Recensione “Blood of the prophet”

Buongiorno lettori! Oggi vi porto il secondo volume della trilogia The middlenight sea intitolata “Blood of the Prophet“!

Per la recensione del primo volume basta cliccare qui

Copertina anteriore

Copertina: Adoro tutte le copertine di questa fantastica trilogia
Titolo: Blood of the Prophet
Autore: Kat Ross
Data di rilascio: 2016
Genere: Fantasy

Trama: Il Profeta Zarathustra è stato chiamato in molti modi. Ora trascorre il suo tempo disegnando capre dall’aspetto bizzarro. Ecco cosa succede quando ci si ritrova in una cella per duecento anni. Ma l’uomo che potrebbe essere impazzito, e che decisamente dovrebbe essere morto, è di colpo tornato a essere molto importante…

Sono passate soltanto poche settimane da quando Nazafareen è fuggita dai sotterranei del Re con il suo daeva, Darius. Sperava di non dover mettere più piede all’interno dell’impero, ma la ricerca del Profeta l’ha condotta nell’antica città di Karnopolis. Devono trovarlo prima che Alexander di Macedonia bruci Persepolae, e con essa la madre di Darius. Ma non sono i soli a cercarlo.

Il negromante Balthazar ha i suoi piani per il Profeta, così come il capo delle spie dei Numeratori. Mentre Nazafareen viene attirata in un gioco pericoloso, i suoi nuovi poteri prendono una brutta piega. Soltanto il Profeta comprende il segreto del suo dono, ma il prezzo di quella conoscenza potrebbe rivelarsi più di quanto Nazafareen sia disposta a pagare…


Valutazione: Il secondo volume della trilogia The middlenight sea è meraviglioso. Ha una scrittura che cattura il lettore dalla prima pagina fino all’ultima. E’ pieno di avventura, momenti d’amore, momenti di agonia per i personaggi. Le descrizioni sono sottili e dettagliate, non sono “troppo” pesanti, ma è la giusta via di mezzo per un libro. Vengono spiegati i funzionamenti dei quattro elementi, le guerre e si riesce a percepire anche la sofferenza delle vicende.

Una cosa che premio per Kat Ross è come fa affezionare il lettore ai personaggi.
Pensieri personali del libro: Ho amato questo romanzo come il primo volume.

In questo volume viene raccontata l’amicizia profonda, l’amore proibito ma essenziale e il grande coraggio dei nostri personaggi.

Zarathrusta viene salvato, la vera battaglia ha inizio e nuove scoperte sull’uso degli elementi porterà a più domande che verranno chiarite nel terzo volume.

La traduzione è fatta più che bene e consiglio a tutti di leggere questa meravigliosa trilogia fantasy.

E’ un viaggio nel mondo fantasy di Nazafeeren e di Darius, che ti lascia un senso di malinconia alla lettura della parola “FINE“. Si viene travolti da una sensazione magnifica, come se il lettore stesso fosse divenuto, durante la lettura, un personaggio del romanzo e vivesse le stesse avventure dei suoi compagni.

Chi ha letto il primo volume noterà la crescita dei personaggi e anche dei sentimenti che circonda la loro vita. Anche il lettore cresce durante la lettura ed è emozionante.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Ringrazio la Dunwich Edizioni per aver collaborato anche per questo secondo volume e non vedo l’ora di leggere e portarvi il terzo e ultimo libro della trilogia! Un grazie anche a Kat Ross che in fine pagina ha espresso l’amore per l’italiano e la felicità che il suo romanzo sia stato tradotto in una delle lingue più belle.

Recensione “Il profumo della neve”

Buongiorno lettori! Con questo caldo afoso, ho deciso di portarvi finalmente la recensione di

Il profumo della neve” in collaborazione con la casa editrice Delos Digital.

Copertina: Carina, ma non riesco a capire cosa centra con la neve.
Titolo: Il profumo della neve.
Autore: Francesca Bandiera
Data di rilascio: 2020
Genere: Narrativa, romanzo

Trama: Gemma Trentini, affetta da “quionofobia” (fobia della neve), deve fare i conti con un trauma risalente a tre anni prima, da lei definito “la Tragedia”. Insieme all’ex vicina di casa Leda, sarà costretta a ripercorrere i giorni successivi alla morte di Bianca: la sua migliore amica aveva soltanto quattordici anni quando è stata travolta da una valanga, ai margini di una pista da sci, e da allora Gemma non ha fatto altro che scorgerne lo spirito ovunque. Bianca l’aveva tormentata in vita, con le sue inguaribili manie sul cibo e i suoi abusi silenziosi, e ha continuato a perseguitarla da morta, sbucando qua e là in qualche incubo o manifestandosi in diverse allucinazioni. Dopo la notizia di un’imminente bufera di neve, diretta a Verona, Gemma si vede abbandonata da Leda e impossibilitata a prenotare un viaggio a Catania, come d’abitudine, per sottrarsi alle intemperie. Da quel momento sarà intrappolata in un vortice di terrore che si nutrirà delle sue più profonde incertezze e renderà Bianca uno spirito maligno dal quale fuggire. Cosa succederebbe, se stavolta fosse la paura stessa a presentarsi alla sua porta? E con quali sembianze?

Pensieri o citazioni: Siamo davvero soli quando la paura perseguita le nostre ombre? Come si affronta un mostro, se assume le sembianze del dolore? È possibile reagire di fronte all’angoscia di un ricordo? Un libro che tenta di esplorare gli antri più ombrosi della psiche umana: perdite e silenzi, rimpianti e paradossi, fraintendimenti e condanne. Alla ricerca, sotto uno spesso strato nevoso, del coraggio.

Valutazione: Scrittura semplice e racconti brevi con buone descrizioni, con riferimento alle sensazioni che può provocare una fobia. Ho sentito i tre racconti un po’ piatti, come se mancasse la trasmissione del carico emotivo che si portavano dietro.

Personalmente avrei evitato di creare altri due racconti e mi sarei concentrata su quello di Gemma che sembrava anche abbastanza interessante.
Pensieri personali del libro: E’ un romanzo concentrato sulla quionofobia, ovvero la fobia per la neve. Viene raccontato il trauma subito da Gemma, quando tre anni prima la sua amica Bianca – che amava tanto la neve – muore in un incidente. Da quel momento la giovane ragazza inizia a sentire i tremolii della psiche davanti alla neve.

Vengono descritti come la neve o il suo pensiero riesca a impossessarti della mente e del corpo, lasciandola soffocare.

Avverto i peli della bocca intinirizzarsi e lo stomaco restringersi.”

Gemma, inizia a distogliere la propria psiche dalla realtà e per questo Leda cerca di aiutarla. E’ come se Bianca, nonostante fosse morta, sia comunque presente come una persona viva che torce e contrae la psiche di Gemma e ne diviene propria. Vi è un dibattito fra le due presenze vicino a Gemma: Leda, l’amica i carne ed ossa e Bianca, l’amica morta che vive ancora dentro di lei.

Il racconto di Gemma si conclude, dando spazio ad altri due racconti: uno incentrato sulle fobie che parlano e un altro diretto verso Zaccaria, un uomo che soffre della stessa fobia di Gemma a causa di un incidente sulla neve che ha ucciso sua moglie.


Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆ | una lettura ok.

Recensione “Cavaliere Hak”

Buongiorno a tutti lettori, in questi giorni tornerò super carica con nuove recensioni partendo proprio oggi dal libro Cavaliere Hak di Hagar Lane! E’ un high fantasy, un racconto che si svolge in un ambiente immerso sia nel Medioevo e sia nel Rinascimento.

Qui potrete trovare il sito internet di Hagar Lane: https://hagarlane.com/

nuova edizione
Edizione che ho recensito

Copertina: super figa!
Titolo: Cavalier Hak
Autore: Hagar Lane
Data di rilascio: 2019
Genere: High Fantasy

Trama: Cavalier Hak è un fantasy storico, ambientato in parte nel Medioevo e in parte nel Rinascimento, dove fantasia, storia e realtà si intrecciano sapientemente.

Nel Libro Primo (La Nascita dei Draschi) i Regni, fatti di uomini liberi, spariscono uno dopo l’altro per lasciare il posto ai Draschi, fatti di padroni e schiavi. È Hak, un cavaliere errante donna, che prova a sconfiggere il male, lottando contro un Governatore del Regno dei Folli che vuol trasformare il suo Casato del Pellame in Drasco, certo che “possedere le persone” fosse l’unico modo possibile per arricchirsi velocemente senza render conto a nessuno.

Nel Libro Secondo (Sapere aude) Hak diventa Re del Drasco delle Scienze. Affiancata da una saggia strega di nome Mercuria e da quattro validi e fidati cavalieri, Hak trasforma il suo Drasco in un luogo senza caste e privilegi, dove si ama e si prega liberamente, si studia e si lavora con gioia, ridando lentamente vita al culto degli Dei pagani. Questa volta lotterà contro i Giusti: il potente Organismo Religioso Sovranazionale a capo dei Draschi.

Da cavaliere come da re, il viaggio di Hak è l’incessante ed eroico tentativo di spezzare con le proprie mani le maglie dell’inconscio collettivo, intriso di dolore per i pregiudizi e le ingiustizie sociali sedimentatesi nei secoli, ma c’è solo un modo per riuscire nell’impresa, ed è scritto in dei fogli di pergamena custoditi in un prezioso scrigno di faggio rosso.


Valutazione: Il romanzo si suddivide in due libri: nel primo il Cavaliere Hak Con il suo animo nobile cavalleresco deve sconfiggere la nube scura che minacce regni, mentre nel secondo libro dovrà lottare contro i Draschi (contro Innocente).

È un mix di descrizioni dettagliate del codice dei cavalieri, della costruzione e della modellazione delle spade, dei luoghi, dell’amore perduto del Cavaliere Hak e delle significanti lotte che caratterizzeranno il romanzo. Ciò che l’ha dato e la forza di fede nei confronti degli De, molteplici e tutti con una storia.

Durante romanzo vengono raccontate storie di cultura, storia degli dei, storie sugli uomini e anche molti miti. Ci sono dialoghi in cui vengono enunciate anche frasi in latino per riuscire a dar maggior volume al contesto in cui si va ad ambientare il romanzo.

È una lettura piacevole e scorrevole, che fai emergere il lettore in un mondo in cui intercorrono due periodi diversi e contrastanti fra di loro con un’esplosione di amore per le differenze. Il cavaliere Hak che è mezzo uomo e mezza donna, diviene il Re del Drasco delle scienze e a differenza dei re degli altri Draschi, lui è un re giusto, che tiene alla parità fra i diversi sessi anche nei confronti dell’eguaglianza delle piante e degli animali.

Hak è un cavaliere che ha il cuore macchiato di purezza e di forza.


Pensieri personali del libro: La storia si ambienta in un mondo meraviglioso: un mezzo tra il periodo del medioevo in cui vengono enunciati la brutalità della guerra, L’animo cavalleresco e la nobiltà mentre dall’altro lato abbiamo un periodo di Rinascimento con lo studio dell’arte, della filosofia, della matematica e delle giusto.

Hak è un cavaliere errante, la sua particolarità oltre ad essere un forte Cavaliere che combatte per il giusto e per enunciare il proprio essere, è metà uomo e per metà donna e diviene dopo aver combattuto gloriosamente contro la nube oscura, il Re del Drasco delle Scienze.

Mi è piaciuto molto che vengano enunciate delle figure delle donne che diversamente come accadeva nel medioevo, possono combattere e andare a cavallo. Mi è piaciuto molto la forte emozione che la scrittrice riesce a trasmettere con la sua scrittura e il grande lavoro che c’è dietro ogni frase.

La particolarità del romanzo oltre all’ambientazione e alla grande fantasia che viene trasmessa e che permette anche al lettore di immaginarsi nei minimi dettagli tutte le vicende, è proprio come le figure delle donne vengono risultate durante racconto. Ho notato infatti, che non vi sono molte figure di Re, ma soprattutto di Regine.

Il cavaliere Hak ha rinunciato, dopo la battaglia con la Nube Oscura, alla corona del casato per rimanere libera dal destino ha deciso dalla regina delle fate che per più di una volta ha deciso per lei, come nel caso in cui per avidità la Regina delle Fate ha fatto perdere al Cavaliere Hak il suo grande amore, Marlem.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

È un fantasy storico che ha anche una fonte di occhio pedagogico: è possibile comprendere il bisogno dell’uomo di affermarsi, di avere il potere, di ricercare la libertà e sul godimento della bellezza e della enunciazione di essa. Ci sono molti miti e leggende, ogni personaggio è ben strutturato e curato, la storia è molto articolata fino a far sembrare un racconto vero del passato.

Voglio ringraziare ancora la scrittrice per la meravigliosa copia e per il bellissimo viaggio.

Recensione “La Quercia”

Buongiorno e ben tornati in una nuova recensione!

Oggi vi parlerò del romanzo “La Quercia” e ringrazio per la revisione e lettura la sua dolcissima autrice Sunny Valerio.

La Quercia. Un'antica dimora, tre donne, un passato da riscrivere - Sunny Valerio - copertina

Copertina: Non si può criticare la copertina perché è davvero idonea al romanzo
Titolo: La Quercia
Autore: Sunny Valerio
Data di rilascio: 2020
Genere: Romanzo

Trama: Dafne è una giovane scrittrice. Dopo la morte di zia Clara, la donna con cui è cresciuta, non ha più nessuno. Le rimane soltanto una decadente dimora di famiglia: la Quercia. Con tutti i suoi misteri. È qui che ha trascorso la sua infanzia ed è da qui che è fuggita anni prima. In quest’antica tenuta il silenzio è l’unica presenza con cui convive. Una notte, la prima dal suo ritorno, un ansimo nella stanza da letto la strappa bruscamente dal sonno. Un respiro senza volto, come il passato delle antenate di Dafne che, come lei, hanno abitato la Quercia. La verità è un labile confine di punti di vista, un’intricata matassa di orribili segreti familiari, di rancori e incomprensioni che a Dafne costerà caro districare. Tre donne, tre generazioni diverse, connesse senza mai incontrarsi davvero. E il passato non è l’unica cosa che fa paura.


Valutazione: E’ un romanzo che senza dubbio fa trapelare l’amore di Sunny per la scrittura e la dedita cura dei termini utilizzati, nel font e anche nelle descrizioni dettagliate. La lettura si presenza leggera e salda, riesci a continuare la lettura tutto d’un fiato.

A livello ortografico e lessicale è ben composto e non ho riscontrato errori.
Pensieri personali del libro: La storia inizia con il racconto di Dafne nella Quercia – la casa di famiglia – dove inizia a vivere la sua nuova vita senza la Zia Clara, succedono eventi strani e condizioni spiacevoli fino a portarla alla verità. D’un tratto lo scenario cambia, si torna nel passato con due storie diverse ma simili: quella di Clara e la storia di Eleonora.

Enuncerò in primis i miei dubbi sulla trama e sullo svolgimento e successivamente le mie lodazioni.

Innanzitutto è un romanzo che ha come personaggio principale una ragazza forte, sola e determinata.

Durante il racconto ho avuto alcuni dubbi/perplessi:

  1. Non sono riuscita ad immaginarmi ‘la Quercia’ ovvero la casa di alloggio di Dafne.
  2. Non ho compreso chi fossi, cosa fosse e cosa volesse la ‘forte presenza’ che si incontra all’inizio del racconto.
  3. Speravo in qualche momento di suspence forte visto i grandi palcoscenici che si sono sviluppati.

Passiamo ai lati positivi:

  1. C’è un grande sentimento di RICERCA DELLA VERITA’
  2. Mi è piaciuto l’intreccio dei personaggi e anche i flashback ricorrenti per spiegare al lettore molte sfumature.
  3. C’è una forte immaginazione di luoghi e dell’estetica dei personaggi.

Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆ | una lettura ok.

Ritengo che nonostante le mie impressioni a caldo che sembrano ‘mettere da parte’ il romanzo, per me è molto valido da leggere.

Recensione “Non esistono posti lontani”

Buongiorno lettori, oggi torno con una nuova recensione dedicata al libro appena uscito nelle librerie “Non esistono posti lontani” di Franco Faggiani. Una collaborazione con la Fazi Editore che ringrazio apertamente per la disponibilità e per la magnifica lettura.

Non esistono posti lontani - Franco Faggiani - copertina

Copertina: Molto simbolica per il romanzo stesso e di impatto.
Titolo: Non esistono posti lontani
Autore: Franco Faggiani
Data di rilascio: 2020
Genere: Romanzo

Trama: Un viaggio a due attraverso l’Italia, intrapreso nel periodo più cruento della guerra, e la nascita di un’amicizia speciale.

Roma, aprile del 1944. L’archeologo Filippo Cavalcanti è incaricato dal Ministero di recarsi a Bressanone per controllare gli imballaggi di un carico di opere d’arte destinate alla Germania. Arrivato sul luogo, l’ormai anziano professore conosce Quintino, un intraprendente ragazzo ischitano spedito al confino in Alto Adige. Vista la situazione incerta in cui versa il Paese e il pericolo che minaccia entrambi, i due decidono di scappare insieme per riportare le opere d’arte a Roma. In un avventuroso viaggio da nord a sud, i due uomini, dalla personalità molto diversa, e nonostante la distanza sociale che li separa, avranno modo di conoscersi da vicino e veder crescere pian piano la stima reciproca. Grazie alle capacità pratiche di Quintino e alla saggezza di Cavalcanti, riusciranno a superare indenni diversi ostacoli ma vivranno anche momenti difficili incontrando sulla strada partigiani, fascisti e nazisti, come pure contadini, monaci e gente comune, disposti ad aiutarli nell’impresa. Giunti finalmente a Roma, che nel frattempo è stata liberata, si rendono conto che i pericoli non sono finiti e decidono così di proseguire il viaggio per mettere in salvo il prezioso carico tra imprevisti e nuove avventure. Paesaggi insoliti, valli fiorite e boschi, risvegliati dall’arrivo di una strana primavera, fanno da sfondo a questa vicenda delicata e toccante, una storia appassionante sul valore dell’amicizia con cui l’autore, ancora una volta, riesce a commuovere ed emozionare.


Valutazione: E’ un libro forte che mostra come muta al civiltà e le persone. I due personaggi hanno una crescita esponenziale, una virtù che mostrano già dalla metà del libro fino alla sua conclusione e molta solidarietà per gli uomini incontrati durante il tragitto. Si enuncia la voglia di combattere, di vivere e sopravvivere. Lo scrittore è riuscito, anche con pochi dialoghi, a far comprendere la forza dell’amicizia, dell’umanità e della sopravvivenza che si immerge in ogni individuo che si incontra nelle pagine. Ha descritto luoghi, le stalle e gli odori e il senso di game come se fosse un ricordo molto vicino. Mi ha aiutato ad immergermi ancora di più nella storia, nella debolezza e nella forza della nostra cara Italia.
Pensieri personali del libro: E’ un racconto che vede come protagonista Filippo Cavalcanti, un noto professore e archeologo di Roma e avente settantadue anni. Vive con un gatto che comprende i suoi cupi pensieri durante il periodo fascista. Egli è stato spedito dai fascisti al confine di Alto Adige laddove farà un incontro ambiguo, diverso e divertente con Quintinio Aragonese.

Direzione incerta e destino ignoto“.

Così riassumerei questo romanzo narrato in prima persona, mettendo in mostra anche il dialetto napoletano di Quintinio.

I due amici di fuggiasca, in una notte quiete vanno via da quei luoghi assediati dai tedeschi e dai fascisti. Il loro camion, con una Croce Rossa impressa sul telo, li porterà in Europa per poi tornare nella cara Roma di Filippo.

L’autore ci presenta una Italia divisa, spezzata, alienata e terrorizzata. La popolazione italiana si suddivide in molteplici categorie durante il fascismo e Franco Faggiani riesce, mediante questo racconto forte di storicità e amorevolezza, a narrarci come si viveva e ciò che si viveva durante quel lungo periodo. C’è la narrazione di monaci, donne e fanciulli che viaggiano a piedi tra le sontuose colline e gli uomini che fronteggiano in prima linea la paura e la voglia di difendere il proprio villaggio.

Si enuncia la sottomissione al dominio, la voglia di ribellione e il desiderio di fuggire per poi ritornare nei proprio luoghi. E’ un viaggio tra i grandi campi verdi, immersi nella natura tra boschi e laghi della vecchia Italia già lontana.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

E’ un libro che mi porterò nel cuore. Lo consiglio a chiunque, indipendentemente dal tipo di genere che si preferisce.

Recensione “L’amore ai tempi del colera”

Buongiorno e Buon weekend a tutti ! Oggi sono tornata con una recensione di un libro che mi ha fatto innamorare piano piano, come se fossero dei passi silenziosi che fai davanti alla stanza dei tuoi genitori quando ti ritiri troppo tardi per poi farmi mancare, appena terminato, le sue dolci parole.

L' amore ai tempi del colera - Gabriel García Márquez - copertina

Copertina: Ho amato la copertina particolare.
Titolo: L’amore ai tempi del colera
Autore: Gabriel Garcìa Màrquez
Data di rilascio: Edizione 2016 (quella di mia appartenenza), ma uscita romanzo nel 1985
Genere: Romanzo

Trama:

«L’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.»

Per cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni Fiorentino Ariza ha perseverato nel suo amore per Fermina Daza, la più bella ragazza dei Caraibi, senza mai vacillare davanti a nulla, resistendo alle minacce del padre di lei e senza perdere le speranze neppure di fronte al matrimonio d’amore di Fermina con il dottor Urbino. Un eterno incrollabile sentimento che Fiorentino continua a nutrire contro ogni possibilità fino all’inattesa, quasi incredibile, felice conclusione. Una storia d’amore e di speranza con la quale, per una volta, Gabriel García Márquez abbandona la sua abituale inquietudine e il suo continuo impegno di denuncia sociale per raccontare un’epopea di passione e di ottimismo. Un romanzo atipico da cui emergono il gusto intenso per una narrazione corposa e fiabesca, le colorate descrizioni dell’assolato Caribe e della sua gente. Un affresco nel quale, non senza ironia, si dipana mezzo secolo di storia, di vita, di mode e abitudini, aggiungendo una nuova folla di protagonisti a una tra le più straordinarie gallerie di personaggi della letteratura contemporanea.

Valutazione: È una lettura intrepida, travolgente, malinconica e affettuosa. Durante il lungo racconto di tre vite intrinseche l’una all’altra ci delle descrizioni delle condizioni di vita e società che si fanno da sfondo per la narrazione, facendo comprendere la difficoltà dell’autore ai tempi del colera.

Bisogna saper apprezzare gli scritti di Gabriel Garcia per comprenderli. Sono romanzi privi – o quasi – di dialoghi, descrizione, narrazione e impostazione di pensiero ci fa comprendere le conversazioni mute avvenute tra i personaggi, ma anche la loro virtù. Non è più tra “leggi per comprendere una storia d’amore frastornata“, ma è “leggi per comprendere l’animo umano“.

Il metodo di scrittura di Garcia Mette in gioco un filtro con cui esprime sentimenti veri, la contraddizione dell’uomo, il rimpianto e la solitudine è come se fossero vissute da lui stesso, andando ad eliminare quella linea sottile fra scrittore e personaggi.

Ci fa comprendere quanto un amore possa essere forte e intimo da un lato, mentre dall’altro ci fa comprendere come una persona possa averlo idealizzato, creato e perso.

“Per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni“.


Pensieri personali del libro: Durante il racconto si riesce a percepire la difficoltà della vita sociale frastornata dalle guerre civili, l’allontanamento fisico degli individui dai posti d’origine in cerca di gloria e la posizione sociale di ciascun essere umano. Si riesce a scorgere come, durante questa epoca, la donna venga vista in percezioni molto lontane da quelle dei giorni nostri. È un oggetto da ammirare per la sua sensualità e freschezza, desiderare il suo corpo flessibile caldo anche in tenera età, sottomessa in primis alla figura del padre come succede a Fermina Daza e successivamente all’uomo a cui è promessa in sposa. Fermina Daza nell’età giovanile ha scoperto il sentimento che le è stato lontano e non suo per molto tempo: l’amore. Ha goduto dell’amore proibito per tre anni, assaporandone le illusorie e le lacrime di felicità finché il padre non ne ha distrutto il ricordo. Dall’altro lato abbiamo l’amante nascosto Florentino Ariza, un ragazzo di basso rango che suonava a note di violino il suo lungo amore eterno per Fermina. E così fu, ogni circostanza di vita del ragazzo girava intorno ai ricordi dei tre anni d’amore proibiti e della promessa di matrimonio infranta. Lui viveva d’amore sofferente, mentre per Fermina creare una famiglia con un medico illustre e bene approvato dalla società di quel tempo: il dottor Urbino. Un uomo che di arte e di scienza ne era ben a conoscenza e creando con la moglie una vita di abitudine e circostanze.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Io spero che questo romanzo possa piacervi tanto e quanto è piaciuto a me. Ho promesso che lo rileggerò in futuro, quando vorrò assaporare nuovamente le poesie di Garcia mediante la sua scrittura. Egli ha descritto la frammentazione di un giovane uomo innamorato, in cerca per tutta la vita di quel sentimento e di quella persona, finché non se ne è sentito appagato.

Recensione “Ciò che l’amore non dice: Brevi storie di cuori infranti”

Buongiorno lettori, oggi vi porto la recensione del libro di India (su instagram la trovate con il nome: piccolo_sole_scrive) intitolato “Cio’ che l’amore non dice: Brevi storie di cuori infranti”.

Copertina: Molto singolare e racchiude la sensibilità dei racconti
Titolo: Cio’ che l’amore non dice
Autore: India Solari
Data di rilascio: 2020
Genere: Racconti

Trama: Le storie che racconto parlano di dolore. Un dolore forte e aspro che, talvolta, può portare alla pazzia; ma se si riesce a guardare oltre, si può assaporare la tortuosa e affascinante strada che è la vita: una via dove è possibile trovare l’amore verso la nostra stessa anima o verso le altre; una via che nasconde scelte difficili da intraprendere e incubi più neri della notte. C’è il rischio di perdersi. Eppure, soltanto la perdizione può portare a trovare nuovamente se stessi.


Valutazione: L’esposizione è scorrevole e incarna, con le parole, i sentimenti profondi dell’animo umano. Il libro è una narrazione di cinque storie. Suggerirei una revisione dello scritto perché ho riscontrato errori riguardanti virgole, punti e virgola o alcune frasi. Tutto sommato la lettura è scorrevole ed emozionante per chi sa leggere con lo sguardo pieno di sentimento.
Pensieri personali del libro: Il libro è una narrazione di cinque storie: il primo è dedicato a Flower, scrive poesie e si identifica con il mondo, la natura e l’universo. Cerca l’amore come se lei ne fosse esclusa.

Il secondo racconto parla di Thomas, il suo dolore che si infiltra nel corpo, la voglia di lasciarsi andare a quella sensazione e alla colpa. Non vuole liberarsi dal peso che sente crescere dentro di lui e cerca di auto infliggersi del dolore fisico per sviare quello mentale. Il dolore e la sofferenza echeggiano nella sua mente.

Il terzo racconto parla di Oliver e True, che con il loro incontro e leggendosi negli occhi comprendono la vastità dei sentimenti che si celano dentro quei corpi. Si assapora nel racconto la delicatezza dei momenti vissuti. Viene enunciato il sentimento di saper aspettare per ‘chissà per quanto tempo’ che è l’amore che giustifica la consapevolezza di Oliver.

Il quarto parla di Daniel e Sofia, lei è una ragazza dai mille volti che viene amata.

E infine, c’è la storia di Ocean.

Mi fa fronte la delicatezza e la dedizione con cui India è riuscita a racchiudere in cinque storie la completezza dei sentimenti umani oscillando dall’estasi dell’amore al tumulto della perdita e dell’abbandono. Fa comprendere come, in diverse prospettive ma con lo stesso meccanismo, l’uomo possa conoscere e sperimentare dei sentimenti a sé estranei che possano cambiarlo totalmente, sia fisicamente che mentalmente. Questo ci deve far capire che i sentimenti sono come delle anfore antiche e bisogna prendersene cura.
Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

India, una ragazza dolcissima che ho conosciuto grazie alla collaborazione, ci mostra come la follia, l’amore e l’inquietudine presenti nell’animo umano e come, l’uomo indifeso, affronta tale situazioni o come si sente.

Recensione L’Enigma della camera 622

Buongiorno cari lettori, oggi sono tornata con una recensione che in tanti aspettavano: L’Enigma della camera 622 di Joel Dicker, il suo nuovo romanzo uscito all’inizio di Luglio.

Vi confesso che sono rimasta molto scossa dal libro e ho riflettuto per molto tempo su come impostare la recensione e che termini utilizzare per esprimere al meglio il mio pensiero. Spero che voi possiate apprezzare il mio punto di vista molto critico.

Copertina: L’ho adorata fin da subito.
Titolo: L’Enigma della camera 622
Autore: Joel Dicker
Data di rilascio: 2020
Genere: Thriller, romanzo

Trama: Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Valutazione: Ho sempre sostenuto la scrittura di Joel Dicker annunciando quanto io amassi il suo modo di far scorrere le parole e la lettura. I personaggi che crea, sono personaggi che hanno una propria vita, un passato, un presente e nonché anche un futuro. Durante la lettura riesci ad immedesimarti nel racconto, ad assaporare ogni spazio e virgola presente nel testo e catturarne l’intelligenza e la fantasia che arricchisce il tutto. Saper giocare con racconti a sé stanti è complicato, soprattutto se lo si fa con tempi diversi. La caratteristica principale che si ritrova negli scritti dell’autore è proprio il saper giocare, come fosse una pallina di ping pong, dal passato al presente.


Estratti: “La vita è un romanzo di cui già si conosce la fine: il protagonista muore. La cosa più importante, in fondo, non è come va a finire, ma in che modo ne riempiamo le pagine. Perché la vita, come un romanzo, deve essere un’avventura. E le avventure sono le vacanze della vita.

Pensieri personali del libro: Ho già raccontato nelle storie di Instagram il mio punto di vista riguardante la struttura dello scritto. Se da un lato adoro l’ingegno di utilizzare più storie per narrare e spiegare i personaggi, le loro azioni e le vicende a succedersi, dal lato opposto riconosco che questo possa comportare una ‘pesantezza’ in più al romanzo. Perché?

Durante la lettura delle 632 pagine – ed è un grande malloppo- ho avuto momenti in cui volevo posare il libro e fare altro, questo perché a furia di inoltrarmi sempre di più nella storia ho iniziato a perdere il filo perché balzavo da un passato all’altro e da una storia all’altra fino a farmi venire un grande mal di testa. Riconosco che bisogna saperlo fare e che questo aiuti, in un certo senso, a completare la spiegazione di ogni ‘perché‘ che nascono durante la lettura, ma personalmente mi ha fatto stancare un po’.

E’ di forte emozioni e suspence, questo è impossibile negarlo, ma ho notato la presenza di atteggiamenti e fatti che sono aldilà del reale. Come può un individuo fare quello, che il personaggio ha fatto? Logicamente non esiste la possibilità di poter fare determinate cose senza indurre sospetti, o ancor di più perché l’autore ha deciso di danneggiare un amore – di un uomo solo – per premiare quello di due persone, che nonostante fosse sincero, comunque è danneggioso?

Il romanzo si apre come enunciazione dello stesso Dicker che si trova trasportato nel suo stesso racconto e spiega come ha creato il libro.

Fino all’ultima pagina non riuscirai mai, mio caro lettore, a comprendere il finale e quando lo farai dirai ‘ Ah, che grande ingegno!’ e sarà tutto più semplice.

E’ una lettura che consiglio, nonostante le mie critiche che hanno fermato alcuni di voi.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Perché ho dato un 4 stelle, anziché un cinque stelle? Ho letto molte recensioni anche di diverse bookblogger che danno il massimo del positivo al libro, cosa che personalmente non ho riscontrato. Nonostante io abbia letto più libri dell’autore e ami il suo modo di narrare, questo libro mi ha dato una sensazione diversa dagli altri: avevo la sensazione che mancasse qualcosa. Ho avuto la sensazione per tutto il libro, che gli amori che vengono narrati non mi abbiano fatto suscitare il sentimento vero che in realtà viene enunciato. Non ho trovato la vera passione.

Tutti riconosciamo come miglior romanzo “Il caso di Harry Quebert”, ma non possiamo ancorarci a questo romanzo per tutta la vita. Certamente è il migliore che Dicker abbia scritto, ma lui è anche altro. Per questo, mi sento di dare 4 stelle. Proprio perché è anche ‘altro‘ e non riesco ad abituarmi.

Recensione “Il sorpasso dell’irrealtà”

Buon pomeriggio carissimi lettori, oggi sono tornata con una recensione del libro “Il sorpasso dell’irrealtà” di Anemore Ledger della classe ’99 con un grande potenziale.

E’ un libro che uscirà in pubblicazione il 2 Luglio, dunque tra pochissimi giorni, ma lo potete già pre-ordinare su Amazon. Lo consiglio a chiunque piaccia il genere horror, indipendentemente da quale sia la mia personale valutazione.

Ringrazio molte per la collaborazione.

Questo libro si caratterizza in quanto è un insieme di una raccolta di racconti – o meglio stralci – noir, con tinte horror, intitolata “Il sorpasso dell’irrealtà” (128 pagine). Gli stralci sono nove e sono alternati a disegni di vari artisti del territorio campano e romano.

Copertina: Mi è piaciuta molto perché è super particolare
Titolo: Il sorpasso dell’irrealtà
Autore: Anemore Ledger
Data di rilascio: 2020
Genere: Horror

Trama: Cos’è davvero la realtà? E quanto ci nasconde? L’Horror è la terra di una realtà altra, in cui la paura dei personaggi è affrontata attraverso pensieri mistici e eventi stranianti. In nove stralci di irrealtà, Anemone Ledger mette in crisi la psiche umana e ci mostra, con corredo di illustrazioni horror e contaminazioni noir, come l’irrealtà possa alterare la vita quotidiana e realizzare un sorpasso sulla realtà effettiva delle cose, provocando lo stravolgimento completo di qualsiasi situazione.

Valutazione:  Sono presenti alcuni minimi errori ortografici, ma probabilmente sono dati dalla copia in epub avendo un formato diverso per ogni tipo di dispositivo da adattare o eventualmente sono errori di distrazione. Es. suddivisione errata delle parole, mancanza di una L o poco più. In alcuni racconti ho notato una carenza o sbagliata usanza delle virgole, dunque promuoverei una revisione super veloce.

Pensieri personali del libro: Indipendentemente dal voto finale che darò a questo libro, è comunque un insieme di racconti che suggerisco a chi, come me, legge horror / thriller. E’ un libro ben organizzato e studiato, che con i suoi nove racconti riesce a trasmettere i brividi al lettore. Ogni racconto viene accompagnato da un disegno. Ci sono molte influenze di grandi scrittori come Edgar Allan Poe o Stephen King e Franz Kafka, che hanno messo indirettamente il loro ‘zampino’ nei racconti.

Ogni racconto è in grado di lasciare in suspanse il lettore e alzare il calibro di tiro.

Tutti da bambino abbiamo immaginato che nel buio della nostra cameretta ci fosse ‘l’uomo nero’ quando in realtà quella sagoma misteriosa e paurosa era data dall’appendi abiti e un cappello.

L’immagine di un bambino fin dove arriva? La paura che cosa crea? La tachicardia che ruolo gioca nel terrore?

Tra tutti i racconti il mio preferito è stato quello del Conte Ugolino.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto

Recensione “Fairfax & Coldwin”

Buon pomeriggio miei lettori, oggi sono tornata dopo un po’ di tempo con una nuova recensione riguardante un libro fantasy gotico di Alessio Filisdeo in collaborazione con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, che ringrazio immensamente per la disponibilità della lettura.

Copertina: Mi è piaciuta molto perché è super particolare
Titolo: Fairfax & Coldwin
Autore: Alessio Filisdeo
Data di rilascio: 2017
Genere: Fantasy, gotico

Trama:

“L’odio li aveva uniti, e l’odio continuava a tenerli uniti. Non era la necessità, non era la fiducia né la fedeltà, tantomeno l’amicizia. Ma puro, incontaminato e primordiale odio reciproco.”

Primi anni dell’Ottocento. Le Guerre Napoleoniche stringono l’Europa in una morsa opprimente, generando miseria e povertà. Fairfax e Coldwin, feroci vampiri con indosso la pelle di insospettabili gentiluomini, imperversano per le strade di Londra commettendo atrocità di ogni sorta, impazienti di abbandonare il Vecchio Continente per cominciare una nuova non-vita nelle Americhe. Ma attraversare l’oceano costa caro, e il prezzo pattuito prevede il rapimento di una misteriosa bambina, celata nei recessi della Francia bonapartista. Antichi rancori, tradimenti, duelli all’ultimo sangue e fughe rocambolesche: presto le due empie creature della notte si ritroveranno invischiate in una fitta rete di intrighi, intrappolate tra le spire del loro scomodo passato.


Valutazione: E’ un libro gotico ben impostato, con un ottimo dialogo tra i personaggi e ambienti cupi e grotteschi dell’800 che permettono di immedesimarsi nelle scene. Il lessico è ben fornito, si utilizzano termini che riflettono l’anno di ambientazione e non si scorre mai, durante la lettura, nel banale o nel noioso. All’inizio vi sono scene che permettono di comprendere il contenuto del libro, successivamente c’è un pezzo in cui il lettore si perde, ma riesce a riprendere il giusto cammino fino alla conclusione del libro.
Pensieri personali del libro: Miss Sheridan si imbatte in due esseri non umani, estranei al mondo mattutino. Fairfax & Coldwin sono due figure diverse caratterialmente, ma intensamente uguali. Il racconto si svolge nell’800. La premessa è accattivante e piena di violenza e viene enunciata anche la ingordigia della donna che ama il successo. I due personaggi sono dei gentiluomini, diversi dagli altri. Sono due vampiri legati tra loro da un rapporto particolare e pronti sempre a ‘bisbicciare’ come se fossero una coppia. Lo scrittore si è preso cura delle parole utilizzate durante il romanzo, anche nell’incentivare una conversazione di quei tempi. Le parole chiavi che ho individuato nello scritto sono: crudele e appassionante. Filisdeo ha prestato anche molta attenzione all’ambiente circostante, senza lasciare nulla al caso.

Consiglio vivamente questa lettura a chi piace questo genere di personaggio. Non vengono descritti e raffigurati i ‘soliti vampiri’ che siamo abituati a vedere nelle serie tv o in Twilight. Ma una figura più crudele, senza bontà. Qualcosa di più macabro e magari, anche più vicino al realistico.
Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto

Spero che la recensione possa piacervi ! Ringrazio ancora la casa editrice per la disponibilità.

Ci vediamo nella prossima recensione!