“Qui a Tokyo, i fiori sono più pericolosi delle pistole.”
Basta questa frase per comprendere la tensione che abita ogni pagina di Wild Strawberry, un manga che si impone fin da subito con un’identità narrativa potente e una costruzione visiva memorabile. Pubblicato in Italia da Star Comics, il titolo si inserisce perfettamente tra le novità più promettenti dell’anno, con una narrazione cupa, disturbante e profondamente emotiva.
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Trama: Trentasei anni fa le piante hanno invaso Tokyo. Si ignorano le cause ma sono diventate una minaccia per gli esseri umani. Riescono, come forme parassitarie, a invadere i corpi umani trasformandoli in mostri conosciuti come Jinka. Al culmine della loro esistenza esplodono diffondendo spore, e provocando negli individui vicini al momento dell’esplosione nuove contaminazioni. Un vaccino efficace è stato creato, ma il costo è proibitivo per le zone più povere della città. Kingo e Kayano, fratello e sorella, cercano di sopravvivere in una di quelle zone, ma la ragazza da tempo è diventata un Jinka.
Cosa ne penso?
In un mondo ormai quasi completamente devastato, dove l’umanità è ridotta a un ricordo e la sopravvivenza è un gioco di istinto e resistenza, Wild Strawberry si impone come una delle opere più interessanti nel panorama del manga contemporaneo. Un’opera che mischia sapientemente atmosfere apocalittiche, elementi sovrannaturali, una componente splatter ben dosata e riflessioni di profondo impatto sull’identità e la convivenza.

La storia segue Kingo e Kayano, due giovani che cercano di restare vivi in una Tokyo spettrale e pericolosa, ormai invasa dai cosiddetti fiori umani — creature mostruose e affascinanti che possono annidarsi ovunque, anche all’interno delle persone. Il senso di claustrofobia, il terrore costante, la mancanza di fiducia nel prossimo… tutto è orchestrato con una regia visiva che non lascia respiro.

Il tratto grafico è uno dei punti di forza dell’opera: dettagliato, dinamico, tagliente. Ogni vignetta sembra portare con sé il battito accelerato dei protagonisti, rendendo l’esperienza di lettura intensa e coinvolgente. Ma ciò che sorprende ancora di più è il tono profondamente umano della narrazione. In mezzo alla distruzione e alla paura, emergono desideri semplici e toccanti: come il sogno di Kayano di sedersi in un ristorante per famiglie, vivere la normalità, anche solo per un istante.
Eppure proprio Kayano nasconde qualcosa. Qualcosa di pericoloso. Una verità scomoda che minaccia la fragile speranza dei due protagonisti.

Tra momenti di rara dolcezza e improvvise esplosioni di violenza, Wild Strawberry riesce a raccontare una storia che non parla solo di sopravvivenza, ma di legami, memorie, e della costante tensione tra l’umano e l’“altro”. L’equilibrio narrativo tra azione e introspezione è gestito con grande maturità, e la lettura scorre rapida, lasciando nel lettore una sensazione di inquietudine e malinconia.
Con un ritmo serrato, un world-building intrigante e un design mostruoso originale, Wild Strawberry si candida a diventare uno dei manga più discussi degli ultimi tempi, anche grazie alla notizia che la sua conclusione è già stata annunciata in Giappone — rendendolo un’opera breve, intensa e (forse) perfettamente calibrata.








