Ci sono storie che non si leggono. Si vivono, si respirano, si incidono sotto pelle.
La Tomba del Faraone, recentemente ripubblicato da J-Pop Manga in una splendida edizione in quattro volumi, è una di quelle opere che non si dimenticano. Firmato dalla leggendaria Keiko Takemiya, questo manga storico non è solo un capolavoro narrativo ambientato nell’Antico Egitto, ma anche una pietra miliare da non farsi sfuggire.
In questo articolo ti porterò nel cuore di una saga struggente, intrisa di politica, spiritualità, vendetta e redenzione. Se ami i manga con un impianto narrativo profondo, visivamente eleganti e con personaggi indimenticabili, sei nel posto giusto.
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Trama: Quattro millenni fa, la solida unità dell’Egitto si sgretola inaugurando un’epoca di conflitti. In questi anni dominati dal rancore, in cui il potere è l’unica cosa che conta, la piccola e paci-fica nazione di Esteria, ricca di sapienza e cultura, viene distrutta da Sneferu, sovrano del potente regno di Urjna. Così Sariokis, il bellissimo principe di Esteria, giura di vendicare la sua gente… Un destino crudele tesse la trama di questo dramma di amore e battaglie ambientato nell’Antico Egitto.
Cosa ne penso?
Il manga si apre sulle ceneri della civiltà di Esteria, un regno fiorente, pacifico, avanzato. La sua distruzione per mano dell’imperialista Urjna, governata dal Faraone Sneferu, è l’atto iniziale di un lungo viaggio nel dolore e nella memoria. Un’intera nazione viene annientata senza pietà, cancellata dalla mappa, dai testi, dalla storia. Solo un superstite rimane: Sariokis, il principe, l’erede, un bambino testimone dell’orrore.
Sariokis cresce con un unico scopo: vendicare la sua terra. Ma la vendetta, nelle mani di Takemiya, non è mai semplice. È un percorso irto di dubbi, di incontri inaspettati, di sentimenti contrastanti che sfiorano l’odio, la pietà, la compassione. Attraverso il suo sguardo si esplorano le macerie dell’identità, la forza dei legami spezzati e la possibilità – forse impossibile – di redenzione.

Keiko Takemiya non ambienta la sua storia in un Egitto generico, ma costruisce un mondo che vibra di elementi reali e spirituali. I riferimenti alla cultura egizia sono molti: dalla presenza simbolica di Anubi, divinità della morte e protettore delle anime nell’aldilà, fino all’evocazione dei concetti di ordine (Ma’at), vendetta (Sekhmet) e rinascita.
L’intero manga è attraversato da un’aura di sacralità: le piramidi, i rituali, la tomba che custodisce i segreti di un potere dimenticato… tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra vita e aldilà. Il titolo stesso, La Tomba del Faraone, non è solo un luogo fisico, ma anche un simbolo: della verità sepolta, del potere usurpato, delle memorie che non vogliono morire.
L’opera non si limita a una narrazione lineare di vendetta. È una riflessione sul potere delle emozioni, sull’ambiguità dei sentimenti umani. Il rapporto tra Sariokis e Sneferu è emblematico: se da una parte il giovane erede vede nel Faraone l’incarnazione del male, dall’altra Sneferu stesso non è un mostro bidimensionale, ma un uomo tormentato, autoritario ma non privo di ombre e contraddizioni.
Un aneddoto centrale è il momento in cui Sariokis, camuffato da servo, riesce ad avvicinarsi al Faraone senza farsi riconoscere. In quel contatto, in quello sguardo, si avverte un’umanità spiazzante: il carnefice diventa più fragile, e la vendetta più dolorosa. Non è raro che Sariokis si trovi diviso tra la sete di giustizia e la compassione umana. Una tensione che attraversa tutto il manga e che rende i personaggi vivi, umani, credibili.

Chi conosce Takemiya sa che le sue tavole non sono mai solo illustrazioni: sono linguaggio, voce, emozione. Le espressioni dei personaggi, la composizione delle scene, la gestione dello spazio vuoto – tutto contribuisce a raccontare anche ciò che le parole non dicono. La Tomba del Faraone si colloca in un punto cruciale della sua carriera, poco prima della realizzazione de Il poema del vento e degli alberi, e già si avverte quella profondità che la renderà una delle autrici più influenti del panorama manga mondiale.
Oggi più che mai, La Tomba del Faraone merita di essere letto, discusso, amato. In un’epoca in cui il manga è spesso sinonimo di velocità, Takemiya ci ricorda che esiste un modo lento, profondo e potente di raccontare. I suoi temi – identità, memoria, spiritualità, senso di giustizia – sono universali, capaci di toccare anche lettori e lettrici del nostro tempo.
La recente edizione italiana di J‑Pop Manga rende finalmente accessibile questo capolavoro dimenticato. Un’occasione imperdibile per scoprire un’opera che è molto più di un manga storico: è un racconto sull’anima, sul destino e sulla speranza.
Hai già letto La Tomba del Faraone? Cosa ti ha colpito di più: l’atmosfera, i personaggi, il peso della vendetta, il fascino del mito egizio?
Parliamone nei commenti: perché alcune storie, come quelle custodite in una tomba millenaria, meritano di essere riportate alla luce, lette e custodite.






































