Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol

Oggi sono tornata con una nuova recensione, molto positiva, di questo libro composto da 176 pagine.

La trama parla di una famiglia composta inizialmente da quattro persone, successivamente viene data notizia dai genitori che è in arrivo un fratellino molto speciale di nome Giovanni, chiamato Gio.

Inizialmente il maschietto più piccolo della famiglia era super contento, immaginava un fratello di giochi con dei super poteri e avrebbe potuto battere la parità familiare: 3 uomini contro 2 donne.

Si può comprendere come la gelosia nei confronti del più piccolo crescere man mano il tempo, finché il “maschietto più piccolo” non diviene il ragazzo geloso delle attenzioni del suo fratello speciale e inizia a denigrarlo.

Non riusciva a comprendere cosa gironzolasse nella testa del suo fratello speciale e non voleva comprenderlo. Iniziò anche ad odiarlo.

Passato del tempo oramai, e con tante vicende giunte dinanzi a loro, il fratello speciale venne compreso e amato da tutta la famiglia.

Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo modo. E a lasciare che gli cambiasse la vita.

Il fratellino speciale era Down e viveva in un suo mondo tutto da scoprire.


Personalmente credo che questo romanzo debba essere letto da tutti almeno una volta nella vita. Ti fa comprendere la diversità e ti fa entrare in un mondo diverso, in un mondo che se non frequenti una persona speciale in questa maniera non potrai mai comprendere in pieno.

Ritengo che il suo racconto sia pieno di cose veritiere, senza bugie o imbarazzo.

Spiega la felicità nel scoprire di avere un amico di giochi, la gelosia che nasce quando le attenzioni gli vengono rubati, la crescita e l’odio per chi lo metteva in imbarazzo tra gli amici, fino a scoprire l’amore per il fratello.

Mi ha emozionato e tenuto compagnia per breve tempo, ma il suo contenuto ti fa riflettere e ti terrà compagnia per una vita intera.

Voto: 5/5

La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King

Oggi sono tornata con una nuova recensione, e per chi mi segue su Instagram è già a conoscenza del mio amore incondizionato per Stephen King.

C’è un grande dibattito che circonda questo libro: da un lato chi sostiene che sia un capolavoro che accompagna e arricchisce la collezione di romanzi di zio King, dall’altro lato c’è chi sostiene che questo romanzo è al di fuori della normale scrittura del nostro autore a cui siamo abituati. Io francamente, mi affianco alla seconda ipotesi.

Copertina : Flessibile e immagine ben concentrata e idonea con il romanzo
Titolo:
La bambina che amava Tom Gordon
Autore: Stephen King
Data di rilascio: 2014
Genere: Romanzo Thriller
Valutazione: Personalmente ritengo che questo thriller psicologico scritto dal nostro caro King sia ben diverso dagli altri suoi romanzi. Ha come protagonista una bambina di nove anni di nome Trisha, e già di per sé un racconto con un personaggio così fragile comporta un bel po’ di inquietudine. Mi è piaciuta la composizione in sé del romanzo e il font utilizzato. Vi è una buona descrizione di luoghi, delle condizioni psicologiche e fisiche della bambina dispersa e le situazioni familiari.
Pensieri personali del libro: Il libro come ho già citato prima, ha come protagonista una bambina di nove anni di nome Trisha, denominativo di Patricia McFarland. Si trova a navigare nei boschi fitti per più di una settimana, nutrendosi di bacche e acqua di torrente. Nel suo percorso verso la sopravvivenza l’accompagnavano due immagini di persone a lei care, ma immaginarie in quella realtà, di Pepsi (una sua amica di gioco) e Tom Gordon (salvatore della squadra di baseball dei Red Sox, la preferita sua e di suo padre).

I genitori di Trisha erano separati e ogni fine settimana, la madre, portava lei e suo fratello più grande Pete nei boschi per percorrere i sentieri con mappa e le relative scorte di cibo.

Quella giornata di scampagnata fu un po’ diversa dalle altre. La madre e Pete continuavano a bisticciare o anche ladadada-dadada come veniva definito da Trisha, perché Pete voleva tornare dal padre e alla sua vecchia scuola, mentre la madre non voleva. Trisha si allontanò dal sentiero per far pipì e anche per non sentire più quelle voci assordanti, perdendo così la giusta via. Inizia ad incamminarsi nel bosco, sempre di più, finché non cadde giù da un dirupo senza riuscire a far più ritorno. Decise di percorrere il “torrente” perché secondo lei l’avrebbe portata alla civiltà, per scoprire giorni dopo che in realtà la portava solo nella palude con rane e cervi sgozzati. Dopo un paio di giorni, tra illusioni, febbre, tosse e pioggia, Trisha viene trovata da un cacciatore.

Bene, diciamo che su 296 pagine… tutte e 296 parlano solo di Trisha nel bosco. Ad un certo punto, devo dire la verità e devo essere oggettiva, ho iniziato a sbadigliare. Per carità, la descrizione dei luoghi, la energia e la tristezza che provenivano dal personaggio e l’angoscia del sentimento di sentirsi perduti in un luogo sconosciuto, ti penetrano nella mente facendoti immergere nel racconto, ma avrei voluto vedere, anche per un solo mini capitolo, la situazione al di fuori di quella realtà.

Trisha ogni sera accendeva il suo Walkman e indossava la mantellina per riscaldarsi. Cercava di rimanere in contatto con la realtà, con le voci umani udendo e seguendo le partite dei Red Sox con il loro salva partite numero 36, Tom Gordon di cui Trisha aveva il cappello autografato.

Premetto che, uno dei miei peggiori incubi è quello di perdermi nei boschi mentre faccio una “scampagnata” o così detta “escursione” tra la natura. Questo libro mi ha fatto aver un paio di incubi poco docili a riguardo.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Urla nel silenzio di Angela Marsons

Buongiorno cari lettori, oggi sono qui con una nuova recensione e questa volta parliamo dell’amato capolavoro di Angela Marsons e il suo thriller amato sia in Inghilterra e in Italia.

Dovrò essere sincera con voi, quando l’ho acquistato l’ho fatto molto a caso perché c’era una offerta prendi due e paghi 9,90€. E’ rimasto due anni nella mia libreria a prendere polvere finché la sua copertina non sussurrava il mio nome e così l’ho letto, anzi, divorato in pochi giorni.

Trama: Cinque persone circondano una fossa vuota. A turno, ognuno di loro è costretto a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma non è il corpo di un adulto, è troppo piccolo. Una vita innocente è stata sacrificata e un oscuro patto di sangue è stato siglato. E il segreto delle cinque persone sarà sepolto sotto quella terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene uccisa brutalmente: è il primo di una serie di agghiaccianti delitti che stanno insanguinando la regione di Black Country, in Inghilterra. Nel corso delle indagini, ritorneranno alla luce anche i resti del corpicino sepolto tempo prima da quel misterioso gruppo di persone. La detective Kim Stone viene chiamata a indagare per fermare il killer prima che colpisca ancora. Ma per farlo, dovrà confrontarsi con i demoni del proprio passato…

Copertina: Rigira con colori accesi. L’immagine impressa mi da molto di thriller.
Titolo: Urla nel silensio
Autore: Angela Marsons
Data di rilascio: 2015
Genere: Thriller
Valutazione: La lettura è scorrevole e veloce. Il font utilizzato per la stampa non mi è piaciuto particolarmente, ma a gran sorpresa ho trovato curioso come un libro potesse contenere ben 78 capitoli in 370 pagine. Le descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle sensazioni provate da ciascuno permettono di immergersi a 360° nella storia senza subire distrazioni esterne. A livello di lessico e ortografia non ho riscontrato dubbi o perplessità, anzi, è stato scritto in maniera audace e semplice per permettere a ciascun lettore di poter mettere a fuoco facilmente ogni istante.
Pensieri personali del libro: E’ un thriller psicologico che ti lascia con il fiato sospeso fino alla sua ultima 370esima pagina e lo consiglio vivamente a chi interessa un genere thriller, ma non vuole affrontare libri più pesanti. La scheda per personaggio principale, la nostra detective Kim, è illustrato capitolo dopo capitolo fino ad riuscire a comprendere la empatia di quella donna per le persone da lei selezionate e il perché del suo carattere duro. Viene affrontata a fine libro anche la figura di un soggetto che nella società viene amato e ben voluto andando a nascondere le realtà che tutt’oggi si possono riscontrare accendendo la tv locale. Mi ha colpito l’audacia della protagonista nel concludere l’indagine nonostante la stanchezza e la emersione dei ricordi lontani.

L’immagine di cinque cadaveri abbandonati da più di dieci anni in mezzo ad un cortile fa venire la pelle d’oca e lo è ancor di più scoprendone la storia che vi gela dietro. Mette a nudo le varie sfumature di realtà che l’uomo moderno è tenuto a ignorare quando, all’angolo di casa sua invece, tali situazioni sono fin troppo presenti.

All’inizio ero perplessa, non sapevo incontro a quale lettura stessi andando, ma parola dopo parola e pagina dopo pagina me ne sono innamorata. Sicuramente acquisterò altri suoi libri.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

𝐵𝑒𝑛𝑣𝑒𝑠𝑒𝑟𝑎!

Hola lettori, partiamo già con un po’ di spriz magico… benvesera!

(buonasera+ benvenuti)… per accorciare i caratteri.

Ho appena aperto il blog quindi siate buon animi nei miei confronti. Cerco costantemente ispirazione dal web, che siano i social come instagram o piattaforme come Pintarest.

Mi piace sperimentare e creare cose nuove senza tralasciare i miei obblighi da studentessa universitaria in crisi.

𝑄𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 ℎ𝑜𝑏𝑏𝑦? Ne ho molteplici, per mia fortuna o sfortuna (?).

Io amo la fotografia, infatti nel mio profilo privato di Ig (mi trovate con il nome di @eclipta_ ) pubblico foto di paesaggi e non; adoro scrivere, anche se da un po’ ho tralasciato questa passione; adoro disegnare e infine ho scoperto una nuova passione: la rilegatura.

Oggi in realtà questa ultima passione mi ha davvero salvato, ho rilegato a mano con ago e spago 400 pagine di riassunti di un libro per un esame.

Quando sono così tante pagine è più semplice andare in cartolibreria o in copisteria e pagare per una rilegatura in plastica, certamente più “semplice” e maneggiabile, ma in questi giorni bisogna accontentarsi.

Non sapete ancora come mi chiamo e vi ho già raccontato i miei hobby… sono una grande maleducata.

Mi chiamo Francesca e vivo in Puglia, anche se mi piace definirmi ancora “polentona” perché in realtà sono nata e cresciuta fino all’età di 10 anni al nord.

Ho aperto questo blog per spensieratezza e per condividere tutorial sulla cura della pelle, sulle rilegature e condividere pensieri sui libri.

Sai cosa rimane da fare? Devi iscriverti quaggiù con la tua e-mail ! Così ogni volta che vorrò disturbarti ti arriverà la notifiche, Ehehe. Malefico no?

Ti aspetto nei prossimi post! Un bacio 🤍