Padri

Se siete in cerca di un romanzo che vi tenga sulle spine e che vi tenga compagnia in queste sere in cui si sta avvicinando l’estate, volete leggere qualcosa di particolare e di diverso, qualcosa di profondo e che mi trasmette delle emozioni allora continuate a leggere questa recensione.

Padri” di Giorgia Tribuiani edito dalla Fazi Editore, è una scoperta da non farsi sfuggire.

Trama:

È un pomeriggio di primavera quando, con lo stesso corpo e la stessa età del giorno della propria morte, Diego Valli risorge. Si risveglia sul pianerottolo di quello che era stato il suo appartamento, tira fuori le chiavi, prova a infilarle nella serratura ma si trova faccia a faccia con il figlio Oscar, lasciato bambino e invecchiato ormai di oltre quarant’anni. Da qui, ha inizio una vicenda di riconciliazioni e distacchi, una storia intensa e sincera sul rapporto tra padri e figli e sulla necessità del perdono.
Una volta riconosciuto il padre, Oscar affronta il comprensibile straniamento aggrappandosi alle incombenze della quotidianità, mentre Clara, sua moglie, non crede al miracolo e si oppone all’idea di ospitare in casa uno sconosciuto. A complicare le cose, si aggiunge l’arrivo di Gaia, la figlia della coppia, che torna nella città natale per trascorrere le vacanze. Di nascosto dalla madre, che è spesso via per lavoro, Gaia finalmente ha l’occasione di conoscere suo nonno: un uomo profondo, amante della musica, più simile a lei di quanto sia mai stato suo padre. Oscar, al contrario, scoprirà aspetti di Diego che non pensava gli appartenessero.
Dopo il perturbante e vertiginoso Blu, Giorgia Tribuiani torna con un romanzo dalla prosa tesa e accattivante che si appunta su una storia a tre voci di rabbia e dolore, parole non dette e seconde occasioni. Una riflessione sulla famiglia dalla trama originale in bilico tra realtà e impossibile per un’autrice che, come poche, sa scavare nell’animo umano per far emergere il rimosso e stimolare la comprensione con uno stile personale notevole e a tratti sorprendente.

«Padri testimonia come in minime storie possono rivelarsi spazi immensi. Un libro d’amore in senso largo, come accettazione e accoglienza dell’altro, quindi comprensione dell’umano al di là del proprio perimetro individuale. Certo c’è anche di più: la voce del perdono, la generosità di offrire sempre altre occasioni di fronte alla mancanza, all’assenza, ai sempre possibili errori che accompagnano i giorni che ci sono dati. Alla fine, verrebbe solo da dire, da parte di chi scrive come di chi legge: non è niente, è la vita soltanto».
Remo Rapino

Cosa ne penso?

Una volta che si inizia questo romanzo è impossibile fermarsi, ogni parola ti porta a leggere quella successiva fino a terminare il libro.

Sicuramente è una storia molto suggestiva, tra l’altro parla di un salto temporale molto particolare e dei personaggi che con il loro carattere così spontaneo e loro pensieri così reali, vi faranno venire i brividi.

Parla di occasioni perse, di occasioni recuperate, di opportunità nuove e di conoscenze da non abbandonare. Difficoltà che ci potrebbe essere di fronte ad una perdita per poi essere catapultati in una realtà in cui quella perdita appartenente a passato, di quel corpo che prima giaceva in una bara e adesso è vivo e vegeto di fronte a te e ti sta salutando.

Spiegato in questa maniera molto superficiale penserete che in realtà questo romanzo rientra particolarmente del genere thriller e non in una narrativa, ma è qui che vi state sbagliando.

In realtà è semplicemente una riflessione inerente alle relazioni che intercorrono all’interno della famiglia, tra madre e padre, tra madre e figlia, tra figlia e padre, tra padre e padre. Un romanzo che si alterna fra impossibilità in realtà, tra illusione e pazzia, tra opportunità e fragilità.

La scrittrice realizza una narrazione molto veloci, non si sofferma in realtà molto sui particolari o sugli ambienti circostanti ma cerca di affrontare questa tematica e questa storia in maniera molto confidenziale con il lettore.

Infatti non troverete dei simboli che annunceranno una conversazione, ma troverete un testo compatto che scorre velocemente, che i vostri pensieri iniziano essere coordinati in simbiosi con la lettura che state affrontando.

I personaggi sono sempre in cerca del contatto, dell’amore, di sentimenti puri e reali che non vengono distinti e combinati con i sogni. Cercano qualcosa di concreto a cui acchiapparsi e affidarsi.

Il tutto nasce con una classica famiglia composta da madre, padre e una figlia universitaria che ogni tanto decide di tornare a casa a fare compagnia ai suoi genitori. Un giorno però, sentiranno bussare alla porta e una volta aperta, si trovarono di fronte un signore che ha lo sguardo confuso, convinto che quell’appartamento fosse la sua abitazione per poi scoprire che in realtà non è così.

Si potrebbe pensare che sia un ubriacone, già qualcuno che sta giocando un brutto scherzo ma osservandolo bene quell’uomo davanti alla porta è Diego Valli, il papà di Oscar, deceduto parecchi anni prima quando Oscar aveva solamente otto anni.

“Padri” incalza perfettamente il rapporto morboso, classico, pieno di fragilità e di emozioni particolari struggenti che possono vivere all’interno di una famiglia. Le difficoltà, i litigi, le verità.

Questo titolo lo consiglio per chi vuole approfondire la tematica della famiglia, dei rapporti che intercorrono tra un soggetto all’altro, delle verità nascoste o delle verità che pensiamo di conoscere.

Our not so Lovely planet travel guide

Il mese di Maggio è quel mese che ci invita a preparare il nostro biglietto di viaggio e goderci l’estate! E come non godercelo in compagnia del nuovo boy’s love pubblicato dalla Star Comics?

Our Not So Lonely Planet Travel Guide” è una storia assolutamente da non perdere soprattutto per chi ama viaggiare, per chi vorrebbe tornare a viaggiare ma anche per chi ama scoprire nuovi posti, nuove culture e nuovo cibo.

Per questo titolo e per il suo primo volume di lancio, in Italia è stato portato sia il formato regular con questo copertina rosso sgargiante in cui vengono illustrati i nostri due protagonisti pronti per il primo viaggio, ma anche la variante che racchiude all’interno di un box il primo volume con una copertina diversa, una mappa tutta da colorare con i posti che i personaggi andranno a visitare, e due Polaroid.

Un titolo assolutamente da non perdere, un titolo che ti farà innamorare del mondo, delle culture che si possono imparare e del buon cibo che si può assaggiare.tra problematiche di viaggio e divertimenti, i nostri protagonisti

Trama:

Asahi Suzumura e Mitsuki Sayama potrebbero sembrare una strana coppia, ma hanno stretto un patto: andranno in vacanza in giro per il mondo e quando torneranno in Giappone si sposeranno. Durante il viaggio, passando da una nazione all’altra, incontrano diverse persone, culture e cucine, grazie alle quali riescono a conoscere meglio il mondo e loro stessi.

Cosa ne penso?

Quando la StarComics ha annunciato questo titolo, sono rimasta super incantata sia dalla proposta del portare per il primo volume di lancio informato regular nonche anche il formato variant.

Chi ha detto che attraverso i manga non è possibile acquisire nuove informazioni relative al mondo, alle piccolezze che potremmo anche tralasciare e ad incantarci di fronte a delle meraviglie inesplorate?

Our not so lovely planet travel guide” non è solo un boy’s love, ma è una fonte di informazioni. Proprio perché i nostri due protagonisti, con i loro sentimenti un po’ traballanti e la loro promessa di sposarsi una volta terminato il giro del mondo, ci faranno scoprire le bellezze del mondo, ci faranno divertire con i loro ostacoli che possono intercorrere durante un viaggio, le loro paure, ma soprattutto la felicità che si può provare nel scoprire ed essere accompagnati in qualcosa di unico e speciale.

Indipendentemente dal fatto che siamo di fronte ad un boy’s love, questo non è un motivo per alcuni per scartarlo, anzi, Mone Sorai ha creato una storia magnifica con una grande cura per i Paesi descritti sia nella loro immagine e rappresentazione nonché anche per le curiosità, monumenti tipici, cibi tradizionali.

È un viaggio intorno al mondo, ma non è solo questo, perché già dal primo viaggio dei nostri protagonisti che avviene in Thailandia possiamo trovarci di fronte a dire che sfociò nella comunità lgbtq+ . Riusciamo a comprendere come si metta per iscritto la importanza di saper apprezzare le altre culture, di saper comprendere i limiti delle nostre culture ma soprattutto delle impostazioni che la società ci trasmette la società con i propri ideali e paragonarlo in questo caso tra i pensieri che viaggio della società giapponese e la libertà di espressione che è presente in Thailandia, fa davvero molto pensare.

Viene spiegato come in Thailandia ciascuna persona è libera di essere quello che è perché “io sono io e il mio cuore il mio cuore“. Indipendentemente dal fatto che ci possono essere trans, etero, omosessuali o qualsiasi altro genere di persona che ha la libertà di esprimersi e il diritto di essere quello che vuole, la bellezza è proprio il voler dimostrare come è possibile cambiare il proprio pensiero da turista e soprattutto saper apprezzare queste differenze che arricchiscono la nostra anima.

Il secondo viaggio è nel maestoso territorio dell’India, con le sue problematiche di traffico, con le sue problematiche e ostacoli in cui intercorrono i protagonisti, scopriranno in realtà c’è questa terra e ricca di bellezze e di cultura inestimabile.

Nel terzo viaggio che conclude il primo volume, invece, ci troviamo nella Giorgia, con la sua particolarità del vino che viene fermentato nel sottosuolo all’interno di alcune cantine chiamate ‘marani’, con la particolarità delle su saune, con le sue cattedrale maestose e illuminanti. I protagonisti troveranno delle ex compagni di istituto che faranno sorge già i primi di gelosia.

Perché consiglio di recuperare questa storia?

È una storia fresca, una storia innovativa. È qualcosa che non ti annoia, qualcosa che ti spinge di acquistare anche il prossimo volume, di leggere d’un fiato capitolo dopo capitolo.

Si può certamente affermare che il disegno di Mone Sorai è unico, nelle sue particolarità di raffigurazione dei protagonisti con queste linee semplici e a volte grezze per il viso, questi sguardi brillanti e pieni di eccitazioni, riesce a mantenere una buona andatura e un’ottima narrazione. Il punto focale più eccitante del suo disegno è proprio la rappresentazione dei monumenti, del cibo e dei luoghi da visitare. Ho trovato che i suoi disegni sono incantevoli, maestosi. Il lettore rimane incantato durante questo viaggio intorno al mondo e la cultura che si riesce ad estrarre dal primo volume è notevole.

Io ho imparato molte cose che non sapevo inerente a questi tre primi paesi e questa cosa mi ha reso davvero felice. Sono felice perché oltre a parlare di tematiche lgbtq+ che vengono citate nel primo viaggio, la gelosia e tanti altri sentimenti, Out not so lovely planet travel guide ti insegna il mondo.

Lontananza

In questo articolo blog vi parlerò con il cuore di un titolo che mi ha completamente catturato sotto molti punti di vista. La fragilità e la forza d’animo che emana Vigdis Hjorth con le sue parole, riesce a farvi immergere nella profondità dell’adolescenza e dei problemi con sé stessi e con i propri genitori.

lontananza

Trama:

Dopo Eredità, che ha reso celebre l’autrice a livello internazionale, torna Vigdis Hjorth con il suo ultimo romanzo: una nuova storia di famiglia in cui le bugie, i silenzi e i segreti si sciolgono lentamente sotto il flebile sole norvegese dopo decenni di gelo.

Johanna torna in Norvegia dopo trent’anni di assenza e, rompendo il divieto di contattare la famiglia, telefona alla madre, che ormai ha ottantacinque anni ed è vedova. Nessuna risposta. Per i suoi parenti Johanna non esiste più: è morta quando, appena sposata, studentessa di Legge per volere del padre avvocato, ha mollato tutto per diventare pittrice e si è trasferita nello Utah con il suo professore d’arte, con cui ha avuto un figlio. Johanna ormai è un’artista piuttosto quotata, ma persino i soggetti dei suoi quadri scatenano l’ira dei familiari, che in essi vedono una denigrazione ulteriore nei loro confronti, soprattutto per il modo in cui viene raffigurata la madre. Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto.

Cosa ne penso?

Lontananza è un romanzo verso se stessi.

La lettura di questo romanzo si concentra nella narrazione di sentimenti ed emozioni di vita di una donna che dopo aver passato la sua intera esistenza ad aver perso piccole parti di sé stessa relative alla sua connessione con la figura materna e paterna che hanno comportato una grande evoluzione del suo essere, se riesci a percepire per tutta l’andamento della scrittura come le percezioni e riescono a uscire fuori ed entrare nel cuore del lettore.

Ti trovi in poco tempo, catapultato in un romanzo che tiene sulle spine, romanzo pieno di pensieri ed emozioni negative e che si sviluppano piano piano insieme al passare del tempo e alla crescita della protagonista.un distacco dei classici valori acquistiamo abituati dar conto, come se non andate accordo con un familiare fosse una cosa sbagliata, un concetto che è impossibile accettare.

Un romanzo dalle corde dolci e amare.

Un romanzo dalle spine velenose.

E’ una valanga di agitazione. E’ una connessione verso l’anima.

La protagonista, tra quelle pagine di diario, cerca di trovare indizi per sé stessa e per comprendere se alla fine della sua esistenza, il rapporto con la madre e la sorella può essere risanato. La sua arte urla resistenza, urla rancore, urla tante di quelle emozioni che chi le osserva si sente offeso.

La prospettiva del narratore è quella di Johanna e lei cerca di indovinare, tra un pensiero e l’altro, cosa fa la sua famiglia, cosa pensano e se sua sorella e sua madre la pensano. Non incontra sua madre da 30 anni ma ora Johanna vuole parlare con sua madre, ma sua sorella è contraria. 

Johanna ha fatto delle scelte che l’hanno allontanata dalla famiglia.
Non è diventata moglie di un avvocato come sua madre, e non è diventata una figlia obbediente come la sorella.

Lontananza riesce a mostrare la parte più dolorosa dei sentimenti, la parte più illusoria dei pensieri.

“Chissà cosa sta facendo mentre è distesa sul suo letto e guarda il soffitto” . Pensieri confusi, pensieri destinati all’esistenza che per tempo ha soffocato il suo io.

Il rincorrere pensiero dopo pensiero qualcuno che ti ha eliminato dal cuore. Percorrere il dolore di una infanzia marcia, di una infanzia andata in fumo. Dove il tuo io, non è davvero tuo ma di qualcun altro perché se non sei come vogliono loro allora non puoi essere nessuno.

Testa bacata” ti senti dire tra i sussurri delle urla e poi ti convinci davvero. Ami l’arte ma loro ti dicono che sia sbagliata, ti fai trascinare dalle volontà altrui e poi… poi ritrovi la luce, ritrovi te stessa ma agli altri non vanno bene, non importa se siano la tua mamma e il tuo papà, a loro non va bene se non segui i loro obblighi, e non consigli.

Fino all’ultima pagina, tu lettore, non saprai mai dove Vigdis Hjorth con questa storia voglia portarti. E’ un mistero, il mistero dei misteri.

Tu sei lì, inerte, a leggere pagina dopo pagina dei sentimenti non tuoi ma che in alcuni pezzi sono stati assorbiti dalla tua anima.

Sei lì a leggere del dolore altrui, di un’altra persona, di un’altra vita e non puoi far niente. A volte ti verrà voglia di urlare e chiedere alla protagonista ‘che diamine stai facendo?’, altre volte vorresti chiudere il libro e imprecare dicendo ‘No, non è possibile’, ma queste realtà esistono.

Esistono realtà rotte da piccole parole che diventano grandi fino ad essere addii.

Un racconto che narra della frattura tra una madre e una figlia, un dolore e un rancore che neanche il tempo è riuscito a sanare. Non sempre il detto ‘il tempo cura le ferite’ può risultare efficace.

Servo e Serva

La vita domestica di Horace Lamb: insensibile, spilorcio, tiranno, è l’unico a ignorare la passione segreta tra sua moglie e il cugino. Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: il meglio di Ivy Compton-Burnett in un romanzo che lei stessa considerava il suo preferito, insieme a Il capofamiglia.

Fazi Editore ha portato in Italia un titolo davvero particolare: Servo e Serva.

servo e serva

Trama:

Il pater familias Horace Lamb, nobile tirannico, sadico e avaro, trascorre le giornate vessando la servitù e i numerosi figli (ma non la consorte: fra i due è lei quella ricca). Insieme a lui e alla moglie Charlotte vive il cugino Mortimer, uomo al contrario molto pacifico, che non si è mai sposato, è nullatenente ed è segretamente innamorato di Charlotte, la quale altrettanto segretamente lo ricambia. Quando la donna parte per un lungo viaggio in America l’equilibrio della casa traballa: il nuovo precettore dei bambini, Gideon, la sua opprimente madre Gertrude e la remissiva sorella Magdalen entrano con prepotenza nelle dinamiche familiari e rimescolano le carte in tavola… E nel consueto gioco di sotterfugi, cattiverie e dialoghi avvelenati che come sempre domina le pagine di Compton-Burnett, la servitù si riserva questa volta un ruolo di rilievo, conquistando a poco a poco la scena e assurgendo al ruolo di irriverente protagonista.
Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: Ivy Compton-Burnett al suo meglio, in un romanzo che, insieme a Il capofamiglia, lei stessa considerava il suo preferito.

Cosa ne penso?

Ci troviamo in un romanzo che ci fa tuffare in una Inghilterra dell’800 non lontana dai nostri problemi moderni d’amore, in una famiglia borghese dove gli intrighi e le delusioni sono nascosti tra le parole, tra la tirannia del padre e l’amore nascosto dalla moglie.

Questo romanzo non si sviluppa come un classico romanzo a cui tutti siamo abituati, in cui l’ambientazione si sviluppa ma mano che i protagonisti pongono in essere le proprie azioni.

È un romanzo che si affaccia come se fosse un’opera teatrale infatti la caratteristica principale di questo titolo è il fatto che non è una narrazione in terza persona ma tutto si basa sulle conversazioni che avvengono tra i protagonisti. Non è un romanzo che butta all’interno della sua storia tanti personaggi, ma rimane lineare sempre sugli stessi e tutte le vicende che si presentano in tale storia tra misteri e amori nascosti, avvolge dal più piccolo personaggio a quello principale.

Una lettura veloce che riesce ad appassionare il lettore perché la metodologia di scrittura dell’autrice britannica certamente permette di cullarsi su un caldo divano e godersi tutto il pomeriggio intero in compagnia di Servo e Serva.

Ho letto queste poco più di 300 pagine in una notte sola e posso dire che ad ogni personaggio, nella sua moltitudine, mi sono veramente affezionata. Nonostante si vada a parlare di tirannia del padre nei confronti dei figli e che abbia rovinato la loro giovane infanzia per poi riuscirsi a riprendere, ma non viene perdonato… ho compreso che aldilà di tutto e dei suoi comportamenti un po’ tossici, mi sono affezionata anche al suo personaggio, d’altro lato abbiamo la pugnalata che riceve dalla moglie in quanto tra intrighi e dolori ha un amore segreto con il cugino del marito.

Tra dialoghi divertenti, con battute dirette e molto vivaci, troviamo anche le figure dei servi che ma mano nella storia prendere una posizione prioritaria tanto da diventare il nucleo in cui si svolge il romanzo. Non rimangono al margine, diventano l’essenza della evoluzione della storia.

Burnett si è dedicata al nucleo essenziale di una famiglia, ai dispetti, alla evoluzione dei pensieri e dei sentimenti, all’evoluzione anche dell’essere umano e del concetto da tirannia a una sorta di flessibilità verso le scelte dell’altro.

Quello che più mi ha affascinato è proprio la privazione dell’ambiente, la fragilità su cui si costituisce la tematica oggetto della storia e la dinamicità delle conversazioni che ti fanno rispecchiare e ad entrare come se tu stesso fosse un personaggio della vicenda.

Ovviamente è un grande posto ce l’ha anche la traduzione che fatta in maniera eccellente, senza sbavature e senza frasi che non abbiano un senso compiuto.

Bill di Helen Humphreys

Se siete alla ricerca di un titolo che possa tenere incollato le pagine, sorprendervi pagina dopo pagina, catturare tutta la vostra attenzione per un pomeriggio intero e farvi enfatizzare con il personaggio e sorprendere e conoscere nuove curiosità e vicende veramente esistite allora dovete leggere soprattutto questo titolo Bill.

Bill” di Helen Hunphereys libro pubblicato dalla casa editrice Playground nel 2020.

Bill

La scrittura di questo romanzo è davvero sorprendente, perché nella maniera più semplice e più vicina al lettore come se fosse una sorta di confidenza o di una lettera, va a trattare di una notizia davvero scioccante e tra l’altro reale che è successa nel 1947 in Canada.

Cosa ne penso?

Siamo di fronte ad un romanzo che tra follia, psicologia, omicidi e anche poesia narra di due personaggi davvero interessanti sotto punti diversi ma sostanzialmente connessi.

Ci sono state due frasi all’interno del romanzo che mi hanno fatto comprendere l’aspetto più profondo del protagonista, un ragazzo che in adolescenza assistito ad un omicidio da parte di un uomo per cui provava ammirazione, affetto o anche un amore ossessivo e ne è rimasto anche in età adulta quasi assorbito, come se questa persona per cui provava l’affetto forse il punto centrale della sua stessa vita, come se fosse l’universo.

“Mi manca Bill, mi manca quel pezzo del mio passato in cui ci conoscevamo e ci appartenevamo. E mi manca il futuro che non avevo mai avuto.mi manca la possibilità reale di un lieto fine.mi manca l’invenzione di una macchina che trasforma un’azione sbagliata in pensiero, la rabbia in amore.”

Una vittima che ammira il suo carnefice, una vittima che è affezionata al suo carnefice, una vittima che sogna un futuro da condividere con il suo carnefice.

In realtà questo carnefice viene individuato da Leonard come suo salvatore, come se fosse un eroe è presentato e non giornata nuvolosa che lo abbia liberato da qualsiasi ostacolo che si presentasse nella sua vita.

Leonard Flint è un bambino che viene bullizzato a scuola, viene maltrattato dal padre in casa e vive una vita piena di dolore, ma la sua unica luce è Bill soprannominato Zampe di coniglio.

Bill è un uomo solitario, un uomo che si è distaccato dalla connessione con gli altri uomini, un uomo che lavora e lavora e si dedica attentamente a quel povero ragazzo che gli sta sempre fra i piedi.

Siamo di fronte a una storia che prende di petto un omicidio, un omicidio commesso alla luce del giorno con una tranquillità è una serenità che ti fa venire i brividi.

Un omicidio che viene commesso e l’unica scusante è “se l’è cercata”.

Un omicidio che porterà a comprendere la connessione tra i due personaggi.

Dopo che Bill affrontato il suo giudizio e la sua condanna, è rimasto per anni nel carcere per poi piombare una casa psichiatrica incontrerà qualcuno del suo passato, ma la sua memoria non lo aiuterà a ricordare.

Leonard Flint dopo aver studiato per anni medicina ed essere diventato un brillante psichiatra, va a lavorare nell’Istituto di gene mentale in Canada. Le aspettative del suo lavoro e le ansie erano davvero tante, la responsabilità che cadeva sulle sue spalle assorbiva tutte le sue energie, ma nella nube di responsabilità e di paure di sbagliare nel suo lavoro, Leonard incontra Bill.

Inizia l’ossessione di Leonardo e nei confronti dell’uomo del suo passato, una ossessione che porterà lo stesso ragazzo a sbagliare tante volte sia nel suo ambito lavorativo, ma anche nei rapporti con i suoi colleghi. Degli errori, degli sbagli, delle azioni che involontariamente il giovane psichiatra ha commesso e come se tutto il suo essere fosse stato influenzato indirettamente da quell’uomo del suo passato per cui provava e provo ancora tanta ammirazione.

Un andamento veloce della storia, un dolore che si trascina dall’adolescenza fino all’età adulta, una mancanza che senti nelle mani, una mancanza che ti penetra nel pensiero.

Tutto questo è quello che Leonard trova, giorno dopo giorno quando vede Bill nel box in cui lavora. Il lavoro di psichiatra inizia diventare una realtà lontana, lo stesso Leonard dopo un grosso sbaglio che ha comportato la fine della sua attività, si trova a essere da Dottore a paziente per la terapia.

Un romanzo sorprendente, un romanzo che alla sua fine vi lascerà il cuore pieno di pensieri e di brividi.

Nippon Monogatari. La missione di Kintaro

Buongiorno cari lettori, oggi vi voglio parlare di questo meraviglioso titolo della Oblomov grazie all’autrice Elisa Menini “Nippon Monogatari. La missione di Kintaro“.

Suggerisco tale titolo agli amanti delle storie giapponesi, a chi vuole affacciarsi con interesse alle tradizioni folclorica giapponese.

La trilogia portata dalla ce è composta dai seguenti titoli:

  • Nippon Yokai. Il gioco delle dieci storie
  • Nippon folklore. Leggende e miti dal Sol Levante
  • Nippon Monogatari. La missione di Kintaro

Trama:

Nella tradizione folclorica giapponese, il monte Fuji è sacro, molto amato e rispettato. Ci sono molte leggende e dicerie, una di questa recita: “chi scala una volta nella vita il monte Fuji è saggio. Ma chi lo scala due volte è pazzo”. Kintaro, il famoso eroe della cultura nipponica, è impegnato nell’impresa più importante della sua giovane vita: raggiungere la cima del monte Fuji per raccogliere l’acqua miracolosa che sola può salvare la vita della madre, gravemente ammalata. Nella sua ascesa al monte è accompagnato dall’uccellino Honpo, già protagonista del precedente best seller Nippon Yokai, e dagli aiutanti Kuma, l’orso e Washi, l’aquila. 

Cosa ne penso?

Questo volume è composto da un’unica storia che inizia con il viaggio di Kintaro verso la vetta del monte Fuji per trovare l’acqua miracolosa per salvare sua madre da una grave malattia, sarà accompagnato dai suoi amici avventurieri e tra le luci del sole e l’oscurità della notte dovranno affrontare molti ostacoli e alcune perdite.

Dallo stile ironico, alla saggezza dietro le azioni del nostro eroe, questa storia è composta da disegni illustrati in maniera impeccabile e linee libere realizzando un ottimo equilibrio tra le tavole che accompagna con delicatezza e senza indugi, lo sguardo del lettore nella narrazione.

Dietro a questa storia c’è un grande insegnamento e proprio come viene citato sia nelle prime pagine “chi scala una volta nella vita il monte Fuji è saggio. Ma chi lo scala due volte è pazzo” comprenderemo come Kintaro, dopo questo viaggio, è cresciuto come uomo.

Nel duro viaggio verso la vetta, le ore trascorrono secondo la suddivisione del tempo giapponese composto da sei ore diurne e sei notturne, ognuna che viene associata ad un animale zodiaco cinese, ma la bellezza in particolare è che questa distinzione viene rappresentata nella novel mediante diverse palette di colori per permettere di comprenderne maggiormente la distinzione.

L’aspetto grafico è ben curato e ti lascia davvero a bocca aperta per la cura e la dedizione che vi è dietro a questo volume e ricordo che il duro lavoro promosso da Elisa Menini per realizzare un adattamento della leggenda dell’eroe Kintaro. 

Canis – Dear Mister Rain

Un titolo che ha incuriosito tantissimi di noi boy’s love, un titolo che non ci aspettavamo che sarebbe mai giunto in Italia e invece nel mese di febbraio la Jpop ci fa passare un bellissimo San Valentino in compagnia di Canis – Dear Mister Rain.

La serie al momento è composta da 5 volumi (in corso):
– Canis Dear Mr. Rain
– Canis Dear Hatter (2 volumi)
– Canis The Speaker (2 volumi)

copertina

Trama:

Un giorno di pioggia, Kutsuna Satoru, un geniale artigiano cappellaio, accoglie in casa un misterioso ragazzo trovato svenuto in un vicolo. Quest’ultimo, Kashiba Ryou, è di origine giapponese ma cresciuto in America, dove si è guadagnato da vivere in modi non convenzionali. Assumendolo come assistente per un breve periodo, Satoru scopre inoltre che non solo Ryou è più giovane di quanto non sembri, ma che è venuto in Giappone “solo per morire”. Terminati i lavori, i due si salutano con malinconia e Satoru, una volta solo, capisce di essersi innamorato a prima vista del giovane vagabondo. Nel frattempo Ryou si appresta a compiere il suo ultimo incarico, assegnatogli da un’importante figura della malavita americana. Tutto per essere ricompensato con la propria morte…

Canis - Dear Mister Rain

Cosa ne penso?

Canis è una storia che da la speranza di essere salvati.

Canis non è il classico boy’s love in cui tutta l’attenzione è concentrata solamente sulla relazione e sulla sua evoluzione tra i personaggi.

Canis è per chi crede che ognuno ha un posto da chiamare casa.

Dai suoi disegni fumettistici, alla particolarità della trama e all’attenzione che si presta verso alcune tematiche, Canis può rappresentare la svolta dei bl.

Canis - Dear Mister Rain

E’ una storia che deve essere sentita, ascoltata.

“Sono un uomo che attira la pioggia a quanto pare”.

I giorni di pioggia, come in tante storie, segnano l’inizio della fine sia di un addio o sia di un nuovo incontro e in questo volume non è da meno.

In un giorno di pioggia Satoru, un cappellaio, incontra Ryo sotto la pioggia.

Il viso di Ryo era completamente bagnato e distrutto dal dolore perché quest’ultimo era giunto in Giappone per morire.

Dalle personalità diverse e contrastanti, Satoru è il proprietario di un negozio di cappelli, le sue creazioni sono magnifiche e molto popolari tra la gente ed è così serio che è a corto di personale; mentre Ryo ha assaporato nella sua età giovane l’acidità dell’abbandono e della sofferenza, ha ripreso in mano la sua vita ma l’ha ripersa di nuovo.

La salvezza, l’inganno, l’abbandono… questa è la sfumature in cui si addentra Canis.

E’ un manga elegante, elettrico. L’odore della pioggia e il suo rumore riesci a percepirlo anche durante la lettura.

Canis è un manga adulto, una storia che entra nella pelle e non ti lascia respirare senza desiderarne ancora.

Il passato di Ryo è dannatamente fragile, imbevuto di oscurità che lascerà il lettore a bocca aperta ed empatizzare con le sue lacrime non sarà difficile.

Satoru, invece, riuscirà a comprendere l’essenza dello sconosciuto incontrato in un giorno di pioggia e dopo avergli dato un tetto e un piatto caldo comprende che questo non basta, ma deve fare di più… deve dargli un posto dove lui possa ritornare (anche nei giorni di pioggia).

Canis, in tutti i suoi volumi, ti farà innamorare.

FUKUROKOJI – VICOLO CIECO

In uscita questo fine mese con la Jpop abbiamo il titolo” FUKUROKOJI – VICOLO CIECO ” dell’autrice Tamekou.

Ho scelto di recuperare questo manga in quanto precedentemente ho già letto A lotus flower in the mud e My genderless boyfriend. 1; sono rimasta colpita per la bellezza dei disegni e per la particolarità delle storie.

copertina

Trama:

L’emporio familiare Matsuba si trova in un vecchio quartiere commerciale. Il giovane proprietario del negozio era il fidanzato della sorella maggiore di Nazuna. Quando quest’ultima rimane vittima di un incidente stradale, Nazuna decide di mantenerne viva la memoria iniziando una relazione sessuale con Matsuba, rimasto colpito dalla straordinaria somiglianza dei due fratelli. Con il passare del tempo, però, lo stesso Nazuna inizia a provare qualcosa per il ragazzo più grande… Nascosta tra le case di un dimesso quartiere commerciale, si sviluppa questa storia d’amore disonesta, ma piena di ardore…

Fukurokoji - Vicolo Cieco

Cosa ne penso?

La nostra cara Tamekou riesce sempre a farci immergere in storie diverse dal solito con la presenza di situazioni che si alternano tra dolore e amore.

Questa è una storia che si sviluppa in maniera lineare dalle prime pagine fino all’ultima portando con sé un extra della storia tra Matsuba e Nazuna e introducendo due mini storie con altri personaggi.

La relazione tra Nazuna e Matsuba si concentra su un desiderio espresso dalla sorella di Nazuna prima di morire a causa di un incidente, ossia che il suo fidanzato non si dimenticasse di lei.

Nazuna, con un viso dolce e molto simile alla sorella, avendo interpretato questo desiderio in una maniera tutta sua, inizia ad avere con Matsuba un rapporto in cui si curano a vicenda le ferite tanto da definire Matsuba il “suo portafoglio personale” in quanto viene anche pagato.

Fukurokoji - Vicolo Cieco

Il dolore che affrontano man mano non è semplice da esprimere, ma i loro volti riescono a definirne le sensazioni. Un amore agrodolce che inizia con una semplice “non voglio andare avanti” fino a raggiungere un “ti amo”.

La vita di Nazuna, dalla morte della sorella, non è semplice. Si è allontanato da casa, frequenta l’università ma girovaga ogni giorno e finisce sempre nella casa di Matsuba. D’altro canto il nostro Takumi Matsuba accetta sempre di vedere quel viso e non riesce proprio a lasciarlo andare.

Ma arriverà il momento della rottura di questo rapporto per poi esteriorizzare con sincerità i loro sentimenti.

Dal sentirsi oppressi dalla perdita di una figura importante in comune, i due giovani ragazzi riescono ad apprezzarsi a vicenda per quello che sono e non per quello che stanno facendo.

E’ un po’ come se difronte a loro ci fosse un’enorme scalinata e all’inizio camminavano lontani l’un dall’altro per raggiungere la cima, ma ognuno con il proprio andamento di camminata per poi fermarsi, guardarsi, ascoltarsi e raggiungere la fine insieme, mano nella mano.

Fukurokoji - Vicolo Cieco

Sono rimasta affascinata dai disegni, dalla sincerità dei volti che Tamekou è riuscita a rappresentare, ma anche la dolcezza del sentirsi pronti a superare una perdita che ti segna la vita.

Una storia di stregoneria

Oggi sono tornata con un nuovo titolo, ma questa volta un romanzo fantasy edito dalla Rizzoli con una copertina e sovracopertina da urlo!

Vi sto parlando di “Una storia di stregoneria” sequel del bestseller del New York Times A Tale of Magic.

A tale of Witchcraft di Chris Colfer è il secondo libro di quella che dovrebbe essere la trilogia prequel della saga principale dello scrittore, “La terra delle storie

Una storia di stregoneria - Chris Colfer - copertina

Trama:

Brystal e i suoi amici hanno salvato i regni dalla minaccia della Regina dei Ghiacci e sono riusciti a far accettare la comunità magica in tutto il mondo. Potrebbero finalmente concedersi di festeggiare, ma quando una strega misteriosa dal nome di Lady Mara arriva all’accademia, tutto cambia all’improvviso. Lady Mara comincia a reclutare fate per la sua scuola di stregoneria rivale, con intenzioni tutt’altro che benevole… Molto presto l’amica di Brystal, Lucy, rimane intrappolata in un complotto oscuro che minaccia di sterminare l’umanità. In giro per il mondo, la pace faticosamente acquisita sta per sgretolarsi e la rabbia per la legalizzazione della magia si sta diffondendo di nuovo in tutti i regni a causa delle menzogne diffuse da un pericoloso clan, noto come la Fratellanza Virtuosa. L’obiettivo è chiaro: sterminare ogni forma di vita magica, a cominciare da Brystal

Cosa ne penso?

Questo romanzo fantasy è un racconto adatto per qualsiasi età, già a partire dai 10 anni.

È una storia che ci presenta due punti focali importanti: da un lato avremo il concetto di umanità e di come ci sia e non ci sia, l’accettazione della magia e dunque di qualcosa che è aldilà della nostra portata, dall’altro lato abbiamo le fate che riescono a utilizzare la loro magia per portare un po’ di solidarietà e amore sulle nostre terre.

Come si sa, laddove ci siano novità o qualcosa di diverso, è normale ci sia sempre la parte contraria, infatti, incontreremo in questo viaggio la Fratellanza Virtuosa che cercherà in tutte le maniere di fare affossare la possibilità che la magia possa prendere parte della vita quotidiana degli umani.

La quattordicenne Brystal Evergreen è destinata a grandi cose, se riuscirà a sopravvivere nell’opprimente Regno del Sud. 

Brystal Evergreen ha cambiato il mondo, ma il viaggio è appena iniziato…

Brystal Evergreen è sicuramente il personaggio centrale di questo pezzo, ma ce ne sono molti altri che portano il loro sapore alla storia e tengono agganciato il lettore. Ogni personaggio ha il proprio retroscena, che funge da pezzo del puzzle più grande. 

Il personaggio con maggior rilievo da metà storia sarà Lucy che subirà una grande evoluzione e crescita interiore portando anche un conflitto con la sua migliore amica Brystal.

Un’altalena di eventi che si incrociano come se fossero pezzi di un puzzle.

Un ammasso di sentimenti contrastanti che riescono a fare immergere il lettore ancora di più in questa storia prettamente fantasy e a farsi anche innamorare e tifare per i suoi personaggi.

Ci si riesce ad emergere dalla sua lettura, molti temi interessanti come l’amore e l’amicizia dunque se siete in cerca di un fantasy della scrittura scorrevole ma anche dall’impressione di riuscire a farti emergere proprio come se tu facessi parte degli medesimi eventi, questo è il titolo che fa per te.

È una favola fantasy sulle fate, sulle streghe, sui re e infine sui politici. Ci sono unicorni e grifoni, carrozze magiche, castelli, nani, orchi, elfi, goblin e troll. L’autore riesce a far incontrare etica e moralità.

Ho apprezzato molto come sia stata affrontata la questione inerente alla ingiustizia e all’uguaglianza, ed è stato interessante leggere quanto fosse profondo il pregiudizio contro la comunità magica in questo mondo oppressivo. 

In questa storia, i personaggi stessi hanno lottato per trovare accettazione dentro di sé e nelle loro vite, ed è stata particolarmente interessante leggere le lotte di Brystal per combattere i suoi demoni interiori e superare la negatività e l’oscurità nella sua vita sia mentalmente che fisicamente. ( perché brystal sente delle voci nella sua mente).

Kabuki-cho Bad Trip

Vi presento una delle ultime uscite della MagicPress che più mi hanno emozionato e attratto. “Kabuki-cho Bad Trip” non è solo uno yaoi con del grande potenziale, ma racconta di una storia di dominanza e di sottomissione tra i personaggi. La dedizione che si trova nell’andare incontro ai gusti sessuali estremi della persona che si ama.

copertina

Trama:

Toru è l’host più richiesto di Kabuki-cho, il quartiere a luci rosse di Tokyo, diventato popolare tra i clienti abituali del distretto grazie alla sua bellezza e alla capacità di leggere nel pensiero. Il segreto di cui Toru è più geloso però è il suo amore verso il modello Mizuki Hikawa e un giorno, incontrandolo, cede al desiderio di leggere nella sua mente, dove trova pensieri che lo lasciano decisamente sorpreso

Kabuki-cho Bad Trip

Cosa ne penso?

Innanzitutto partiamo sul perché vi consiglio di recuperare questo titolo?

La storia è travolgente, i personaggi sono sensibili e coraggiosi e gli eventi che si evolveranno non annoieranno mai lettore perché da un lato abbiamo Toru un ragazzo con un potere: saper leggere i pensieri degli altri guardandogli negli occhi e dall’altro il famoso modello Mizuki con dei gusti sessuali particolari.

Questo potere di leggere il pensiero, non viene utilizzato per realizzare dei sogni grandiosi o per divenire il padrone del mondo, ma bensì viene utilizzato semplicemente per diventare un ottimo host.

  • Un host club è un club dove le donne “affittano” la compagnia di un bel ragazzo, per parlare, bere e passare del tempo.

Il nostro bellissimo Toru dai capelli rossi è ben voluto da tutti, sia uomini che donne, ma il suo nome d’arte è Mizuki. Un nome che sarà la chiave dello sviluppo della storia.

Perché Toru ha scelto proprio quel nome d’arte?

Il modello dalla pelle liscia e scintillante è Mizuki Hikawa e il nostro host ha una grandissima cotta.

Toru si scontra per caso con Mizuki mentre era in un supermercato a comprare la rivista che aveva sulla pagina principale il modello. Con quello scontro, Toru riesce a leggere i pensieri del suo grande amore e comprende così che in realtà il carattere di Mizuki è ben diverso dall’apparenza e capendo che stesse sentendo caldo e fosse in difficoltà, lo invita ad accompagnarlo a casa.

Inizia così la relazione passionale e travolgente fra l’host e il modello. Un amore complicato tra le lenzuola, ma soddisfacente.

Mizuki non è semplicemente un modello con la pelle liscia e dai capelli d’oro, bensì nasconde un animo e un carattere ben particolare agli occhi degli altri può sembrare anche diabolico… Ma il nostro Toru non si farà di certo sconfiggere da questi particolari.

I due personaggi sono uno l’opposto dell’altro sia di carattere che di estetica perché Toru con il suo lavoro da host potrebbe sembrare un piantagrane, un ragazzaccio, ma in realtà è molto timido; mentre Mizuki con la sua bellezza sembra essere un angioletto e nell’oscurità in realtà si rivela essere un vero dominatore.

La storia si concentra sul concetto di dominazione e sottomissione, un argomento che potrebbe tenere sulle spine e tutti lettori in quanto si va a toccare dei gusti sessuali molto particolari che potrebbero far storcere il naso a qualcuno ma ritengo che la nostra mangaka sei riuscita a realizzare una storia che riesce a catturare chi si vuole affacciare su questo titolo in maniera veramente eccezionale..

Nonostante tutto ruoti intorno al mondo BDSM, non si conclude tutto con sensualità e sesso, bensì c’è proprio uno sviluppo interiore dei personaggi e anche della loro relazione sentimentale quindi oltre il piacere, anche i sentimenti vengono messi in gioco e riescono a ritrovare una loro posizione dominante tra le lenzuola e non solo.

La storia riesce a svilupparsi in maniera lineare avendo anche dei momenti molto alti di tensione come per esempio nel caso in cui Toru decide di comprendere, almeno laddove riesce nonostante abbia paura del dolore, i gusti particolare del suo amante e cerca dunque di immergersi nel suo mondo fino a comprenderne la bellezza.

Si va a creare una tensione è una sintonia fra i due protagonisti che non lascia indifferenti.

Inoltre ritengo che il tocco magico è stato dato proprio dai disegni: i personaggi sono particolari, bellissimi nel vero senso della parola, e le tavole sono super pulite.