NINE PEAKS volume 1: recensione del manga di Tetsuhiro Hirakawa

Nine Peaks arriva in Italia per Magic Press Edizioni con una premessa che, almeno a un primo sguardo, potrebbe far pensare immediatamente a Tokyo Revengers: un adolescente, un viaggio nel tempo, bande di delinquenti e la possibilità di intervenire sul passato per cambiare il futuro. Eppure fermarsi a questo paragone sarebbe riduttivo.

Tetsuhiro Hirakawa, autore profondamente legato alla tradizione del furyō manga, costruisce infatti nel primo volume una storia che mescola combattimenti, rivalità scolastiche, viaggio temporale e soprattutto un elemento familiare che diventa presto il vero centro emotivo della narrazione. Il risultato è un’opera che parte da formule già conosciute, ma che dimostra fin dalle prime pagine di avere una propria direzione.

Trama: Un ragazzo perde il padre, che in gioventù a scuola era un delinquente, in un incidente. Tuttavia, dopo il funerale, il giovane si ritrova misteriosamente nel passato. Dopo aver incontrato suo padre ancora adolescente, i due iniziano una scalata per diventare i più forti delinquenti della scuola.

Recensione

Gaku Mashio ha sedici anni e vive con suo padre Harumi. Il loro rapporto non è particolarmente semplice e la morte improvvisa del genitore lascia il ragazzo con una serie di domande che non avrà più modo di porgli. O almeno, questo è ciò che Gaku crede. Tornato al porto dove era solito andare a pescare con il padre, il ragazzo cade in acqua e si ritrova improvvisamente ventidue anni nel passato, nel 2000. Quando riemerge, si trova davanti un adolescente della sua stessa età: è Harumi, suo padre. Non l’uomo che Gaku ha conosciuto, ma il ragazzo che era prima di diventare padre.

È qui che NINE PEAKS trova la sua intuizione più interessante. Il viaggio nel tempo non viene utilizzato esclusivamente come strumento per correggere una linea temporale, ma diventa l’occasione per permettere a un figlio di conoscere realmente il proprio genitore. Gaku si ritrova infatti a vivere accanto a una versione di Harumi che non conosce e che, almeno inizialmente, sembra avere pochissimo in comune con l’uomo che ha lasciato nel presente. Questo rapporto rappresenta, almeno nel primo volume, il vero cuore dell’opera e la principale differenza rispetto a titoli con una premessa simile.

Il confronto con Tokyo Revengers rimane comunque inevitabile. Anche qui abbiamo un protagonista che torna indietro nel tempo e si ritrova immerso nel mondo delle bande giovanili, ma Hirakawa sembra interessato a utilizzare il viaggio temporale in maniera più contenuta. Il passato non viene continuamente attraversato avanti e indietro: diventa soprattutto il luogo nel quale Gaku deve muoversi per comprendere persone, rapporti e avvenimenti che nel presente conosce soltanto attraverso i loro effetti.

Il ritorno del furyō manga

La componente più evidente di NINE PEAKS è però quella legata al furyō, genere nel quale Hirakawa si muove con particolare sicurezza. L’autore ha infatti alle spalle una lunga esperienza con manga dedicati alla criminalità giovanile e alle rivalità tra bande, da Clover fino al lavoro legato all’universo di Crows. Non sorprende quindi che il mondo costruito nel 2000 abbia una personalità molto precisa.

Kurei è dominata dalle bande e dalle gerarchie tra gruppi di ragazzi, dove la forza fisica è soltanto uno degli strumenti attraverso cui conquistare rispetto e posizione. Ci sono rivalità, alleanze, territori da difendere e una concezione della lealtà che appartiene profondamente alla tradizione del manga delinquenziale giapponese. È un immaginario che per il pubblico italiano può risultare familiare grazie a opere come Tokyo Revengers e Wind Breaker, ma che in NINE PEAKS viene trattato con un’impronta più vicina alla vecchia scuola del genere.

Ed è proprio questa componente a impedire che il viaggio nel tempo diventi l’unico elemento sul quale costruire la storia. Una volta arrivato nel passato, Gaku deve infatti confrontarsi con un ambiente che non gli appartiene e con un padre adolescente che sembra essere al centro di qualcosa di molto più grande di lui.

Un disegno che non cerca la perfezione

A colpire è anche il tratto di Hirakawa. Il disegno è ruvido, deciso, fisico, ma non caotico. I volti sono fortemente caratterizzati e i personaggi vengono distinti attraverso una serie di elementi visivi molto marcati: acconciature, abbigliamento, espressioni e corporature contribuiscono a creare un cast immediatamente riconoscibile.

Personalmente ho trovato questo stile particolarmente pop, quasi contaminato da un’estetica da graffiti. C’è qualcosa di volutamente grezzo nelle linee e nei lineamenti, ma allo stesso tempo emerge un controllo molto preciso della tavola. Hirakawa non sembra interessato a rendere i suoi personaggi perfetti o patinati: vuole che abbiano carattere, e questo si percepisce soprattutto nelle scene d’azione.

I combattimenti sono infatti uno degli aspetti meglio riusciti del volume. Il tratto riesce a trasmettere peso e fisicità senza sacrificare la leggibilità, mentre le espressioni dei personaggi diventano parte integrante dell’impatto delle scene. Anche il character design contribuisce alla costruzione dell’ambientazione: Harumi, con il suo look e le sue trecce, è immediatamente distinguibile, così come gli altri ragazzi che popolano il mondo di Kurei.

Una famiglia da riscoprire

Il viaggio nel tempo permette inoltre a Gaku di osservare la propria famiglia da una prospettiva completamente nuova. Non incontra soltanto suo padre, ma anche altri familiari quando erano ancora giovani, scoprendo versioni di persone che nel presente gli sembravano ormai completamente definite. È un espediente che alleggerisce la narrazione, ma che svolge anche una funzione importante: ricorda al protagonista che ogni adulto che conosciamo è stato, prima di tutto, un ragazzo con ambizioni, difetti, paure e relazioni che noi non abbiamo mai visto.

Questo elemento conferisce a NINE PEAKS una dimensione più umana rispetto a quella che la copertina e la premessa potrebbero suggerire. Dietro le risse e le rivalità c’è una storia che parla anche di memoria, famiglia e della difficoltà di conoscere veramente le persone che ci sono più vicine.

Il primo volume introduce inoltre altri elementi destinati a rendere la trama più complessa, tra cui la presenza di un personaggio che, come Gaku, proviene dal futuro. È un dettaglio che apre immediatamente nuove possibilità narrative e lascia intendere che il viaggio temporale potrebbe avere implicazioni ben più profonde di quanto sembri inizialmente.

Un primo volume promettente, ma ancora da verificare

La domanda più importante, arrivati alla fine della lettura, è inevitabilmente una: NINE PEAKS è davvero originale oppure è semplicemente un’altra variazione su formule che abbiamo già visto?

La risposta, almeno dopo un solo volume, non può essere definitiva. Il manga utilizza elementi ampiamente conosciuti: il viaggio nel tempo, le bande scolastiche, i combattimenti, le rivalità tra gruppi e il protagonista chiamato a intervenire sugli eventi. Il paragone con Tokyo Revengers è quindi legittimo e sarebbe inutile cercare di negarlo.

Quello che cambia è il modo in cui questi elementi vengono combinati. Il rapporto tra Gaku e Harumi aggiunge alla storia una componente familiare che non è soltanto decorativa, mentre la lunga esperienza di Hirakawa nel furyō gli permette di costruire con sicurezza il mondo delle bande e dei suoi personaggi. Anche il comparto grafico contribuisce in maniera importante all’identità del titolo.

Per questo motivo non definirei ancora NINE PEAKS una piccola gemma, ma nemmeno una semplice copia di ciò che è già stato fatto. Il primo volume sembra piuttosto il punto di partenza di un progetto che ha bisogno di qualche volume in più per dimostrare realmente quanto possa spingersi oltre le proprie influenze.

Il mio giudizio

NINE PEAKS mi ha lasciato con una sensazione precisa: la voglia di continuare.

Non perché il primo volume sia perfetto, né perché abbia rivoluzionato il genere, ma perché sotto una superficie che inizialmente può sembrare molto familiare ci sono abbastanza elementi interessanti da meritare una possibilità. Il disegno di Hirakawa possiede personalità, le dinamiche tra i personaggi funzionano e soprattutto il rapporto tra Gaku e il giovane Harumi apre una strada narrativa molto più interessante del semplice “torno nel passato e cambio il futuro”.

La vera sfida sarà capire cosa succederà quando tutte le premesse introdotte in questo primo volume inizieranno a convergere. Se Hirakawa riuscirà a dare al viaggio nel tempo una funzione realmente organica e a sviluppare il rapporto tra Gaku e suo padre senza sacrificare la componente furyō, NINE PEAKS potrebbe facilmente trovare una propria identità.

Per ora, però, voglio essere prudente.

Lo leggerò almeno fino al terzo volume. Voglio capire se siamo davanti a una versione più pop e occidentale di Tokyo Revengers oppure se, sotto questo primo strato fatto di bande, combattimenti e viaggi nel tempo, Hirakawa abbia davvero nascosto quelle piccole gemme narrative che possono trasformare una buona idea in una serie che vale la pena seguire.

Il primo volume, comunque, fa una cosa fondamentale: incuriosisce.

Cherry Blossoms After Winter – Recensione completa e finale: perché Taesung & Haebom restano nel cuore


Certe storie arrivano nel momento giusto, toccano le corde giuste del cuore e non se ne vanno più. Cherry Blossoms After Winter è una di quelle: la storia di Taesung e Haebom — due ragazzi che crescono, si innamorano, lottano e, alla fine, trovano un modo di vivere il loro amore con delicatezza e verità. Con l’uscita del Volume 7, la serie si conclude, lasciando dietro di sé un’emozione dolceamara, fatta di lacrime di gioia e nostalgia. In questo articolo faccio un tuffo profondo nell’intera opera, raccontando la sua evoluzione e i motivi per cui rimarrà con me (e forse anche con te).

Trama

Cherry Blossoms After Winter, scritto e disegnato da Bamwoo, racconta la storia di Haebom e Taesung: da bambini cresciuti insieme (fino a un tragico incidente che porta Haebom a perdere i genitori), fino all’adolescenza, quando i due si ritrovano compagni di classe. Haebom, in difficoltà per il passato e vittima di bullismo, trova in Taesung una via di salvezza quando il ragazzo, popolare e difensore, lo protegge da un compagno molesto. Quella protezione segna l’inizio di un rapporto che, lentamente, cambia — da amicizia insicura a qualcosa di più profondo. Da lì in poi — tra università, immobili spartiti, segreti da nascondere, crescita personale e mille insicurezze — il loro rapporto si evolve, si rafforza e affronta le pressioni del mondo esterno.  

Recensione

Volume 6 – Quando la quotidianità si mescola al conflitto

Il sesto volume rappresenta una tappa cruciale nella narrazione: Taesung e Haebom convivono, affrontano la vita quotidiana fatta di lavoro, trasferte, impegni — un contesto che potrebbe anestetizzare i sentimenti, ma che qui diventa terreno fertile per far crescere il loro legame. È in questa routine che emergono le fragilità: Taesung lotta con la gelosia, incapace di accettare che qualcun altro si avvicini troppo a Haebom.

A complicare le cose arriva un nuovo personaggio: il team leader Yoon — ambiguo, spinto da interessi di potere, e deciso a insinuarsi nella loro vita. La sua presenza introduce un conflitto necessario: destabilizza l’equilibrio, mette alla prova la fiducia dei protagonisti, costringe Taesung e Haebom a confrontarsi con paure e insicurezze.

Parallelamente, l’ingresso del padre di Taesung — figura autoritaria e inizialmente ostile — promette altri grattacapi. Ma col passare delle pagine, la rigidità lascia spazio a una consapevolezza più profonda: l’uomo, pur conservando severità, si dimostra animato da un desiderio sincero di vedere il figlio protetto, felice e realizzato con Haebom.

Questo volume eccelle nell’equilibrio tra dolcezza e tensione, tra vita comune e pressioni esterne. Prepara con cura il terreno per il gran finale: Taesung e Haebom non sono più solo amanti o amici — sono due persone che costruiscono insieme un possibile futuro.

Volume 7 – Il gran finale: lacrime, speranze, realizzazione

Ultimo volume, ultimo atto di una storia che ha attraversato amicizia, dolore, desideri, lotte interiori e rinascite. Leggere Cherry Blossoms After Winter fino alla conclusione — finalmente in italiano, grazie all’edizione curata di Magic Press — per me è stato come chiudere un cerchio: la nostalgia per tutto ciò che è stato, il sollievo di vedere le cose andare per il verso giusto, la gratitudine per aver vissuto ogni pagina.

In questo finale, ogni aspetto — il coming out, le paure, le fragilità, i sogni — trova la sua dimensione. L’amore tra Taesung e Haebom sboccia nella concretezza di una vita insieme, nella realizzazione dei loro sogni, nella promessa di un domani condiviso. Non ci sono melodrammi gratuiti, non ci sono drammi forzati: c’è solo verità, delicatezza, crescita.

Quando ho chiuso l’ultima pagina, mi è scesa quella lacrima di felicità — la lacrima che nasce dal cuore, dal sollievo di vedere un’opera amata chiudersi nel modo giusto. È un finale che lascia il segno, che resta.

Perché questa opera è speciale

• Perché racconta un amore che cresce lentamente, senza forzature, costruito su fragilità, fiducia e rispetto.

• Perché mescola momenti di quotidianità, romanticismo, tensione narrativa e introspezione emotiva — con equilibrio.

• Perché sviluppa personaggi secondari e famigliari con cura: non sono solo pedine, ma parte di un mondo vivo.

• Perché non teme di essere “dolce”: l’amore, qui, è rifugio. E la dolcezza non è debolezza.

Cherry Blossoms After Winter non è solo una lettura: è un’esperienza. Un viaggio dentro le speranze e le paure di due giovani, e dentro quelle di chi legge.

Recap conclusivo: un’opera che resta nel cuore

In un panorama di storie spesso dominate dal dramma, dal trauma, dal colpo di scena esasperato, Cherry Blossoms After Winter emerge per la sua sincerità. È una storia che lascia spazio all’amore, alla crescita, alla gentilezza. È il racconto di due ragazzi che sbagliano, si cercano, si trovano — e costruiscono qualcosa di autentico.

Questo manhwa (trasposto anche in manhwa/fiction e noto tra gli appassionati BL) ha il merito di dimostrare che la delicatezza narrativa e l’intensità emotiva non sono mutuamente esclusive. Che un amore può essere “normale” — eppure straordinario.

Chiudendo l’ultimo volume ti ritrovi con il cuore pieno, la nostalgia in tasca e la certezza di aver vissuto qualcosa di vero. Per me, è uno dei titoli che porto con me — e che consiglio a chiunque voglia credere ancora nell’amore gentile, sincero e forte come un inverno superato da un fiore.

La canzone d’amore del traditore – Un amore proibito tra onore e tradimento

Nel panorama dei manga boys’ love, trovare storie ambientate in Italia è una rarità. La canzone d’amore del traditore di Mottasu Tonoka è un’opera che unisce sapientemente elementi storici, un’ambientazione affascinante e un intreccio emotivamente intenso. Con personaggi carismatici e una narrazione che alterna tensione e dolcezza, questo manga riesce a conquistare i lettori sin dalle prime pagine. Scopriamo insieme cosa rende questa storia così speciale.

Trama: Italia, XX secolo. La famiglia Gardino gestisce una città portuale. E’ il momento di scegliere prossimo boss tra due soli candidati. Da una parte Gino, della Fazione dei Purosangue, più intransigente e fedele alla tradizione; dall’altra Dante, della Fazione Liberale, che bramo all’avvento di una nuova era slegata dal passato. Per Dante ogni scusa è buona per attaccare briga con il suo rivale, finché non scopre casualmente il suo più grande segreto… Dante però una condizione per mantenere il silenzio: passare un’intera notte abbracciato a Gino.

Cosa ne penso?

Nel cuore pulsante del XX secolo, tra le ombre della mafia italiana e le scintille di un amore proibito, si intreccia la storia di La canzone d’amore del traditore, un manga boys’ love che cattura sin dalle prime pagine con il suo intreccio ricco di tensione e sentimento.

I protagonisti, Gino e Dante, appartengono a due fazioni opposte, impegnate nella lotta per l’elezione del nuovo boss. Nonostante l’inimicizia imposta dal loro mondo, un filo invisibile li lega sin dall’infanzia: un’amicizia segnata da litigi e incomprensioni, ma anche da una profonda connessione che si svela lentamente, sfidando ogni regola.

Dante, con il suo carisma travolgente, la furbizia e un’indole allegra che conquista chiunque lo circondi, si distingue subito come un personaggio magnetico. Gino, invece, incarna il peso dell’onore e della tradizione: un uomo guidato dalla responsabilità, dalla nobiltà d’animo e da un senso di giustizia che lo porta a prendersi cura dei suoi sottoposti.

Ma quando Dante scopre un segreto che Gino ha sempre cercato di celare, il loro rapporto inizia a mutare. Tra avvicinamenti e distanze, desideri soffocati e scelte pericolose, Gino si troverà di fronte a un bivio: restare incatenato al proprio destino o lasciarsi travolgere dal sentimento che, in fondo, ha sempre cercato di negare.

La lettura del primo volume pubblicato da Magic Press mi ha regalato le stesse emozioni della prima volta: sorpresa, coinvolgimento e quel senso di urgenza che ti spinge a voler immediatamente proseguire con il secondo volume. Il finale lascia senza parole, sospesi in un vortice di emozioni contrastanti.

Uno degli aspetti più affascinanti di quest’opera è senza dubbio l’ambientazione italiana, un dettaglio raro nei manga boys’ love e che aggiunge un tocco di familiarità per noi lettori. Il contesto mafioso, sebbene presente, non si trasforma in un racconto di pura violenza, ma si arricchisce di personaggi ben caratterizzati, capaci di portare equilibrio tra tensione e leggerezza, tra pericolo e ironia.

Sul piano editoriale, Magic Press ha fatto un ottimo lavoro: il volume è corposo, ben rilegato e flessibile nella lettura. I disegni sono puliti, espressivi, e le scene più intime sono gestite con eleganza, senza mai risultare eccessive.

Se siete alla ricerca di un manga boys’ love che sappia emozionare con una storia intensa, ambientata in un’Italia affascinante e ricca di contrasti, La canzone d’amore del traditore è una scelta che non deluderà. Vi lascerà con il cuore in tumulto e il desiderio impellente di scoprire cosa accadrà tra Gino e Dante.

Il buio oltre la finestra triangolare

State cercando una storia piena di mistero ed elementi paranormali come fantasmi, maledizioni e tantissime vicende assolutamente da non perdere?

Allora vi suggerisco “Il buio oltre la finestra triangolare“, e oggi vi parlerò del volume quattro in uscita a Maggio!

Trama:

Tra cacciatori di fantasmi e fattucchiere liceali, i mestieri dei protagonisti di “Il buio oltre la finestra triangolare” sono tutt’altro che rassicuranti. Il mistero si fa sempre più fitto sulle maledizioni lanciate da Erika Hiura, ma Mikado e Hiyakawa hanno delle doti sovrannaturali che combinate insieme valgono più dell’intera sezione omicidi di Scotland Yard! 

Cosa ne penso?

Il quarto volume si presenta con una alternatività tra due colori il verde e il giallo.

I due investigatori si troveranno nuovamente di fronte a degli eventi in cui ci sono delle maledizioni da scoprire e da eliminare, facendoli sprofondare nell’abisso.

Un nuovo volume con tantissime storie che attraggono la curiosità del lettore, si osserva una maggiore relazione tra i due esorcisti, nuovi casi di maledizioni che danno l’incipit per la evoluzione della storia ma il finale è davvero molto maestoso in quanto riesce a catturare totalmente l’attenzione.

I protagonisti tra scene equivoche e molta ironia, riescono a smuovere la rigidezza dell’atmosfera. Tra maledizioni e paure, non è semplice riuscire a creare la durezza dell’animo dei personaggi, ma Mikado e Hiyakawa iniziano a comprendersi l’un l’altro.

Nuovi personaggi entrano in scena e si intrecciano con gli eventi misteriosi, il profilo di Erika viene maggiormente scoperto dandoci possibilità di sbirciare nelle sue piccole difficoltà, Mikado comprende di essere ‘legato’ da un filo e inizia ad elaborare dei pensieri e si troverà ad arrabbiarsi con il suo collega di lavoro.

Il volume 4 possiamo definirlo un volume di transito verso la prossima uscita, infatti non sarà ricco di eventi ma butta le fondamenta su nuovi intrecci.
La Magic press ha eliminato dalla copertina del quarto volume la patina luminosa che caratterizzava la illustrazione della mano invisibile, nonostante questo il volume è più flessibile rispetto ai precedenti.