Recensione “Che fine ha fatto Liz?”

Buon pomeriggio cari lettori, oggi torno con un romanzo thriller di un’autrice emergente di nome Chiara Citrini.

Potrete acquistare il romanzo su Amazon attraverso questo link – clicca qui

Copertina: Assolutamente no. E’ super pixelata. Non ha una immagine nitida e ben definita.
Titolo: Che fine ha fatto Liz?
Autore: Chiara Citrini
Data di rilascio: 2020
Genere: Thriller
Trama: Nella tranquilla cittadina di Holladay, nello Utah, vive la famiglia Cooper, composta da Liam, il capofamiglia, la moglie Liz e la figlia Amelia. La loro vita agiata e dall’apparenza perfetta è in realtà segnata da una terribile tragedia: la perdita della secondogenita Estelle, avvenuta tre anni prima. Un giorno Liam, rientrando a casa da un viaggio di lavoro, scopre che la moglie è sparita. Molti sono gli scenari che si profilano: rapimento a scopo di estorsione? Allontanamento volontario? Suicidio? Omicidio? Per ragioni diverse, sembrano tutte opzioni plausibili. A condurre le indagini c’è Christopher Warren, enigmatico detective che nasconde un segreto inconfessabile. Qualcuno trama nell’ombra, arrivando a minacciarlo di morte. Più ci si addentra nel caso, più ogni certezza sembra sgretolarsi. In una corsa contro il tempo, tutti si chiedono: che fine ha fatto Liz?


Valutazione: Ho analizzato questo romanzo con un occhio molto critico perché già non mi ha convinto la scelta di utilizzare un’immagine di copertina super pixelata. Non comprendo la scelta di utilizzare un’immagine così poco chiara e definita sapendo che la copertina è un elemento fondamentale nella vendita, soprattutto di un romanzo.

Non mi è piaciuto per niente le modalità di stampa soprattutto per quanto riguarda il font e la scelta di andare a capo ogni frase scritta. Penso che sia una cosa, per un lettore, davvero snervante.

Per quanto riguarda invece il racconto: suggerisco di fare capitoli più intensi e più lunghi anziché realizzare capitoli molto brevi che in realtà non raccontano nulla. Un altro punto di vista che vorrei sottolineare è soprattutto la questione riguardante alle conversazioni fra i protagonisti, questo perché ho notato una carenza di conversazioni intriganti e soprattutto di sentimenti provati dagli stessi protagonisti.

Durante la lettura non ho provato delle emozioni particolari e non ho compreso le emozioni provate dagli stessi protagonisti questo perché ho avuto l’impressione che in realtà ero davanti a una scrittura passiva, quindi che non si concentrava molto sulla esposizione dei sentimenti ma più che altro solo sulla narrazione, e quindi di andare ad esplicare al lettore l’andamento della storia.

E’ fondamentale all’interno di un romanzo, secondo il mio parere, di qualsiasi categoria esso sia, riuscire a concentrarsi oltre sulla narrazione della storia stessa ma anche sulle emozioni che le persone provano e soprattutto analizzare e descrivere i luoghi che circondano gli stessi personaggi questo per permettere al lettore di immaginarsi e di buttarsi a capofitto all’interno della lettura.

In ogni conversazione manca soprattutto chi è l’interlocutore. Posso comprendere che ad esempio se ci sono due soggetti all’interno di una stanza, è normale che la conversazione avvenga fra loro, ma è bene anche andare a descrivere le tonalità di voce con cui un soggetto esclama una frase o un termine, le emozioni che un soggetto prova.

Io in realtà non sono riuscita ad immaginare neanche la descrizione fisica dei protagonisti, né di Liz, né dell’investigatore e neanche di Liam. Soprattutto ho trovato un capitolo intero di quattro pagine che era solamente formato da conversazioni senza l’analisi di nient’altro.


Pensieri personali del libro: Partiamo dal presupposto che ci sono più punti negativi che a favore del romanzo, la cosa positiva è che è una lettura scorrevole e la storia è molto interessante. Però purtroppo oltre a questo non riesco a trovare nient’altro.

Liam Cooper è un famosissimo editore che viaggia spesso per questioni lavorative e vive una vita molto agiata. Ha una figlia di nome Amelia e purtroppo un’altra figlia che ha perso la vita, Estelle. La vita di Liam è solo all’apparenza perfetta, in realtà è un forte bevitore, un uomo cinico e violento che nasconde un segreto.

Il secondo protagonista è Christopher Warren. E’ un detective e un uomo con un terribile segreto. Detesta Liam Cooper poiché sembra insofferente alla scomparsa della moglie e lo vede spesso in uno stato alquanto discutibile.


Sistema di valutazione: ★★,5 ☆☆☆

Non mi sento di dare una stella al romanzo perché comunque comprendo il lavoro che è stato fatto dietro, apprezzo la storia e apprezzo la scrittura dell’autrice, ma ci sono tantissimi altri punti che purtroppo mi fanno valutare in maniera negativa il romanzo.

Alaska di Bendra Novak

Uccidere una e sarà come averne uccise ventuno.

Questa è la frase iniziale del libro, come in ogni inizio capitolo, è possibile trovare citazioni di serial killer. Questa scelta, secondo me, è stata molto brillante in quanto il racconto si basa proprio su una storia che prende piede tra i freddi ghiacciai dell’Alaska.

Il racconto si concentra intorno alla clinica di massima sicurezza e i suoi personaggi, tra cui la psicologa Evelyn Talbot e i suoi fidati colleghi Fitzpatrick, che l’ha aiutata a realizzare Hanover House e l’agente Amarok.

E’ un romanzo thriller pubblicato nel 2016, inizio di una trilogia di volumi concentrati su carcerati psicopatici e le loro patologie.

La nostra Evelyn è perseguita da una tragica esperienza avvenuta alla sola età di 16 anni e tale ricordo la accompagna per il resto della vita, rendendole difficile avere relazioni sentimentali e non, con chiunque. Terrorizzata dal suo ex fidanzato, Evelyn ha deciso di studiare la psicologia per comprendere al meglio quali fossero gli atteggiamenti e i pensieri dei serial killer, per questo con lavoro e sacrificio, ha realizzato il carcere di massima sicurezza denominato Hanover House, in cui succederanno vicende poco piacevoli sia per il personaggio, sia per i suoi compagni.

Nei pochi mesi in cui Evelyn si trova in Alaska, tra i freddi ghiacciai, succedono vicende che fanno riaffiorire vecchi traumi a causa di alcuni omicidi sospetti che le fanno pensare che sia opera di Jasper.

Il romanzo ha una lettura scorrevole, anche se in alcuni tratti diventa monotono. I dialoghi sono interessanti, a tratti divertenti. La pecca è che viene ripetuto più volte il concetto del trauma di Everlyn. Il personaggio principale è poco definito, nonostante venga raccontato le sue esperienze, questo non mi ha aiutato ad affezionarmi, a differenza di come è avvenuto con altri personaggi.

Il racconto appare interessante per la sua ambientazione e successivamente per il suo racconto: all’inizio va molto a rilento. Il libro è ben disposto, il design interno è semplice alla vista per la lettura.

Personalmente mi ha conquistato di più il trauma subito da Everlyn e il perché di tali vicende, e come lei abbia affrontato le sue paure di fiducia e come abbia fatto evolvere il rapporto con l’agente Amarlok, anziché gli omicidi in se.

C’è poco approfondimento sui pensieri dell’assassino, ma è giusto che sia cosi, perché lo si scopre solo verso il finale, anche se mi aspettavo delle motivazioni più profonde affinché una persona potesse realizzare tali omicidi caratterizzati da sceneggiature macabre.

Devo ammettere che il prefinale è qualcosa di molto accattivante e ti invoglia a divorare le ultime pagine in men che non si dica. E’ letteralmente BOOM!

In generale mi aspettavo un personaggio che mi facesse rimanere incollata, letteralmente, alla lettura e un racconto che fosse così pieno di suspance dall’inizio alla fine.

Ci sono stati due personaggi che mi hanno colpito particolarmente:

Hugo, è un personaggio interessante e sorprendente, si comprende come la sua dedizione sia rivolta nei confronti della protagonista e questo mi ha fatto emozionare, come uno psicopatico potesse provare empatia e interesse nei confronti di un altro soggetto, a differenza di quanto si possa pensare. La cosa negativa è che non è stato approfondito nella sua psiche.

Il libro parla di patologie psicologiche, ma vengono solo elecante ed enunciate, ma non approfondite.

Anthony Garza, un altro personaggio psicopatico, cupo e strano. Ha un ego smisurato a differenza di Hugo. Qui si possono trovare le nette differenze tra due modi di essere psicopatici. E’ un personaggio poco approfondito in sé, ma vengono raccontati gli omicidi anche se non si comprende il perché di certe scelte scenografiche che l’omicida realizza.

In conclusione, ritengo che il primo libro è un po’ ammaccato, ma vale la pena leggerlo.

Mi piace la scelta di includere nel racconto anche citazioni reali, patologie e psicologia, ma non sono approfonditi.

Voto 3,3/5