Estate e fuochi d’artificio: Summer Ghost la nuova opera edita da Jpop manga

Summer Ghost è quell’opera che richiama il sapore dell’estate, ma allo stesso tempo sa colpire nei punti più profondi del nostro essere.

È una storia forte, di coraggio e dolorosa.

Trama: 

Tomoya, Aoi e Ryo sono studenti delle scuole superiori che si sono incontrati tramite Internet, parlando della leggenda metropolitana dei “Summer Ghosts”. La leggenda narra che il fantasma di una giovane donna appare quando vengono accesi i fuochi d’artificio.

Cosa ne penso?

Il sentirsi insicuri, inferiori agli altri, esclusi ed emarginati dalla società sono sentimenti che ognuno di noi ha provato nella vita. Alcuni riescono a sorridere, altri piangono, alcuni combattono, ma ciò che accomuna tutti sono questi sentimenti.

Summer Ghost è un’opera forte e profonda. Non è una lettura da passeggio né una lettura che ti farà sorridere; al contrario, va a toccare con delicatezza e profondità le ferite e le sofferenze interiori. È una storia coraggiosa nel dolore, capace di commuoverti e insegnarti il bisogno di farsi forza, ammettere le proprie debolezze e saperle accettare e superare.

Scritta da Otsuichi e disegnata da Ino Mikichi, questa opera presenta disegni vibranti che danno luce e profondità alla storia stessa. La narrazione e i disegni si abbracciano in maniera meravigliosa, creando un’esperienza unica. Ambientata in un’estate immersa nell’oscurità, l’unica luce proviene dalle scintille dei fuochi d’artificio, simbolo del collegamento tra il fantasma dell’estate, una studentessa defunta, e un gruppo di ragazzi sconosciuti uniti per affrontare questa esperienza.

“Per vedermi c’è una condizione…” – la frase del fantasma dell’estate diventa il filo conduttore delle vite dei ragazzi che, nella loro diversità, riusciranno a comprendersi.

Perché adoro così tanto quest’opera? Molto tempo fa vidi il film per caso, e ogni minuto mi faceva nascere un peso sul petto. È uno di quei sentimenti che ti avvolgono completamente quando c’è una forte empatia verso l’argomento o i personaggi. Ricordo di aver asciugato le lacrime per tutta la durata del film, fino ad arrivare alla fine con un sorriso sul volto.

Quando Jpop ha annunciato questa meraviglia, sono rimasta incredula. Desidero condividere con voi i sentimenti che mi ha trasmesso, affinché possano coinvolgere anche voi e farvi desiderare di recuperare sia il film sia il manga.

Le scene catturate sono significative ed evocative: dal cielo notturno stellato al senso di speranza e paura dei ragazzi mentre guardano l’immenso cielo; dalle lacrime raffigurate agli sguardi di angoscia e terrore sui loro volti.

Summer Ghost è un’opera che trasmette un senso di speranza per il cambiamento e, allo stesso tempo, di accettazione. Racconta della necessità di trovare il proprio posto nel mondo e nella vita, del desiderio di sentirsi apprezzati.

È facile riconoscersi nella storia, ma a volte è difficile abbracciare completamente questi sentimenti. Summer Ghost è come un abbraccio amorevole dopo il dolore.

Il mio matrimonio felice

Tra le mie opere preferite c’è sicuramente ‘Watashi no Shiawase na Kekkon’, la nuova opera editata dalla Jpop con il nome ‘Il mio matrimonio felice‘.

Una storia che ha bisogno di essere letta e ascoltata, con le sue pagine che si arricchiscono di profumo di ciliegio e un passato torrido.

Per chi volesse vivere questa nuova storia romantica consiglio sia la lettura dell’opera, attualmente composta da 4 volumi (tratta dalla light novel), ma si può dedicare anche alla visione dell’adattamento animato.

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Trama:

La sua sorellastra aveva tutto: bellezza, una buona educazione, persino poteri psionici. Lei al contrario era la figlia indesiderata: trasandata, senza alcuna educazione né poteri, era considerata alla stregua di una serva. Persino il suo migliore amico, che era sempre stato dalla sua parte, aveva finito per sposare la sua sorellastra. Vista come un fastidio, è stata cacciata di casa e data in sposa ad un uomo che si dice essere orribile e spietato. Ma sono davvero reali le voci sul suo futuro marito?

Cosa ne penso?

Il mio matrimonio felice‘, al sentire nominare questo titolo può sembrare una storia banale e piena di cliché che non possa rilevare nulla di nuovo al mondo del lettore, ma così non è.

Il mio matrimonio felice

Miyo Saimori è una ragazza che nasconde tra le mani tante ferite e lavori pesanti, nonostante sia un membro di una delle famiglie che possiede delle abilità sovrannaturali eccezionali; viene trattata peggio di una serva. Lei non era né figlia, né serva, ma era il nulla nella sua famiglia. Dopo la morte di sua madre, il padre ha sposato la donna del suo amore dando alla luce una seconda figlia. Quest’ultima è bionda, con il viso tenero e una grande capacità, a differenza di Miyo dai capelli scuri e rovinati.

Il mio matrimonio felice

Miyo aveva delle piccole speranze che l’aiutavano ad affrontare giorno dopo giorno le ingiustizie, le grida e l’indifferenza: il sapere che ci fosse qualcuno che potesse tenere davvero a lei, come il suo amico di infanzia. Ma nulla va come dovuto, Miyo viene convocata per trattare di un matrimonio e la lieve speranza aveva preso vita sul suo viso per poi sbriciolarsi in pochi istanti.

Sua sorella viene data in sposa a Kouji mentre lei si sarebbe ritrovata a vivere tra le mura della famiglia Kudou, nota per il suo carattere spietato…

‘Quindi… non mi serbi rancore?’

‘Nessun rancore. Ormai ho dimenticato certi sentimenti.’

Una delle frasi d’effetto che mi ha sempre fatto venire i brividi. Quel senso di adattamento al buio, alle cattiverie, senza avere rancori o sentimenti negativi. Una beatitudine nella tristezza. Questo modo di essere si radica dentro Miyo, che è abituata a chiedere scusa per qualsiasi cosa o a tenere il capo chino.

Ci fa capire come questa ragazza, così fragile e spaventata, cerca di crearsi uno scudo per sopravvivere. Miyo è priva di abilità e ha paura di venire abbandonata, di nuovo, per questo.

Il mio matrimonio felice

I primi giorni in casa Kudou si alternano tra malfidenza e una certa curiosità di scoprire cosa si cela dietro agli occhi di quella ragazza fragile. Scopriranno di essere due anime che condividono lo stesso sapore del non essere accettati dalla loro famiglia. Il sentirsi distaccati, diversi, non amati sarà il punto di un nuovo inizio per entrambi.

Nel primo volume scopriamo maggiori sfumature dell’esistenza di Miyo, con le sue paure, le sue fragilità, il suo passato e il suo carattere. Verso la fine, negli ultimi capitoli, scopriremo un lato affettivo di Kudou che lo renderà l’antitetico delle mali voci che girano su di lui.

Perché per me ‘Watashi no Shiawase na Kekkon’ deve essere ascoltata? Non è una storia semplice e non è una storia banale. Parla di abusi e di indifferenza da parte della propria famiglia. Parla di come la forza e il coraggio possano sopravvivere anche dopo gli schiaffi e le urla. Mostra come, nonostante una persona abbia passato la sua vita nel baratro delle incertezze e della negatività, possa trovare il sorriso e una lieve affettuosità verso la vita.

Il mio matrimonio felice

È una storia di coraggio, una storia che dice ‘sì, anche tu puoi essere felice nonostante tutto’. Un modo per sostenere chi si sente amareggiato, lasciato nella solitudine o messo da parte, dalle persone che ritiene essere la sua famiglia.

La mia fuga alcolica

A fine di questo mese la casa editrice Jpop ci ha portato un nuovo titolo e volume unico da non perdere assolutamente “La mia fuga alcolica” di Kaba Nagata autrice di Lettera a me stessa e La mia prima volta.

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Trama:

Attraverso il manga, Kabi Nagata racconta la propria esperienza in ospedale in seguito ad una pancreatite acuta che, insieme a vari disturbi al fegato, le era stata diagnosticata nel 2018. La malattia nasce da un profondo disagio interiore, già descritto grazie alle precedenti opere autobiografiche, sfociato pian piano nell’alcolismo come unica “fuga dalla realtà”.

Cosa ne penso?

L’autrice ha scritto questo volume unico per raccontare ancora una volta delle proprie vicende, dei propri sentimenti e della sua realtà. Tra incertezza e negazionismo, la produzione di questo volume avuto una lunga storia perché all’inizio l’autrice non voleva ancora scrivere, un’altra volta, un racconto su se stessa questo perché non voleva macchiare i sentimenti dei suoi genitori e della gente che la circondava ed ero anche convinta che molto provi mente questo titolo sarebbe stato oggetto di discussione e sarebbe stata al centro di attenzione negative.

Questo senso di trasparenza nei confronti di se stessa e anche delle persone che la seguono, mi ha fatto apprezzare maggiormente questo volume caratterizzato da disegni semplici ma mai noiosi e anche arricchiti da colori fosforescenti come l’arancione.

Il titolo che ha permesso proprio per la sua sincerità di andare a comprendere alcuni tratti che mi erano oscuri e soprattutto mi ha dato modo di avvicinarmi maggiormente al mondo che c’è aldilà di un manga, che è tutto tranne che semplice. Spesso ci dimentichiamo che dietro un’opera c’è tanta creatività, tanto tempo e spesso le sofferenze che vengono causate dal non accettare abbastanza le storie che possono rendere il processo di creazione difficile da completare.

La mia fuga alcolica

Una storia di vita quotidiana che riesce, a modo suo, a insegnare qualcosa. Spesso l’alcol viene visto come compagno di disavventure e avventure, a volte è proprio questo compagno di viaggi a portarci verso strade ignote e questa volta Kabi Nagata è finita in ospedale cambiando in maniera preoccupante il suo corpo. Non solo la sua mente soffriva, ma anche il suo pancreas.

Un viaggio nei sentimenti più privati dell’autrice, perché non è sempre semplice riuscire ad esteriorizzare anche i nostri difetti e le nostre paure più grandi. Questo è una fonte di coraggio per tutte quelle persone che ogni giorno si sentono sprofondare dalle proprie responsabilità e pensano di non potercela fare e si fanno accompagnare in questo viaggio di illusione dall’alcol che va a peggiorare le cose.

La mia fuga alcolica

Tra realtà e ironia, mi sono ritrovata anche a ridere per le battute e le espressioni che l’autrice ha voluto riportare. Una cura del pancreas che è stata oggetto di miglioramenti e peggioramenti, di pensieri positivi e affaticamento con la voglia di abbandonare quei passi positivi che ha fatto nel tempo.

Un’opera di vita propria, senza troppe fantasie o eventi complessi. La pura e semplice cura del pancreas raccontata in maniera maniacale e con tanto riguardo verso la sincerità.

La mia fuga alcolica.

Questo libro è molto dettagliato sulla sua malattia permettendo al lettore di conoscere fino a fondo ogni centimetro della realtà che l’autrice ha dovuto affrontare. Ma non è solo questo, viene mostrato anche come muta la quotidianità dell’autrice, che dal vivere da sola si ritrova a tornare a casa dei genitori, ma anche come i suoi pensieri siano così cupi e veri.

Viene mostrato anche come lei stia ‘lottando‘ per decidere se buttarsi nello scrivere fiction o autobiografie e come, nonostante tutto, lei ritorni sempre al punto di partenza: scrivere di se stessa per guadagnarsi da vivere.

Un volume assolutamente da non perdere. Una sincerità disarmante verso se stessi e verso il resto della società. Mi sono emozionata, mi sono incuriosita e mi sono preoccupata per lei durante tutta la lettura.