Recensione in inglese di ‘Sahak’

Ciao a tutti! Oggi sono tornata con una nuova recensione per una ragazza che mi ha contattato per e-mail chiedendomi di recensire e revisionare il suo ultimo scritto. E’ un racconto emozionante dal punto di vista del personaggio, il dente di leone. Le sue avventure e i suoi amici. Le parole riescono a trasmetterti il senso di solitudine e disagio e la necessità di aiutare gli altri del piccolo protagonista.

Vi ricordo che se avete manoscritti potete inoltrarmi epub o il formato cartaceo, basta scrivermi per e-mail.

Cover:
Title:  Sahak
Author: Sara SalehRelease
Date:  –
Gender:  Stories
Rating: As much as I’ve been able to understand from the translation, I like how it’s arranged. The conversations are very discreet, they are not boring and convey pleasant sensations. The lexicon and spelling is not bad.


Personal thoughts of the book:  I like the story of the friendship between a plant, the dandelion, and its eagle. Two distinctly different figures in the real world, which cannot be intertwined in any way except in this tale. The dandelion in his conversations expresses the feeling he has towards his friend, and despite the fact that the desires of the eagle can cause pain to  sahak, he is glad tosee the happy friend.

The hopes and dreams of the lion’s tooth condemned not to be able to fly and the need that arises in him to be able to help friends in some way are a beautiful theme that is always relevant.

I loved the thought written by the author in the last pages of the story. I was excited by his words and the chills of his feelings were transmitted to me too.

Quotes from the book: “For this short life that lasts only a few days, regret and sadness are not good choices.”

Rating system: ★★★ is an ok read.

Recensione di “AnthonyVol2.” Di Mark Shorter

È un ragazzo che mi ha chiesto una recensione del suo mini libro con 8 racconti brevi e 2 poesie. È molto bravo a scrivere anche se in alcuni punti ci sono dei “vuoti” di storia o piccole incomprensioni di racconto.

Titolo: AntonhyVol2.
Autore: Mark Shorter
Data di rilascio: 2019
Tipo: 8 racconti e 2 poesie
Classificazione: il libro è diviso in due poesie e otto racconti. La grammatica è molto morbida e i punti e le virgole sono messi nei posti giusti. L’idea di realizzare mini disegni da allegare all’inizio di alcuni “capitoli” è molto bella. Non ho capito bene i primi tre capitoli iniziali, sembrava riguardare un ragazzo che faceva uso di sostanze di alterazione psicofisica e sembra che la storia finisse lì, lasciando al lettore un grosso punto interrogativo. più tardi entri in contatto con la storia di un ragazzo di undici anni che conosce una ragazza che poi scompare. Successivamente questo ragazzo Mark cresce e trova lavoro e altri eventi accadono. Mi dispiace che la figura di Victoria sia stata poco studiata e anche gli eventi legati alla sua scomparsa. La descrizione del lavoro di Mark in ufficio è alquanto disturbata da alcune scene poco chiare, come quando il capo lo ha sbattuto contro la macchina da caffè. Direi che questi eventi potrebbero essere leggermente migliorati, chiarendo le dinamiche al lettore. Nel capitolo “PADRE”, non ho capito bene la storia della storia. (Ripeto, ogni storia è avvincente ma poco chiara e questo può portare il lettore a saltare le pagine, le righe o a terminare la lettura). Mi è piaciuto molto il capitolo “OLDIE”. E con l’ultimo capitolo il libro si è concluso in modo “spettacolo”.
Pensieri personali del libro: tutto sommato, il libro è diviso in 8 capitoli con storie interessanti: la storia di Mark e Victoria (anche se ci sono delle lacune) e la storia di Mark cresciuta. Mi sono piaciute queste due storie anche se erano brevi. Non interessante, ho trovato la prima storia e quella relativa al padre, perché non capivo bene dove lo scrittore voleva andare con queste storie. Gli ultimi due capitoli sono piacevoli e veloci da leggere. Suggerirei di correggere alcuni punti già menzionati sopra e di provare a far capire al lettore i capitoli più difficili. L’intera idea del libro non è male, è molto bella. I disegni sono belli, apprezzo le due poesie.
Sistema di valutazione: va bene ★★★ / ☆☆

La psichiatra di Wulf Dorn

Non credere a nessuno.

Non fidarti nemmeno di te stesso.

Non cercate la verità.

Questo romanzo è stato stampato del 2006, l’ho acquistato poco dopo la sua uscita perché mi aveva incuriosito la sua trama.

La citazione sopra riportata, all’inizio sembrava molto curiosa, ma non riuscivo a comprenderne il collegamento con il racconto, successivamente, a termine del libro, l’ho chiuso e ho riletto la citazione e là ho capito.

Trama: la protagonista è Ellen, una psichiatra che lavora in un ospedale psichiatrico. C’era la stanza numero 7 con al suo interno una paziente soprannominata CPI, da Ellen e dal suo compagno Chris. Nessuno in quel reparto però aveva conosciuto questa paziente “fantasma”. Ellen ha alcuni incontri con la CPI, che continuava a sussurrarle dell’Uomo Nero. “Chi non aveva paura dell’Uomo Nero?” “Se l’Uomo Nero arriva, tu devi scappare”. Successivamente la paziente scompare senza lasciare traccia e da lì iniziano le ricerche di Ellen nel ritrovarla, ma scoprì un’altra verità. Una verità più dolorosa. Per Ellen incomincia l’incubo. Chi era quella donna? Cosa le era successo? E chi era l’Uomo Nero?

Personalmente ho trovato la storia interessante. L’idea del racconto non è male. In alcuni tratti la sua grammatica ti fa perdere il controllo della lettura in quanto sono presenti errori di battitura, spero.

Inizialmente la lettura è lenta per poi diventare al centro del suo svolgimento più interessante. Il finale è un po’ scontato in realtà. All’inizio mi ero fatta una idea dello svolgersi del racconto molto simile al suo vero finale.

Il libro non mi ha colpito fino a farmi “fiondare” nel racconto lasciandomi senza fiato e sulle spine per ogni vicenda, ma è stata una lettura passiva con cui fronteggiare i minuti vuoti.

Ho apprezzato molto che a fine libro vengano raccolte le opere dello scrittore Wulf Dorn con dei brevi riassunti. Mi ha lasciato impressionata la voce in cui vengono segnati i ringraziamenti: in un rigo lo scrittore ha sancito che la storia dei Sallinger fosse vera. (Naturalmente con fatti e personaggi modificati per mantenere la privacy)

Mi è piaciuto come durante il racconto vengano proposte delle sfaccettature della psicologia, analizzandole e descrivendole.

Consiglierei questo libro chi cerca una lettura un po’ diversa dal restante genere a cui viene associata.

Voto: 3/5

Quelle belle ragazze di Karin slaughter

È stato definito “il Thriller dell’anno” e questo volume è stato stampato nel 2016.

La “zia” Karin sa come scrivere un thriller e come far emozionare i suoi lettori, quindi, suggerisco questo libro a coloro che sono appassionati da questo genere.

Ho avuto per molto tempo il blocco del lettore e solo con questo libro, letto in pochi giorni con le sue 393 pagine, sono riuscita a tornare in pista.

Il racconto narra di una storia tragica, della scomparsa di una ragazza di nome Julia e di successive scomparse misteriose. Claire e Lydia sono due sorelle che da vent’anni non si parlano più, il loro rapporto si è interrotto quando Claire ha deciso di sposare Paul, il marito che ha sempre pensato a tutto.

Paul era un architetto di grande fama e amava moltissimo il suo grande amore, sua moglie. Si occupava di lei a 360º.

Lydia, a differenza della vita della sorella, era una ex tossica con una figlia e un compagno che viveva nella casa accanto.

La Julia scomparsa vent’anni prima, era la sorella maggiore di Lydia e Claire.

Mi ha personalmente appassionato. Ogni singola descrizione ti permette di immaginare i personaggi e i luoghi in cui si svolge il racconto.

Mi piace come abbia suddiviso ogni capitolo con estrema attenzione e cura, come se fosse necessario per aiutare il cervello a collegarsi da una scena all’altra.

Ad un certo punto ho sentito i brividi, come se fossi immersa e presente nella scena. Ho condiviso i sentimenti come paura, rabbia, terrore e felicità con i personaggi.

Questa è la magia della scrittrice Slaughter, ogni suo racconto ti abbraccia e ti trasporta nelle sue parole.

La lettura scorre veloce, intrigante e piena di energia. Questo libro mi ha fatto perdere molte ore di sonno, a volte arrivavo ad avere gli occhi rossi, ma avevo una grande voglia di continuare la lettura.

Voto: 5/5

Alaska di Bendra Novak

Uccidere una e sarà come averne uccise ventuno.

Questa è la frase iniziale del libro, come in ogni inizio capitolo, è possibile trovare citazioni di serial killer. Questa scelta, secondo me, è stata molto brillante in quanto il racconto si basa proprio su una storia che prende piede tra i freddi ghiacciai dell’Alaska.

Il racconto si concentra intorno alla clinica di massima sicurezza e i suoi personaggi, tra cui la psicologa Evelyn Talbot e i suoi fidati colleghi Fitzpatrick, che l’ha aiutata a realizzare Hanover House e l’agente Amarok.

E’ un romanzo thriller pubblicato nel 2016, inizio di una trilogia di volumi concentrati su carcerati psicopatici e le loro patologie.

La nostra Evelyn è perseguita da una tragica esperienza avvenuta alla sola età di 16 anni e tale ricordo la accompagna per il resto della vita, rendendole difficile avere relazioni sentimentali e non, con chiunque. Terrorizzata dal suo ex fidanzato, Evelyn ha deciso di studiare la psicologia per comprendere al meglio quali fossero gli atteggiamenti e i pensieri dei serial killer, per questo con lavoro e sacrificio, ha realizzato il carcere di massima sicurezza denominato Hanover House, in cui succederanno vicende poco piacevoli sia per il personaggio, sia per i suoi compagni.

Nei pochi mesi in cui Evelyn si trova in Alaska, tra i freddi ghiacciai, succedono vicende che fanno riaffiorire vecchi traumi a causa di alcuni omicidi sospetti che le fanno pensare che sia opera di Jasper.

Il romanzo ha una lettura scorrevole, anche se in alcuni tratti diventa monotono. I dialoghi sono interessanti, a tratti divertenti. La pecca è che viene ripetuto più volte il concetto del trauma di Everlyn. Il personaggio principale è poco definito, nonostante venga raccontato le sue esperienze, questo non mi ha aiutato ad affezionarmi, a differenza di come è avvenuto con altri personaggi.

Il racconto appare interessante per la sua ambientazione e successivamente per il suo racconto: all’inizio va molto a rilento. Il libro è ben disposto, il design interno è semplice alla vista per la lettura.

Personalmente mi ha conquistato di più il trauma subito da Everlyn e il perché di tali vicende, e come lei abbia affrontato le sue paure di fiducia e come abbia fatto evolvere il rapporto con l’agente Amarlok, anziché gli omicidi in se.

C’è poco approfondimento sui pensieri dell’assassino, ma è giusto che sia cosi, perché lo si scopre solo verso il finale, anche se mi aspettavo delle motivazioni più profonde affinché una persona potesse realizzare tali omicidi caratterizzati da sceneggiature macabre.

Devo ammettere che il prefinale è qualcosa di molto accattivante e ti invoglia a divorare le ultime pagine in men che non si dica. E’ letteralmente BOOM!

In generale mi aspettavo un personaggio che mi facesse rimanere incollata, letteralmente, alla lettura e un racconto che fosse così pieno di suspance dall’inizio alla fine.

Ci sono stati due personaggi che mi hanno colpito particolarmente:

Hugo, è un personaggio interessante e sorprendente, si comprende come la sua dedizione sia rivolta nei confronti della protagonista e questo mi ha fatto emozionare, come uno psicopatico potesse provare empatia e interesse nei confronti di un altro soggetto, a differenza di quanto si possa pensare. La cosa negativa è che non è stato approfondito nella sua psiche.

Il libro parla di patologie psicologiche, ma vengono solo elecante ed enunciate, ma non approfondite.

Anthony Garza, un altro personaggio psicopatico, cupo e strano. Ha un ego smisurato a differenza di Hugo. Qui si possono trovare le nette differenze tra due modi di essere psicopatici. E’ un personaggio poco approfondito in sé, ma vengono raccontati gli omicidi anche se non si comprende il perché di certe scelte scenografiche che l’omicida realizza.

In conclusione, ritengo che il primo libro è un po’ ammaccato, ma vale la pena leggerlo.

Mi piace la scelta di includere nel racconto anche citazioni reali, patologie e psicologia, ma non sono approfonditi.

Voto 3,3/5

Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol

Oggi sono tornata con una nuova recensione, molto positiva, di questo libro composto da 176 pagine.

La trama parla di una famiglia composta inizialmente da quattro persone, successivamente viene data notizia dai genitori che è in arrivo un fratellino molto speciale di nome Giovanni, chiamato Gio.

Inizialmente il maschietto più piccolo della famiglia era super contento, immaginava un fratello di giochi con dei super poteri e avrebbe potuto battere la parità familiare: 3 uomini contro 2 donne.

Si può comprendere come la gelosia nei confronti del più piccolo crescere man mano il tempo, finché il “maschietto più piccolo” non diviene il ragazzo geloso delle attenzioni del suo fratello speciale e inizia a denigrarlo.

Non riusciva a comprendere cosa gironzolasse nella testa del suo fratello speciale e non voleva comprenderlo. Iniziò anche ad odiarlo.

Passato del tempo oramai, e con tante vicende giunte dinanzi a loro, il fratello speciale venne compreso e amato da tutta la famiglia.

Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo modo. E a lasciare che gli cambiasse la vita.

Il fratellino speciale era Down e viveva in un suo mondo tutto da scoprire.


Personalmente credo che questo romanzo debba essere letto da tutti almeno una volta nella vita. Ti fa comprendere la diversità e ti fa entrare in un mondo diverso, in un mondo che se non frequenti una persona speciale in questa maniera non potrai mai comprendere in pieno.

Ritengo che il suo racconto sia pieno di cose veritiere, senza bugie o imbarazzo.

Spiega la felicità nel scoprire di avere un amico di giochi, la gelosia che nasce quando le attenzioni gli vengono rubati, la crescita e l’odio per chi lo metteva in imbarazzo tra gli amici, fino a scoprire l’amore per il fratello.

Mi ha emozionato e tenuto compagnia per breve tempo, ma il suo contenuto ti fa riflettere e ti terrà compagnia per una vita intera.

Voto: 5/5

La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King

Oggi sono tornata con una nuova recensione, e per chi mi segue su Instagram è già a conoscenza del mio amore incondizionato per Stephen King.

C’è un grande dibattito che circonda questo libro: da un lato chi sostiene che sia un capolavoro che accompagna e arricchisce la collezione di romanzi di zio King, dall’altro lato c’è chi sostiene che questo romanzo è al di fuori della normale scrittura del nostro autore a cui siamo abituati. Io francamente, mi affianco alla seconda ipotesi.

Copertina : Flessibile e immagine ben concentrata e idonea con il romanzo
Titolo:
La bambina che amava Tom Gordon
Autore: Stephen King
Data di rilascio: 2014
Genere: Romanzo Thriller
Valutazione: Personalmente ritengo che questo thriller psicologico scritto dal nostro caro King sia ben diverso dagli altri suoi romanzi. Ha come protagonista una bambina di nove anni di nome Trisha, e già di per sé un racconto con un personaggio così fragile comporta un bel po’ di inquietudine. Mi è piaciuta la composizione in sé del romanzo e il font utilizzato. Vi è una buona descrizione di luoghi, delle condizioni psicologiche e fisiche della bambina dispersa e le situazioni familiari.
Pensieri personali del libro: Il libro come ho già citato prima, ha come protagonista una bambina di nove anni di nome Trisha, denominativo di Patricia McFarland. Si trova a navigare nei boschi fitti per più di una settimana, nutrendosi di bacche e acqua di torrente. Nel suo percorso verso la sopravvivenza l’accompagnavano due immagini di persone a lei care, ma immaginarie in quella realtà, di Pepsi (una sua amica di gioco) e Tom Gordon (salvatore della squadra di baseball dei Red Sox, la preferita sua e di suo padre).

I genitori di Trisha erano separati e ogni fine settimana, la madre, portava lei e suo fratello più grande Pete nei boschi per percorrere i sentieri con mappa e le relative scorte di cibo.

Quella giornata di scampagnata fu un po’ diversa dalle altre. La madre e Pete continuavano a bisticciare o anche ladadada-dadada come veniva definito da Trisha, perché Pete voleva tornare dal padre e alla sua vecchia scuola, mentre la madre non voleva. Trisha si allontanò dal sentiero per far pipì e anche per non sentire più quelle voci assordanti, perdendo così la giusta via. Inizia ad incamminarsi nel bosco, sempre di più, finché non cadde giù da un dirupo senza riuscire a far più ritorno. Decise di percorrere il “torrente” perché secondo lei l’avrebbe portata alla civiltà, per scoprire giorni dopo che in realtà la portava solo nella palude con rane e cervi sgozzati. Dopo un paio di giorni, tra illusioni, febbre, tosse e pioggia, Trisha viene trovata da un cacciatore.

Bene, diciamo che su 296 pagine… tutte e 296 parlano solo di Trisha nel bosco. Ad un certo punto, devo dire la verità e devo essere oggettiva, ho iniziato a sbadigliare. Per carità, la descrizione dei luoghi, la energia e la tristezza che provenivano dal personaggio e l’angoscia del sentimento di sentirsi perduti in un luogo sconosciuto, ti penetrano nella mente facendoti immergere nel racconto, ma avrei voluto vedere, anche per un solo mini capitolo, la situazione al di fuori di quella realtà.

Trisha ogni sera accendeva il suo Walkman e indossava la mantellina per riscaldarsi. Cercava di rimanere in contatto con la realtà, con le voci umani udendo e seguendo le partite dei Red Sox con il loro salva partite numero 36, Tom Gordon di cui Trisha aveva il cappello autografato.

Premetto che, uno dei miei peggiori incubi è quello di perdermi nei boschi mentre faccio una “scampagnata” o così detta “escursione” tra la natura. Questo libro mi ha fatto aver un paio di incubi poco docili a riguardo.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Urla nel silenzio di Angela Marsons

Buongiorno cari lettori, oggi sono qui con una nuova recensione e questa volta parliamo dell’amato capolavoro di Angela Marsons e il suo thriller amato sia in Inghilterra e in Italia.

Dovrò essere sincera con voi, quando l’ho acquistato l’ho fatto molto a caso perché c’era una offerta prendi due e paghi 9,90€. E’ rimasto due anni nella mia libreria a prendere polvere finché la sua copertina non sussurrava il mio nome e così l’ho letto, anzi, divorato in pochi giorni.

Trama: Cinque persone circondano una fossa vuota. A turno, ognuno di loro è costretto a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma non è il corpo di un adulto, è troppo piccolo. Una vita innocente è stata sacrificata e un oscuro patto di sangue è stato siglato. E il segreto delle cinque persone sarà sepolto sotto quella terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene uccisa brutalmente: è il primo di una serie di agghiaccianti delitti che stanno insanguinando la regione di Black Country, in Inghilterra. Nel corso delle indagini, ritorneranno alla luce anche i resti del corpicino sepolto tempo prima da quel misterioso gruppo di persone. La detective Kim Stone viene chiamata a indagare per fermare il killer prima che colpisca ancora. Ma per farlo, dovrà confrontarsi con i demoni del proprio passato…

Copertina: Rigira con colori accesi. L’immagine impressa mi da molto di thriller.
Titolo: Urla nel silensio
Autore: Angela Marsons
Data di rilascio: 2015
Genere: Thriller
Valutazione: La lettura è scorrevole e veloce. Il font utilizzato per la stampa non mi è piaciuto particolarmente, ma a gran sorpresa ho trovato curioso come un libro potesse contenere ben 78 capitoli in 370 pagine. Le descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle sensazioni provate da ciascuno permettono di immergersi a 360° nella storia senza subire distrazioni esterne. A livello di lessico e ortografia non ho riscontrato dubbi o perplessità, anzi, è stato scritto in maniera audace e semplice per permettere a ciascun lettore di poter mettere a fuoco facilmente ogni istante.
Pensieri personali del libro: E’ un thriller psicologico che ti lascia con il fiato sospeso fino alla sua ultima 370esima pagina e lo consiglio vivamente a chi interessa un genere thriller, ma non vuole affrontare libri più pesanti. La scheda per personaggio principale, la nostra detective Kim, è illustrato capitolo dopo capitolo fino ad riuscire a comprendere la empatia di quella donna per le persone da lei selezionate e il perché del suo carattere duro. Viene affrontata a fine libro anche la figura di un soggetto che nella società viene amato e ben voluto andando a nascondere le realtà che tutt’oggi si possono riscontrare accendendo la tv locale. Mi ha colpito l’audacia della protagonista nel concludere l’indagine nonostante la stanchezza e la emersione dei ricordi lontani.

L’immagine di cinque cadaveri abbandonati da più di dieci anni in mezzo ad un cortile fa venire la pelle d’oca e lo è ancor di più scoprendone la storia che vi gela dietro. Mette a nudo le varie sfumature di realtà che l’uomo moderno è tenuto a ignorare quando, all’angolo di casa sua invece, tali situazioni sono fin troppo presenti.

All’inizio ero perplessa, non sapevo incontro a quale lettura stessi andando, ma parola dopo parola e pagina dopo pagina me ne sono innamorata. Sicuramente acquisterò altri suoi libri.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

𝐵𝑒𝑛𝑣𝑒𝑠𝑒𝑟𝑎!

Hola lettori, partiamo già con un po’ di spriz magico… benvesera!

(buonasera+ benvenuti)… per accorciare i caratteri.

Ho appena aperto il blog quindi siate buon animi nei miei confronti. Cerco costantemente ispirazione dal web, che siano i social come instagram o piattaforme come Pintarest.

Mi piace sperimentare e creare cose nuove senza tralasciare i miei obblighi da studentessa universitaria in crisi.

𝑄𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 ℎ𝑜𝑏𝑏𝑦? Ne ho molteplici, per mia fortuna o sfortuna (?).

Io amo la fotografia, infatti nel mio profilo privato di Ig (mi trovate con il nome di @eclipta_ ) pubblico foto di paesaggi e non; adoro scrivere, anche se da un po’ ho tralasciato questa passione; adoro disegnare e infine ho scoperto una nuova passione: la rilegatura.

Oggi in realtà questa ultima passione mi ha davvero salvato, ho rilegato a mano con ago e spago 400 pagine di riassunti di un libro per un esame.

Quando sono così tante pagine è più semplice andare in cartolibreria o in copisteria e pagare per una rilegatura in plastica, certamente più “semplice” e maneggiabile, ma in questi giorni bisogna accontentarsi.

Non sapete ancora come mi chiamo e vi ho già raccontato i miei hobby… sono una grande maleducata.

Mi chiamo Francesca e vivo in Puglia, anche se mi piace definirmi ancora “polentona” perché in realtà sono nata e cresciuta fino all’età di 10 anni al nord.

Ho aperto questo blog per spensieratezza e per condividere tutorial sulla cura della pelle, sulle rilegature e condividere pensieri sui libri.

Sai cosa rimane da fare? Devi iscriverti quaggiù con la tua e-mail ! Così ogni volta che vorrò disturbarti ti arriverà la notifiche, Ehehe. Malefico no?

Ti aspetto nei prossimi post! Un bacio 🤍