Unholy Blood – Quando il sangue non basta: la rinascita del genere vampirico nel webtoon di Lina Im

Nel panorama dei webtoon coreani, Unholy Blood di Lina Im (Lim Lina) si distingue per la sua capacità di mescolare azione, dramma e introspezione in un’unica, potente narrazione. Pubblicato originariamente su Naver e portato in Italia da Panini Comics, questo titolo conquista per la maturità dei temi e per una protagonista che sfida il destino con una forza quasi sovrumana.
Un’opera che non si limita a raccontare la guerra tra umani e vampiri, ma esplora le radici più oscure dell’animo umano.

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Trama

La protagonista, Hayan Park, è una ragazza segnata da una maledizione: il sangue di vampiro bianco che scorre nelle sue vene. Ritrovata da bambina senza memoria del proprio passato, ricorda solo il nome e la sua età. Da allora il suo unico desiderio è vivere come un essere umano: frequentare l’università, fare amicizia, innamorarsi.

Ma nel mondo in cui vive, i vampiri non si nascondono nelle ombre: convivono con gli umani, dominandoli con arroganza e violenza. Gli esseri umani li temono, e li respingono. Hayan si ritrova quindi sospesa tra due mondi, costretta a lottare ogni giorno per difendere la propria umanità e il diritto a una vita normale.

Nell’orfanotrofio dove vive, si prende cura di due ragazzi più giovani e di un ex militare che funge da figura paterna. Qui emerge la sua vera essenza: una ragazza dolce, ma anche determinata e coraggiosa, capace di affrontare pregiudizi e paure senza mai cedere.

Feedback:

Ho conosciuto Unholy Blood su Webtoon poco tempo fa, e ritrovarlo ora pubblicato in Italia da Panini Comics è una vera gioia.

La storia segue Hayan Park, una ragazza maledetta dal sangue di vampiro bianco. Quando era bambina è stata ritrovata senza memoria del suo passato, ricordava solo il suo nome e la sua età. Crescendo, ha sempre desiderato una vita normale: frequentare l’università, avere amici, innamorarsi. Ma la realtà la costringe a convivere con una maledizione che la isola dal mondo umano. In un contesto dove i vampiri non si nascondono, ma vivono tra gli uomini con arroganza e violenza, Hayan cerca la propria umanità, lottando per una quotidianità che le è negata.

È una protagonista che unisce dolcezza e forza, capace di prendersi cura degli altri – come i due ragazzi e l’ex militare con cui condivide l’orfanotrofio – ma anche di reagire con determinazione ai pregiudizi che la circondano. La sua voglia di libertà e normalità si scontra con un mondo che non perdona la diversità, e in questo contrasto sta tutta la bellezza della narrazione.

Il primo volume costruisce le basi di un racconto intenso, in cui l’azione si alterna a momenti più introspettivi, mostrando fin da subito una protagonista complessa e un universo narrativo ricco di sfumature. L’equilibrio tra il dramma personale di Hayan e la critica sociale verso una società che discrimina i “diversi” rende la lettura coinvolgente e sorprendentemente attuale.

Dal punto di vista editoriale, Panini Comics ha fatto un ottimo lavoro: l’edizione a colori valorizza ogni tavola e restituisce tutta la vivacità visiva dell’opera originale. Il rapporto qualità-prezzo è più che giusto, e tenendo conto che la serie sarà composta da otto volumi, è un investimento che ogni amante dei webtoon dovrebbe considerare.

Naturalmente, questo primo capitolo è solo l’inizio: introduce molti elementi, forse anche troppi, ma lascia intuire un potenziale narrativo che merita di essere sviluppato nei volumi successivi. Chi già conosce la serie digitale ritroverà i momenti più iconici in una veste più preziosa; chi la scopre per la prima volta, invece, troverà un ottimo punto d’ingresso nel mondo dei manhwa a tema vampirico.

Unholy Blood è una storia di coraggio e identità, di diversità e desiderio di normalità. Hayan Park è una protagonista che resta impressa perché non vuole essere un mostro, ma una ragazza come tante, capace di scegliere la propria strada. Un esordio solido, visivamente impeccabile e ricco di promesse.

Voto personale: 8.5/10 – una lettura consigliata a chi ama le protagoniste forti, le atmosfere dark e le storie in cui l’azione lascia spazio anche all’emozione.

La tomba delle lucciole: tra romanzo e film

La tomba delle lucciole di Akiyuki Nosaka è una delle opere più strazianti che io abbia mai letto — e visto. Racconta la storia di due bambini, Seita e la sorellina Setsuko, che lottano per sopravvivere nella Kobe distrutta dai bombardamenti del 1945. Ogni elemento, anche il più piccolo, è carico di dolore, dignità e memoria.

Ho letto il romanzo edito da Kappalab e ho rivisto il film di Isao Takahata, prodotto dallo Studio Ghibli, perché sentivo il bisogno di capire dove risieda la vera forza emotiva: nel pensiero interno, nel gesto visivo, nei silenzi, o in entrambe le cose.

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Trama:

Giugno 1945, Seconda Guerra Mondiale: le forze armate americane attaccano il Giappone con bombe incendiarie, riducendo a immensi roghi interi villaggi fatti di case di legno. Seita è ancora un bambino, e non capisce quello che gli sta accadendo intorno, e durante la fuga per la sopravvivenza con la sorellina Setsuko, perde di vista la madre. Questa è la drammatica epopea di due bambini, costretti a vagare soli tra le macerie di Kobe, un paese ridotto in cenere, ed è una denuncia contro gli orrori di qualsiasi guerra, che come al solito colpisce soprattutto gli innocenti. 

Cosa ne penso?

Confronto: romanzo vs film

Nel romanzo (la parte de La tomba delle lucciole nella versione Kappalab si estende per circa cinquanta pagine) il testo offre un accesso diretto ai pensieri di Seita: paure, confusione, senso di colpa.
I silenzi che nel film diventano immagini, nel libro si riempiono di flusso interiore; certe cose si colgono prima, nella mente del protagonista, prima che diventino visibili.

Nel film, invece, quei momenti interiori si traducono in gesti, sguardi e silenzi visivi: è l’immagine che parla.
Il linguaggio di Takahata sfrutta il non detto, l’atmosfera e i suoni ambientali per dare peso a ogni scena.

Pur nella brevità del racconto di Nosaka, la potenza emotiva è indubbia. Tuttavia, nella versione Kappalab l’aggiunta del racconto Alghe americane altera il tono complessivo: dopo un dramma tanto concentrato, il passaggio a un altro testo può rompere la continuità emotiva e distrarre dal nucleo tragico.

Il film, invece, mantiene una tensione costante e senza distrazioni, rendendo le scene più drammatiche e potenti.
Takahata cura con realismo estremo la ricostruzione storica: ambienti, parlata, materiali della guerra. La devastazione visiva, la fame, la disperazione prendono corpo con un’intensità tale da non lasciare spazio a edulcorazioni.


Il ritmo del dolore

Il romanzo ha un ritmo concentrato, serrato.
Il film, al contrario, usa i silenzi come linguaggio: le pause e l’assenza di suono moltiplicano l’effetto emotivo.
È proprio questa dimensione visiva a rendere il film quasi insopportabilmente bello e doloroso.

La tomba delle lucciole è considerato uno dei film d’animazione più forti sul tema della guerra vissuta dai civili, in particolare dai bambini.
La capacità di coniugare realismo storico e simbolismo poetico — le lucciole come metafora della vita fragile — lo rende un capolavoro senza tempo.


Valutazione personale

Il romanzo possiede una forza propria: quella della parola.
Permette introspezione e riflessione.
La brevità non evita il dolore: lo concentra.
Ma chi è più sensibile all’impatto visivo può trovare il testo meno devastante, perché le immagini più forti — case in fiamme, corpi emaciati, volti segnati — vengono solo evocate.

Il film, invece, è un pugno nello stomaco per la sua atmosfera visiva, la regia e la colonna sonora.
Ogni dettaglio — dalle voci al silenzio, dal colore delle fiamme al suono della pioggia — amplifica il dolore e l’empatia.
Non racconta solo la storia di due fratelli, ma di un intero popolo ferito.

Confrontare libro e film serve per capire come funziona il dolore narrativo: quanto appartiene alla parola e quanto all’immagine.
Non è una gara: è un dialogo fra due forme d’arte che condividono lo stesso nucleo drammatico.


Conclusione: cosa scegliere

Se ami le storie dense di introspezione, dove la sofferenza passa attraverso la parola, il romanzo è per te.
È un sussurro doloroso, intimo, carico di verità.

Se invece cerchi la potenza dell’immagine, la forza visiva, la colonna sonora e la crudezza della guerra resa tangibile, allora il film è l’esperienza definitiva.
È impossibile dimenticarlo.

Personalmente credo che il film di Takahata resti la versione più completa dell’esperienza emotiva, perché riesce a far sentire il peso della guerra come atmosfera che ti entra dentro.
Ma leggere Nosaka è come ascoltare la voce che ha generato la storia: un sussurro che prepara al colpo visivo del film.


Autore: Akiyuki Nosaka
Edizione italiana: Kappalab
Adattamento cinematografico: Hotaru no haka (Isao Takahata, Studio Ghibli, 1988)

Claudine di Riyoko Ikeda – Il manga che racconta il coraggio di essere sé stessi

Ci sono opere che non si dimenticano, che si insinuano silenziosamente nell’anima e lasciano una ferita dolce, pulsante. “Claudine” di Riyoko Ikeda non è solo un manga: è una dichiarazione d’identità, una battaglia interiore raccontata con grazia e struggimento.
In questo articolo esploreremo l’impatto emotivo e sociale di una delle storie più potenti e dimenticate della mangaka de “Le Rose di Versailles“. Una storia che interroga il lettore su ciò che significa essere sé stessi in un mondo che spesso impone maschere, etichette, gabbie. Preparati a scoprire un capolavoro senza tempo, in cui il coraggio dell’essere autentici è al centro di tutto.

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Trama: Fin dalla più tenera età, Claudine de Montesse si sente un ragazzo intrappolato in un corpo femminile. Costretto dalla madre ad andare in cura da uno psichiatra, dovrà mettere a nudo il suo cuore e, dall’infanzia all’adolescenza, scoprirà come affrontare un mondo che non lo capisce rimanendo fedele a sé stesso… senza rinunciare all’amore e ai suoi sentimenti.

Cosa ne penso:

Ci sono storie che arrivano silenziose e poi restano. Non perché siano semplici da leggere, ma perché dentro di loro pulsa una verità che scuote l’anima.

“Claudine”, volume unico di Riyoko Ikeda, è una di quelle opere che parlano sottovoce, ma arrivano al cuore con una forza travolgente. È una storia che attraversa il tempo, che tocca tematiche ancora oggi attualissime: l’identità di genere, la difficoltà di amare ed essere amati, il dolore dell’incomprensione e il coraggio di mostrarsi per ciò che si è davvero.

Ambientato nella Francia borghese di fine Ottocento, Claudine è molto più di un manga: è il ritratto struggente di una persona che nasce nel corpo di una donna, ma che fin da bambina si sente, si riconosce, vive come un uomo. Una condizione che porta Claudine a scontrarsi con una società incapace di comprenderla, figlia di convenzioni rigide, cieca di fronte alla verità dell’essere.

Ma cos’è l’identità, se non la voce più autentica di ciò che siamo?
Claudine ama, desidera, lotta per essere riconosciuto. Eppure, l’amore, per chi come lui non rientra negli schemi, diventa spesso una battaglia dolorosa. Claudine conosce la gioia dell’infatuazione, ma anche la profonda ferita del rifiuto. Nessuna relazione sembra poter esistere fuori dal giudizio, fuori dalla morale dominante. Il suo cuore cerca un amore che non chiede permesso, che non si giustifica… ma trova spesso solo solitudine.

Claudine è una donna transgender in un mondo che non ha ancora parole per accoglierla. La sua è una lotta silenziosa e luminosa, fatta di scelte coraggiose, di atti di verità, di passi che sfidano il buio dell’ignoranza. Non si nasconde. Si espone, con fierezza e dolore, dicendo al mondo: “Io sono questo. Io sono un uomo.”

Ma cosa accade quando anche chi dovrebbe capirti, chi dice di amarti, ti guarda con pietà? O ti ama a metà?
Eppure, anche nella solitudine, ci sono spiragli di luce. Piccoli gesti, sguardi sinceri, parole che non giudicano ma accolgono. È nella figura della sua amica d’infanzia, ad esempio, che Claudine trova uno spazio di comprensione autentica. È lì che l’amore, quello puro, silenzioso e rispettoso, riesce a manifestarsi senza condizioni.

“Claudine” è un manga che parla di dolore, ma anche di speranza.
È un’opera che ci chiede: quanto coraggio serve per essere davvero sé stessi, quando il mondo ti rifiuta?
E, allo stesso tempo: quanto amore può nascere quando qualcuno ti vede per ciò che sei davvero, e ti ama per questo?

Riyoko Ikeda firma una delle sue opere più intime e rivoluzionarie, capace di raccontare la sofferenza dell’identità non riconosciuta, la difficoltà dell’amore vissuto fuori dalle convenzioni, ma anche la bellezza dell’autenticità. Una bellezza fragile, struggente, eppure incancellabile.

«Nessun uomo nato tale avrebbe mai potuto amare una donna con la stessa profondità.»

Questa frase, tra le ultime del volume, colpisce come un pugno e accarezza come una carezza. Ci ricorda che l’amore, quello vero, non ha genere, non ha etichette, non ha confini. Ha solo voce. E merita di essere ascoltata.

Annarasumanara: la nuova uscita della Gaijin

“Ti piace la magia?”
È con questa semplice domanda che Annarasumanara, webtoon scritto e illustrato da Ilkwon Ha, riesce ad aprire una voragine dentro chi legge. Un’opera che va ben oltre la sua estetica raffinata e monocromatica: scava nella mente, nei desideri repressi e nelle paure che ci accompagnano crescendo. In questo articolo ti porto a riscoprire uno dei webtoon più suggestivi e profondi mai pubblicati, per raccontarti cosa lo rende ancora oggi una lettura imperdibile, soprattutto se ti affascinano le storie che intrecciano magia, dolore e ricerca di sé.

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Trama: Nella scuola corre voce a proposito di un luna park abbandonato e di un mago che ci vivrebbe in grado di far sparire qualcuno una volta per tutte. Ah-ee Yoon, una ragazza che a fatica riesce a sfamare se stessa e sua sorella, vedrà la sua vita cambiare grazie all’incontro con un misterioso mago.


Cosa ne penso?

“Credi nella magia?”

Una domanda semplice, quasi infantile. Eppure, mentre si sfoglia il primo volume di Annarasumanara di Ha Il-Kwon, quella domanda prende forma, si insinua tra le righe, si trasforma in sussurro, in dubbio, in necessità.

La copertina è già una dichiarazione d’intenti. Sul fronte, la semplicità: linee pulite, essenziali, quasi a non voler svelare troppo. Ma basta voltarla per immergersi in un piccolo universo illustrato: un Luna Park dai colori delicati, attraversato da farfalle di carta che danzano leggere nel cielo. Una promessa silenziosa. Una magia che attende solo di essere pronunciata.

La storia ha un incipit che potremmo definire classico: una ragazza povera, abbandonata da un padre irresponsabile, costretta a prendersi cura della sorellina e a sopravvivere giorno dopo giorno tra fame, lavori part-time e sguardi giudicanti.

Ma sarebbe un errore ridurre Annarasumanara a un semplice racconto di disagio sociale. Perché c’è molto di più. C’è un confine sottile, instabile, fragile: quello tra il mondo adulto e l’infanzia. Tra il dovere e il sogno. Tra la realtà e la magia.

Ed è proprio su questo confine che l’autore danza, pagina dopo pagina.

Le tavole, intensamente visive, parlano una lingua che va oltre le parole. Le pagine si tingono di grigio, quasi a restituire il peso che grava sulle spalle della protagonista. Ma basta un gesto, una parola, un incontro con il misterioso mago, e il colore irrompe, improvviso.

Come se la magia sbocciasse dal nulla, come un fiore nel deserto.
Ed è qui che Annarasumanara si fa potente: nell’oscillazione costante tra buio e luce, tra la durezza della realtà e l’incanto dell’illusione.

Ma allora, che cos’è davvero la magia?

È solo un trucco per bambini? Un modo per evadere da una quotidianità che ci consuma?
In fondo, non è forse proprio questa la legge non scritta dell’universo? Se credi davvero in qualcosa… forse quella cosa inizierà a credere in te.

Ecco perché la figura del mago – sfuggente, quasi muto, ma costantemente presente – risulta così affascinante. Non spiega, non argomenta. Chiede solo di credere. Ed è in quel suo silenzio, nei suoi gesti misurati, che si nasconde forse il segreto più grande.
Chi è davvero? Qual è il suo legame con la protagonista? C’è un passato comune, un debito di emozioni da colmare, un incontro dimenticato? Le domande restano sospese, come farfalle di carta in volo.

Interessante anche la rappresentazione dei personaggi secondari: lo studente modello, proveniente da una famiglia benestante, bello e brillante… eppure reso volutamente grottesco, con un corpo allungato e una testa sproporzionata. Come a dirci che l’apparenza inganna, che la perfezione spesso nasconde le più profonde crepe.

La forza di Annarasumanara sta proprio qui: nel saper trattare temi duri — la povertà, l’abbandono, il peso delle responsabilità — con una leggerezza che non è superficialità, ma scelta narrativa. Una leggerezza che accarezza, che consola. Che invita a guardare il mondo con occhi diversi.

Consiglierei questa lettura? Assolutamente sì. Per chi sente, anche solo ogni tanto, il bisogno di fuggire da una realtà troppo stretta per rifugiarsi nel possibile impossibile.
E allora ti chiedo, proprio adesso:

Tu ci credi nella magia?

Erin the beast player – Nahoko Uehashi edito da Fazi editore

Se cercate un romanzo che unisca la potenza della fantasia con temi di grande rilevanza sociale e morale, Erin. The Beast Player di Nahoko Uehashi è la lettura che fa per voi. Con una narrazione profonda e avvincente, il primo volume della saga trasporta i lettori in un mondo dove le scelte non sono mai semplici e ogni decisione lascia il segno. In questo articolo esploreremo cosa rende quest’opera così speciale e perché è diventata un cult sia in Giappone che in Italia.

Trama: Nel villaggio dei custodi del granducato dell’Aruhan, Soyon ha una responsabilità importante: prendersi cura dei temibili serpenti d’acqua dell’esercito del granduca, i tōda. Quando però alcuni esemplari muoiono misteriosamente, la donna viene condannata a morte e, usando una tecnica proibita, riesce a mettere in salvo sua figlia Erin, finita insieme a lei nella palude dei tōda più feroci. Approdata sulla remota costa di un lago nel regno di Ryoza, Erin viene accolta da un vecchio apicoltore che le insegna tutto sulle api e sulle ōjū selvatiche, gigantesche e in apparenza pericolosissime creature alate. Contravvenendo alle regole millenarie e seguendo le sue intuizioni e conoscenze, Erin sarà il primo essere umano a creare, grazie anche alle note di un’arpa, un legame speciale con un cucciolo di ōjū di cui si prende cura. Questo legame le garantisce un ruolo importante ma la coinvolge anche in complotti politici che mettono in pericolo lei, le persone che le sono vicine e le stesse creature alate. Erin dovrà rischiare il tutto per tutto non solo per salvare se stessa, ma anche per impedire che le sue amate Dōjū vengano trasformate in armi di distruzione.

Cosa ne penso?

Erin. The Beast Player, la saga fantasy di Nahoko Uehashi, si distingue per la sua capacità di affondare radici in temi profondi e complessi, offrendo molto più di una semplice avventura. I suoi personaggi sono portatori di una sensibilità che coinvolge lo spettatore, facendo riflettere su questioni morali universali, come la giustizia, il sacrificio e la responsabilità. Ogni personaggio della storia affronta conflitti interiori e scelte difficili, che pongono interrogativi sul corretto agire in situazioni di grande tensione.

La bellezza di questo romanzo

Una delle caratteristiche più affascinanti dell’opera è proprio l’assenza di soluzioni semplici. Non ci sono protagonisti completamente buoni o cattivi: ogni azione è complessa, con implicazioni che si riflettono anche sugli altri. La protagonista, Erin, inizia il suo viaggio come una giovane e determinata ragazza, che si oppone fermamente all’uso degli animali per scopi militari. Sebbene il suo ideale di protezione degli esseri viventi sia sicuramente ammirevole, la narrazione ci invita a chiederci: è davvero la scelta giusta? Quando Erin si trova a fronteggiare le conseguenze delle sue azioni, si rende conto che l’assenza di compromessi può talvolta portare a risultati imprevedibili e potenzialmente dannosi.

I temi trattati

Il romanzo non si limita a esplorare temi legati all’amore e al rispetto per la natura, ma inserisce anche una solida critica sociale e politica. La trama si sviluppa attorno a intrighi politici e questioni morali, che mettono in discussione il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente. Questi conflitti offrono spunti di riflessione su come le decisioni individuali possano influenzare il mondo in modo significativo.

Erin cresce tra le difficoltà, imparando a gestire il dolore e la perdita, ma è anche grazie alla sua empatia che troverà la forza per affrontare le sfide che la vita le pone. Con una trama che si intreccia sapientemente con le sue evoluzioni interiori, Erin. The Beast Player non è solo una lettura coinvolgente, ma un’esperienza che stimola una riflessione profonda su ciò che significa scegliere, crescere e combattere per ciò in cui si crede.

Uehashi riesce a fondere elementi fiabeschi con riflessioni sulle scelte morali e politiche, dando vita a una storia che emoziona e fa pensare. Ogni pagina invita a esplorare le sfumature della vita, dove ciò che è giusto non è mai una verità assoluta, ma un percorso di scoperta e comprensione.

Cos’è che non va con la segretaria Kim? Il fumetto romantico che mescola amore, mistero e risate

Cosa succede quando una segretaria impeccabile decide di licenziarsi dopo nove anni di servizio, lasciando il suo carismatico (e narcisista) capo senza parole? Cos’è che non va con la segretaria Kim? non è solo una commedia romantica, ma un viaggio tra sentimenti, misteri e dinamiche lavorative che rompono i classici schemi delle storie d’amore.

Se cerchi un manga leggero, ma con colpi di scena intriganti e personaggi indimenticabili, allora preparati a innamorarti di questa storia — che ha conquistato sia in versione cartacea che come K-Drama!

Trama: 

Dal carattere arrogante e vigoroso Youngjoon è il vicepresidente di una grande società. Kim Miso è stata la sua segretaria preferita, considerando il record di permanenza alle sue dipendenze, nove lunghi anni. Improvvisamente intende lasciare il lavoro. Nulla e nessuno sembra potersi opporre alla sua scelta…

Cosa ne penso?

Cos’è che non va con la segretaria Kim? ci porta nel mondo degli affari, dove la protagonista, Kim Mi-so, una segretaria impeccabile e determinata, decide di dimettersi dopo nove anni di ininterrotto servizio per il suo capo, Lee Young-joon, un uomo affascinante ma narcisista. La scelta di Kim non nasce da un capriccio, ma dalla volontà di riscoprire se stessa e vivere finalmente la sua vita, al di là della dedizione al lavoro.

Questa scelta innesca una reazione a catena: Young-joon, abituato ad avere tutto sotto controllo, si ritrova destabilizzato e determinato a scoprire il motivo reale dietro la decisione di Kim. Nasce così un gioco di tensioni emotive, incomprensioni e dolci battibecchi che alimentano una dinamica irresistibile tra i due protagonisti.


Misteri e segreti che avvolgono il cuore

Non si tratta solo di una storia d’amore. Il manga nasconde una trama più

profonda e avvincente, che si svela man mano che la lettura prosegue. Già tra il secondo e il terzo volume emergono indizi su un passato doloroso e su legami segreti tra i due protagonisti, regalando un tocco di suspense che rende impossibile interrompere la lettura.

Questo sottile equilibrio tra romanticismo e mistero dà alla storia una marcia in più, catturando non solo gli amanti delle commedie romantiche, ma anche chi apprezza le trame con colpi di scena e rivelazioni inaspettate.


Personaggi secondari che danno vita alla storia

Il fascino di Cos’è che non va con la segretaria Kim? non si limita ai protagonisti. Il manga è arricchito da una serie di personaggi secondari che regalano momenti di leggerezza, comicità e riflessione. Dal migliore amico di Young-joon, che compare sempre nei momenti meno opportuni, al fratello del protagonista che diventa una figura chiave nella trama, fino alle sorelle di Kim, che rappresentano per lei un punto di riferimento emotivo.

Questi personaggi non sono semplici comparse, ma veri e propri pilastri che rendono la storia dinamica e ricca di sfaccettature, creando un microcosmo realistico e coinvolgente.


Un’edizione da collezione

La versione cartacea di questo manga non delude neanche sul piano estetico. La qualità della stampa, le pagine a colori, le illustrazioni extra e la cover rifinita con dettagli lucidi rendono l’edizione non solo piacevole da leggere, ma anche bellissima da collezionare. La cura dell’editore si riflette in ogni dettaglio, offrendo un prodotto che merita di occupare un posto d’onore nella libreria di ogni appassionato.


Conclusione: una lettura imperdibile

Cos’è che non va con la segretaria Kim?è molto più di una semplice storia d’amore: è un viaggio emozionante tra sentimenti, ambizione e segreti svelati poco a poco. Perfetto per chi cerca una storia romantica fuori dagli schemi, con personaggi forti e ben costruiti, momenti di dolcezza e colpi di scena che lasciano col fiato sospeso.

Se desideri una lettura che sappia farti sorridere, sospirare e, perché no, anche riflettere sull’equilibrio tra lavoro e vita personale, questo manga merita senza dubbio un posto nella tua lista.

Salt Friend: il manhua Boys’ Love più dolce e divertente arriva in Italia!

Alcune storie arrivano all’improvviso e riescono a scaldarti il ​​cuore senza che tu te ne accorga. Salt Friend di Jingjian è proprio una di queste: un manhua Boys’ Love che mescola comicità e dolcezza in un perfetto equilibrio, con personaggi irresistibili e un’estetica che conquista.

Grazie a Jundo, possiamo finalmente leggere questa perla anche in Italia, in un’edizione che promette di conquistare tutti gli amanti del genere. Pronti a scoprire cosa rende Salt Friend così speciale?

Trama: Il delinquente Tong Yang è stato sospeso per aver causato una rissa il suo primo giorno di scuola. Tuttavia, una volta riammesso in classe, scopre con suo disappunto che i suoi compagni hanno timore di lui e lo evitano.
Un giorno, lo studente modello Xiao Zhen si imbatte in Tong Yang nascosto in uno stanzino che piange da solo. Tong Yang, imbarazzato, va subito sulle difensive e reagisce contro l’intruso, solo per prenderle a sua volta. Ma nonostante l’inizio burrascoso tra i due, Xiao Zhen si offre di fargli da tutor nel doposcuola…. fino a che Tong Yang non scopre che lui è il fratello maggiore del ragazzo con cui aveva avuto la rissa il primo giorno.

Cosa ne penso?

Ci sono storie che arrivano per caso, come un soffio leggero che scompiglia i pensieri, e “Salt Friend” di Jingjian è una di quelle perle inaspettate che ti fanno sorridere senza nemmeno accorgertene. Quando anni fa mi sono imbattuta in quest’opera, l’ho iniziata senza troppe aspettative, eppure mi ha subito conquistata con la sua leggerezza e il suo umorismo brillante.

Oggi, grazie a Jundo, questo gioiellino arriva finalmente in Italia, pronto a scaldare i cuori con le sue dolci dinamiche e il suo stile frizzante.

Salt Friend” è un manhua che gioca con i toni leggeri della quotidianità, mescolando gag irresistibili e momenti di tenera complicità tra i due protagonisti, Tong Yang e Xiao Zhen. Da una parte, abbiamo il “cattivo ragazzo” della scuola, etichettato come un bulletto per via di un malinteso fin dal primo giorno. Dall’altra, l’irreprensibile Xiao Zhen, il golden boy della classe: alto, bello, brillante e sempre educato. Il destino li fa incrociare in un incontro esilarante e, tra equivoci e situazioni imbarazzanti, il loro rapporto si sviluppa in una sintonia spontanea che scalda il cuore.

momento imbarazzante

Ciò che rende questo manhua così speciale è la sua atmosfera rilassante e spensierata. Ogni capitolo si legge con una leggerezza incredibile, grazie anche allo stile grafico che alterna tavole curate a piccoli disegni chibi adorabili. Le espressioni esagerate dei personaggi, le interazioni vivaci e i dialoghi brillanti trasformano ogni pagina in una piccola dose di buonumore. Tra momenti di dolce imbarazzo e gag irresistibili, “Salt Friend” diventa quella lettura perfetta per chi cerca un rifugio dal caos della giornata.

Ma non sono solo i protagonisti a brillare! Accanto a loro troviamo un cast di comprimari che arricchisce la narrazione: Xiao Bai, l’amico fedele di Tong Yang con il suo adorabile cane Biancaneve, il diligente capoclasse, la docente responsabile e tanti altri personaggi che aggiungono colore e dinamismo alla storia.

Il primo volume raccoglie ben venti capitoli, arricchiti da un extra e uno speciale che approfondiscono ulteriormente il legame tra i protagonisti. Jundo ci regala un’edizione sia cartacea che digitale, con gadget esclusivi che ogni appassionato non può lasciarsi sfuggire!

Consiglierei “Salt Friend”? Assolutamente sì! Se sei alla ricerca di un Boys’ Love fresco, divertente e dal mood comfort, questa è la lettura ideale per coccolarti e concludere la giornata con un sorriso. Un manhua che non si prende troppo sul serio, ma che sa conquistare con la sua dolcezza e il suo irresistibile humor. Un piccolo tesoro da non lasciarsi scappare!

La canzone d’amore del traditore – Un amore proibito tra onore e tradimento

Nel panorama dei manga boys’ love, trovare storie ambientate in Italia è una rarità. La canzone d’amore del traditore di Mottasu Tonoka è un’opera che unisce sapientemente elementi storici, un’ambientazione affascinante e un intreccio emotivamente intenso. Con personaggi carismatici e una narrazione che alterna tensione e dolcezza, questo manga riesce a conquistare i lettori sin dalle prime pagine. Scopriamo insieme cosa rende questa storia così speciale.

Trama: Italia, XX secolo. La famiglia Gardino gestisce una città portuale. E’ il momento di scegliere prossimo boss tra due soli candidati. Da una parte Gino, della Fazione dei Purosangue, più intransigente e fedele alla tradizione; dall’altra Dante, della Fazione Liberale, che bramo all’avvento di una nuova era slegata dal passato. Per Dante ogni scusa è buona per attaccare briga con il suo rivale, finché non scopre casualmente il suo più grande segreto… Dante però una condizione per mantenere il silenzio: passare un’intera notte abbracciato a Gino.

Cosa ne penso?

Nel cuore pulsante del XX secolo, tra le ombre della mafia italiana e le scintille di un amore proibito, si intreccia la storia di La canzone d’amore del traditore, un manga boys’ love che cattura sin dalle prime pagine con il suo intreccio ricco di tensione e sentimento.

I protagonisti, Gino e Dante, appartengono a due fazioni opposte, impegnate nella lotta per l’elezione del nuovo boss. Nonostante l’inimicizia imposta dal loro mondo, un filo invisibile li lega sin dall’infanzia: un’amicizia segnata da litigi e incomprensioni, ma anche da una profonda connessione che si svela lentamente, sfidando ogni regola.

Dante, con il suo carisma travolgente, la furbizia e un’indole allegra che conquista chiunque lo circondi, si distingue subito come un personaggio magnetico. Gino, invece, incarna il peso dell’onore e della tradizione: un uomo guidato dalla responsabilità, dalla nobiltà d’animo e da un senso di giustizia che lo porta a prendersi cura dei suoi sottoposti.

Ma quando Dante scopre un segreto che Gino ha sempre cercato di celare, il loro rapporto inizia a mutare. Tra avvicinamenti e distanze, desideri soffocati e scelte pericolose, Gino si troverà di fronte a un bivio: restare incatenato al proprio destino o lasciarsi travolgere dal sentimento che, in fondo, ha sempre cercato di negare.

La lettura del primo volume pubblicato da Magic Press mi ha regalato le stesse emozioni della prima volta: sorpresa, coinvolgimento e quel senso di urgenza che ti spinge a voler immediatamente proseguire con il secondo volume. Il finale lascia senza parole, sospesi in un vortice di emozioni contrastanti.

Uno degli aspetti più affascinanti di quest’opera è senza dubbio l’ambientazione italiana, un dettaglio raro nei manga boys’ love e che aggiunge un tocco di familiarità per noi lettori. Il contesto mafioso, sebbene presente, non si trasforma in un racconto di pura violenza, ma si arricchisce di personaggi ben caratterizzati, capaci di portare equilibrio tra tensione e leggerezza, tra pericolo e ironia.

Sul piano editoriale, Magic Press ha fatto un ottimo lavoro: il volume è corposo, ben rilegato e flessibile nella lettura. I disegni sono puliti, espressivi, e le scene più intime sono gestite con eleganza, senza mai risultare eccessive.

Se siete alla ricerca di un manga boys’ love che sappia emozionare con una storia intensa, ambientata in un’Italia affascinante e ricca di contrasti, La canzone d’amore del traditore è una scelta che non deluderà. Vi lascerà con il cuore in tumulto e il desiderio impellente di scoprire cosa accadrà tra Gino e Dante.

Our Sunny Days: la nuova uscita boys’ love della MagicPress

In questa recensione ci immergiamo nella nuova opera portata dalla MagicPress dal nome “Our Sunny Days“, un manwha in corso che ci trasporta nel tranquillo villaggio di Nuldongmae, dove il quasi trentenne Sung Ho, ex militare e padre inaspettato, affronta il suo nuovo destino lasciato dalla ex fidanzata.

L’opera, firmata da Seok-chan Jeong, si distingue per la sua capacità di offrire una narrazione dolce e avvolgente, in cui ogni pagina regala piccoli gesti di tenerezza e un sincero intreccio di sentimenti, trasformando le difficoltà quotidiane in momenti di autentica rinascita emotiva e umana.

Trama: Il quasi trentenne Sung Ho dal passato da militare si ritrova padre di una piccola bambina di un anno, lasciatogli dalla sua ex fidanzata. I due si trasferiscono nel villaggio di Nuldongmae sperando sia un luogo tranquillo. L’unico avvertimento ricevuto riguarda una certa persona dal carattere invadente da evitare…

Cosa ne penso?

Ci sono storie che ti entrano dentro in punta di piedi e poi, senza che tu te ne accorga, ti scaldano l’anima. Our Sunny Days è esattamente questo.

“Mi sono lasciato la vita di città le spalle per venire ad abitare in questo villaggio rurale… Dove le persone raccolgono miele in primavera e pesche in estate.”

Grazie a Magicpress che ha portato in Italia uno dei manwha boys’ love più attesi e, credetemi, l’attesa è stata più che ripagata. La storia segue Sung Ho, un ex militare che, da un giorno all’altro, si ritrova padre di una bambina di un anno, lasciatagli dalla sua ex fidanzata. Con la speranza di un nuovo inizio, si trasferisce in un piccolo villaggio sperduto, dove l’unico avvertimento che riceve riguarda un uomo “invadente” da cui sarebbe meglio stare alla larga… ma il destino, si sa, si diverte a mescolare le carte.

Ed è proprio qui che Our Sunny Days inizia a fare breccia nel cuore: non ci sono drammi esasperati o colpi di scena forzati, ma solo la dolce e graduale costruzione di un legame tra due uomini che, pur provenendo da mondi diversi, imparano a conoscersi e a sostenersi. Da una parte c’è Kwon Haebeom, il cuore pulsante della comunità, un uomo gentile che porta sulle spalle il peso del villaggio con la stessa naturalezza con cui accoglie chiunque gli stia accanto. Dall’altra c’è Sung Ho, un uomo abituato alla rigidità della vita militare, ora costretto a riscoprire la parte più tenera di sé per il bene della sua bambina.

Il modo in cui questa storia racconta la quotidianità è pura magia. Non si basa su colpi di scena frenetici, ma su piccoli gesti: una carezza sulla testa, uno sguardo che parla più di mille parole, un abbraccio che sa di casa. E il bello è che questa intimità non è costruita sugli stereotipi classici del genere: qui non c’è il solito contrasto tra un personaggio fragile e uno più dominante, ma due uomini forti, con corpi scolpiti e cuori immensi, che imparano a darsi amore nei modi più semplici e puri.

Uno degli elementi che rende Our Sunny Days così speciale è proprio Kwon Haebeom. Se ci fosse una classifica dei “green flag” del mondo boys’ love, lui sarebbe sicuramente in cima. È goffo, sì, ma nel modo più adorabile possibile: sempre pronto a strappare un sorriso a Sung Ho, a supportarlo nei momenti difficili e a prendersi cura di lui con una dedizione disarmante. Non esita mai a mettersi a disposizione, ad ascoltare, a esserci in ogni piccolo gesto quotidiano. È il tipo di persona che non si impone mai, ma che con la sua semplice presenza riesce a creare un senso di sicurezza e tranquillità che scalda il cuore.

Questo suo essere così attento ai bisogni di chi gli sta accanto lo rende il perfetto contraltare di Sung Ho, che invece porta sulle spalle il peso delle sue responsabilità con un atteggiamento più chiuso e riservato. L’interazione tra i due è costruita con un’armonia incredibile: non c’è fretta, non c’è forzatura, solo due anime che si avvicinano lentamente, con gesti piccoli ma significativi.

E poi c’è la bambina. Se c’è qualcosa che rende questa storia ancora più speciale è proprio la presenza di questa piccola creatura che, con la sua innocenza, diventa il collante di un rapporto che cresce pagina dopo pagina.

Dal punto di vista editoriale, Magicpress ha fatto un ottimo lavoro: il volume è flessibile, ben curato e ricco di contenuti, con ben dodici capitoli che scorrono via come un soffio.

In definitiva, Our Sunny Days è un titolo che va dritto al cuore e si fa spazio tra le letture che ti restano dentro. Se cercate una storia che vi coccoli, vi emozioni e vi faccia sorridere con dolcezza, questa è la lettura perfetta.

Sleeping on the Paper Ship: Un Viaggio Emotivo tra Oscurità e Rinascita

In questo articolo vi parlo della profondità narrativa di “Sleeping on the Paper Ship“, un’opera straordinaria firmata Teki Yatsuda che, in soli due volumi, offre una narrazione intensa e coinvolgente, capace di far emergere i lati più oscuri e al contempo rinvigorenti dell’animo umano, trasportandoci in un Giappone devastato dalla guerra dove la sofferenza si trasforma in arte e la disperazione in speranza. Edito da Starcomics l’opera è conclusa in due volumi.

Trama: 1949, Yokohama. In un Giappone devastato dalla guerra, Kei Kitahara è uno sceneggiatore di successo ma, per una sorta di strana maledizione, le persone che ispirano le sue storie finiscono inevitabilmente per diventare vittime di sciagure. Per questo Kei decide di deporre la penna, che era la sua unica ragione di vita. Un giorno, l’incontro con un giovane e affascinante fotografo riaccende in lui il desiderio di scrivere…

Cosa ne penso?

In un panorama in cui le opere narrativamente profonde sono sempre più rare, Sleeping on the Paper Ship si distingue come un capolavoro che attraversa i confini del tempo e della sofferenza, abbracciando le tematiche più oscure e al contempo terapeutiche dell’animo umano. Concluso in due volumi, questo manga boys’ love di Teki Yatsuda non è semplicemente una lettura: è un viaggio emotivo e filosofico, dove la penna diventa un mezzo per esplorare l’inquietudine, le cicatrici del passato e la speranza di una rinascita.

Ambientato nel 1949, nella devastata Yokohama post-bellica, il protagonista Kei Kitahara è un rinomato sceneggiatore la cui vita è segnata da una misteriosa maledizione: ogni persona che ispira le sue storie sembra condannata a un tragico destino. Questa spirale di sventure lo porta a deporre la penna, la sua unica ragione di esistere, fino a quando l’incontro con un giovane e affascinante fotografo riaccende in lui il desiderio di scrivere. Qui, Yatsuda ci offre un personaggio tormentato, il “principe delle sofferenze“, che porta con sé il peso di un passato intriso di oscurità e una metafora vivente del “Dio della Morte” che incarna la sua lotta interiore.

Narrazione Coinvolgente e Atmosfera Inconfondibile

La forza di Sleeping on the Paper Ship risiede nel suo metodo narrativo unico, capace di tenere il lettore incollato alle pagine senza mai cedere a

momenti di noia. L’uso sapiente della china e il disegno meticoloso di Yatsuda creano un’ambientazione cupa e intensa, quasi palpabile, in cui la luce fatica a emergere ma, proprio in quel lento risveglio, si percepisce la possibilità di una rinascita. La dualità della luce e dell’oscurità si riflette non solo nelle tavole, ma anche nelle vite dei personaggi, che si danneggiano a vicenda pur rappresentando l’uno per l’altro un’ancora di salvezza.

L’approfondimento psicologico dei personaggi è uno degli aspetti più notevoli di questa opera. Kei Kitahara, segnato dalle esperienze traumatiche della sua infanzia e dalla costante ombra del “Dio della Morte”, incarna la battaglia interiore tra il desiderio di abbandono e la volontà di riscoprire la luce.

La narrazione diventa così un percorso filosofico, dove l’oscurità rappresenta un ostacolo da superare per emergere e ritrovare il senso della vita. Il rapporto con l’altro personaggio, il fotografo, si configura come una relazione ambivalente: entrambi si feriscono e, al contempo, si sostengono nel difficile cammino verso la guarigione, simbolo di una rinascita simile a quella della fenice.

Le illustrazioni di Teki Yatsuda sono un elemento imprescindibile di questa esperienza di lettura. Ogni tavola è una finestra che apre sul dolore, sulla bellezza e sulla complessità dell’essere umano. La cura nei dettagli, la scelta delle inchiostrazioni e la capacità di creare ambientazioni storiche realistiche fanno di questa opera non solo un capolavoro narrativo, ma anche un esempio eccezionale di arte visiva. Yatsuda conferma, ancora una volta, il suo talento nel dare vita a personaggi e ambientazioni che rimangono impressi nella mente del lettore ben oltre la chiusura dell’ultimo volume.

Sleeping on the Paper Ship è un manga che sfida il lettore a confrontarsi con le proprie paure e a riconoscere il valore del dolore come parte integrante del percorso verso la luce.

Se siete alla ricerca di un’opera profonda, capace di unire dramma, introspezione psicologica e una raffinata estetica visiva, questo titolo rappresenta una tappa obbligata. Con la sua narrazione intensa e le sue tematiche complesse, Teki Yatsuda ci regala un viaggio emozionante e, allo stesso tempo, catartico, in cui ogni pagina è un invito a riflettere sull’essenza stessa dell’esistenza.

In poche parole, Sleeping on the Paper Ship non è soltanto un manga; è un’esperienza emotiva e artistica che riesce a toccare le corde più profonde dell’anima umana, lasciando un’impronta indelebile nel cuore di chi lo legge.