Recensione “Odio gli uomini”

In collaborazione con la Garzanti vi presento Odio gli uomini, un saggio che sicuramente porterà molto da discutere e da riflettere. Parla di tematiche forti, presenti e interessanti. Tematiche che tutti dovrebbero conoscere e trattare anche nella vita di tutti i giorni e non solo nelle ‘giornate importanti’.

Pubblicato inizialmente da un piccolo editore in Francia, “Odio gli uomini” ha subito minacce di interdizione e di denunce penali da parte di un funzionario del ministero francese per la Parità di genere, con l’accusa di incitamento all’odio. Il libro è oggi diventato un bestseller pubblicato in tutto il mondo, con il quale Pauline Harmange lancia un grido di battaglia, provocatorio quanto urgente, per le donne di ogni luogo e di tutte le età.

Copertina: Diretto e importante
Titolo: Odio gli uomini
Autore: PAULINE HARMANGE
Data di rilascio: 2021
Genere
: Saggio
Trama: Le donne sono state spesso accusate di odiare gli uomini, e istintivamente lo hanno sempre negato. Ma se invece non credere agli uomini, disprezzarli, e perché no, persino odiarli, fosse una risposta utile al sessismo dilagante? Se questa reazione offrisse una possibile vita di uscita dall’oppressione, e desse inizio a una nuova forma di resistenza? Forse, proprio odiando gli uomini, si potrà essere finalmente libere. 

Harmange 4


Pensieri personali del libro: Odio gli uomini di Pauline Harmange.

Le donne sono state spesso accusate di odiare gli uomini, e istintivamente lo hanno sempre negato. Ma se invece non credere agli uomini, disprezzarli, e perché no, persino odiarli, fosse una risposta utile al sessismo dilagante? Se questa reazione offrisse una possibile vita di uscita dall’oppressione, e desse inizio a una nuova forma di resistenza? Forse, proprio odiando gli uomini, si potrà essere finalmente libere. Pubblicato inizialmente da un piccolo editore in Francia, Odio gli uomini ha subito minacce di interdizione e di denunce penali da parte di un funzionario del ministero francese per la Parità di genere, con l’accusa di incitamento all’odio. Il libro è oggi diventato un bestseller pubblicato in tutto il mondo, con il quale Pauline Harmange lancia un grido di battaglia, provocatorio quanto urgente, per le donne di ogni luogo e di tutte le età.

Nel suo libro, Harmange, volontaria di lunga data per un ente di beneficenza che combatte contro gli abusi sessuali, cita i dati del 2018 che rivelano come il 96 per cento delle persone condannate per violenza domestica fossero uomini, così come il 99 per cento di quelli condannati per violenza sessuale. Le donne, ha affermato, «sono incoraggiate dalla società, dalla letteratura e da tutto il resto ad amare gli uomini, ma dobbiamo assolutamente avere il diritto di non farlo». 

Creiamo un po’ di confusione e sediamoci comodi per ascoltare.
Tutto nasce dall’esperienza che una persona ha vissuto. Io posso catalogarvi gli uomini che ho incontrato in tre grandi categorie e posso dirvi che potrei definire tutti gli uomini come esseri che tendono ad essere giustificati solo perché sono quello che sono, mi spiego meglio. Nella mia vita ho avuto molte relazioni, e no non sono una donna facile ma semplicemente cercavo del calore. Un calore che mi è stato strappato e rovinato già dalla prima relazione adolescenziale. Il mio primo ragazzo dopo due anni di relazione mi ha tradito, il secondo ragazzo mi riempiva di bugie e mi ha alzato le mani – a volte per scherzo, mi continuavo a dire-, il terzo mi snobbava come se fosse normale che io fossi la sua fidanzata e non dovevo pretendere nulla di più – come attenzioni, affetto.- e la lista da descrivere è davvero lunga.
Odio gli uomini è un titolo forte, ma non fermatevi al termine “Odio” sotto una concezione negativa, estrema, difficile da comprendere e da provare. E’ un odio di come gli uomini vengono giustificati nelle situazioni, mentre la donna deve essere perfetta. La donna deve essere un’amica, una mamma, una Donna con la d maiuscola, deve saper cucinare, lavare e stirare, deve essere intelligente e avere un buon lavoro – e su questo ho tante cose da esprimere, anche nel mio campo universitario di legge. La donna deve fare sempre più fatica rispetto ad un uomo, voi non ci credete?
Prendiamo per esempio l’ambito lavorativo dell’avvocatura.
Mi è stato detto più volte “una donna che intraprende questa carriera deve uscire le pall*, ma si sa che le donne per natura non ce le hanno e che non saranno mai delle brave avvocatesse.”
Ho ascoltato le storie di mie colleghe laureate che hanno intrapreso il tirocinio e venivano escluse sia dai loro colleghi nonché anche dal loro dominus perché erano delle donne ed era meglio che, anziché capire come affrontare una sentenza e un dibattito, facesse i caffè e le fotocopie.
Mi sono sentita dire durante una delle tante relazioni, specialmente l’ultima in cui sono stata umiliata sotto tutti i punti di vista “sai Fra, hai un carattere forte e determinato… gli uomini maturano a 30 anni e poco più, non te la prendere se ti ha trattato così, deve ancora crescere. Perché non lo perdoni?”
Esattamente chi dovrei perdonare? L’unica cosa che devo perdonare è me stessa e la mia voglia di non abituarmi alla mediocrità.
Non avete mai subito discriminazioni? Ne siete sicure?
“Le donne alla guida sono un pericolo costante”, “Sai, forse dovresti impegnarti di più per raggiungere i tuoi obiettivi, alla fine si sa che le donne stanno sempre un passo indietro agli uomini”, “Hai provato ad andare ad un esame con una bella scollatura? Vedrai che il prof ti farà passare”.

l termine misandria (dal greco μίσος (mísos), “odio”, “avversione”, e ανήρ, gen. ανδρός (anēr, gen. andrós), “uomo”) indica un sentimento ed un conseguente atteggiamento di avversione, ostilità, odio, disprezzo o pregiudizio nei confronti del genere maschile.

Questo è l’argomento che viene enunciato nel libro. Non siate ostili verso questo saggio, capisco che può non piacere o non rientrare nelle proprie corde.

“Sei cattiva se dici di no ad un uomo, sei una stronz* e puttan* se non vuoi realizzarti come madre nella vita, sei fragile ed è colpa tua, se sei romantica e ti aspetti che l’uomo ti venga a salvare su un cavallo bianco è colpa tua.. hai visto troppe volte il Titanic o la bella addormentata nel bosco.”

Siete mai state attaccate verbalmente solo perché avete espresso la vostra opinione di non voler figli? Io tante volte. Mi ricordo di aver avuto un litigio assurdo con un parente, tutto questo solo perché non mi sento pronta e non riesco a proiettarmi in un futuro con una bella casa gigante con il cancello bianco, una famiglia piena di amore con tre figli, un cane e un gatto e un bel marito che quando torna da lavoro trova il piatto per la cena già pronto e riscaldato.
Io mi immagino un futuro avventuriero, pieno di lavoro, pieno di conoscenze, di viaggi. Una donna in carriera piena di passioni e di amore per tutto tranne che per l’altro. C’è chi ritiene questo futuro così solo, ingenuo, triste ma vi dico una cosa: la mia proiezione è frutto dell’esperienza. Preferisco la carriera ad un uomo mediocre.


Sistema di valutazione: ★★★★★ |

Recensione “Ickabog”

Buon pomeriggio lettori, oggi vi porto nel mondo di Ickabog della J.K. Rowling in collaborazione con la Casa Editrice Salani Editore.

Se siete interessati ad acquistarlo potete farlo cliccando qui.

Siamo tornati in una nuova avventura narrata dalla cara zia Rowling. Non è il mondo di Harry Potter, quindi dovete essere pronti a viaggiare per la grande valle e tra le grinfie della gente, e chissà, magari riusciremo ad incontrare l’Ickabog.

Copertina. Bella e particolare
Titolo: Ickabog
Autore: J.K.Rowling
Data di rilascio: 2020
Genere: Fantasy per bambini
Trama: C’era una volta un regno chiamato Cornucopia. Una minuscola nazione ricca e prospera, famosa per i suoi formaggi, gli ottimi vini, i dolci deliziosi e le salsicce succulente. Sul trono siede un sovrano benevolo, Re Teo il Temerario, le cui giornate trascorrono pigre, tra banchetti sontuosi e battute di caccia, con la fida compagnia dei suoi lord, Scaracchino e Flappone. Tutto è perfetto… O quasi. Secondo la leggenda, infatti, un terribile mostro è in agguato nelle Paludi del Nord. Ogni persona di buonsenso sa che l’Ickabog è solo una leggenda inventata per spaventare i bambini. Ma le leggende sono strane e a volte prendono una vita propria… Quando questo accade, toccherà a due giovani amici, Robi e Margherita, affrontare un’incredibile avventura e svelare una volta per tutte dove si nasconde il vero mostro. Solo così speranza e felicità potranno tornare a Cornucopia.

Rowling, Ickabog
Rowling, Ickabog

Valutazione: Una fiaba per bambini che ci immerge nella cittadina di Cornucopia che a causa della presenza dell’Ickabog viene travolta dalla paura e dal terrore. All’interno del libro troveremo dei disegni coerenti con il capitolo che terminiamo di legge. Sono disegni fatti da bambini e con cura e divertimento, si riesce ad arricchire il mondo di Ickabog. Mi ricorda tanto Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

E’ un mondo diverso da quello che siamo abituati a conoscere della Rowling, non è Harry Potter, non troveremo della magia nascosta ma troveremo la cattiveria, l’inganno, il dolore e la dolcezza tra queste pagine. L’arroganza dell’uomo, l’inganno che porta alla morte e soprattutto all’illusione.

Un mix di sentimenti invaderanno il lettore che si sentirà smarrito fra quelle frasi cariche di fantasia ma anche di realtà.


Pensieri personali del libro: Probabilmente i messaggi secondari che vengono ad incontrarsi all’interno della fiaba non potranno essere colti a vista d’occhio da un bambino e questa forse è la pecca più grande. In realtà per essere una fiaba per ragazzi è abbastanza cruda, a volte mi è venuto il dubbio che non fosse un thriller sotto mentite spoglie di un fantasy.

Tutta la fiaba si basa su una cosa principale: la menzogna. Il mondo di Cornucopia si fa innondare dalla cattiveria e dal terrore per l’Ickabog, una bestia alta quanto due cavalli dagli occhi enormi. Ma l’Ickabog non l’ha mai visto nessuno, se non per i nobili di corte eppure ha ucciso tante persone. La gente nei dintorni inizia a credere alla presenza di questo mostro perché ignari della realtà e non conoscono nient’altro al di fuori del Regno.

Com’è semplice ingannare chi ignora ciò che esiste dall’altra parte del muro?

E’ la classica dimostrazione che una realtà può essere distorta a proprio piacimento e che, nonostante i mille intrighi, la verità salirà sempre a galla.

Vengono messi in mostra molti lati dell’essere umano: dall’egocentrismo e mancanza di buon senso del Re, all’astuzia dei suoi compari, all’intelligenza di Margherita e Robin, alla tenacia dei Cavalieri Ribelli.

Nessuno avrebbe mai più detto che lui era egoista, vanitoso e crudele! Per il bene di un ingenuo, vecchio pastore puzzolente e del suo inutile bastardino lui, Re Teo il Temerario, avrebbe dato la caccia all’Ickabog! Certo, il mostro non esisteva, però era comunque molto bello ed eroico da parte sua andare fino all’altro capo del paese, di persona, solo per dimostrarlo!

Re Teo e il capitolo 10.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | 

Ringrazio ancora per la copia in omaggio.

Recensione “Il cerchio di pietre”

Buon pomeriggio cari lettori, oggi sono tornata con un nuovo romanzo di un autore emergente che ha pubblicato il suo libro con la casa editrice GoWare. Vi parlo di Enrico Graglia e il suo romanzo “Il cerchio di pietre”

Potete acquistarlo su Amazon cliccando qui.

Copertina: Molto particolare
Titolo: Il cerchio di pietra
Autore: Enrico Graglia
Data di rilascio: 2020
Genere: Fantasy
Trama:
Vincenzo, ragazzo di provincia, fa una strana scoperta al fiume. Ne derivano sogni oscuri e vivide allucinazioni, che ostacolano la sua relazione con l’intraprendente e affascinante Lavinia e lo spingono a credere che in gioco ci sia più della propria sanità mentale. È possibile che qualcuno – o qualcosa – stia cercando di mettersi in contatto con lui? E cosa ci fa un antico e misterioso cerchio di pietre nella campagna piemontese? Ad aiutare Vincenzo, lo scrittore-guru Saverio, in cerca di riscatto da un’esistenza mediocre.
I tre protagonisti di questa storia dark, che affonda le sue radici nella provincia italiana, si confronteranno con l’ignoto, causa delle nostre più grandi paure, in cui a decidere l’esito dell’eterno scontro fra Bene e Male è la fragilità stessa dell’animo umano.


Valutazione: “Il cerchio di pietra” è il primo libro di questo autore e sono rimasta davvero sbalordita sia per la grande capacità di saper narrare con precisione qualsiasi avvenimento che gira intorno al personaggio principale ma riuscire anche a trasmettere le emozioni al lettore. Non è semplice riuscire a realizzare con grande effetto delle storie dark e fantasy, senza annoiare chi legge, ma questo non è il caso di Enrico.

Mi sono appassionata pagina dopo pagina al mondo che ha creato ed è un libro che suggerisco soprattutto a chi ama il fantasy, l’horror o comunque vuole leggere qualcosa di diverso.


Pensieri personali del libro: La scrittura di Enrico è possente, definita e rende la lettura davvero molto scorrevole. Il lettore non si annoierà mai durante il viaggio e ne rimarrà davvero stupito fino all’ultima pagina. Mi sono piaciuti i personaggi, ben descritti e immersi in maniera coerente nella trama. Nel racconto è possibile ritrovare alcuni temi come l’amore e l’amicizia usando però, visioni negative come gli incubi.

Il personaggio del romanzo si chiama Vincenzo e ha 19 anni, è un ragazzo di provincia che un giorno, si imbatterà in qualcosa di misterioso e diverso dalla realtà. Il giorno in cui si imbatte in questa nuova avventura, Vincenzo è al fiume con gli amici per divertirsi, ma scopre tra le acque del fiume una pietra particolare: una pietra che presenta delle incisioni.

Da questo momento le avventure di Vincenzo si immergeranno nel mondo del mistero e il ragazzo inizierà ad avere delle visioni nelle quali si dibattono paure, mostri, oblio.

Le vostre paure sono intatte.

Le avete scritte nella vostra struttura genetica, non potete strapparvele di dosso.

E così ogni epoca ha i suoi mostri.

E noi li incarniamo tutti.

Vincenzo sarà accompagnato da Lavinia e Saverio, uno scrittore saggio che potrebbe essere l’anello mancante per chiarire la verità sulla pietra.

Sono personaggi veri, sinceri, trasparenti. Non sono personaggi creati con caratteristiche che si differenziano dall’essere umano, ma portano con loro i pregi e difetti di ciascuno di noi.

E’ una storia avvincente, con immagini che ti fanno battere il cuore fin su per la gola.

Le emozioni dei personaggi traboccano fuori dal romanzo fino a travolgere il lettore. La paura, la determinazione, la confusione, il caos e lo smarrimento diventano stati d’animo anche di chi legge e non solo di chi li vive nel viaggio.


Sistema di valutazione:
★★★★ ☆ |

Complimenti all’autore per il suo romanzo. E’ super consigliato.

E’ un romanzo geniale, passionale, che travolge il lettore dalla prima pagina fino all’ultima. Un mondo pieno di avventure, misteri, enigmi, paure e tormenti. Non è semplice riuscir ad incastrare ogni tassello della storia con così tanta armonia senza far traboccare il racconto nella noia. Un romanzo forte, avvincente che farà rimanere il lettore entusiasta fino alla fine.

Recensione “Che fine ha fatto Liz?”

Buon pomeriggio cari lettori, oggi torno con un romanzo thriller di un’autrice emergente di nome Chiara Citrini.

Potrete acquistare il romanzo su Amazon attraverso questo link – clicca qui

Copertina: Assolutamente no. E’ super pixelata. Non ha una immagine nitida e ben definita.
Titolo: Che fine ha fatto Liz?
Autore: Chiara Citrini
Data di rilascio: 2020
Genere: Thriller
Trama: Nella tranquilla cittadina di Holladay, nello Utah, vive la famiglia Cooper, composta da Liam, il capofamiglia, la moglie Liz e la figlia Amelia. La loro vita agiata e dall’apparenza perfetta è in realtà segnata da una terribile tragedia: la perdita della secondogenita Estelle, avvenuta tre anni prima. Un giorno Liam, rientrando a casa da un viaggio di lavoro, scopre che la moglie è sparita. Molti sono gli scenari che si profilano: rapimento a scopo di estorsione? Allontanamento volontario? Suicidio? Omicidio? Per ragioni diverse, sembrano tutte opzioni plausibili. A condurre le indagini c’è Christopher Warren, enigmatico detective che nasconde un segreto inconfessabile. Qualcuno trama nell’ombra, arrivando a minacciarlo di morte. Più ci si addentra nel caso, più ogni certezza sembra sgretolarsi. In una corsa contro il tempo, tutti si chiedono: che fine ha fatto Liz?


Valutazione: Ho analizzato questo romanzo con un occhio molto critico perché già non mi ha convinto la scelta di utilizzare un’immagine di copertina super pixelata. Non comprendo la scelta di utilizzare un’immagine così poco chiara e definita sapendo che la copertina è un elemento fondamentale nella vendita, soprattutto di un romanzo.

Non mi è piaciuto per niente le modalità di stampa soprattutto per quanto riguarda il font e la scelta di andare a capo ogni frase scritta. Penso che sia una cosa, per un lettore, davvero snervante.

Per quanto riguarda invece il racconto: suggerisco di fare capitoli più intensi e più lunghi anziché realizzare capitoli molto brevi che in realtà non raccontano nulla. Un altro punto di vista che vorrei sottolineare è soprattutto la questione riguardante alle conversazioni fra i protagonisti, questo perché ho notato una carenza di conversazioni intriganti e soprattutto di sentimenti provati dagli stessi protagonisti.

Durante la lettura non ho provato delle emozioni particolari e non ho compreso le emozioni provate dagli stessi protagonisti questo perché ho avuto l’impressione che in realtà ero davanti a una scrittura passiva, quindi che non si concentrava molto sulla esposizione dei sentimenti ma più che altro solo sulla narrazione, e quindi di andare ad esplicare al lettore l’andamento della storia.

E’ fondamentale all’interno di un romanzo, secondo il mio parere, di qualsiasi categoria esso sia, riuscire a concentrarsi oltre sulla narrazione della storia stessa ma anche sulle emozioni che le persone provano e soprattutto analizzare e descrivere i luoghi che circondano gli stessi personaggi questo per permettere al lettore di immaginarsi e di buttarsi a capofitto all’interno della lettura.

In ogni conversazione manca soprattutto chi è l’interlocutore. Posso comprendere che ad esempio se ci sono due soggetti all’interno di una stanza, è normale che la conversazione avvenga fra loro, ma è bene anche andare a descrivere le tonalità di voce con cui un soggetto esclama una frase o un termine, le emozioni che un soggetto prova.

Io in realtà non sono riuscita ad immaginare neanche la descrizione fisica dei protagonisti, né di Liz, né dell’investigatore e neanche di Liam. Soprattutto ho trovato un capitolo intero di quattro pagine che era solamente formato da conversazioni senza l’analisi di nient’altro.


Pensieri personali del libro: Partiamo dal presupposto che ci sono più punti negativi che a favore del romanzo, la cosa positiva è che è una lettura scorrevole e la storia è molto interessante. Però purtroppo oltre a questo non riesco a trovare nient’altro.

Liam Cooper è un famosissimo editore che viaggia spesso per questioni lavorative e vive una vita molto agiata. Ha una figlia di nome Amelia e purtroppo un’altra figlia che ha perso la vita, Estelle. La vita di Liam è solo all’apparenza perfetta, in realtà è un forte bevitore, un uomo cinico e violento che nasconde un segreto.

Il secondo protagonista è Christopher Warren. E’ un detective e un uomo con un terribile segreto. Detesta Liam Cooper poiché sembra insofferente alla scomparsa della moglie e lo vede spesso in uno stato alquanto discutibile.


Sistema di valutazione: ★★,5 ☆☆☆

Non mi sento di dare una stella al romanzo perché comunque comprendo il lavoro che è stato fatto dietro, apprezzo la storia e apprezzo la scrittura dell’autrice, ma ci sono tantissimi altri punti che purtroppo mi fanno valutare in maniera negativa il romanzo.

Recensione “Gemini”

Buongiorno cari lettori, oggi torniamo con un nuovo romanzo intitolato “Gemini” dell’autore esordiente Omar Costerano.

Cliccando qui verrete trasportati sul sito web dello scrittore.

Potete acquistare il romanzo su Amazon cliccando qui.

GEMINI: Un viaggio nel tempo; un'avventura fantasy di tre gemelli (The magic's genesis Vol. 1) di [Omar Costenaro]

Copertina: Molto fantasy e singolare
Titolo: Gemini
Autore: Omar Costenaro
Data di rilascio: 2019
Genere: Fantasy
Trama: In un mondo post-bellico Syter e l’allievo Ologold si ritrovano improvvisamente privati di ogni potere.
In un mondo primordiale tre ragazzini lottano per sopravvivere.
Magia. Che cos’è? Un’arte occulta? Un’illusione? Un potere sovraumano? Un termine per definire qualcosa di indescrivibile?
Il vero dilemma però è un altro: come è nata la magia?
La leggenda narra che tutto ebbe inizio con tre gemelli, ma se i racconti tramandati per secoli non fossero del tutto veri? Un indimenticabile viaggio nel tempo per cambiare il passato, salvare il presente e riscrivere il futuro sarà l’unica chiave per svelare il mistero.


Valutazione: La scrittura utilizzata dall’autore è semplice e diretta nei confronti del lettori, non vi sono giri immensi per spiegare situazioni e di utilizzo di termini complessi di comprensione. Non apprezzo il font e lo spazio destinato nella pagina durante la stampa, fa sembra il romanzo un piccolo dizionario.

E’ un libro fortemente fantasy, basato sui salti temporali e le avventure che ne comportano: la gestione e il cambiamento che possono comportare gli spostamenti nel tempo. Ho percepito una morale profonda durante la lettura: le persone che siamo oggi, sono il risultato dalle azioni che abbiamo promosso nel passato ed è esattamente questa la base su cui si evolveranno gli stessi personaggi del racconto.

La narrazione è fluida, avvincente e piena di colpi di scena e permette di fantasticare nel mondo futuristico anche con la mente di ciascun lettore. Il racconto ci parla della storia di tre gemelli e sono i fondatori della magia. Si ha un intreccio delle vicende che accompagneranno il personaggio di Syter e del suo miglior allievo Ologold e la guerra che scoppierà fra i due popoli e la possibile uccisione futura dei tre gemelli

Ci si pongono molte domande sensate che verranno risolte solo alla fine del racconto.

Gemini non è solo un romanzo fantasy ma anche rinvenibile nella categoria della fantascienza perché sono presenti astronavi, pianeti da conquistare, tecnologia.

Pensieri personali del libro: Cos’è Gemini?

Gemini lo si può identificare, oltre come un romanzo, un viaggio nel tempo catturato dalla magia che cambierà il passato, il presente e riscriverà il futuro. E’ un insieme di battaglie, misteri e difficoltà da superare.

I personaggi sono ben definiti, ognuno ha le proprie caratteristiche che gli permettono di avere una identità. Le situazioni son ben spiegate, non ci sono buchi di trama che comportano ad avere dubbi e/o lacune di narrazione.

Chi è Ologold? Ologold è un bambino di nove anni e possiede i poteri magici. E’ un bambino molto testardo, ma coraggioso ed è allievo del maestro Syter – identificato come lo stregone più potente del mondo. Ambe i personaggi sono avvolti dal mistero che verrà risolto solo alla fine, in cui si avranno chiarimenti anche sulle loro origini e capacità. Ad accompagnare i personaggi di Syter e Ologold, abbiamo le vicende che incontreranno tre gemelli di undici anni di nome Jake, Andy e Luke, ma dalle caratteristiche assai diverse. Jake è il più razionale e saggio dei tre, mentre Andy è l’impulsivo e infine Luke è il pauroso.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ 

Ringrazio l’autore di avermi dato la possibilità di analizzare il suo romanzo e porre le mie valutazioni.

Recensione “Se avessi avuto gli occhi neri”

Buongiorno cari lettori, oggi torno nuovamente con una recensione per il nuovo romanzo di Gianfranco Sorge intitolato “Se avessi avuto gli occhi neri” pubblicato con la casa editrice goWare.

Ho già recensito in passato un altro romanzo dello stesso scrittore e potrete leggerla cliccando qui.

Se siete interessati all’acquisto del libro potete farlo tramite Amazon cliccando qui.

Biografia di Gianfranco Sorge

Gianfranco Sorge è nato a Catania, dove tuttora risiede, il 25/10/1959. Conseguita la Maturità Classica, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Catania, si è specializzato in Psichiatria e successivamente in Psicoterapia presso l’Istituto Italiano di
Psicoanalisi di Gruppo (I.I.P.G.).
Dipendente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania in qualità di Dirigente Psichiatra, dal 2006/2007 insegna Psicopatologia presso la scuola di specializzazione del’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (sede di Catania). Ha pubblicato settantacinque di lavori scientifici.
La passione per la narrativa è nata al termine del percorso di formazione psicoanalitica concretizzandosi con la pubblicazione di numerosi racconti e romanzi alcuni dei quali hanno ricevuto importanti menzioni in premi letterari nazionali, le ultime delle quali sono state: la vittoria al XXXVIII edizione del Premio Leonforte nella sezione micro narrativa con il racconto intitolato Amaro: l’indifferenza; il terzo posto nella sezione Narrativa/Saggio alla seconda edizione del
Premio Letterario “Etnabook – Cultura sotto il Vulcano” con il romanzo intitolato: Perturbanti congiungimenti.
I suoi elaborati si pongono come un tentativo di trasferire nell’area del rappresentabile aspetti profondi del Sé.

Copertina: Particolare ed evocativa.
Titolo: Se avessi avuto gli occhi neri
Autore: Gianfranco Sorge
Data di rilascio: 2020
Genere: Narrativa
Trama: Può il colore degli occhi incidere sulla vita di una persona, condizionandola?A seguito di un tentato suicidio, Stella finisce ricoverata in psichiatria e da lì prende le mosse il racconto della sua sofferta esistenza. Costretta a subire il matrimonio con Sebastiano, un uomo potente che non ama, tenterà di ottenere il proprio riscatto attraverso i figli. Santa, la primogenita, riuscirà a crearsi una vita indipendente. Carmelo avrà invece un’esistenza tormentata fin dalla nascita, quando il padre lo rifiuta perché non ha gli occhi neri come i veri “masculi siciliani”. Se avessi avuto gli occhi neri è anche un affresco della Sicilia dai primi del Novecento a oggi, che esplora la condizione delle donne siciliane, l’evolversi della famiglia, i mutamenti della società. Un viaggio alla ricerca di identità negate, della propria verità e del difficile percorso per accettarsi ed essere accettati. Una saga familiare dall’imprevedibile finale.


Valutazione: I romanzi di Gianfranco li ho sempre trovati evocativi ed esaustivi, come nel titolo “Perturbanti congiungimenti”, anche qui si riesce a percepire l’animo e l’amore per la scrittura dell’autore. La lettura è fluida, il romanzo è ben articolato con personaggi e luoghi ben descritti.

Il lettore riesce ad immergersi in una storia in cui il soggetto principale è l’Italia, una Italia diversa da quella attuale. Una Italia che vive per la tradizione, per i costumi popolari, per i dialetti, per la mentalità paesana.

Viene ben narrata la figura della donna siciliana e della sua condizione dagli inizi del Novecento ai nostri giorni. E’ possibile incontrare personaggi diversi fra loro: Stella, Carmelo, Sebastiano e Aurelia.

Il racconto affronta temi particolari come il concetto e ricerca della identità, la condizione della donna, la sessualità, la morte come sacrificio e purificazione, il disagio mentale, le problematiche della vecchiaia, il rapporto genitori-figli.

C’è un viaggio fra il passato e il presente dei personaggi e l’evidenzia differenziazione tra le ragazzine dei paesi di montagna e delle grandi città. Una differenza che influenza la stessa quotidianità delle donne, la loro crescita e dimensione terrena. Le prime dovevano sottostare al volere di padri e mariti, vige dunque il concetto di sottomissione e dominio e della figura del pater familias come era riconoscibile all’epoca romana, e dovevano rinunciare ai loro sogni per diventare mogli e madri, e svolgere dunque la figura della donna del medioevo dedita solo alla famiglia e alla cura dei bambini; alle seconde era permesso studiare ed essere indipendenti.

Con gli studi dettati dall’autore è possibile incontrare durante la lettura anche argomenti di psicologia e psichiatria che affrontano i temi come il suicidio, l’accettazione del corpo, il disturbo della identità vivibili in situazioni quotidiane e non sotto il punto di vista di un dottore e/o studioso.

Pensieri personali del libro: La forza del romanzo è la sua dimensione particolare e la vastità dei temi che affronta. Non è semplice riuscire a fronteggiare temi così presenti e vivi nel nostro presente e nella nostra società, senza mai cadere nel banale o nella superficialità. Gianfranco Sorge riesce a parlare con una dialettica, quasi amica, di temi difficili da affrontare.

Se avessi avuto gli occhi neri” è un ritratto di una famiglia siciliana e contemporaneamente il ritratto di una società vecchio stampo del ‘900.

Il romanzo si suddivide in due parti: la prima dedicata al personaggio di Stella e al suo tentato suicidio e alla sua condizione di vittima dell’uomo che aveva sposato; nella seconda parte si concentra sulle difficoltà che dovranno essere affrontate da Carmelo e dalla sua volontà di stravolgere la propria identità fino a porre un cambiamento radiale.

E’ un romanzo forte. E’ un romanzo che cattura l’attenzione del lettore e la travolge. E’ un romanzo che ti prende il fiato e lo fa a pezzettini come mille fogli di carta. E’ importante parlare di queste tematiche, è importante diffonderle ed è importante che la gente legga – senza spaventarsi e/o impressionarsi – di realtà fin troppo attuali.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆

Ringrazio ancora una volta l’autore che si è affidato alla mia valutazione e mi ha permesso di conoscere questo secondo titolo.

Lo consiglio con tutto il cuore.

Recensione “Il viaggio di Halla”

Buongiorno lettori di fantasy, oggi vi parlo di una favola che ha fatto impazzire la community di instagram. In collaborazione con la casa editrice Fazi Editore vi presento Il viaggio di Halla di Naomi Mitchison.

Vuoi acquistarlo? Clicca qui!

il viaggio di halla

Copertina: Mi ha fatto impazzire la cover. E’ meravigliosa.
Titolo: Il viaggio di Halla
Autore: Naomi Mitchison
Data di rilascio: 5 novembre
Genere
: Fantasy
Trama: Per la prima volta in Italia un classico della letteratura fantasy del Novecento scaturito dalla penna di una scrittrice tutta da riscoprire, grande amica e prima lettrice di J.R.R. Tolkien.
Questa è la storia di Halla, figlia di un re che decide di abbandonarla nei boschi. Qui viene accudita dagli orsi e poi cresciuta dai draghi sulle montagne rocciose; ma il tempo dei draghi, minacciati dagli odiosi e crudeli esseri umani, sta per finire. Odino, Padre di tutte le cose, offre ad Halla una scelta: vivere alla maniera dei draghi, accumulando tesori da difendere, o viaggiare leggera e attraversare il mondo con passo lieve? Iniziano così le fantastiche avventure della ragazza, che girovagherà alla scoperta di nuove terre e antiche leggende, in mezzo a creature incredibili, luoghi misteriosi e magie dimenticate. La sua conoscenza di tutti i linguaggi, sia quelli umani che quelli animali, la aiuterà ad andare oltre le apparenze, ma anche a mettere in discussione ciò in cui ha sempre creduto, mentre affronta, una dopo l’altra, le nuove sfide sul suo cammino. Mitchison ci prende per mano e ci conduce in una favola senza tempo, dove le divinità dei miti nordici convivono con i personaggi della letteratura fantasy per mostrare il valore di comprensione e tolleranza.
Il viaggio di Halla è un racconto agile, profondo e divertente che trasporterà il lettore in un mondo dove si può incontrare un basilisco nella steppa, dove gli eroi vengono portati nel Valhalla dalle valchirie, e dove si può fare fortuna chiacchierando con il cavallo giusto. Più di una semplice fiaba: una volta giunti alla fine, questo romanzo si dimostra una vera e propria mappa di vita.

descrizione
Quando Halla vola via, nel cielo, lasciando gli umani sulla terra a darle la caccia.

Ora, se c’è un tipo di essere umano che ai draghi non piace più di un altro, è il tipo comunemente chiamato re o eroi. Il motivo è che sono quasi sempre contro i draghi.

Valutazione: E’ un libro diverso. E’ un libro per quei lettori che vogliono intraprendere un viaggio parallelo sia verso un mondo disuguale sia verso un proprio essere altrettanto lontano. E’ un viaggio, ma non solo fatto dalla stessa protagonista, ma anche dal lettore.

Il testo è lento, quindi mio caro lettore non ti aspettare di leggere 148 pagine in due giorni. A tratti la stessa lettura diventa insostenibile perché ti poni tante domande a cui inizialmente non trovi risposta. E’ un libro particolare e tieni in mente che stiamo leggendo un fantasy del Novecento. Non scriverò se la lentezza del romanzo danneggia la lettura e il viaggio stesso, tocca a te scoprirlo. E’ certamente una favola che ti guarda dentro e che ti fa crescere.

Non vedere questo libro come una “semplice favola per bambini” perché è un viaggio confuso che mira a riconoscere e ritrovare se stessi.


Pensieri personali del libro: Da cosa è caratterizzato il libro? La scrittrice Mitchison utilizza questo scritto come strumento per parlare dell’infanzia, della crescita personale di un individuo, della natura, dell’avidità e cattiveria dell’uomo.

Spesso nei racconti medievali vediamo la figura del Drago come una creatura malvagia che compie le azioni guidate dai suoi istinti – es. catturare la principessa e uccidere una civiltà di contadini – ma se la storia fosse diversa? Se la figura del Drago, in questo caso, non è davvero come l’abbiamo sempre letta?

I tesori. Il danaro è amico del mondo, sia dall’uomo e sia delle creature che governano il nostro pianeta.

C’è una forte descrizione dei pensieri e delle emozioni che vengono vissute da Halla, tanto da farle divenire parte stessa del lettore.

Halla è la figlia di un re che si sposa con una matrigna molto malvagia e viene presa dal palazzo per essere cresciuta in sicurezza. Dapprima viene cresciuta dagli Orsi, poi dai Draghi, ma quando quest’ultimi sono stati attaccati, lei ha dovuto camminare in mezzo agli umani che prima tanto disprezzava. Halla cresce con gli istinti di sopravvivenza di un orso, l’amore di un drago per l’oro e la sfiducia di chiunque si definisca un eroe e la capacità di parlare in qualsiasi lingua, compresa quella degli animali. Halla ha un incontro con Odino, che gli regala il mantello e le consiglia di «viaggiare leggeri».

Possiamo riassumere Il viaggio di Halla in un viaggio leggeri nel nostro animo.

Vi dico la verità: l’inizio della lettura mi è piaciuta molto, poi c’è stato un punto in cui mi bloccavo e sbadigliavo. E’ stato bruttissimo, ma per fortuna il racconto si è ripreso e l’ho concluso.

La parte che meno mi è piaciuta è dove Halla fa da interprete per i suoi amici umani. Speravo che questa parte, o meglio dire anche questa parte, risultasse affascinante come quella precedente.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆

Uggi sospirò, fu un sospiro molto, molto bollente che incenerì una piccola macchia di licheni sopravvissuta, fino a quel momento, sul fianco della roccia. Sentiva che, nonostante avesse allevato Halla come un drago, era arrivato il momento in cui la bambina doveva imparare i fatti della vita, anche se per lui sarebbe stato difficilissimo spiegarglieli. Andò comunque avanti: «È ora, piccola mia, che io ti dica una cosa. Hai notato, quando ti guardi allo specchio, che tu non somigli a me né a nessuno degli altri draghi?».
«Vi somiglio poco», rispose Halla rimirandosi i lunghi alluci che erano abbelliti da oro e anelli di smeraldo, ma che non erano né abbastanza lunghi né tantomeno abbastanza affilati per essere degli artigli. «Forse vi somiglierò di più quando sarò più grande. Credo di sentire che mi stanno spuntando le ali», aggiunse, guardandosi dietro le spalle e grattandosi la schiena.
Il drago Uggi pianse una lacrima sfrigolante. «Piccola mia, temo che neanche da grande somiglierai mai a un drago, perché la verità è che tu non sei un drago».

La vera domanda è: mi è piaciuto? Lo consiglio?

Vi posso dire: provate a leggerlo, ma non partite con un mood da avventura fantasy del duemilaeventi. Partite con una mentalità retrò, più lenta e diversa così da non rimanere delusi.

Recensione “Quelli che spezzano”

Buon inizio settimana cari lettori, oggi vi porto a conoscere un libro della Fandango Libri – che ringrazio per l’invio del cartaceo – dal titolo “Quelli che spezzano” di Tiziana Barillà.

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Tiziana Barillà, giornalista professionista, nasce a Reggio Calabria nel 1979. Nell’aprile 2016 pubblica Don Quijote de la realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo e nel 2017 Mimì Capatosta (Fandango Libri) sull’esperienza di accoglienza del paese di Riace. Ha collaborato con Left.

E’ un libro importante, è una sorta di lezione di storia velocizzata in poco più di 170 pagine. Tiziana è riuscita con una scrittura leggera a far sorgere domande e curiosità al suo interlocutore e narrando di fatti a cui lei stessa era ignota. Questo libro è un mix di ricordi, pensieri, rabbia, idee, interviste e chiacchiere.

spezzano (1)

Copertina: E’ la cosa che mi attirano in primis. E’ davvero meravigliosa.
Titolo: Quelli che spezzano
Autore: Tiziana Barillà
Data di rilascio: 2020
Genere
: Documento, Narrativa
Trama: Gli arbëreshë, ossia gli albanesi d’Italia, sono una minoranza linguistica e culturale presente nella parte meridionale della nostra penisola. Di questa antica comunità fanno parte circa 100mila persone e tra queste almeno l’80% parla o comprende la propria variante locale dell’arbëreshë, la lingua del gruppo. Gli italo- albanesi sono diffusi a macchia di leopardo in diverse regioni: Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e, soprattutto, Calabria, che ospita la comunità più numerosa a Spezzano Albanese, provincia di Cosenza. Da qui parte il viaggio di Tiziana Barillà alla scoperta di una comunità perfettamente integrata nel tessuto culturale calabrese, con una forte connotazione anarchica, che porta avanti da anni un esperimento di municipalismo libertario grazie alla Federazione Municipale di Base. Facendo capo alle teorie libertarie, Spezzano ha saputo essere una città del popolo, un’esperienza di forte controllo popolare e federalismo dal basso. A partire dalla nascita di comitati di lavoratori, disoccupati, studenti, pensionati di quartiere che hanno ridato voce a Piazza Matteotti, storica piazza dei comizi e delle manifestazioni politiche e sociali della comunità e che sono riusciti, in forma assembleare, a incidere sul governo della città. Dopo Riace, Barillà torna a raccontare un mondo possibile che non è soltanto un sogno ma una solida realtà dove la politica torna a essere lo strumento con il quale si migliora la vita dei cittadini all’insegna della giustizia sociale, dell’accoglienza e della libertà.

Valutazione: Viene raccontata la storia degli arbëreshë, ossia gli albanesi d’Italia, sono una minoranza linguistica e culturale presente nella parte meridionale e insulare d’Italia.

Il libro di Tiziana Barillà è una lezione veloce sulla storia, sulla politica e sui movimenti. Vengono enunciate la nascita e l’evoluzione dell’anarchia, comunismo, dualismo organizzativo etc.

Come è nato il concetto di anarchia? Il popolo si doveva muovere per alimentare le onde dell’oceano della società. 

Tiziana ha una grande capacità di scrittura ironica e stucchevole che permette al lettore di divorare in poche ore il romanzo. Ti fa porre domande, scorgere riflessioni e al contemplo ti fa ragionare sulla società odierna e sulla società del passato.

Tiziana riesce con semplicità e astuzia a spiegare i termini di: comunalismo, comunitarismo e municipalismo libertario.

Il romanzo di Tiziana è una corsa verso il passato, verso il fascismo, verso la rivoluzione francese, incontrando la rivoluzione spagnola. La lotta per dei diritti che ab origine non ci sono mai appartenuti. 

A Spezzano si forma la Fmb che riesce a vincere molte lotte tramite un manifesto A3, come nel caso dei depuratori,i casi di licenziamenti e assunzioni connesse ai voti delle elezioni etc.


Pensieri personali del libro: Gli arbëreschë sono giunti a Spezzano, nelle cittadine del Sud Italia. Nella città fondata alla fine del 400’ e con la loro lingua e cultura che incontra quella calabra.

“Un albanese è un barese che non ha smesso di nuotare”. 

Quando sono state sventolate le bandiere rosse strisciate di nero?  La bandiera rossa è l’emblema di socialisti e comunisti già dal 1832, la bandiera rossa e strisciata di nero nel 1871 in segno di lutto dei caduti nel Comune di Parigi. 

Gli studenti spezzantesi manifestano alzando questa bandiera e chiedendo un contributo economico perché non ci sono fondi che possano garantire il diritto allo studio, un diritto sancito nella costituzione.

Viene messo in evidenzia l’occupazione delle case, le paure che vengono gridate ad alta voce, la coscienza  del popolo che sa che i suoi amministratori sono egoistici.

Gli anarchici combattono per i propri diritti, per la sanità riuscendo a fronteggiare una amministrazione che nega tale “surplus”. Dal 1980 a Spezzano si intreccia la questione della casa, la crescita delle palazzine e della costruzione delle case sui propri terreni con la questione urbanistica che comportò alla Commissione edilizia una accusa di reato a delinquere per il rilascio di licenze di costruzioni gravemente viziate.

Iniziano a crearsi i sindacati, i comizi in piazza per rivendicare i diritti, l’utilizzo di sedi per ascoltare le idee del popolo.

Spezzano ha vissuto gli anni del fascismo dove un fratello arrestava l’altro fratello, il periodo della “piccola Russia” con Stalin, il 1986 caratterizzato dai divieti dei comizi nei pressi delle zone centrali del paese, la carta bollata, fino alla realizzazione di una Unione sindacale forte sia nella condizione politica che amministrativa del paese, la creazione di una Federazione fino ad un salto nel passato del 1451.
Sistema di valutazione:
★★★★★ |

Ringrazio la Fandango e Tiziana per il bellissimo libro documentario che hanno portato sul mercato. Mi sono divertita a leggerlo, ma ho anche acquisito molte conoscenze di cui ero all’oscuro.

Recensione “Una manciata di cenere”

Buongiorno cari lettori, oggi vi parlo del libro intitolato “Una manciata di Cenere” di Luca Vanoli. E’ un romanzo che rientra nella categoria Giallo Storico ed è davvero meraviglioso.

Mi ha entusiasmata la storia, il nesso logico, la particolarità delle descrizioni, la cura dei luoghi, la cura dei personaggi, la coerenza con la narrazione, la suspence e soprattutto la spiegazione delle frasi in latino e la cura delle lettere presenti nel romanzo.

Non fatevi scappare questa lettura !

Potete acquistarlo su Amazon cliccando qui.

Copertina: Molto coerente con il romanzo.
Titolo: Una manciata di cenere
Autore: Luca Vanoli
Data di rilascio: 2020
Genere
: Giallo storico
Trama: Stato Pontificio, Anno Domini 1655. Sul piccolo feudo di Monterotondo, a breve distanza da Roma, regnano felicemente da undici anni i marchesi Tebaldi. Offuscato da tanta prosperità, giace, dimenticato nel ricordo dei più, un oscuro anatema, scagliato al tempo della loro ascesa. Ma, quando la morte inizia a serpeggiare sinistra tra i membri della famiglia, un cupo terrore si diffonde in tutto Monterotondo: il popolo, inquieto, teme di essere travolto dalla sventura dei signori…A Roma, intanto, il conclave ha eletto un nuovo papa: Alessandro VII. Non potendo permettere che l’inizio del regno sia segnato da delitti irrisolti, la Curia decide così di inviare a indagare in incognito Tullio Corbet, un avvocato francese con doti investigative fuori dal comune, pronto a sacrificare tutto alla causa della giustizia, affiancato da Padre Seàn, un rigido gesuita di origini irlandesi.Giunti a Monterotondo, i due uomini non tarderanno a essere travolti dagli eventi criminosi: i membri della famiglia Tebaldi, seppur chiusi in una fortezza di reticenza, mostreranno di avere più di uno scheletro nell’armadio. E in un turbinio di delitti sanguinosi, amori proibiti e segreti inconfessabili, i due investigatori proveranno a scoprire quali trame oscure si celano dietro la scia di morte che la maledizione sembra lasciare, inesorabile, dietro di sé…


Valutazione: E’ una lettura sorprendente e piacevole. C’è amore per i particolari, lo studio dei mini dettagli della narrazione e dei personaggi. La consapevolezza di non dover annoiare il lettore e l’astuzia di riuscire, con il personaggio dell’avvocato Tullio Corbet, a risolvere un enigma che agli occhi del lettore sembra impossibile da venirne a capo. La particolarità che ho riscontrato è la compatibilità dei discorsi enunciati dai personaggi con il tempo di collocazione del romanzo. Il racconto si svolge a Monterotondo nel 1655. Ho apprezzato la volontà di emettere già dalle prime pagine due mappe che aiutano il lettore a comprendere la collocazione della storia e il ruolo di ciascun personaggio per non confonderne le vite.

Nonostante le famiglie protagoniste del racconto siano inventate, vi è una grande sorpresa: il racconto sembra davvero narrato da documenti storici. Infatti, più ci si addentra nella lettura, più ci si riesce a sorprendere dello studio che è stato apportato al romanzo. Non è stato lasciato nulla al caso. Tutte le domande che una persona può porsi durante la lettura, vengono risolute in maniera esaustiva. E’ inoltre notevole l’attinenza storica conessa alla Roma del XVII secolo, mostrando curiosi dinamiche tra i feudi e lo stato pontificio in quegli anni.

Vi è una enunciazione del potere sia del casato e sia dello stato pontefice. Vengono enunciate la donazione dell’uomo, in quel periodo, alla fede e alle ricchezze. La completa dedizione della donna nei confronti del marito e la forza dell’autorità dinanzi a prove incerte che possano condannare o liberare una persona.

Man mano che la lettura prosegue, vi è un incontro fra varie vite dei personaggi rendendo sempre più difficile capirne l’assassino e soprattutto il movente. Il finale non è scontato, anzi rende il lettore elettrizzato a scoprirne fino all’ultima essenza.

L’avvocato Corbet non passa inosservato negli ambienti della curia pontificia e viene inviato sotto falso nome a Monterotondo per le indagini, accompagnato dal gesuita di origini irlandesi Padre Seàn.

I due detective, l’avvocato Corbet e il Padre Seàn, nonostante la loro diversità di ragionamenti e di culto, riescono a conoscersi e a fidarsi l’un dell’altro fino a scoprire fino all’ultimo indizio per disporre sul tavolo il puzzle completo.


Pensieri personali del libro: La prima parte del romanzo ha una cadenza di mistero e indagine molto leggera, con una andatura piacevole fino alla seconda parte dove le situazioni iniziano a crescere, gli omicidi iniziano a diventare più misteriosi e il movente della scena inizia ad essere un grande punto di domanda fino alla sua scoperta.

Ci sono davvero molti colpi di scena, molti ragionamenti che fanno comprendere ciascun tassello e la figura del protagonista principale, l’avvocato Corbet, è davvero sorprendente.

Vengono narrati i passati dei membri della famiglia Tebaldi, il loro nesso con l’autorità ponteficia, l’amore che nasce e si frantuma, il dolore della perdita, l’ingiuria della popolazione e la desolazione della Madre.

Una maledizione si accanisce sulla famiglia Tebaldi, famiglia da poco elevata al marchesato che ha ottenuto tale titolo a spese della potente famiglia Barberini. La maledizione delle api.

All’inizio, come una sciocca, ho davvero iniziato a pensare che ci fosse una massa di api che volesse sterminare la famiglia Tebaldi, finché non ho compreso che tale maledizione è stata solcata come un’onda prepotente che ha permesso all’assassino di poter realizzare la sua vendetta, o la sua difesa.

«Ditemi, quali forze si sono scatenate? Chi non se ne è mai andato?» La strega si voltò lentamente e lo squadrò con occhi inespressivi. «L’anatema ha già colpito e presto, di loro, non resterà che una manciata di cenere…»

«Ricorderò per sempre le sue ultime parole: ‘Non lasciarti scoraggiare dall’uso che si fa della Legge perché il trionfo della verità sarà la tua vittoria.’ Ed è per questo che io mi batto ora, e mi batterò in futuro perché la Giustizia prevalga sempre. Io non difendo i deboli e gli inermi, difendo le vittime dell’iniquità. Ho orrore della tortura e ne rifiuto l’impiego, perché ho visto i suoi effetti tremendi su mio nonno, la persona che mi ha cresciuto e che più di tutti mi ha insegnato i valori della vita, i pilastri su cui si poggia la mia coscienza.»

Quello che mi ha davvero piaciuto del romanzo è che vengono narrati di personaggi storici realmente esistiti, i latinismi, francesismi e parole di dialetto irlandese che caratterizzano l’epoca.

C’è un grande studio dietro a questo romanzo. Lo sfondo storico di riferimento è perfettamente inserito e bilanciato dall’autore che con termini semplici permette di assaporare la giusta atmosfera del tempo- 1655- , senza perdere di vista l’impronta del romanzo giallo e senza divenire “scontato”.


Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Voglio ricordarvi che questo è il primo romanzo dell’autore, quindi per me è stato davvero molto intenso e piacevole.

Sono davvero entusiasta ed elettrizzata per il libro che ho appena concluso di leggere e recensire. Non è semplice trovare autori emergenti così validi. Consiglio vivamente questo romanzo e spero oltretutto che avrò la possibilità di leggere il secondo volume intitolato “La quarta e la quinta“. Ringrazio infinitamente Luca Vanoli di avermi resa partecipe di questa lettura e di avermi proposto un libro che mi ha fatto rimanere incollata alle pagine per giorni.

Recensione “Rime in prima copia”

Buongiorno cari lettori, oggi vi porto una raccolta di poesie di Antonio Semproni intitolata “Rime in prima copia”.

Potete acquistarlo su Amazon.

L’editore è Controluna Edizioni e potete acquistare la raccolta direttamente cliccando qui

Copertina: mi piace moltissimo.
Titolo: Rime in prima copia
Autore: Antonio Semproni
Data di rilascio: I edizione settembre 2020
Genere: Poesie
Trama: Rime in prima copia è una raccolta di brani scritti in rima baciata e rima alternata che esprimono la semplicità dell’autore nel descrivere ciò che non è carnale, ma bensì astrale. Pensieri, ombre, spirito.

Valutazione: Ho trovato molto piacevole le modalità di scrittura semplice, ciò non significa che sono banali ma bensì esaustive e sorprendentemente facili da comprendere per i lettori principianti sia per gli amanti della poesia. Il tema principale di queste poesie è l’Uomo, ma non nella sua carne ma bensì nella sua essenza più astratta. Spirito, anima, ombra.

Viene data una immagine alla morte qualificandola come una calda coperta. La grande abilità dell’autore sono la cura delle rime baciate e alternate per tutta la raccolta, dando una forte accentuazione alle parole che finiscono le frasi.

Non elencherò tutte le poesie trattate, ma ve ne citerò alcune per farvi immergere ancor di più nella lettura delle parole di Antonio. E’ un libro che consiglio di acquistare perché il nostro caro autore è riuscito a parlare di svarianti argomenti con semplicità, mettendo su carta i suoi più limpidi pensieri e rendendo i lettori, partecipi del viaggio nella sua testa e nel suo cuore.

Il ritmo di rima è presente in tutte le poesie, vi è una omogeneità delle modalità utilizzate. Devo ammettere che ci sono poesie che mi sono piaciute un po’ meno perché forse non ne ho compreso appieno il significato: es. la poesia festa, coinquilino.

I versi ricercano l’esistenza stessa dell’essere e delle cose della vita, si appropriano di espressioni quotidiane e semplici. I testi delineano l’incertezza e la temporaneità delle vicende umane in ogni squarcio della loro sorte.
Pensieri personali del libro: Nella prima poesia intitolata “Ombra” lo scrittore enuncia una metrica di rima alternata in cui viene esplicata l’ombra dell’uomo come una essenza distaccata dalla carne -il corpo- .

La poesia “Spirito” intravede lo spirito stretto nelle cose e nei luoghi, come se fosse rinchiuso in una scatola, stretto tra le mani e le braccia, come se fosse uno strumento.

La poesia “Anima senza corpo” si caratterizza da una metrica di rima baciate. La immagine dell’animo che prende possesso di sé e del suo essere nella notte tetra volando nel cielo con le ali, come se fosse un uccello.

Il treno che corre per mete indefinite e l’Identità che si mixa e si confonde fra i grandi spazi della terra percorsi, come se le piacesse giocare finché l’uomo non la scopre e la fa sua, ma lei già si trova nel luogo di destinazione indefinito del treno. Come se fosse un gioco “acchiappa il ladro”, ma con una dolcezza assoluta di conquistare qualcosa che già è proprio inconsciamente.

La poesia “Insalata” mi ha fatto sorridere grazie alla sua ironia e simpatica in cui viene mostrata la verità sulla gente – o la presupposta verità -.

Altre poesie come Girotondo mi hanno riempito il cuore di pensieri e sentimenti, perché nella lettura di questa poesia si ha anche una voglia di canticchiarla come se fosse una vera e propria canzone.

Un giro su se stesso per chiamare l’ombra a raccolta
e poi lasciare il paese imboccando una svolta
ma non si lascia tutto il resto in una sola volta
la storia di un uomo è la sua vita che si racconta
prendendo il tempo innocuo per la coda
l’avventura avrà inizio alla prossima strofa
gira in tondo, vagabondo, intorno al mondo
l’avventura avrà inizio laggiù in fondo
gira in tondo, vagabondo, per tutto l’equatore
l’avventura avrà inizio fra ventiquattr’ore
quando il sole cede alla luna
allora avrà inizio l’avventura
ma tu giri veloce così è sempre giorno

gira veloce gira in tondo
ti gira la testa e si spicca il ricordo
gira in tondo gira in fretta
è vuoto nella tasca e fumo nella testa
non hai che il tuo corpo
e non trattiene il ricordo
gira in fretta gira in tondo
senza fermarti, nemmeno un secondo
senza specchiarti, nemmeno un ricordo
l’avventura sarà iniziata? Ieri o l’altro ieri?
Gira in tondo e si spiccano i pensieri
gira fino a che la strada avrà fine in una spiaggia
lì il mare e il giro di un vortice tra le tue brac
cia

La poesia “Procede” descrive esattamente la mia vita con semplici parole.

La poesia “Sipario” è uno spazio di parole che stringe con forza intorno ai ricordi. Questi ricordi rimangono dietro ad un velo, mentre la lunga esistenza dell’uomo percorre il suo tratto di vita senza fermarsi.

Il cielo ha solo il sole e se ne sta sereno
io ho solo gli occhi e negli occhi il vero
il cielo non ha colori, gli manca l’arcobaleno
in cielo mi manca l’ombra, non sono intero
il sole ha i raggi e il vento i miei capelli
il cielo ha i figli, un nugolo di uccelli
che non gli dà pensieri, stride a ciel sereno
che è figlio solo suo, pare un corpo alieno
il sole è un cero e il cielo lo porta in silenzio
il tetto del cielo è una cupola e il cielo un tempio
di notte il cielo è nero e io scivolo nel fondo
il cielo è un pozzo e io volto le spalle al mondo
nel tetto del cielo è il seme e il cielo è un campo
schiantato dal vento, io sono un germe di fango
schiantato sulla terra, maturo un frutto osceno
il cielo ne è il padre, eppure mi resta straniero

Cielo padre


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆

Ringrazio Antonio di avermi dato la possibilità di recensire la sua raccolta e per la sua immensa disponibilità.