uomo.

E qui, inizia la vera magia.

In Wolf in the House, il fantastico non è mai solo elemento narrativo. È metafora. Il lupo non è solo l’essere soprannaturale: è l’ombra che tutti ci portiamo dentro. È il lato nascosto che fatichiamo ad accettare, la parte di noi che vive al confine tra desiderio e paura.

Bexan è metà uomo e metà lupo, ma non è questa la sua tragedia: è il non sapere a quale metà appartiene. E Minsuk? Anche lui è diviso.

Umano, razionale, spezzato. Ma pronto – forse senza volerlo – ad aprirsi a qualcosa che va oltre i confini del reale. Nel loro rapporto, l’elemento fantastico si intreccia in modo profondamente umano: non è solo questione di trasformazioni fisiche, ma di mutamenti emotivi.

È il passaggio dalla diffidenza alla curiosità. Dall’inquietudine al bisogno. Dall’accettazione alla cura. In un genere come il Boys’ Love, spesso accusato di romanticizzare legami improbabili o idealizzati, questa storia compie un passo coraggioso: porta nel fantastico la verità di ciò che siamo quando ci sentiamo “al margine” del mondo.

Essere queer, essere soli, essere spezzati: tutto trova uno specchio nella natura duplice di Bexan. E nella difficoltà di Minsuk a decifrare i propri sentimenti, mentre il confine tra amore, paura e compassione si fa sempre più sottile.

Il tratto di Park Ji-yeon è qualcosa che non si dimentica. Elegante, pulito, con quella raffinatezza da illustrazione d’autore che ti fa rallentare lo sguardo per godere ogni singola tavola.

Le espressioni sono leggere ma intense. I silenzi pesano più delle parole. I colori – spesso freddi, desaturati – restituiscono la malinconia di una storia che non ha bisogno di urlare per essere potente. E poi, la composizione: ci sono vignette che sembrano fatte per restare nella memoria.

Sguardi sospesi, tocchi leggeri, mani che esitano. E quella tensione costante tra istinto e controllo che attraversa tutta l’opera.
Il legame tra Minsuk e Bexan non è immediato. Non c’è colpo di fulmine, non c’è romantizzazione precoce.

C’è tempo.
Tempo per imparare a conoscersi, a convivere, a fidarsi.

Ed è questo uno dei più grandi punti di forza dell’opera: il romanticismo è costruito sulle crepe della vita, non sulle idealizzazioni. E cresce lentamente, tra un pasto condiviso, un gesto di cura, una notte in cui i confini diventano più sfocati. E mentre la storia evolve, nuovi personaggi entrano in scena. Non sono mai mere comparse.

Ognuno porta qualcosa, arricchisce l’intreccio, aggiunge complessità ai sentimenti dei protagonisti.

In cinque volumi, la narrazione riesce a restare compatta e coerente, ma densa di emozioni, con un ritmo che alterna con grande naturalezza commedia, dramma e romanticismo.

💭 In conclusione

Wolf in the House è una riflessione travestita da storia d’amore.

Una parabola sulla natura umana, sulle trasformazioni dell’anima, e su quel bisogno ancestrale di sentirsi accolti, anche quando si crede di essere troppo “diversi” per essere amati.

È una storia che commuove, che sorprende, che resta. Perché alla fine, ognuno di noi ha un po’ di Bexan dentro. E forse, anche un po’ di Minsuk.

Navillera: il manhwa che insegna che non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni

Navillera è un manhwa coreano delicato e profondo che affronta il tema dei sogni accantonati, della libertà individuale e della rinascita personale. La storia segue Shim Deok Chool, un uomo di 70 anni che ha sempre vissuto secondo le aspettative degli altri, ma che decide finalmente di inseguire il sogno di una vita: danzare. Accanto a lui, Lee Chae Rok, un giovane ballerino disilluso, ritroverà se stesso grazie all’incontro con questo anziano tenace e determinato. Un racconto emozionante che ci ricorda quanto sia importante vivere seguendo la propria verità, indipendentemente dall’età o dal giudizio altrui. Un manhwa imperdibile per chi cerca storie che parlano al cuore.

Trama: Shim Deok Chool ha 70 anni, è un ex impiegato delle poste e ha sempre sognato di ballare. Ha messo da parte il suo sogno per sostenere la sua famiglia. Ma dopo il ritiro dal lavoro decide di perseguire di nuovo il suo sogno. La sua famiglia (sua moglie e figli ormai adulti) non è contenta di questa sua decisione, ma Shim Deok Chool non esita e si unisce a una compagnia. Lì incontra Lee Chae Rok, un giovane di 23 anni che dopo aver provato diversi sport decide di dedicarsi al balletto. Sua madre era una ballerina, ma è morta di una malattia quando Lee Chae Rok era ancora bambino. Suo padre, invece, in seguito è andato in bancarotta. Lee Chae Rok capisce che ha talento, ma i rapporti con il padre sono complicati e ha difficoltà a mantenersi, per cui è demotivato. È in questo momento Shim Deok Chool appare nella sua vita.

Cosa ne penso?

C’è un momento nella vita in cui si smette di sognare. Succede senza far rumore.
Un giorno scegliamo la “strada giusta”: un lavoro sicuro, le aspettative degli altri, la stabilità.
Chiudiamo i sogni in un cassetto, convinti che, un giorno, li riapriremo.
Ma il tempo passa, e quel giorno non arriva mai.

Shim Deok Chool ha 70 anni.
Ha una moglie, dei figli adulti e una vita intera trascorsa a fare il proprio dovere.
Eppure, c’è un desiderio che non si è mai spento del tutto: danzare.
Danzare leggero, libero, come una farfalla.

Un giorno qualsiasi, sceglie di ascoltare quella voce interiore.
E da quel momento, tutto cambia.

Sul suo cammino incontra Lee Chae Rok, un ragazzo dal corpo giovane ma dall’anima stanca.
Un ballerino che ha perso la fiducia in sé stesso, bloccato dalla paura di non essere abbastanza.
Ma sarà proprio l’incontro con quell’uomo anziano a riaccendere in lui la speranza:
✨ non è mai troppo tardi per iniziare, né troppo presto per smettere di crederci.


💫 Una storia che danza tra emozioni e silenzi

Navillera è un manhwa che cammina in punta di piedi tra le pieghe dell’anima.
Parla di rinunce, di sogni dimenticati, di attese silenziose.
Ma lo fa con rispetto, grazia, e una delicatezza disarmante.
Ti prende per mano e ti sussurra che non è finita:
ogni età ha il diritto di sognare.

In un mondo che ci misura in performance, produttività e obiettivi,
questa storia ci pone una domanda potente:
“Cosa mi rende felice davvero?”


🕊️ La scelta di essere sé stessi

Shim Deok Chool non ha l’approvazione della famiglia.
È ostacolato, deriso, trattato come un vecchio svanito.
Eppure, per la prima volta, sceglie sé stesso.

Lo stesso fa Lee Chae Rok.
Vive nell’ombra di un padre deluso, con l’angoscia di non riuscire a sopravvivere.
Ha smesso di crederci, eppure qualcosa dentro di lui si riaccende.
Due vite diverse, due generazioni opposte.
E lo stesso sogno: diventare liberi.


💬 Un manhwa che parla anche di te

Leggere Navillera è come specchiarsi in una pagina.
Ti ricorda tutte quelle volte in cui hai trattenuto un desiderio,
solo perché qualcuno ti aveva detto che “non era il momento”.

Ma forse, il momento giusto è proprio quando smetti di aspettare.

Perché questa storia non parla solo di danza.
Parla di resilienza, di identità, di verità personale.
Parla di quel coraggio silenzioso che serve per scegliere sé stessi.
Anche se hai 70 anni. Anche se hai paura. Anche se il mondo ti dice che non puoi.


🎬 Navillera ti fa bene al cuore

Ti farà piangere, sorridere, riflettere.
Ti farà venir voglia di rialzarti.
Di crederci ancora.
Di danzare, anche solo dentro.

🦋 Perché alla fine, siamo tutti un po’ farfalle:
fragili, in cammino,
ma con ali che possono ancora aprirsi.

“Anche se il mio corpo invecchia, il mio cuore può ancora danzare.”

My Girlfriend’s Child – Una storia d’amore, paura e consapevolezza che parla a tutte noi


Ci sono manga che intrattengono. E poi ci sono manga che ti prendono per mano e ti portano là dove non volevi guardare: le paure, le scelte difficili, i sogni troppo grandi per la nostra età. My Girlfriend’s Child è questo. Una storia tenera e cruda, che ci ricorda quanto l’amore possa essere bellissimo… ma anche fragile, improvviso, pieno di domande a cui nessuno ti ha mai insegnato a rispondere.

Trama:

Sachi frequenta il secondo anno di liceo e ha una relazione con Takara, suo coetaneo e amico d’infanzia. In una fredda giornata invernale, sentendosi strana, ricorda di aver avuto qualche problema nell’uso dei contraccettivi. Decide quindi di andare in un quartiere lontano da casa, dove compra un test di gravidanza. Entra poi in un family restaurant e qui, dopo aver tirato un profondo respiro, osserva l’esito e scopre di essere incinta.
Comincia così la storia della gravidanza di una studentessa delle superiori!

Cosa ne penso?

Quando l’amore incontra la realtà. Quando la realtà fa tremare le mani.

My Girlfriend’s Child non è un semplice shojo. È un’opera che ti parla sottovoce, ma con una sincerità disarmante. Ti racconta di un amore giovane, dolce, totalizzante… e poi ti fa crollare tutto addosso con due lineette rosse comparse su un test di gravidanza. Due segni che cambiano tutto. E che chiedono troppo, troppo presto.

Sachi e Takara si amano. Passano i pomeriggi insieme, si raccontano i sogni, si tengono per mano come se bastasse quello a costruire il futuro. Poi arriva un ritardo. Un malessere. Un odore che prima era buono e ora fa venire la nausea. E lì, in un bagno qualsiasi, la paura prende forma. Reale. Tangibile. Cruda.

Quest’opera è uno specchio. Riflette tutte quelle sensazioni che almeno una volta, nel silenzio, abbiamo avuto anche noi. La paura di essere “cresciute troppo in fretta”. La confusione. Le ricerche su internet fatte di nascosto. Le domande che ci paralizzano: “E se fosse successo davvero? E se non fossi pronta? Chi mi aiuterebbe? Chi mi crederebbe?”

Ma Mamoru Aoi non racconta solo il panico. Racconta anche la presenza. Takara non scappa. È lì. Accanto. Con la sua età, con le sue insicurezze, ma anche con quella lucidità rara di chi sceglie di restare. Di ascoltare. Di provare ad affrontare insieme una paura più grande di entrambi.

E allora My Girlfriend’s Child diventa qualcosa di più: una riflessione potente su cosa significhi amare davvero. Amare anche quando tutto sembra complicato. Quando nessuno ti ha dato un libretto d’istruzioni. Quando ogni decisione pesa più del tuo stesso corpo.

Non è una storia leggera, no. Ma è una storia che serve. Perché mostra che anche nella confusione, nel buio, nel dubbio più viscerale… può esistere comprensione, delicatezza, rispetto. E che forse, parlare di certe cose può far meno paura, se le guardiamo con gli occhi dell’amore.

Io l’ho letta tempo fa, e rileggerla ora in italiano ha riaperto quelle stesse emozioni. Un nodo alla gola, sì. Ma anche la certezza che quest’opera lascia il segno. Che è giusto che esista. Che è giusto che venga letta. Che è giusto che si parli, anche di queste cose.

Perché il corpo è nostro. Le scelte devono essere nostre. E il diritto di essere ascoltate e sostenute dovrebbe essere la regola, non l’eccezione.

Il nostro Eden senza Dio – manga omegaverse MagicPress

Ci sono storie che parlano al cuore e altre che affondano direttamente nell’anima. Il nostro Eden senza Dio di Yuma Ichinose appartiene alla seconda categoria. Ambientato in un universo omegaverse ma privo delle solite convenzioni, questo manga BL pubblicato da Magic Press Edizioni sorprende per delicatezza e profondità. Tra desiderio, identità e scoperta, accompagna il lettore in un Eden simbolico dove l’amore è istinto, ma anche scelta. Un’opera che merita di essere letta, riletta, e sentita fino in fondo.

Trama: Shikito Takai, che ama la scienza, un giorno percepisce un odore travolgente provenire dal suo compagno di classe Ririto Nishio, per il quale ha sempre provato ammirazione. Durante la lezione di educazione fisica Nishio si affatica e Shikito cerca di portarlo in infermeria. Ma in qualche modo i due finiscono nel ripostiglio degli attrezzi. Questa è la storia dei primi Alfa e Omega della razza umana.

Cosa ne penso?

Ci sono manga che si leggono con gli occhi e altri che si assaporano con l’anima. Il nostro Eden senza Dio è una storia che ti scava dentro senza chiedere permesso, ti sfiora con la delicatezza di un profumo inaspettato e ti spinge a riflettere su cosa significhi davvero desiderare qualcuno. A fondo. Fino a perdere la misura.

La vicenda ruota attorno a Shikito, un ragazzo razionale, amante della scienza, e Ririto Nishio, il compagno di classe da sempre oggetto della sua silenziosa ammirazione. Un giorno, tra i due accade qualcosa di inspiegabile: un odore travolgente accende una chimica istintiva e sconvolgente. Una scintilla che, più che rivelare una dinamica, ne apre un mondo. Quello degli alfa e omega, ma raccontato in modo nuovo, riflessivo, emotivamente carico.

Nel contesto dell’omegaverse, genere molto presente nel BL giapponese, i ruoli biologici (Alpha, Beta, Omega) rappresentano metafore potenti per parlare di desiderio, potere, differenza. Spesso però questi ruoli vengono trattati in modo meccanico o stereotipato. Qui, invece, Yuma Ichinose rompe lo schema: i protagonisti non si definiscono, non si incasellano. Non c’è una spiegazione scientifica, né un’etichetta da subito. C’è solo un’attrazione misteriosa e potentissima che li avvicina e li spinge a interrogarsi: Perché succede? Chi siamo diventati, adesso?

Ed è proprio questo mistero che rende la narrazione così intensa. La componente smut non è fine a sé stessa, ma diventa veicolo di intimità emotiva. I corpi si incontrano, sì, ma soprattutto si raccontano. Si scelgono. E lo fanno in uno spazio che diventa sempre più intimo e simbolico: l’Eden.

🕊 Cos’è l’Eden?

Nel titolo, Il nostro Eden senza Dio, l’Eden rappresenta uno spazio interiore, un rifugio, ma anche un terreno neutro, dove i sentimenti possono germogliare senza regole imposte dall’alto. È un luogo dove Dio è assente — ma non in senso negativo. È un Eden umano, fragile, terreno. Dove i protagonisti devono imparare a conoscersi senza linee guida, a gestire emozioni primordiali come l’attrazione, il desiderio, la paura, la tenerezza.

Il loro Eden è una palestra abbandonata, un ripostiglio, un’aula vuota, ma anche un cuore che batte troppo forte. È il posto in cui ci si guarda per la prima volta davvero. Dove ci si sceglie — senza sapere ancora se si potrà restare.

La forza di quest’opera sta nel bilanciare dolcezza e tensione, fisicità e introspezione. I disegni di Ichinose sono morbidi, quasi ovattati, lontani dagli stili più netti a cui siamo abituati: contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, quasi onirica, che avvolge tutto il racconto.

L’edizione italiana a cura di Magic Press Edizioni è attenta e curata, con un cofanetto che raccoglie i primi due volumi e un booklet che regala contenuti extra preziosi. Un ottimo punto di partenza per lasciarsi trasportare in una storia che parla sì di attrazione, ma anche di trasformazione, fiducia e promessa.

Non so dove ci porteranno Shikito e Nishio, ma so che questo Eden — così imperfetto, così umano — mi ha già lasciato il segno.

EXISTENCE – Il webtoon coreano che esplora il senso dell’essere umano | Recensione Vol. 1

Introduzione d’impatto per WordPress e Instagram:

Cosa resta di noi dopo miliardi di vite?
Se sei in cerca di una lettura intensa, esistenziale e visivamente mozzafiato, EXISTENCE è il webtoon che devi assolutamente conoscere.
In questo articolo ti porto alla scoperta del primo volume della miniserie edita da Gaijin, che parla di evoluzione, umanità e rinascita con uno stile unico.

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Trama: Lee Jain ha vissuto sulla Terra per 3.5 miliardi di anni, morendo e reincarnandosi in innumerevoli specie. Adesso, nella sua attuale vita, si è reincarnato in Corea del Sud come un umano, la specie che più odia. Avendo ereditato tutta la forza, le abilità speciali e i ricordi delle sue forme animali passate, Jain è determinato a sopravvivere ed eliminare la specie umana. Tuttavia, per via di un improvviso incidente perde la memoria, e dopo aver fatto diversi incontri con diverse creature Jain inizia a porsi una domanda: vale la pena risparmiare gli umani o la loro specie è destinata all’estinzione?

Cosa ne penso?

EXISTENCE, scritto da Kwangjin e illustrato da Kim Kyungjun, è un webtoon pubblicato in Italia da Edizioni Gaijin.
Con il suo primo volume – corposo e splendidamente illustrato – ci catapulta in una narrazione che intreccia filosofia, fantascienza e dramma umano.

La trama parte da una premessa sorprendente: e se l’esistenza non fosse limitata a una sola forma? Se fossimo stati tutto – pietre, insetti, animali, piante – e solo oggi, per la prima volta, avessimo preso forma umana?

Il protagonista, un neonato apparentemente silenzioso e distaccato, nasconde un’anima antica quanto la Terra stessa. Cresce in silenzio, osservando la realtà con uno sguardo alieno ma curioso, fino a iniziare un lento e potente processo di trasformazione.
Non solo fisica – sviluppando forza, velocità e telepatia – ma soprattutto interiore: l’apprendimento dell’affetto, della fiducia e del dolore umano.

È proprio questa tensione tra ciò che è stato e ciò che si sta diventando a rendere EXISTENCE così profondo.
Ogni pagina è attraversata da domande implicite:
Cosa significa davvero essere umano? Come ci relazioniamo al mondo? Quale parte di noi è scelta e quale è memoria?

Il tratto artistico è dinamico e dettagliato, capace di sostenere una narrazione che si sviluppa come un lungo prologo verso qualcosa di più grande. Una scelta narrativa che permette di creare un legame empatico fortissimo con un personaggio che non parla, ma che comunica moltissimo.

Attraverso uno stile fluido e potente, EXISTENCE ci mette davanti alle contraddizioni della nostra specie: la capacità di distruggere e quella di proteggere, la crudeltà e la compassione, la violenza e la speranza.
Un’opera che riesce a essere sia intima che universale, come solo le grandi storie sanno essere.


🌌 Conclusione:

Con il primo volume di EXISTENCE, entriamo in una narrazione che lascia il segno.
Un inizio lento ma magnetico, che costruisce un personaggio fuori dal comune e ci invita a riflettere su chi siamo davvero.
Se ami le storie che mescolano introspezione, potere e bellezza visiva, questa mini-serie – conclusa in quattro volumi – merita un posto speciale nella tua libreria.

📌 Hai mai letto una storia che ti ha fatto sentire minuscolə e immenso allo stesso tempo?
Parlamene nei commenti e salva questo articolo per recuperare i prossimi volumi.
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La Tomba del Faraone – Keiko Takemiya Jpop Manga

Ci sono storie che non si leggono. Si vivono, si respirano, si incidono sotto pelle.
La Tomba del Faraone, recentemente ripubblicato da J-Pop Manga in una splendida edizione in quattro volumi, è una di quelle opere che non si dimenticano. Firmato dalla leggendaria Keiko Takemiya, questo manga storico non è solo un capolavoro narrativo ambientato nell’Antico Egitto, ma anche una pietra miliare da non farsi sfuggire.

In questo articolo ti porterò nel cuore di una saga struggente, intrisa di politica, spiritualità, vendetta e redenzione. Se ami i manga con un impianto narrativo profondo, visivamente eleganti e con personaggi indimenticabili, sei nel posto giusto.

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Trama: Quattro millenni fa, la solida unità dell’Egitto si sgretola inaugurando un’epoca di conflitti. In questi anni dominati dal rancore, in cui il potere è l’unica cosa che conta, la piccola e paci-fica nazione di Esteria, ricca di sapienza e cultura, viene distrutta da Sneferu, sovrano del potente regno di Urjna. Così Sariokis, il bellissimo principe di Esteria, giura di vendicare la sua gente… Un destino crudele tesse la trama di questo dramma di amore e battaglie ambientato nell’Antico Egitto.

Cosa ne penso?

Il manga si apre sulle ceneri della civiltà di Esteria, un regno fiorente, pacifico, avanzato. La sua distruzione per mano dell’imperialista Urjna, governata dal Faraone Sneferu, è l’atto iniziale di un lungo viaggio nel dolore e nella memoria. Un’intera nazione viene annientata senza pietà, cancellata dalla mappa, dai testi, dalla storia. Solo un superstite rimane: Sariokis, il principe, l’erede, un bambino testimone dell’orrore.

Sariokis cresce con un unico scopo: vendicare la sua terra. Ma la vendetta, nelle mani di Takemiya, non è mai semplice. È un percorso irto di dubbi, di incontri inaspettati, di sentimenti contrastanti che sfiorano l’odio, la pietà, la compassione. Attraverso il suo sguardo si esplorano le macerie dell’identità, la forza dei legami spezzati e la possibilità – forse impossibile – di redenzione.

Keiko Takemiya non ambienta la sua storia in un Egitto generico, ma costruisce un mondo che vibra di elementi reali e spirituali. I riferimenti alla cultura egizia sono molti: dalla presenza simbolica di Anubi, divinità della morte e protettore delle anime nell’aldilà, fino all’evocazione dei concetti di ordine (Ma’at), vendetta (Sekhmet) e rinascita.

L’intero manga è attraversato da un’aura di sacralità: le piramidi, i rituali, la tomba che custodisce i segreti di un potere dimenticato… tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra vita e aldilà. Il titolo stesso, La Tomba del Faraone, non è solo un luogo fisico, ma anche un simbolo: della verità sepolta, del potere usurpato, delle memorie che non vogliono morire.

L’opera non si limita a una narrazione lineare di vendetta. È una riflessione sul potere delle emozioni, sull’ambiguità dei sentimenti umani. Il rapporto tra Sariokis e Sneferu è emblematico: se da una parte il giovane erede vede nel Faraone l’incarnazione del male, dall’altra Sneferu stesso non è un mostro bidimensionale, ma un uomo tormentato, autoritario ma non privo di ombre e contraddizioni.

Un aneddoto centrale è il momento in cui Sariokis, camuffato da servo, riesce ad avvicinarsi al Faraone senza farsi riconoscere. In quel contatto, in quello sguardo, si avverte un’umanità spiazzante: il carnefice diventa più fragile, e la vendetta più dolorosa. Non è raro che Sariokis si trovi diviso tra la sete di giustizia e la compassione umana. Una tensione che attraversa tutto il manga e che rende i personaggi vivi, umani, credibili.

Chi conosce Takemiya sa che le sue tavole non sono mai solo illustrazioni: sono linguaggio, voce, emozione. Le espressioni dei personaggi, la composizione delle scene, la gestione dello spazio vuoto – tutto contribuisce a raccontare anche ciò che le parole non dicono. La Tomba del Faraone si colloca in un punto cruciale della sua carriera, poco prima della realizzazione de Il poema del vento e degli alberi, e già si avverte quella profondità che la renderà una delle autrici più influenti del panorama manga mondiale.

Oggi più che mai, La Tomba del Faraone merita di essere letto, discusso, amato. In un’epoca in cui il manga è spesso sinonimo di velocità, Takemiya ci ricorda che esiste un modo lento, profondo e potente di raccontare. I suoi temi – identità, memoria, spiritualità, senso di giustizia – sono universali, capaci di toccare anche lettori e lettrici del nostro tempo.

La recente edizione italiana di J‑Pop Manga rende finalmente accessibile questo capolavoro dimenticato. Un’occasione imperdibile per scoprire un’opera che è molto più di un manga storico: è un racconto sull’anima, sul destino e sulla speranza.

Hai già letto La Tomba del Faraone? Cosa ti ha colpito di più: l’atmosfera, i personaggi, il peso della vendetta, il fascino del mito egizio?
Parliamone nei commenti: perché alcune storie, come quelle custodite in una tomba millenaria, meritano di essere riportate alla luce, lette e custodite.

“Credimi, è amore” Vol. 1 – Quando l’amore ti insegna ad affidarti

Cosa succede quando chi ha sempre portato il peso del mondo sulle proprie spalle incontra qualcuno disposto ad alleggerirglielo, un sorriso alla volta?
Credimi, è amore di Fujimomo, edito da JPOP Manga, è uno shojo che racconta proprio questo: la dolcezza inaspettata di un incontro, la possibilità di lasciarsi andare, e la forza di farsi vedere fragili.

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Trama: Un giorno, mentre si sta recando a casa, la studentessa Risa incontra un misterioso giovane ferito e, volendolo aiutare, si mostra gentile con lui. Da quel momento, il ragazzo inizia a seguirla…

Cosa ne penso?

Cosa succede quando chi ha sempre portato il peso del mondo sulle proprie spalle incontra qualcuno disposto ad alleggerirglielo, un sorriso alla volta?
Credimi, è amore di Fujimomo, edito da JPOP Manga, è uno shojo che racconta proprio questo: la dolcezza inaspettata di un incontro, la possibilità di lasciarsi andare, e la forza di farsi vedere fragili.

La protagonista, Risa Amakawa, è una ragazza responsabile, chiusa, e abituata a non chiedere mai nulla a nessuno. Si prende cura di tutti… tranne che di se stessa. Una figura forte, ma logorata da quella forza imposta, che si riconosce in molte letture contemporanee di personaggi femminili profondi e realistici.

Ed è proprio quando meno se lo aspetta che incontra Hinami: un ragazzo all’apparenza sfrontato, provocatorio, quasi da evitare. Ma basta poco per capire che dietro quella facciata ruvida si nasconde un cuore attento, capace di leggere gli altri senza invaderli. Hinami è il tipo di personaggio che entra in scena con rumorosa leggerezza – e rimane nel cuore per la sua dolce autenticità.

Quello che rende speciale Credimi, è amore è la leggerezza emotiva: non intesa come superficialità, ma come una forma di delicatezza narrativa.
È un manga che sa farti respirare.
Parla di amore nei dettagli, nei silenzi, negli incontri casuali sotto la pioggia… ma soprattutto parla di fiducia.

“Non è fantastico sapere che io e te ci aiuteremo sempre, qualunque cosa succeda?”

Una frase semplice, riportata sul retro del volume, che risuona come una carezza.
Non solo tra i personaggi: anche verso chi legge. Ti ricorda che affidarsi a qualcuno non è un segno di debolezza, ma di amore. Nella sua forma più sincera.

Hai mai vissuto una situazione simile a quella di Risa?
Hai costruito muri per proteggerti… e poi qualcuno, con gentilezza, è riuscito a guardare oltre?
Questo manga parla anche a chi, come me, ha bisogno di sentirsi capita – senza dover dire tutto ad alta voce.

Se ami le storie con protagonisti imperfetti, ironici e umanamente fragili, Credimi, è amore è una lettura che ti emozionerà.
È uno shojo adolescenziale ma maturo, capace di giocare con i cliché senza mai risultare scontato.

3650 giorni senza te – Il manga Boys’ Love di Hitomi che racconta dolore, silenzi e redenzione

“3650 giorni senza te” è il manga Boys’ Love di Hitomi che ha sconvolto i lettori per la sua intensità emotiva e la crudezza dei suoi temi. Pubblicato da Star Comics all’interno della collana Queer, è un volume unico che affronta la distanza, il trauma e il senso di colpa con una delicatezza spietata. In questo articolo ti racconto perché questa storia merita di essere letta – anche se ti spezzerà il cuore.

Trama:

Maki si dichiara al suo migliore amico Katsumi, che lo respinge, dicendogli che è disgustoso. I due prendono strade diverse ma dopo dieci anni si incontrano di nuovo per pura coincidenza. Il loro non è un ricongiungimento gioioso: Maki scopre che il suo amico, che una volta era etero, ora va a letto con uomini dalla pessima reputazione. Ignora che dopo aver subito una violenza, Katsumi ha iniziato a fare sesso violento come punizione per aver ferito Maki in passato. La sua reazione ai sentimenti di Katsumi è quella di dire al suo amico che allora sarà lui a punirlo.

Cosa ne penso?

3650 giorni.

Dieci anni in cui la distanza non ha fatto che ingigantire le cicatrici.

Il manga 3650 giorni senza te di Hitomi – già conosciuta per Transparent Love – non è un Boys’ Love qualsiasi. Non racconta una storia romantica, ma una storia ferita. Una storia che scava dentro, tra il silenzio delle parole non dette e il senso di colpa che cambia il modo in cui si guarda sé stessi.

La trama è semplice, ma brutale:
Maki si dichiara al suo migliore amico Katsumi, ricevendo in risposta un tagliente “Mi fai schifo”. Un momento che segna la fine della loro amicizia, della fiducia, dell’adolescenza. Da lì, i due si separano per dieci lunghi anni.

Quando si rivedono, non c’è abbraccio.
C’è tensione, distanza, incredulità.

Maki trova un Katsumi profondamente cambiato, che si lascia andare a rapporti occasionali e autodistruttivi con uomini che non lo rispettano. Katsumi, un tempo eterosessuale dichiarato, ora è avvolto da un dolore che ha radici in una violenza subita. Vive ogni rapporto come una punizione per ciò che ha fatto a Maki dieci anni prima.

E Maki, tra rabbia e amore, decide di essere lui a punirlo.

Cosa succede quando il dolore diventa l’unico linguaggio possibile?
Quando l’amore non si esprime più con tenerezza, ma solo con rabbia e colpa?

Hitomi ci consegna un volume imperfetto ma autentico. Non ha paura di raccontare l’omosessualità repressa, la violenza, il rifiuto di sé e le ferite che non guariscono. I volti dei personaggi, disegnati con tratto delicato e fortemente espressivo, raccontano molto più delle parole: ogni sguardo e ogni gesto pesa come una confessione non detta.

3650 non è solo un numero. È un simbolo: di distanza, dolore, ricerca, rimorso. Sono i giorni in cui due persone si sono cercate, evitate, ferite. Senza mai smettere davvero di appartenersi.

Nel volume è presente anche un racconto breve intitolato Due immaturi diventati adulti, che riflette sulle stesse tematiche: crescita, identità, fragilità e consapevolezza.

✅ Cosa funziona:

  • Temi maturi trattati con rispetto
  • Profondità emotiva intensa
  • Disegno espressivo e coerente con l’atmosfera

❌ Cosa può non piacere:

  • Ritmo narrativo accelerato in alcuni passaggi
  • Dinamiche che si sviluppano con poca gradualità

💬 A chi lo consiglio?

A chi ha apprezzato Transparent Love, a chi ama i BL che affrontano il dolore senza filtri, e a chi cerca una lettura che lascia il segno – anche se fa male.