Se pensavate di aver visto tutto nel panorama Boys Love (BL), preparatevi a ricredervi. Soul Sealer’s School Life (pubblicato in Italia su Jundo) non è una semplice storia d’amore tra i banchi di scuola; è un’esperienza emotiva che intreccia magistralmente il genere scolastico, il romanticismo e una componente soprannaturale tanto intrigante quanto adorabile. L’autrice, Liang Azha, ha sfornato un Manhua che si insinua lentamente nel cuore del lettore, usando la sfortuna come lente d’ingrandimento sui temi dell’insicurezza e della ricerca dell’amore. Siete pronti a innamorarvi (e forse a diventare un po’ sfortunati) insieme ai protagonisti?
Trama:
Qin Jing non ricorda quando se n’è reso conto per la prima volta, ma tutte le persone a cui lui piace diventano sfortunate! Non a caso, il nuovo studente che si è appena trasferito nella sua scuola, Qi Yu, sembra particolarmente sfortunato…
Recensione
Se siete alla ricerca di quel Manhua in grado di scuotervi l’anima con una dolcezza inaspettata e una narrazione solida come una roccia, fermatevi qui. Soul Sealer’s School Life non è solo una lettura: è un’ossessione a cui è impossibile resistere. Liang Azha ha creato un gioiello raro, un perfetto equilibrio tra il calore del Sentimentale e la sottile, geniale costruzione del Soprannaturale. Dimenticate le trame banali: qui si scava a fondo nella psicologia dei protagonisti.
L’Anatomia di una Maledizione Amabile
L’idea centrale è di una bellezza disarmante nella sua semplicità: Qin Jing è un faro di sfortuna per chiunque osi innamorarsi di lui. Ma Liang Azha eleva questo espediente da espediente comico a potente metafora emotiva. La “maledizione” di Qin Jing non è un semplice plot device, ma la rappresentazione vivida della sua paura dell’intimità. Leggere le sue insicurezze è un’esperienza empatica: il suo timore di danneggiare chi ama, la sua brillantezza quasi mascherata, e quel modo di fare impulsivo e buffo nascondono una fragilità che ti fa venire voglia di abbracciarlo in ogni singola vignetta.
Questo è carattere writing di altissimo livello. Non ci sono personaggi piatti, ma solo strati da scoprire.
⚡ Qi Yu: L’Anomalia che Infrange la Regola
Poi arriva lui, Qi Yu. Se Qin Jing è il caos trattenuto, Qi Yu è la quiete misteriosa, l’anomalia perfetta. È già sfortunato (o è lui stesso un portatore di sventura?), e questo lo rende immune – o forse, semplicemente, capace di reggere il colpo – all’influenza di Qin Jing.
La loro dinamica è un masterclass di tensione romantica. Non ci sono scorciatoie: la relazione è costruita sul contrasto tra l’introspezione logica di uno e la delicata impulsività dell’altro. Ogni scambio, ogni sguardo è carico di una tensione naturale e viscerale. È il tipo di coppia che ti fa trattenere il respiro, sapendo che la loro unione non sarà facile, ma sarà assolutamente significativa.
🌟 Il Pilastro Narrativo: Il Personaggio di Carta
Sul fronte tecnico e del worldbuilding, un plauso va al piccolo, meraviglioso personaggio di carta (noto anche come Paper Man online!). Questo elemento non è un semplice comic relief o un accessorio narrativo, ma un personaggio vero e proprio, integrato perfettamente nella mitologia del soprannaturale scolastico.
È incredibilmente dolce, buffo e aggiunge quel tocco di stranezza e leggerezza che alleggerisce la tensione sentimentale senza mai farla deragliare. La sua presenza è la prova della padronanza narrativa di Liang Azha: riesce a far innamorare il lettore di un fogliettino animato, rendendolo un elemento portante e coesivo dell’intera narrazione.
📐 Analisi Tecnica e Sentimenti
A livello grafico, il tratto è pulito, morbido e immediatamente leggibile. L’uso del colore è strategico, amplificando la comicità esplosiva degli incidenti sfortunati e, contemporaneamente, esaltando la delicatezza palpabile dei momenti emotivi tra i protagonisti.
Liang Azha dimostra una sicurezza narrativa notevole: il ritmo è impeccabile. Non c’è fretta, non ci sono forzature melodrammatiche. La crescita sentimentale è organica, graduale, e questo rende ogni piccolo traguardo emotivo tra Qin Jing e Qi Yu estremamente gratificante.
Seguimi su instagram per rimanere sintonizzato con le news manga, manhua, manwha e tanto altro! Il panorama della narrativa distopica è spesso saturo di cliché, ma opere come Little Mushroom emergono per la loro sofisticazione tematica e la loro audacia estetica. Basato sulla acclamata danmei novel (小蘑菇 / Xiao Mo Gu), questo manhua non offre solo un racconto di sopravvivenza in un mondo devastato dal collasso magnetico e dalle mutazioni, ma propone un’indagine viscerale sull’identità, l’empatia e la paura dell’alterità. Attraverso un sapiente uso del chiaroscuro e una tensione narrativa costante, Little Mushroom ci invita a riconsiderare cosa significhi davvero essere “umani”.
Trama: In un futuro post-apocalittico, la Terra è irriconoscibile. Dopo la catastrofe della scomparsa dei poli magnetici e l’esposizione alle radiazioni, gran parte della flora e della fauna è mutata, dando origine a creature spaventose note come xenogenici. L’umanità sopravvive in Basi Proibite, protetta da implacabili soldati chiamati “Judges”. An Zhe è un fungo senziente, nato nell’Abisso, che ha assunto sembianze umane. La sua missione è ritrovare la sua spora, rubata e portata in una delle Basi Umane. Per infiltrarsi e recuperarla, An Zhe deve nascondere la sua vera natura, sapendo che se scoperto da un Judge, in particolare dal temuto Colonnello Lu Feng, sarà eliminato senza pietà. Il suo viaggio è una costante lotta per la sopravvivenza e un lento, doloroso apprendimento dell’emozione umana.
Recensione
1. Prolegomeni Narrativi: Un’Ambientazione Post-Apocalittica e la Genesi di un Protagonista Anomalo
Little Mushroom (dal romanzo originale Xiao Mo Gu / 小蘑菇) si innesta prepotentemente nel panorama delle narrazioni distopiche, presentando un’ambientazione post-apocalittica dalla solida premessa scientifica e drammatica. La trama si sviluppa a seguito della scomparsa dei poli magnetici, un evento cataclismatico che ha inondato la Terra di radiazioni cosmiche, innescando una vasta mutazione degli esseri viventi e riducendo l’umanità a poche sacche di resistenza, ovvero le Basi Protette, costantemente assediate da entità mutanti e xenogeniche.
È in questo “Abisso” di desolazione che emerge la figura centrale: An Zhe, un fungo senziente. La sua origine è un paradosso biologico e narrativo: nutrito dai resti di un umano defunto (An Ze), egli non solo ne acquisisce le sembianze ma sviluppa anche una coscienza, ponendosi immediatamente in una condizione di alterità radicale. La sua missione – il recupero della propria spora, sottratta dagli umani – diviene il motore per un’infiltrazione audace nella società umana, un’operazione ad alto rischio dove ogni espressione o gesto può rivelare la sua vera natura e condurlo all’eliminazione per mano dei temuti Judges.
Questo incipit non è solo una cornice d’azione, ma il terreno fertile per una profonda crisi di identità, empatia e senso di appartenenza, elementi che elevano l’opera oltre il mero racconto di sopravvivenza.
2. Estetica Visiva: Il Chiaroscuro come Strumento di Tensione e Poesia
L’impatto visivo del manhua di Little Mushroom trascende la semplice illustrazione, configurandosi come un vero e proprio linguaggio emotivo. L’adozione di un’estetica dominata dal chiaroscuro non è un vezzo stilistico, ma un meccanismo narrativo che riflette l’oscurità del mondo e la precarietà interiore del protagonista.
• Contrasto e Dettaglio Espressivo: La minuzia nei dettagli, in particolare la resa degli occhi e la costruzione dei volti attraverso ombre portate e luci taglienti, serve a veicolare la tensione psicologica e la fragilità di An Zhe. Questo approccio costruisce una distopia non solo “vista”, ma “sentita”.
• Linguaggio dell’Ambivalenza: L’arte bilancia con maestria momenti che sfiorano l’horror – nel ritrarre la desolazione e i mutanti – con passaggi di intensa poesia visiva, spesso legati alla vulnerabilità del protagonista. Questa oscillazione amplifica la costante tensione tra l’umanità apparente di An Zhe e la sua intrinseca mostruosità (o alterità).
L’unanimità della critica internazionale su questo aspetto – con menzioni che definiscono le tavole “ipnotiche” e di rara bellezza – conferma che l’apparato grafico non si limita ad accompagnare la storia, ma la amplifica e la rende palpabile, trasformando il bianco e nero in un vettore di intense sfumature emotive.
3. Analisi Personaggi e Dinamiche Psicologiche: Il Sospetto e l’Empatia
Il primo volume (capitoli 1-14) stabilisce le fondamenta delle dinamiche relazionali attraverso due figure polarmente opposte ma destinate a interagire: An Zhe e Lu Feng.
An Zhe: L’Estraneo Vulnerabile
Il protagonista è un archetipo rovesciato: non un eroe ma un alieno che indossa la maschera dell’umanità. Il suo conflitto interiore deriva dalla necessità di celare la propria origine xenogenica mentre è motivato da un desiderio primario (ritrovare la spora).
Il punto di vista dell’estraneo conferisce alla narrazione una lente critica sul concetto di “umanità”, rendendo l’esperienza di lettura meno convenzionale e più intensa. La sua costante vulnerabilità e la paura di essere scoperto creano una tensione palpabile, inducendo nel lettore un’immediata empatia per un essere che è tecnicamente “non umano” ma profondamente fragile.
Lu Feng: L’Autorità Inflessibile
Lu Feng, il “Judge” per eccellenza, incarna l’autorità feroce e l’inflessibilità del sistema di controllo umano. È un investigatore intuitivo e implacabile. La sua incapacità iniziale di discernere la vera natura di An Zhe – pur percependo una sottile “anomalia” – innesca un potente contrasto morale e psicologico.
Nel primo arco narrativo, la sua funzione è quella di antagonista e costante minaccia. Tuttavia, la sottile dinamica di sospetto, vicinanza forzata e latenti dubbi lo configura come un personaggio dal notevole potenziale evolutivo, capace di generare complessi conflitti interni e spunti narrativi di grande valore.
La Tensione Ambigua
La relazione tra i due si sviluppa sull’ambivalenza di paura e sospetto, dove la duplicità dei ruoli è temperata da una potenziale, seppur embrionale, empatia nascosta.
Sebbene alcuni lettori, specialmente quelli provenienti dalla novel originale, lamentino un’evoluzione emotiva inizialmente lenta (con un’ironica lamentela sulla “relationship speed 0.00001 km/h”), questa lentezza può essere interpretata come una scelta narrativa coerente con il mondo opprimente e la natura traumatica dei personaggi, riflettendo il “lento germogliare” di una connessione autentica in un contesto di estrema diffidenza.
4. Worldbuilding e Densità Tematica: Metafore della Degenerazione
Il worldbuilding presentato nei primi 14 capitoli è notevolmente solido e coerente. La distruzione geofisica – l’assenza dei poli magnetici – funge da motore narrativo, non da semplice sfondo.
• Strutture Sociali e Pregiudizio: La presenza delle Basi Umane, l’istituzione dei Judges e la profonda diffidenza verso gli xenogenici stabiliscono una chiara gerarchia di potere e un tema di pregiudizio che trascende la mera lotta tra specie. Il conflitto in Little Mushroom è un’indagine sull’etica e la sopravvivenza, sull’umanità e la disumanità.
• La Metafora della Fragilità: Le mutazioni, le contaminazioni e la perdita sono potenti metafore della fragilità intrinseca dell’esistenza umana, della paura del diverso e della desolazione interiore.
Il punto di vista di An Zhe, l’“altro”, fornisce il necessario distacco critico per esplorare temi come identità, memoria e appartenenza con una freschezza inusuale. Il solido background letterario (derivando da un romanzo) si percepisce, conferendo al manhua una densità tematica che lo distanzia dall’intrattenimento leggero.
5. Giudizio Conclusivo: Potenza Estetica e Coinvolgimento Emotivo
Little Mushroom si impone come un’opera degna di nota grazie a una rara combinazione di potenza estetica, conflitto emotivo e densità tematica.
L’eccellenza visiva non è mai fine a se stessa, ma è funzionale a dare corpo a sofferenza, paura e speranza. I personaggi non sono semplici archetipi, ma esseri complessi, spezzati e ambivalenti, in bilico tra l’orrore del loro mondo e il desiderio primario di esistere. Il conflitto non è prevalentemente esteriore (uomini contro mutanti) ma profondamente interiore (identità contro perdita).
La narrazione, che si prende il suo tempo per “costruire” anziché “correre”, offre al lettore lo spazio necessario per la riflessione e il coinvolgimento emotivo. Little Mushroom va oltre il semplice racconto: è un invito a esaminare il peso dell’imperfezione e a sviluppare empatia per ciò che non è convenzionalmente definito “umano”.
L’unica cautela da parte della critica risiede nella possibilità che la trasposizione da novel a manhua possa occasionalmente non rendere giustizia a tutte le sfumature psicologiche e i dettagli di world-building presenti nell’opera originale. Tuttavia, l’opera riesce comunque a scuotere e commuovere, rendendosi un titolo imperdibile nel panorama distopico contemporaneo.
Con Pigpen, Kim Carnby, celebre autore di Sweet Home e Bastard, torna a indagare l’abisso della mente umana, affiancato dai disegni taglienti e disturbanti di Beom Sik Cheon. Pubblicato in Italia da Jundo, questo nuovo titolo si presenta come un thriller psicologico di tensione pura, dove nulla è come sembra e ogni silenzio pesa quanto una minaccia.
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Trama: Un giovane si risveglia sulla spiaggia di un’isola sconosciuta, privo di qualsiasi ricordo. Non sa chi sia, né come sia arrivato lì. Viene accolto da una famiglia che gestisce una piccola pensione, apparentemente tranquilla e ospitale. Tuttavia, dietro l’accoglienza gentile si cela un’ombra di inquietudine. Mentre il ragazzo cerca di ricostruire la propria identità, l’isola rivela lentamente la sua natura ambigua: gli ospiti scompaiono, le barche non tornano, e il silenzio diventa ogni giorno più assordante. Perché è finito lì? E soprattutto… potrà mai andarsene?
Recensione
Analisi narrativa
Kim Carnby dimostra ancora una volta la sua abilità nel costruire tensione psicologica. La narrazione procede con un ritmo lento e controllato, che permette di approfondire non solo la psiche del protagonista ma anche quella dei personaggi secondari. L’amnesia del giovane funge da leva narrativa, generando suspense e inquietudine. Le domande senza risposta, i silenzi, gli sguardi sospettosi e le azioni ambigue della famiglia creano un tessuto narrativo denso di ambiguità, dove il lettore si trova immerso nella stessa confusione del protagonista. È una tensione costruita in modo chirurgico, dove ogni elemento apparentemente banale ha un peso simbolico e emotivo, e dove l’orrore si manifesta più come sensazione che come evento concreto.
Personaggi
I personaggi sono tratteggiati con grande precisione psicologica. Il padre rappresenta l’autorità e il controllo estremo, la madre incarna la vigilanza ossessiva e la manipolazione, mentre le sorelle incarnano due poli opposti della follia, una impulsiva e infantile, l’altra seducente e calcolatrice. Il fratello taciturno contribuisce a generare un senso di minaccia latente. Il giovane protagonista funge da specchio per il lettore, permettendo di vivere in prima persona la tensione, la confusione e la paura dell’ignoto. Il rapporto tra i personaggi è costruito in modo da generare costantemente dubbi, sospetti e un senso di claustrofobia psicologica.
Aspetto visivo e atmosfera
Beom Sik Cheon, al disegno, accompagna Carnby con un linguaggio visivo che amplifica l’inquietudine narrativa. La scelta cromatica è dominata da toni freddi e scuri, blu, viola e grigi opachi, che conferiscono all’isola e alla pensione un senso di isolamento totale. Le espressioni dei personaggi sono accentuate e deformate nei momenti di tensione, aumentando la sensazione di disagio. Le ombre e la gestione dello spazio nelle tavole non sono meri dettagli estetici, ma strumenti narrativi che contribuiscono a creare suspense e angoscia.
Temi principali
Il volume esplora la memoria come prigione, l’identità smarrita e l’isolamento imposto. L’isola e la pensione non sono solo ambientazioni, ma rappresentazioni della mente del protagonista e dei conflitti interiori che lo attraversano. L’opera indaga anche il tema della falsa ospitalità, mostrando come ciò che appare sicuro e accogliente possa nascondere pericoli e menzogne. La psicologia dei personaggi e le dinamiche familiari diventano quindi il vero centro dell’orrore.
Conclusione
Pigpen Vol. 1 è un thriller psicologico potente, raffinato e disturbante. Kim Carnby conferma di essere uno dei maestri del genere, capace di costruire tensione, ambiguità e inquietudine senza ricorrere a effetti spettacolari o a shock immediati. L’opera richiede attenzione e partecipazione emotiva, ma ripaga il lettore con un’esperienza intensa e immersiva. Jundo dimostra ancora una volta di saper selezionare opere dal linguaggio narrativo complesso e capace di lasciare un segno duraturo. Pigpen non è un semplice webtoon da leggere: è un’esperienza psicologica da vivere, dove il silenzio, la sospensione e l’ombra contano più delle parole.
Il Genio di Niiyama Ritorna: L’Arte della Dualità e della Seduzione in un Manga
Se c’è un’autrice nel panorama Boys’ Love contemporaneo che sa tessere trame di sensualità, ironia e incredibile profondità psicologica, quella è Niiyama. E con la sua ultima opera, “Se Insisti…”, pubblicata in Italia da Magic Press, conferma il suo talento cristallino in modo inequivocabile. Questo non è solo un manga; è una sorprendente esplorazione della doppia vita e del potere del carisma che ti cattura fin dalla prima pagina.
La narrazione ruota attorno a Shinobu Urakawa, l’uomo delle mille maschere: un insignificante impiegato di giorno, il magnetico e narcisista “principe” di un locale notturno la sera. L’introduzione del suo collega Hikaru Omoteya, l’affascinante uomo delle vendite, rompe questo precario equilibrio, innescando una dinamica incandescente. Sei pronto a scoprire come Niiyama gestisce questa tensione narrativa esplosiva e perché “Se Insisti…” è un titolo imprescindibile per ogni appassionato del genere?
Trama: Di giorno, Urakawa Shinobu non è altri che un semplice impiegato, ma di notte si trasforma in un playboy sempre alla ricerca di nuove prede. Nessuno sa della sua doppia vita. O almeno, così doveva essere. Un sera, il principe narcisista del reparto vendite, Omoteya Hikaru, visita il gay bar che Shinobu frequenta. L’invasione di Hikaru nel suo locale preferito è un problema per Shinobu, che vede in lui un possibile rivale. In un tentativo di recuperare il suo terreno di caccia, Shinobu decide di fare una mossa verso Hikaru: “Stavi aspettando, vero? Che io facessi colpo su di te, intendo.”
Recensione:
La Struttura Duale e la Profondità Psicologica di Shinobu
Il cuore pulsante di “Se Insisti…” risiede nella brillante costruzione del protagonista, Shinobu Urakawa, e nel suo contrasto identitario. Niiyama utilizza il meccanismo della doppia vita non come un semplice espediente narrativo, ma come un potente strumento di analisi psicologica. Di giorno, l’abbigliamento anonimo e la frangetta coprente simboleggiano la volontà di invisibilità di Shinobu sul posto di lavoro. Di notte, al contrario, emerge il suo vero carisma non negoziabile, espresso attraverso un linguaggio del corpo sincero e una padronanza della seduzione che lo rendono quasi una figura mitologica nel locale.
Questo gioco di maschere è gestito con una maturità sorprendente. La narrazione non si accontenta di mostrare il contrasto; lo usa per costruire una costante tensione emotiva, chiedendo implicitamente al lettore: quanto delle due identità è autentico?
L’Innesco Emotivo: La Dinamica tra Shinobu e Hikaru
L’arrivo di Hikaru Omoteya funge da vero e proprio catalizzatore, portando la storia oltre il mero intrattenimento. Hikaru è l’antitesi di Shinobu in ufficio (sicuro, popolare), ma la sua vulnerabilità e l’attrazione ineluttabile per il seduttore notturno creano una chimica interpersonale elettrizzante.
La maestria di Niiyama si rivela nel rovesciamento dei ruoli: il seduttore (Shinobu) è forte e in controllo nella sfera privata, mentre l’uomo alfa (Hikaru) è quasi una “vittima” vulnerabile del suo fascino. Questa dinamica non è una forzatura, ma un motore narrativo che assicura che ogni interazione, sia essa un dialogo o una scena sensuale, sia funzionale all’evoluzione della loro relazione. Il lettore è costantemente in attesa del momento di collisione tra l’impiegato sfigato e il principe notturno.
Eccellenza Tecnica: Disegni e Ambientazione
Dal punto di vista tecnico e grafico, Niiyama dimostra un’abilità eccezionale nel Character Design e nella resa emotiva. L’espressività dei personaggi è un punto di forza critico: uno sguardo, un sorriso trattenuto, un gesto sensuale, tutto contribuisce a comunicare la sottile psicologia dei due protagonisti.
I dettagli sono curatissimi, ma ciò che eleva l’opera è la capacità di coordinare i momenti di introspezione (spesso comici, grazie anche ai personaggi secondari come il proprietario del bar e i divertentissimi gemelli) con le scene più sensualmente intense. In Niiyama, la sensualità non è mai fine a sé stessa, ma un linguaggio che i personaggi utilizzano per conoscersi e svelarsi.
In conclusione, “Se Insisti…” è un’opera matura, tecnicamente ineccepibile e narrativamente complessa che supera i confini del semplice Boys’ Love. È una lettura che entusiasma, conquista e conferma Niiyama come una delle voci più eleganti e penetranti del genere.
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Se sei un appassionato/a di boy’s love e stai cercando un titolo che unisca tensione psicologica e relazioni ambigue, The Pawn’s Revenge di Evy, edito da Jundo Comics, potrebbe essere la tua prossima lettura. In questa recensione ti racconto perché questo primo volume è molto più di una semplice storia romantica e come i protagonisti si muovono in un mondo complesso e sfaccettato.
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Trama: Il prostituto Je-oh conduce una vita senza futuro dalla quale non riesce a sfuggire. Vive come una pedina mossa da mani invisibili. Un giorno viene rapito da Seong-rok, un serial killer, in missione per conto della sua compagna, un’ex prostituta. I motivi dietro a tale gesto s’ignorano. Je-oh, stanco del suo ruolo, utilizzerà ogni parte del suo corpo alla ricerca della sua vendetta contro l’intera scacchiera.
Cosa ne penso?
Ho iniziato The Pawn’s Revenge molto tempo fa, ma lo avevo interrotto all’incirca intorno al decimo capitolo. Probabilmente perché in quel periodo leggevo davvero tante opere contemporaneamente e questa storia era finita un po’ in secondo piano. Ora, grazie all’edizione Jundo, ho avuto l’occasione di riprenderla dall’inizio, con una prospettiva più chiara e una maggiore attenzione ai dettagli.
Questo primo volume, che raccoglie i primi cinque capitoli, introduce il lettore in un racconto che si muove su dinamiche psicologiche complesse, senza però chiarire del tutto i comportamenti e le motivazioni dei protagonisti. È evidente che The Pawn’s Revenge voglia costruire lentamente la propria tensione, concentrandosi più sulla caratterizzazione interiore che sull’azione immediata.
La storia ruota attorno a Je‑oh e Seong‑don, due personaggi dalle personalità molto diverse ma legati da un rapporto difficile da decifrare. Je‑oh, nonostante la sua condizione di prostituto, non viene mai presentato come vittima: è un personaggio che vive la propria realtà con un senso di accettazione lucida, quasi rassegnata, ma mai debole. È consapevole del contesto in cui si trova e sceglie di affrontarlo con una calma che diventa la sua forma di resistenza.
Seong‑don, invece, rimane volutamente sfuggente. I suoi comportamenti e atteggiamenti, spesso contraddittori, lasciano intuire un passato tormentato o una motivazione più profonda che l’autrice, almeno per ora, decide di non svelare. In questo senso, il volume resta più introduttivo che esplicativo: costruisce un’atmosfera densa, ma non fornisce ancora gli strumenti per comprendere davvero chi siano i protagonisti e cosa li spinga a muoversi in un rapporto tanto ambiguo.
Dal punto di vista grafico, Evy si distingue per un tratto pulito e per la cura con cui rappresenta le espressioni e i silenzi, che diventano il vero linguaggio dei personaggi. Tuttavia, proprio per la sua natura di volume introduttivo, la narrazione risulta ancora frammentaria: si percepisce che la storia ha del potenziale, ma che le sue fondamenta devono ancora consolidarsi.
Consiglierei The Pawn’s Revenge a chi apprezza storie dal tono psicologico, con dinamiche complesse e relazioni caratterizzate da tensione e ambiguità emotiva. Onestamente, i primi cinque capitoli non mi hanno fatto esaltare l’opera, ma lasciano intravedere spunti interessanti che potrebbero svilupparsi nei volumi successivi.
Conclusione
The Pawn’s Revenge è un’opera che punta a costruire tensione e introspezione più che azione immediata. Un’opera consigliata a chi cerca emozioni sottili e relazioni intricate, dove ogni gesto e silenzio dei personaggi racconta più di mille parole. Evy dimostra un talento particolare nel tratteggiare la psicologia dei protagonisti e lascia il lettore curioso di scoprire cosa accadrà nei prossimi volumi.
Il nostro Eden senza Dio è uno dei titoli Omegaverse più discussi e apprezzati degli ultimi anni. Con il terzo volume, pubblicato in Italia da Magic Press, Yuma Ichinose continua a costruire un racconto delicato, emotivo e sorprendentemente maturo all’interno di un genere che spesso viene ridotto ai suoi elementi più istintivi.
Questo articolo offre una panoramica completa del volume 3, con trama, contesto e una sezione dedicata alla recensione personale, utile sia ai nuovi lettori sia a chi segue la serie.
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Trama: L’inverno è finito e la primavera ha inizio. Nishio e Takai stanno per iniziare il terzo anno delle superiori. I due giovani amanti coltivano la loro relazione in segreto, come se quei sette giorni passati nel ripostiglio della palestra non fossero mai accaduti. Intanto, però, il secondo calore si avvicina sempre di più… Proprio durante la settimana di studio intensivo, in un luogo senza via d’uscita, saranno di nuovo costretti a fuggire.
Recensione:
Maturazione, cambiamento e legame: il cuore narrativo del volume
La storia si apre con un cambio di stagione che diventa metafora di un passaggio interiore: la primavera prende il posto di un inverno pieno di tensioni emotive, segnando l’inizio del terzo anno delle superiori per Nishio e Takai. È un avanzamento scolastico, certo, ma soprattutto un ingresso in una fase nuova e più adulta del loro rapporto, che cresce con una naturalezza disarmante.
Yuma Ichinose usa con destrezza i meccanismi tipici dell’Omegaverse. I segnali fisici – feromoni, reazioni corporee, percezioni sensoriali – non sono mai un espediente gratuito, ma diventano veri strumenti narrativi. Attraverso questi piccoli dettagli si costruisce un linguaggio silenzioso, un territorio emotivo in cui i due protagonisti imparano a leggersi e a conoscersi senza forzature.
Takai si conferma un ragazzo altruista, capace di offrire sostegno senza pretese. Nishio, inizialmente più chiuso, impara a lasciare spazio ai propri sentimenti e a restituire l’affetto ricevuto con una maturità crescente. La loro unione non è determinata dal ruolo Alpha/Omega: nasce da una scelta reciproca, da un desiderio sincero di condividere il proprio mondo e crescere insieme.
Un Omegaverse diverso dal solito: sensibilità, rispetto e introspezione
Il tratto distintivo di questo volume è l’attenzione con cui viene trattato il legame tra Alpha e Omega. In molte opere del genere, la connessione è rappresentata come un vincolo puramente fisico; qui diventa una porta spalancata su temi più profondi.
Non c’è mai sensazionalismo, né erotizzazione superflua. La tensione tra i protagonisti resta nel campo delle emozioni: un gesto trattenuto, un silenzio che pesa, uno sguardo che svela più di mille parole. È un racconto che mette al centro la vulnerabilità, la cura reciproca, il bisogno di essere compresi.
La scrittura di Ichinose è misurata, sensibile, sempre attenta a mostrare anziché spiegare. Così emergono la fragilità di Nishio, la dolce determinazione di Takai e quella capacità rara di comunicare anche senza voce.
Disegno e regia delle tavole: quando la delicatezza diventa stile
Dal punto di vista grafico, questo terzo volume rappresenta uno dei momenti più riusciti dell’intera serie. Le tavole sono costruite con equilibrio, quasi come se seguissero una coreografia emotiva. Il tratto delicato, gli spazi bianchi che respirano, le espressioni contenute ma intensissime: tutto contribuisce a creare un’estetica morbida e coerente con la storia.
Rispetto ai volumi precedenti, si nota una maturità maggiore: linee più fluide, movimenti più naturali, sguardi più precisi nel raccontare ciò che i personaggi non dicono ad alta voce. Anche i dialoghi, mai ridondanti, accompagnano questa delicatezza, favorendo una lettura scorrevole ma densa di significato.
Approfondimenti narrativi e nuovi spunti per il futuro
Fra le presenze più interessanti del volume spicca il padre di Takai, introdotto con discrezione ma portatore di un potenziale narrativo enorme. La sua comparsa lascia intravedere dinamiche familiari che potrebbero diventare fondamentali nei prossimi capitoli.
Il volume procede con un ritmo dolce, misurato, ma prepara il terreno a tensioni nuove. È evidente che Nishio e Takai stanno entrando nella fase più complessa della loro storia: quella in cui sentimenti, desideri e responsabilità iniziano a intrecciarsi con il mondo che li circonda. La sensazione finale è quella di un legame che cresce in intensità, capace di andare oltre i confini dell’Omegaverse per diventare una storia di formazione, fiducia e reciproca scoperta.
C’è qualcosa di profondamente disarmante nelle storie che parlano di gentilezza nascosta dietro un volto severo. The Fragrant Flower Blooms with Dignity è una di quelle opere che, con eleganza e sincerità, scava nell’animo dei suoi personaggi, regalandoci un racconto di crescita, scoperta e tenerezza. Saka Mikami ci introduce in un mondo di contrasti, dove due scuole e due persone, imparano che le differenze possono diventare ponti e non barriere.
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Titolo:The Fragrant Flower Blooms with Dignity Autrice: Saka Mikami Editore italiano: J-Pop Manga Demografica: Shonen Volumi pubblicati in Giappone: 18 (in corso) Genere: Romance, Slice of Life, Commedia scolastica
Trama: La Chidori High è una scuola maschile prevalentemente frequentata da studenti di bassa estrazione sociale e con voti pessimi; la Kikyo Girls’ High invece è una scuola femminile che ha come studentesse le figlie di famiglie ricche e prestigiose. Queste due scuole, che sono situate una di fianco all’altra, sono in continua disputa fra loro. Rintaro Tsumugi è uno studente del secondo anno della Chidori dall’aspetto da delinquente, ma dal carattere gentile, che un giorno, mentre sta aiutando nella pasticceria di famiglia, incontra Kaoruko Waguri. I due vanno subito d’accordo anche perché Kaoruko non sembra dare importanza all’aspetto del ragazzo, ma questa sensazione di pace viene rapidamente turbata quando Rintaro scopre che la ragazza frequenta la Kikyo. Questa rivelazione segna l’inizio di una faticosa storia fra i due, mentre lottano contro le limitazioni imposte dalle loro scuole e dall’ambiente circostante, nel tentativo di trovare la loro strada.
Feedback:
Saka Mikami costruisce il primo volume di The Fragrant Flower Blooms with Dignity con una consapevolezza narrativa sorprendente. La scelta di ambientare la storia in due scuole contrapposte non è un semplice espediente: diventa un motore simbolico che mette in scena la tensione tra classi sociali, aspettative e pregiudizi.
Il ritmo della narrazione è equilibrato: non si affida a colpi di scena forzati, ma cresce attraverso il dialogo e la gestualità dei personaggi. Ogni interazione è curata nel dettaglio, dagli sguardi fugaci ai piccoli silenzi, e contribuisce a rendere reale la connessione emotiva tra Rintaro e Kaoruko.
La scrittura visiva di Mikami si distingue per la precisione delle tavole e la capacità di alternare momenti comici a scene di intima introspezione. Non è un manga che punta solo al sentimento, ma alla costruzione di un’identità: quella di due giovani che imparano a vedersi e farsi vedere per ciò che sono davvero.
Il parallelo con Romeo e Giulietta è evidente ma ben dosato: i protagonisti appartengono a mondi opposti, eppure la loro relazione diventa una sintesi armonica tra due realtà che si rifiutavano di comunicare. Qui, però, non c’è tragedia, bensì una sottile promessa di cambiamento.
Personaggi: due poli che si incontrano
Rintaro Tsumugi
Rintaro è il cuore pulsante dell’opera. Alto, dai lineamenti severi e lo sguardo deciso, è il tipico ragazzo che il mondo fraintende. Mikami riesce a dare spessore psicologico a un personaggio che, dietro la corazza del suo aspetto intimidatorio, nasconde una profonda empatia. La sua crescita è lenta, coerente, reale. L’autrice utilizza i gesti — più che le parole — per mostrare la delicatezza di Rintaro, e lo fa con una regia narrativa che rende ogni scena densa di significato.
Kaoruko Waguri
Kaoruko è la luce che rompe le ombre di Rintaro. Con la sua passione per le torte e la sua spontaneità, diventa un ponte tra due mondi. Pur provenendo da una scuola d’élite, Kaoruko è tutto fuorché snob: è una ragazza altruista, sincera e determinata. Narrativamente, funge da catalizzatore della crescita di Rintaro, ma non è ridotta a “spalla romantica”: ha un arco personale ben definito, fatto di sogni, sacrifici e un costante desiderio di migliorarsi.
Le Illustrazioni: espressività e cura delle tavole
Sul piano grafico, The Fragrant Flower Blooms with Dignity è un piccolo gioiello di equilibrio visivo. Il tratto di Mikami è pulito ma non privo di carattere, e la gestione delle prospettive dinamiche regala profondità anche alle scene più quotidiane. L’autrice gioca con il ritmo delle inquadrature, alternando dettagli ravvicinati a tavole panoramiche che amplificano la componente emotiva.
Le espressioni di Kaoruko sono una delle cifre stilistiche dell’opera: dolci, buffe, autentiche. Quelle di Rintaro, invece, racchiudono tutta la fragilità di un ragazzo che impara a lasciarsi guardare. Ogni tavola diventa così un piccolo esercizio di regia e sensibilità visiva.
Conclusione
Il primo volume di The Fragrant Flower Blooms with Dignity è un perfetto esempio di come uno shonen romantico possa coniugare leggerezza e profondità, senza mai scadere nella banalità. Saka Mikami ci offre una storia che parla di percezione, di coraggio, e della bellezza che nasce quando si impara a vedere oltre le etichette. Rintaro e Kaoruko non sono solo due protagonisti: sono due prospettive che si incontrano, e nel loro incontro trovano la libertà di essere sé stessi.
Torniamo a parlare di Boys Love con un titolo che ha conquistato lettori in Giappone e ora arriva finalmente anche in Italia in una box curata da Magic Press: Il mio adorabile poliziotto, firmato da Niyama. Una storia che mescola dolcezza, ironia e un’intensa riflessione sull’amore adulto, le seconde possibilità e il coraggio di accettare se stessi.
Io sono Francesca, e come sempre potete seguirmi su Instagram @book_dealer_, dove condivido approfondimenti, rubriche e consigli sui migliori manga e webtoon del momento.
Trama: Seiji Tajima è un ex-poliziotto, ora negoziante quarantenne e single, amico stretto di un pubblico ufficiale chiamato Shin Nakamoto. Shin, che conosce Seiji sin da quando l’uomo era nella polizia e lui era solo uno studente di scuola superiore, ha a lungo covato un amore segreto per lui, ma ormai si è accontentato di restargli a fianco come amico. Finché un giorno, per caso, Seiji menziona l’idea di provare a tentare la fortuna in campo sentimentale con un uomo… In quel momento, i sentimenti di Shin tornano violentemente alla ribalta.
Recensione
Il mio adorabile poliziotto è un Boys Love che si distingue per la maturità emotiva e per la lucidità narrativa con cui affronta i sentimenti tra due uomini che si ritrovano in un momento fragile delle loro vite.
Niyama costruisce con maestria un rapporto che non nasce dalla passione improvvisa, ma dalla familiarità del quotidiano: lo sguardo che si incrocia dietro al banco del negozio, la routine del quartiere, il piccolo disordine domestico che diventa intimità. È proprio questa normalità a rendere l’opera autentica.
Seiji è un protagonista meravigliosamente imperfetto: un uomo adulto che usa la comicità come difesa, che parla senza filtri e vive senza porsi troppe domande, ma che nasconde un fondo di malinconia e una tenerezza disarmante. È l’emblema di chi non sa più se l’amore fa per lui, ma che finisce per esserne travolto. Shin, al contrario, è composto, serio, riflessivo. Rappresenta il desiderio represso, la costanza, la fedeltà silenziosa. In lui c’è la pazienza di chi ha amato in segreto e la dolcezza di chi sceglie di aspettare.
La differenza d’età tra i due non è trattata come elemento di scandalo, ma come occasione di confronto generazionale. Shin è l’uomo che cresce e si fortifica, Seiji quello che riscopre la voglia di vivere. Entrambi cambiano, si influenzano, si educano l’uno all’altro.
Ciò che sorprende è l’abilità di Niyama nel dosare dramma e ironia: quando la tensione emotiva si fa più intensa, una battuta di Seiji rompe l’atmosfera e riporta la storia a terra, senza farla mai cadere nel melodramma. L’autrice non idealizza i suoi personaggi: li lascia umani, buffi, contraddittori. Persino la gatta di Seiji diventa una presenza viva e coerente nel racconto, un piccolo simbolo di equilibrio domestico e affetto sincero.
Dal punto di vista grafico, il tratto è pulito ma espressivo, con una particolare attenzione agli sguardi e alla gestualità. Le scene più intime non risultano mai eccessive, ma mantengono una sensualità sobria, perfettamente bilanciata al tono complessivo.
Il ritmo narrativo si mantiene costante per tutti e tre i volumi, accompagnando il lettore in una crescita sentimentale che culmina nel terzo, dove entrambi i protagonisti si confrontano con il futuro, non più come due individui separati, ma come coppia.
La Box Magic Press
L’edizione italiana proposta da Magic Press raccoglie i tre volumi della serie più una storia extra di 16 pagine, in cui Shin e Seiji incontrano i protagonisti di Se insisti, un’altra opera di Niyama pubblicata dalla stessa casa editrice. La box è curata nei dettagli, con stampa di qualità, copertine opache e inserti a colori, rendendola un piccolo gioiello da collezione per gli amanti del genere Boys Love.
Conclusione
Il mio adorabile poliziotto è una storia di rinascita e autenticità, dove l’amore non è idealizzato, ma vissuto nella sua forma più quotidiana e sincera. È il racconto di due uomini che, nonostante il tempo e le paure, imparano ad accettare se stessi e a concedersi la felicità.
Niyama dimostra di saper scrivere con equilibrio e sensibilità, alternando sorrisi e riflessioni, senza mai forzare l’emotività. È un’opera che parla con leggerezza di argomenti complessi, come la maturità sentimentale, la solitudine e la libertà di amare chi si vuole, indipendentemente dal genere.
Una lettura consigliata a chi cerca nel Boys Love non solo romanticismo, ma umanità, ironia e crescita personale. Personalmente, lo considero uno dei titoli più completi e raffinati arrivati in Italia negli ultimi anni nel panorama BL.
Ci sono storie che ti entrano dentro piano piano, fino a diventare parte della tua quotidianità. Morgana e Oz è una di quelle: una serie che ho seguito con costanza su Webtoon, capitolo dopo capitolo, e che ogni volta è riuscita a portarmi un piccolo momento di serenità. Ora, grazie a Kudos Edizioni, l’opera di Miyuli arriva finalmente anche in Italia, e il suo debutto ufficiale al Lucca Comics & Games 2025 è stato uno dei momenti più attesi dagli appassionati di webtoon e fumetto fantasy.
In un mondo dove il conflitto tra streghe e vampiri dura da secoli, l’odio reciproco sembra ormai una legge immutabile. Ma proprio in questo scenario nasce una storia capace di rompere gli schemi. La protagonista, Morgana, è una giovane strega del casato Witherberry, impulsiva, curiosa e con una magia difficile da controllare. Durante uno scontro tra clan, incontra Oz, un vampiro gentile e altruista, molto diverso da come le streghe sono abituate a immaginare i nemici. Il loro legame, all’inizio fragile e inaspettato, si trasforma in un’amicizia profonda e poi in qualcosa di più. Due giovani che, pur appartenendo a mondi opposti, trovano il coraggio di guardarsi con occhi nuovi e di mettere in discussione tutto ciò che hanno sempre creduto.
Recensione
Morgana e Oz è un webtoon che incanta per la sua capacità di mescolare elementi fantasy e romantici con una leggerezza che conquista. L’autrice Miyuli, nata in Lettonia e trasferitasi in Germania all’età di sette anni, è un’artista dal talento straordinario: la sua formazione alle Belle Arti e la sensibilità grafica si riflettono in ogni tavola. Il suo tratto è morbido, dinamico e ricco di dettagli; i colori sono caldi e luminosi, perfetti per dare vita a un mondo magico dove la luce e l’ombra convivono in armonia.
La relazione tra Morgana e Oz non è solo un amore impossibile tra due clan rivali, ma anche un racconto di crescita, accettazione e fiducia. Miyuli riesce a trasmettere messaggi profondi senza appesantire mai la narrazione, rendendo ogni episodio un piccolo frammento di poesia visiva. Il ritmo è equilibrato, alterna momenti teneri ad altri più intensi, e riesce sempre a sorprendere con una naturalezza rara. La costruzione dei personaggi è uno dei punti più forti dell’opera: non esistono buoni o cattivi assoluti, ma individui pieni di sfumature, mossi da paure, desideri e sogni.
Dal punto di vista grafico, l’edizione italiana di Kudos Edizioni è un vero gioiello: un volume corposo, completamente a colori, con oltre 300 pagine che riprendono fedelmente la brillantezza del webtoon originale. Alla fine del volume, alcune illustrazioni inedite accompagnano il lettore in un viaggio ancora più intimo tra i protagonisti, rendendo l’esperienza di lettura completa e appagante.
Conclusione
Morgana e Oz è un’opera che parla dritta al cuore. È dolce, divertente, visivamente splendida e capace di affrontare temi universali come la diversità, la comprensione e la ricerca della propria identità. Se siete alla ricerca di una lettura fantasy che unisca magia, emozione e una narrazione di grande sensibilità, questo titolo è assolutamente da non perdere. Sono certa che, proprio come è successo a me, anche voi vi lascerete incantare da Morgana, da Oz e dal mondo straordinario che Miyuli ha saputo creare con la sua arte.
Con EAT, Nagabe torna in Italia grazie a J-POP Manga, portando un’opera disturbante, poetica e intensamente umana. Un volume unico che esplora il desiderio, la paura e la fame, sia fisica che spirituale,attraverso personaggi intrappolati tra istinto e tenerezza. In questa recensione analizziamo temi, simbolismi e il ritorno di uno degli autori più raffinati del manga contemporaneo.
Attenzione: la seguente recensione puo’ contenere spoiler.
Per Lufria, noto per essere l’insegnante di legge più severo in circolazione, l’immagine è tutto. Per gli studenti ritardatari o che infrangono le regole, la tolleranza è zero. Anche se non lo ammetterebbe mai, però, anche il più rigido dei lupi può ritrovarsi a sognare cose proibite. Lufria ama molto osservare l’atto del mangiare e, dopo essere stato aggredito e morso da un suo allievo, si rende finalmente conto del perché: non desidera altro che essere divorato. Un bisogno recondito all’apparenza molto difficile da realizzare… oppure no?
Feedback:
Con EAT, Nagabe torna finalmente in Italia, e lo fa con la forza di un autore che non teme di spingersi nei territori più profondi e controversi dell’animo umano. Pubblicato da J-POP Manga in edizione regular e variant, questo volume unico rappresenta una delle uscite più attese dell’anno — e per chi è riuscito ad accaparrarsi una delle 200 copie limited con firma dell’autore, anche un piccolo tesoro da collezione.
Per chi, come me, ama visceralmente Nagabe, EAT è molto più di un nuovo titolo: è un ritorno a quella poetica oscura e introspettiva che da sempre contraddistingue la sua opera. Ho letto EAT per la prima volta tempo fa, ma rileggerlo ora in questa nuova edizione mi ha riportata a quella stessa, identica sensazione di turbamento e fascinazione che solo lui sa provocare.
E non posso negarlo: tra tutte le sue opere, questa è probabilmente quella che porto più nel cuore.
Se dovessi definirlo, direi che EAT si muove sulle stesse frequenze emotive di The Girl from the Other Side, ma con un tono più carnale, più disturbante, più spinto nella dimensione psicologica e nel simbolismo corporeo.
È un racconto che parla di desiderio, trauma e fame, non solo la fame fisica, ma quella interiore, quella che divora dall’interno chi non riesce a trovare pace con sé stesso.
Il protagonista, Lufria, è un professore di diritto, noto all’interno dell’università come “il sicario” per via del suo aspetto elegante e minaccioso: mantello nero, guanti bianchi, sguardo impenetrabile. Dietro la sua compostezza però si nasconde una mente complessa, segnata da un passato traumatico.
Alle scuole medie, Lufria fu morso da un compagno, Liza — un episodio che segnerà per sempre la sua psiche. Quel morso, doloroso e violento, innesca in lui una pulsione ambigua, un intreccio di paura e desiderio che nel tempo si trasforma in una forma di feticismo: l’attrazione per l’atto di mangiare, per le mandibole che si muovono, per i denti che affondano nella carne.
Ma il punto cruciale di EAT non è il feticismo in sé: è il desiderio di essere mangiato, di essere divorato.
Lufria è un lupo che non vuole cacciare, ma essere preda. E questa contraddizione diventa il cuore psicologico del volume: la ricerca di un annientamento che non è morte, ma una forma estrema di intimità, quasi un ritorno all’origine.
A innescare il conflitto è l’incontro con Gulla, uno studente alto, ingenuo e costantemente affamato. Gulla è un erbivoro, e non dovrebbe mangiare carne, ma ne è attratto, affascinato dal suo sapore proibito. È in lui che Lufria rivede il riflesso del proprio istinto represso: un desiderio che non osa ammettere.
Tra i due nasce un legame ambiguo, fatto di tensione, silenzi e un’intimità che si muove sul filo tra tenerezza e pericolo. A completare il triangolo psicologico interviene proprio Liza, ora docente di psicologia, che torna nella vita di Lufria come un’ombra dal passato, riaprendo la ferita mai guarita.
La scrittura visiva di Nagabe è, come sempre, impeccabile. Il suo tratto delicato e morbido riesce a rendere poetica anche la violenza, a dare un’aura quasi sacra al desiderio. Ogni tavola è costruita con equilibrio e silenzio: i bianchi diventano respiro, le ombre suggeriscono tutto ciò che resta non detto.
Il risultato è un racconto profondamente sensuale e psicologico, dove la fame diventa metafora dell’amore più estremo — quello che vuole divorare e, allo stesso tempo, essere divorato.
A chi ha amato la malinconia di The Girl from the Other Side o la dolce inquietudine di Monotone Blue, EAT offrirà un’esperienza più oscura, più esplicita e, per certi versi, più umana.
Nagabe in questo volume tocca il punto più intimo della sua poetica: la vulnerabilità del desiderio.
Personalmente, considero EAT una delle opere più complesse e riuscite dell’autore, capace di svelare un lato ancora più cupo e maturo della sua sensibilità narrativa.
E confesso che mi piacerebbe moltissimo vedere un futuro spin-off, che esplori la psiche del professore o le origini del legame con Gulla, perché certi personaggi lasciano un segno troppo profondo per restare confinati in un solo volume.
Spero inoltre che EAT possa rappresentare solo l’inizio di una nuova stagione editoriale dedicata a Nagabe in Italia, e che J-POP Manga ci regali presto anche altri suoi inediti, come SMILE.
Perché ogni opera di questo autore è un viaggio nel lato più puro e crudele dell’animo umano — un luogo dove la bestialità e la tenerezza convivono, come carne e spirito. EAT è un volume che non si dimentica. È disturbante, poetico, sensuale e, in fondo, terribilmente vero. E chi ama davvero Nagabe sa che non potrebbe essere altrimenti.