Recensione “Non esistono posti lontani”

Buongiorno lettori, oggi torno con una nuova recensione dedicata al libro appena uscito nelle librerie “Non esistono posti lontani” di Franco Faggiani. Una collaborazione con la Fazi Editore che ringrazio apertamente per la disponibilità e per la magnifica lettura.

Non esistono posti lontani - Franco Faggiani - copertina

Copertina: Molto simbolica per il romanzo stesso e di impatto.
Titolo: Non esistono posti lontani
Autore: Franco Faggiani
Data di rilascio: 2020
Genere: Romanzo

Trama: Un viaggio a due attraverso l’Italia, intrapreso nel periodo più cruento della guerra, e la nascita di un’amicizia speciale.

Roma, aprile del 1944. L’archeologo Filippo Cavalcanti è incaricato dal Ministero di recarsi a Bressanone per controllare gli imballaggi di un carico di opere d’arte destinate alla Germania. Arrivato sul luogo, l’ormai anziano professore conosce Quintino, un intraprendente ragazzo ischitano spedito al confino in Alto Adige. Vista la situazione incerta in cui versa il Paese e il pericolo che minaccia entrambi, i due decidono di scappare insieme per riportare le opere d’arte a Roma. In un avventuroso viaggio da nord a sud, i due uomini, dalla personalità molto diversa, e nonostante la distanza sociale che li separa, avranno modo di conoscersi da vicino e veder crescere pian piano la stima reciproca. Grazie alle capacità pratiche di Quintino e alla saggezza di Cavalcanti, riusciranno a superare indenni diversi ostacoli ma vivranno anche momenti difficili incontrando sulla strada partigiani, fascisti e nazisti, come pure contadini, monaci e gente comune, disposti ad aiutarli nell’impresa. Giunti finalmente a Roma, che nel frattempo è stata liberata, si rendono conto che i pericoli non sono finiti e decidono così di proseguire il viaggio per mettere in salvo il prezioso carico tra imprevisti e nuove avventure. Paesaggi insoliti, valli fiorite e boschi, risvegliati dall’arrivo di una strana primavera, fanno da sfondo a questa vicenda delicata e toccante, una storia appassionante sul valore dell’amicizia con cui l’autore, ancora una volta, riesce a commuovere ed emozionare.


Valutazione: E’ un libro forte che mostra come muta al civiltà e le persone. I due personaggi hanno una crescita esponenziale, una virtù che mostrano già dalla metà del libro fino alla sua conclusione e molta solidarietà per gli uomini incontrati durante il tragitto. Si enuncia la voglia di combattere, di vivere e sopravvivere. Lo scrittore è riuscito, anche con pochi dialoghi, a far comprendere la forza dell’amicizia, dell’umanità e della sopravvivenza che si immerge in ogni individuo che si incontra nelle pagine. Ha descritto luoghi, le stalle e gli odori e il senso di game come se fosse un ricordo molto vicino. Mi ha aiutato ad immergermi ancora di più nella storia, nella debolezza e nella forza della nostra cara Italia.
Pensieri personali del libro: E’ un racconto che vede come protagonista Filippo Cavalcanti, un noto professore e archeologo di Roma e avente settantadue anni. Vive con un gatto che comprende i suoi cupi pensieri durante il periodo fascista. Egli è stato spedito dai fascisti al confine di Alto Adige laddove farà un incontro ambiguo, diverso e divertente con Quintinio Aragonese.

Direzione incerta e destino ignoto“.

Così riassumerei questo romanzo narrato in prima persona, mettendo in mostra anche il dialetto napoletano di Quintinio.

I due amici di fuggiasca, in una notte quiete vanno via da quei luoghi assediati dai tedeschi e dai fascisti. Il loro camion, con una Croce Rossa impressa sul telo, li porterà in Europa per poi tornare nella cara Roma di Filippo.

L’autore ci presenta una Italia divisa, spezzata, alienata e terrorizzata. La popolazione italiana si suddivide in molteplici categorie durante il fascismo e Franco Faggiani riesce, mediante questo racconto forte di storicità e amorevolezza, a narrarci come si viveva e ciò che si viveva durante quel lungo periodo. C’è la narrazione di monaci, donne e fanciulli che viaggiano a piedi tra le sontuose colline e gli uomini che fronteggiano in prima linea la paura e la voglia di difendere il proprio villaggio.

Si enuncia la sottomissione al dominio, la voglia di ribellione e il desiderio di fuggire per poi ritornare nei proprio luoghi. E’ un viaggio tra i grandi campi verdi, immersi nella natura tra boschi e laghi della vecchia Italia già lontana.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

E’ un libro che mi porterò nel cuore. Lo consiglio a chiunque, indipendentemente dal tipo di genere che si preferisce.

Recensione “L’amore ai tempi del colera”

Buongiorno e Buon weekend a tutti ! Oggi sono tornata con una recensione di un libro che mi ha fatto innamorare piano piano, come se fossero dei passi silenziosi che fai davanti alla stanza dei tuoi genitori quando ti ritiri troppo tardi per poi farmi mancare, appena terminato, le sue dolci parole.

L' amore ai tempi del colera - Gabriel García Márquez - copertina

Copertina: Ho amato la copertina particolare.
Titolo: L’amore ai tempi del colera
Autore: Gabriel Garcìa Màrquez
Data di rilascio: Edizione 2016 (quella di mia appartenenza), ma uscita romanzo nel 1985
Genere: Romanzo

Trama:

«L’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.»

Per cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni Fiorentino Ariza ha perseverato nel suo amore per Fermina Daza, la più bella ragazza dei Caraibi, senza mai vacillare davanti a nulla, resistendo alle minacce del padre di lei e senza perdere le speranze neppure di fronte al matrimonio d’amore di Fermina con il dottor Urbino. Un eterno incrollabile sentimento che Fiorentino continua a nutrire contro ogni possibilità fino all’inattesa, quasi incredibile, felice conclusione. Una storia d’amore e di speranza con la quale, per una volta, Gabriel García Márquez abbandona la sua abituale inquietudine e il suo continuo impegno di denuncia sociale per raccontare un’epopea di passione e di ottimismo. Un romanzo atipico da cui emergono il gusto intenso per una narrazione corposa e fiabesca, le colorate descrizioni dell’assolato Caribe e della sua gente. Un affresco nel quale, non senza ironia, si dipana mezzo secolo di storia, di vita, di mode e abitudini, aggiungendo una nuova folla di protagonisti a una tra le più straordinarie gallerie di personaggi della letteratura contemporanea.

Valutazione: È una lettura intrepida, travolgente, malinconica e affettuosa. Durante il lungo racconto di tre vite intrinseche l’una all’altra ci delle descrizioni delle condizioni di vita e società che si fanno da sfondo per la narrazione, facendo comprendere la difficoltà dell’autore ai tempi del colera.

Bisogna saper apprezzare gli scritti di Gabriel Garcia per comprenderli. Sono romanzi privi – o quasi – di dialoghi, descrizione, narrazione e impostazione di pensiero ci fa comprendere le conversazioni mute avvenute tra i personaggi, ma anche la loro virtù. Non è più tra “leggi per comprendere una storia d’amore frastornata“, ma è “leggi per comprendere l’animo umano“.

Il metodo di scrittura di Garcia Mette in gioco un filtro con cui esprime sentimenti veri, la contraddizione dell’uomo, il rimpianto e la solitudine è come se fossero vissute da lui stesso, andando ad eliminare quella linea sottile fra scrittore e personaggi.

Ci fa comprendere quanto un amore possa essere forte e intimo da un lato, mentre dall’altro ci fa comprendere come una persona possa averlo idealizzato, creato e perso.

“Per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni“.


Pensieri personali del libro: Durante il racconto si riesce a percepire la difficoltà della vita sociale frastornata dalle guerre civili, l’allontanamento fisico degli individui dai posti d’origine in cerca di gloria e la posizione sociale di ciascun essere umano. Si riesce a scorgere come, durante questa epoca, la donna venga vista in percezioni molto lontane da quelle dei giorni nostri. È un oggetto da ammirare per la sua sensualità e freschezza, desiderare il suo corpo flessibile caldo anche in tenera età, sottomessa in primis alla figura del padre come succede a Fermina Daza e successivamente all’uomo a cui è promessa in sposa. Fermina Daza nell’età giovanile ha scoperto il sentimento che le è stato lontano e non suo per molto tempo: l’amore. Ha goduto dell’amore proibito per tre anni, assaporandone le illusorie e le lacrime di felicità finché il padre non ne ha distrutto il ricordo. Dall’altro lato abbiamo l’amante nascosto Florentino Ariza, un ragazzo di basso rango che suonava a note di violino il suo lungo amore eterno per Fermina. E così fu, ogni circostanza di vita del ragazzo girava intorno ai ricordi dei tre anni d’amore proibiti e della promessa di matrimonio infranta. Lui viveva d’amore sofferente, mentre per Fermina creare una famiglia con un medico illustre e bene approvato dalla società di quel tempo: il dottor Urbino. Un uomo che di arte e di scienza ne era ben a conoscenza e creando con la moglie una vita di abitudine e circostanze.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Io spero che questo romanzo possa piacervi tanto e quanto è piaciuto a me. Ho promesso che lo rileggerò in futuro, quando vorrò assaporare nuovamente le poesie di Garcia mediante la sua scrittura. Egli ha descritto la frammentazione di un giovane uomo innamorato, in cerca per tutta la vita di quel sentimento e di quella persona, finché non se ne è sentito appagato.

Recensione “Ciò che l’amore non dice: Brevi storie di cuori infranti”

Buongiorno lettori, oggi vi porto la recensione del libro di India (su instagram la trovate con il nome: piccolo_sole_scrive) intitolato “Cio’ che l’amore non dice: Brevi storie di cuori infranti”.

Copertina: Molto singolare e racchiude la sensibilità dei racconti
Titolo: Cio’ che l’amore non dice
Autore: India Solari
Data di rilascio: 2020
Genere: Racconti

Trama: Le storie che racconto parlano di dolore. Un dolore forte e aspro che, talvolta, può portare alla pazzia; ma se si riesce a guardare oltre, si può assaporare la tortuosa e affascinante strada che è la vita: una via dove è possibile trovare l’amore verso la nostra stessa anima o verso le altre; una via che nasconde scelte difficili da intraprendere e incubi più neri della notte. C’è il rischio di perdersi. Eppure, soltanto la perdizione può portare a trovare nuovamente se stessi.


Valutazione: L’esposizione è scorrevole e incarna, con le parole, i sentimenti profondi dell’animo umano. Il libro è una narrazione di cinque storie. Suggerirei una revisione dello scritto perché ho riscontrato errori riguardanti virgole, punti e virgola o alcune frasi. Tutto sommato la lettura è scorrevole ed emozionante per chi sa leggere con lo sguardo pieno di sentimento.
Pensieri personali del libro: Il libro è una narrazione di cinque storie: il primo è dedicato a Flower, scrive poesie e si identifica con il mondo, la natura e l’universo. Cerca l’amore come se lei ne fosse esclusa.

Il secondo racconto parla di Thomas, il suo dolore che si infiltra nel corpo, la voglia di lasciarsi andare a quella sensazione e alla colpa. Non vuole liberarsi dal peso che sente crescere dentro di lui e cerca di auto infliggersi del dolore fisico per sviare quello mentale. Il dolore e la sofferenza echeggiano nella sua mente.

Il terzo racconto parla di Oliver e True, che con il loro incontro e leggendosi negli occhi comprendono la vastità dei sentimenti che si celano dentro quei corpi. Si assapora nel racconto la delicatezza dei momenti vissuti. Viene enunciato il sentimento di saper aspettare per ‘chissà per quanto tempo’ che è l’amore che giustifica la consapevolezza di Oliver.

Il quarto parla di Daniel e Sofia, lei è una ragazza dai mille volti che viene amata.

E infine, c’è la storia di Ocean.

Mi fa fronte la delicatezza e la dedizione con cui India è riuscita a racchiudere in cinque storie la completezza dei sentimenti umani oscillando dall’estasi dell’amore al tumulto della perdita e dell’abbandono. Fa comprendere come, in diverse prospettive ma con lo stesso meccanismo, l’uomo possa conoscere e sperimentare dei sentimenti a sé estranei che possano cambiarlo totalmente, sia fisicamente che mentalmente. Questo ci deve far capire che i sentimenti sono come delle anfore antiche e bisogna prendersene cura.
Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

India, una ragazza dolcissima che ho conosciuto grazie alla collaborazione, ci mostra come la follia, l’amore e l’inquietudine presenti nell’animo umano e come, l’uomo indifeso, affronta tale situazioni o come si sente.

Recensione L’Enigma della camera 622

Buongiorno cari lettori, oggi sono tornata con una recensione che in tanti aspettavano: L’Enigma della camera 622 di Joel Dicker, il suo nuovo romanzo uscito all’inizio di Luglio.

Vi confesso che sono rimasta molto scossa dal libro e ho riflettuto per molto tempo su come impostare la recensione e che termini utilizzare per esprimere al meglio il mio pensiero. Spero che voi possiate apprezzare il mio punto di vista molto critico.

Copertina: L’ho adorata fin da subito.
Titolo: L’Enigma della camera 622
Autore: Joel Dicker
Data di rilascio: 2020
Genere: Thriller, romanzo

Trama: Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Valutazione: Ho sempre sostenuto la scrittura di Joel Dicker annunciando quanto io amassi il suo modo di far scorrere le parole e la lettura. I personaggi che crea, sono personaggi che hanno una propria vita, un passato, un presente e nonché anche un futuro. Durante la lettura riesci ad immedesimarti nel racconto, ad assaporare ogni spazio e virgola presente nel testo e catturarne l’intelligenza e la fantasia che arricchisce il tutto. Saper giocare con racconti a sé stanti è complicato, soprattutto se lo si fa con tempi diversi. La caratteristica principale che si ritrova negli scritti dell’autore è proprio il saper giocare, come fosse una pallina di ping pong, dal passato al presente.


Estratti: “La vita è un romanzo di cui già si conosce la fine: il protagonista muore. La cosa più importante, in fondo, non è come va a finire, ma in che modo ne riempiamo le pagine. Perché la vita, come un romanzo, deve essere un’avventura. E le avventure sono le vacanze della vita.

Pensieri personali del libro: Ho già raccontato nelle storie di Instagram il mio punto di vista riguardante la struttura dello scritto. Se da un lato adoro l’ingegno di utilizzare più storie per narrare e spiegare i personaggi, le loro azioni e le vicende a succedersi, dal lato opposto riconosco che questo possa comportare una ‘pesantezza’ in più al romanzo. Perché?

Durante la lettura delle 632 pagine – ed è un grande malloppo- ho avuto momenti in cui volevo posare il libro e fare altro, questo perché a furia di inoltrarmi sempre di più nella storia ho iniziato a perdere il filo perché balzavo da un passato all’altro e da una storia all’altra fino a farmi venire un grande mal di testa. Riconosco che bisogna saperlo fare e che questo aiuti, in un certo senso, a completare la spiegazione di ogni ‘perché‘ che nascono durante la lettura, ma personalmente mi ha fatto stancare un po’.

E’ di forte emozioni e suspence, questo è impossibile negarlo, ma ho notato la presenza di atteggiamenti e fatti che sono aldilà del reale. Come può un individuo fare quello, che il personaggio ha fatto? Logicamente non esiste la possibilità di poter fare determinate cose senza indurre sospetti, o ancor di più perché l’autore ha deciso di danneggiare un amore – di un uomo solo – per premiare quello di due persone, che nonostante fosse sincero, comunque è danneggioso?

Il romanzo si apre come enunciazione dello stesso Dicker che si trova trasportato nel suo stesso racconto e spiega come ha creato il libro.

Fino all’ultima pagina non riuscirai mai, mio caro lettore, a comprendere il finale e quando lo farai dirai ‘ Ah, che grande ingegno!’ e sarà tutto più semplice.

E’ una lettura che consiglio, nonostante le mie critiche che hanno fermato alcuni di voi.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Perché ho dato un 4 stelle, anziché un cinque stelle? Ho letto molte recensioni anche di diverse bookblogger che danno il massimo del positivo al libro, cosa che personalmente non ho riscontrato. Nonostante io abbia letto più libri dell’autore e ami il suo modo di narrare, questo libro mi ha dato una sensazione diversa dagli altri: avevo la sensazione che mancasse qualcosa. Ho avuto la sensazione per tutto il libro, che gli amori che vengono narrati non mi abbiano fatto suscitare il sentimento vero che in realtà viene enunciato. Non ho trovato la vera passione.

Tutti riconosciamo come miglior romanzo “Il caso di Harry Quebert”, ma non possiamo ancorarci a questo romanzo per tutta la vita. Certamente è il migliore che Dicker abbia scritto, ma lui è anche altro. Per questo, mi sento di dare 4 stelle. Proprio perché è anche ‘altro‘ e non riesco ad abituarmi.

Recensione “Il sorpasso dell’irrealtà”

Buon pomeriggio carissimi lettori, oggi sono tornata con una recensione del libro “Il sorpasso dell’irrealtà” di Anemore Ledger della classe ’99 con un grande potenziale.

E’ un libro che uscirà in pubblicazione il 2 Luglio, dunque tra pochissimi giorni, ma lo potete già pre-ordinare su Amazon. Lo consiglio a chiunque piaccia il genere horror, indipendentemente da quale sia la mia personale valutazione.

Ringrazio molte per la collaborazione.

Questo libro si caratterizza in quanto è un insieme di una raccolta di racconti – o meglio stralci – noir, con tinte horror, intitolata “Il sorpasso dell’irrealtà” (128 pagine). Gli stralci sono nove e sono alternati a disegni di vari artisti del territorio campano e romano.

Copertina: Mi è piaciuta molto perché è super particolare
Titolo: Il sorpasso dell’irrealtà
Autore: Anemore Ledger
Data di rilascio: 2020
Genere: Horror

Trama: Cos’è davvero la realtà? E quanto ci nasconde? L’Horror è la terra di una realtà altra, in cui la paura dei personaggi è affrontata attraverso pensieri mistici e eventi stranianti. In nove stralci di irrealtà, Anemone Ledger mette in crisi la psiche umana e ci mostra, con corredo di illustrazioni horror e contaminazioni noir, come l’irrealtà possa alterare la vita quotidiana e realizzare un sorpasso sulla realtà effettiva delle cose, provocando lo stravolgimento completo di qualsiasi situazione.

Valutazione:  Sono presenti alcuni minimi errori ortografici, ma probabilmente sono dati dalla copia in epub avendo un formato diverso per ogni tipo di dispositivo da adattare o eventualmente sono errori di distrazione. Es. suddivisione errata delle parole, mancanza di una L o poco più. In alcuni racconti ho notato una carenza o sbagliata usanza delle virgole, dunque promuoverei una revisione super veloce.

Pensieri personali del libro: Indipendentemente dal voto finale che darò a questo libro, è comunque un insieme di racconti che suggerisco a chi, come me, legge horror / thriller. E’ un libro ben organizzato e studiato, che con i suoi nove racconti riesce a trasmettere i brividi al lettore. Ogni racconto viene accompagnato da un disegno. Ci sono molte influenze di grandi scrittori come Edgar Allan Poe o Stephen King e Franz Kafka, che hanno messo indirettamente il loro ‘zampino’ nei racconti.

Ogni racconto è in grado di lasciare in suspanse il lettore e alzare il calibro di tiro.

Tutti da bambino abbiamo immaginato che nel buio della nostra cameretta ci fosse ‘l’uomo nero’ quando in realtà quella sagoma misteriosa e paurosa era data dall’appendi abiti e un cappello.

L’immagine di un bambino fin dove arriva? La paura che cosa crea? La tachicardia che ruolo gioca nel terrore?

Tra tutti i racconti il mio preferito è stato quello del Conte Ugolino.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto

Recensione “Fairfax & Coldwin”

Buon pomeriggio miei lettori, oggi sono tornata dopo un po’ di tempo con una nuova recensione riguardante un libro fantasy gotico di Alessio Filisdeo in collaborazione con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, che ringrazio immensamente per la disponibilità della lettura.

Copertina: Mi è piaciuta molto perché è super particolare
Titolo: Fairfax & Coldwin
Autore: Alessio Filisdeo
Data di rilascio: 2017
Genere: Fantasy, gotico

Trama:

“L’odio li aveva uniti, e l’odio continuava a tenerli uniti. Non era la necessità, non era la fiducia né la fedeltà, tantomeno l’amicizia. Ma puro, incontaminato e primordiale odio reciproco.”

Primi anni dell’Ottocento. Le Guerre Napoleoniche stringono l’Europa in una morsa opprimente, generando miseria e povertà. Fairfax e Coldwin, feroci vampiri con indosso la pelle di insospettabili gentiluomini, imperversano per le strade di Londra commettendo atrocità di ogni sorta, impazienti di abbandonare il Vecchio Continente per cominciare una nuova non-vita nelle Americhe. Ma attraversare l’oceano costa caro, e il prezzo pattuito prevede il rapimento di una misteriosa bambina, celata nei recessi della Francia bonapartista. Antichi rancori, tradimenti, duelli all’ultimo sangue e fughe rocambolesche: presto le due empie creature della notte si ritroveranno invischiate in una fitta rete di intrighi, intrappolate tra le spire del loro scomodo passato.


Valutazione: E’ un libro gotico ben impostato, con un ottimo dialogo tra i personaggi e ambienti cupi e grotteschi dell’800 che permettono di immedesimarsi nelle scene. Il lessico è ben fornito, si utilizzano termini che riflettono l’anno di ambientazione e non si scorre mai, durante la lettura, nel banale o nel noioso. All’inizio vi sono scene che permettono di comprendere il contenuto del libro, successivamente c’è un pezzo in cui il lettore si perde, ma riesce a riprendere il giusto cammino fino alla conclusione del libro.
Pensieri personali del libro: Miss Sheridan si imbatte in due esseri non umani, estranei al mondo mattutino. Fairfax & Coldwin sono due figure diverse caratterialmente, ma intensamente uguali. Il racconto si svolge nell’800. La premessa è accattivante e piena di violenza e viene enunciata anche la ingordigia della donna che ama il successo. I due personaggi sono dei gentiluomini, diversi dagli altri. Sono due vampiri legati tra loro da un rapporto particolare e pronti sempre a ‘bisbicciare’ come se fossero una coppia. Lo scrittore si è preso cura delle parole utilizzate durante il romanzo, anche nell’incentivare una conversazione di quei tempi. Le parole chiavi che ho individuato nello scritto sono: crudele e appassionante. Filisdeo ha prestato anche molta attenzione all’ambiente circostante, senza lasciare nulla al caso.

Consiglio vivamente questa lettura a chi piace questo genere di personaggio. Non vengono descritti e raffigurati i ‘soliti vampiri’ che siamo abituati a vedere nelle serie tv o in Twilight. Ma una figura più crudele, senza bontà. Qualcosa di più macabro e magari, anche più vicino al realistico.
Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto

Spero che la recensione possa piacervi ! Ringrazio ancora la casa editrice per la disponibilità.

Ci vediamo nella prossima recensione!

Recensione “Nicolas Grimm. Caccia all’esule”

Good day cari lettori! Oggi sono tornata con un nuovo Fantasy in collaborazione con la casa editrice Dark Zone edizioni che ringrazio infinitamente per la possibilità di recensire questo libro.

Nicolas Grimm. Caccia all'esule di [Fabrizio Fortino]

Copertina: Molto bella e di effetto.
Titolo: Nicolas Grimm. Caccia all’esule.
Autore: Fabrizio Fortino
Data di rilascio: l’edizione sottoposta alla mia recensione è del 2018
Genere: Fantasy

Trama: Inghilterra, Diciannovesimo secolo. Il Paese è sotto attacco degli Esuli, spiriti evocati dalla dimensione eterea, liberi di vagare nel nostro mondo. Colpa degli psicoauguri direbbero in molti.
Francis Barret Browning, sorvegliante del Dipartimento di Sicurezza Interna, è uno degli ultimi baluardi contro queste entità malvagie. Armato solo di un’incrollabile fede verso il Dipartimento e della sua Remington, sta per affrontare la più grande minaccia che la città di Shattertown ricordi. Eppure nulla può prepararlo a ciò che gli accadrà quando, durante un drammatico inseguimento, giungerà all’Istituto di Bioingegneria insieme ai suoi due ibridi, nonché colleghi: Mia e Grammith. Francis finirà così per incrociare il suo destino con quello di Nicolas Grimm, giovane e talentuoso bioingegnere.
Per entrambi si apriranno le porte di una sconvolgente realtà fatta di intrighi ed eventi inaspettati, tra pericolosi clan pechinesi, bambini necrofagi e arcane magie.

Valutazione: Ritengo che sia un fantasy molto bello, con una lettura rilassante e fluida. C’è molta enfasi nello scritto e dei buoni colpi di scena che non ti fanno mai annoiare. Purtroppo devo sottolineare una nota dolente, almeno per me. Io ho letto questo libro con una ‘lettura passiva‘ ovvero una lettura che era finalizzata a leggere il libro e a capirne gli sviluppi, purtroppo non mi sono sentita un personaggio o parte stessa del racconto. Mi sono sentita solo un lettore.

A livello di struttura, organizzazione, lessico e ortografia è molto eccellente. Anche le descrizioni sono state fatte con molta cura e dedizione, sia i luoghi, le azioni e sia in riferimento ai singoli protagonisti del racconto.
Pensieri personali del libro: All’inizio del racconto si ha una infarinatura delle vicende che caratterizzeranno il racconto. Viene spiegato ed analizzata la figura di Nicolas Grimm, uno studente con grande intuizione, che non si lascia al divertimento come gli altri ragazzi della sua scuola. Un ragazzo innamorato della bioingegneria e che rimane meravigliato quando il suo professore Gramble, lo fa accedere al laboratorio in cui sono disposte tutte le tecnologie dei migliori scienziati.

Dall’altro lato abbiamo Francis, è un personaggio che diverrà protagonista anch’esso del raconto accompagnato dall’ibrido M.I.A e Grammith. Vanno alla ricerca di soggetti “oscuri” definiti esuli che provengono da altra dimensione. Gli Psicoaguri sono coloro che hanno il potere di permettere ad umano di accedere a tale mondo parallelo.

Gli esuli vengono definiti come anime estranee che sfuggono al piano astrale nella quale erano relegati. L’ibrida usata da Francis come compagnia d’avventure, ovvero M.I.A era una Marionetta Ibrica Antiagressione. Vengono promosse molte riflessioni all’interno del racconto al termine “anima” facendo riferimento anche alle teorie di Kant e la distinzione dell’anima in 5 categorie.

Mi è piaciuto molto il personaggio di Francis e Mia, un po’ meno quello di Nicolas perché credo che sia stato poco approfondito. E’ come se all’inizio del racconto tutto fosse concentrato su di lui, ma nel momento in cui le due storie, quella di Francis e Nicolas, si sono intrecciate è come se la figura di Nicolas fosse diventata di seconda importanza quando in realtà il titolo riporta il suo nome. Per questo motivo e per la lettura passiva mi sento di dare questo voto. Nulla toglie alla grande fantasia contenuta nel libro e alle descrizioni molto definite e curate.
Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆ | una lettura ok.

Voglio suggerire questo libro a chi cerca un fantasy leggero con colpi di scena molto particolari. Ringrazio nuovamente la casa editrice con cui ho collaborato e

vi aspetto nella prossima recensione!

Recensione “La via del silenzio”

Buon giorno cari lettori, oggi vi voglio portare un thriller che mi ha colpito particolarmente in collaborazione con la casa editrice GoWare, di cui precedentemente vi ho già portato un altro libro “Perturbanti Congiungimenti” che potete trovare nella lista delle recensioni.

Parto già enunciando che non tendo a leggere thriller di autori italiani, ma questo volta mi devo ricredere. Questo libro mi ha tenuto incollata alle pagine, era un fiato sospeso dopo l’altro e i colpi di scena erano in ogni dove. Non riuscivo mai a comprenderne dove stesse andando a parare il manoscritto e soprattutto, sono rimasta a bocca aperta nel leggere il finale.

Copertina: Mi piace perché viene raffigurato sia la tecnica usata dal serial killer e sia la identificazione della “La via del silenzio” come una via cupa e misteriosa.
Titolo: La via del silenzio
Autore: Salvatore lecce e Cataldo Cazzato
Data di rilascio: 2018
Genere: Thriller

Trama: A Walnut Creek, tranquilla cittadina della California, una studentessa viene ritrovata sgozzata, la lingua tagliata e le labbra cucite con del filo da sutura. Il capitano Jeffrey Coleman del dipartimento di San Francisco, poliziotto tenace e ostinato, credente in Dio e nel suo intervento salvifico, sarà chiamato a fare i conti con altre morti atroci, che lo getteranno in uno stato di profonda prostrazione fino a fargli smarrire la via della fede. Una via che si intreccerà fatalmente con un’altra: la via del silenzio. Una lunga scia di sangue ad opera di uno spietato serial killer che pratica mutilazioni post mortem sui corpi delle vittime, attraverso un rituale dal significato criptico che affonda le radici in un passato lontano. Chi è il mostro che riduce al silenzio delle giovani donne senza lasciare tracce? E qual è la pulsione che lo spinge a uccidere? Domande senza risposta, perché è impossibile catturare uno spettro.


Valutazione: Mi è piaciuto lo schema utilizzato per strutturare il racconto. A livello lessicale e ortografico non ho riscontrato errori. Ho notato con piacere che ogni volta, nonostante le descrizioni fossero molto accurate, che non si succedevano più termini uguali nella stessa frase. Ciò mi ha permesso di avere una lettura calzante e molto lineare, senza riscontrare parti in cui mi venisse voglia di saltarle per arrivare al dunque. Ogni frase scritta era necessaria per il racconto. Ho apprezzato la scelta di identificare il luogo di svolgimento della narrazione all’inizio di ogni capitolo, enunciando anche l’anno. Questo permette di analizzare il salto nel tempo che viene presentato nel racconto senza riscontrare problemi di lettura.
Pensieri personali del libro: Il racconto thriller poliziesco ha uno svolgimento negli Stati Uniti e mi è piaciuto come siano state narrate le descrizioni geografiche dei luoghi, le vie percorse dai personaggi e la descrizione degli edifici. Mi ha permesso di immergermi interamente nel racconto. I personaggi sono descritti in maniera ottimale. Per tutto il racconto delle 235 pagine, sono rimasta fino alla fine con il batticuore e l’ansia per conoscere chi fosse il serial killer.

La modalità di narrazione mi ha ricordato molto quelle usate dai Lars Kepler, forse è stata solo una mia impressione. Mi è piaciuto il riferimento che sono stati fatti all’interno del racconto sia nei confronti del classico Eneidi di Virgilio e il libro della Genesi.

Il racconto si apre con l’omicidio di una ragazza ritrovata con la bocca cucita e la lingua asportata, successivamente questi omicidi sono proseguiti lasciando tanti punti di domanda in capo al capitano J. Coleman. “La via del silenzio” non è solo un titolo, ma l’essenza stessa del libro. Viene illustrato il percorso del serial killer, la sua psiche e la volontà di uccidere a sangue freddo le ragazze di tenera età. Viene presentato il paragone che si afferma tra “lo Spettro” – pseudonimo dato al serial killer prima di scoprire la sua identità- e il protagonista del libro. Un serial killer che con il suo “modus operandi” mette fine, dalla fonte, allo spettegolare. Lo stesso motivo che ha portato il serial killer sulla via della giustizia, della purezza e del castigare le giovani donne che spettegolano e rovinano la psiche degli uomini.

La storia è ben costruita, i personaggi non sono banali ma incalzano alla perfezione i loro ruoli e i loro pensieri. E’ un libro d’effetto, che ti lascia un amaro in bocca alla fine perché ti viene la paura di lasciare quel racconto.

Mi ha affascinato come la scrittura prevalentemente americana sia stata incalzata da due autori italiani realizzando un thriller che personalmente consiglierei a chi ama questo genere.
Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Ringrazio ancora una volta la casa editrice GoWare per la disponibilità della collaborazione e per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo travolgente e ben strutturato. Grazie anche agli autori.

Ci vediamo nella prossima recensione.

Recensione “Il segreto del tribuno”

Buon pomeriggio, in collaborazione con la Casa Editrice Nero Press vi porto la recensione di un romanzo dal titolo “Il segreto del tribuno“. Potrete acquistarlo cliccando qui direttamente dal catalogo della CE.

Copertina: La preferivo più semplice con il titolo ben disposto in alto.
Titolo:
Il segreto del tribuno
Autore:
Giorgio Galeazzi
Data di rilascio:
2018
Genere:
Thriller storico
Trama:
Un delitto irrisolto in un accampamento romano. Il tribuno Marco Valerio indaga, proprio alla vigilia di un possibile conflitto con i Galli. Ma chi è il reale responsabile dell’omicidio? Il fuggitivo Dumnaco, figlio del re dei Cadurci, o qualcun altro? Assistito dal fedele servitore Tito, anche narratore della storia, Marco Valerio dovrà scoprire la verità prima che la situazione precipiti e si arrivi alle armi.
Valutazione: Certamente dalla trama si può dedurre un romanzo storico di carattere thriller davvero audace e pieno di retroscene e momenti di suspense davvero avvincente. Ad ogni modo, il lettore riesce a cullarsi con una lettura scorrevole senza indugiare, fino alla fine del romanzo. Molti momenti storici che comportano una maggiore curiosità al lettore nel proseguire la lettura e una scrittura davvero fluida e ben composta.

Dalle prime pagine si comprende che il luogo di ambientazione di questo romanzo è certamente l’anno 53 a.C in Gallia, l’anno in cui Cesare ha conquistato i territori.


Pensieri personali del libro: Mi ha incuriosito molto la lettura di questo romanzo soprattutto per la descrizione dei luoghi e dei personaggi molto coerenti con il tempo in cui si svolge e l’ambiente in cui si prosegue il romanzo. Ho riscontrato un alto piacere nel vedere impegnati nelle indagini un tribuno Marco Valerio ed il suo acuto servo Tito che tramite l’utilizzo di un metodo deduttivo e con momenti di suspence, caratterizzano in maniera eccezionale la scena. In un piccolo romanzo, con grande carattere, si è riuscito a promuovere una “rinfrescata” o anche classicamente chiamata -riassunto- dell’esercito romano e della società con le sue luci e le sue ombre. 

Forse l’unico consiglio che potrei fornire è quello di dare maggiore spazio nella spiegazione di determinati comportamenti e sul loro sviluppo.
Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ |

Ringrazia ancora la casa editrice per avermi affidato la possibilità di recensire questo meraviglioso romanzo storico thriller.

Recensione Il Grande Dio Pan

Buon pomeriggio meravigliosi lettori, oggi sono qui a portarvi “Il Grande Dio Pan” tradotto a cura di Matteo Zapparelli Olivetti. Ringrazio immensamente la casa editrice con cui collaboro Adiaphora per la disponibilità e per avermi dato la possibilità di conoscere e leggere questo meraviglioso scritto. Voglio enunciarvi la particolarità: il testo originale a fronte.

Il Grande Dio Pan - cover

Copertina: Mi piace molto, è molto suggestiva.
Titolo: Il Grande Dio Pan – The Great Good Pan (1894)
Autore: Arthut Machen
Data di rilascio: Il libro originale nel 1894, la traduzione è del 2018
Genere: Gotico
Trama: Finalmente, dopo anni di ricerche nel campo delle scienze occulte e dello studio delle funzioni cerebrali, il dottor Raymond è pronto per portare a termine un folle esperimento. Una notte d’estate, assieme all’amico Clarke, che sarà suo testimone, decide di sottoporre la giovane Mary a un intervento chirurgico al cervello per consentirle di sollevare il velo che cela la mostruosa divinità della natura, il Grande Dio Pan. Ciò che la ragazza vede la sconvolgerà per sempre. Molti anni dopo, in una Londra vittoriana ancora profondamente scossa dagli omicidi di Whitechapel, una catena di inspiegabili suicidi sconvolge le famiglie benestanti del West End, stringendo la città in una morsa di terrore nella quale nessuno può dire chi sarà il prossimo, né quando accadrà. Soltanto Villiers, appassionato esploratore notturno, il gentiluomo Austin e lo stesso Clarke, segretamente affascinato dall’occulto e dal mistero, sospettano che dietro ai suicidi possa nascondersi un’enigmatica figura femminile. Tra angoscianti testimonianze e onirici peregrinaggi dai sobborghi più ricchi fino ai bassifondi più squallidi di Londra, i tre insoliti investigatori si troveranno dinanzi a un terribile segreto che getta le radici tra le pieghe del tempo, in un passato colmo di suggestione e oscurità. Il Grande Dio Pan, all’epoca additato come osceno per i contenuti sessuali e lo stile decadente, viene oggi considerato uno dei migliori romanzi gotici dell’orrore di fine Ottocento.

Valutazione: Mi piace questa possibilità che da la versione della casa editrice di poter leggere la traduzione e leggere anche il testo in lingua originale. A livello di traduzione è fatta molto bene, ovviamente nel lessico e ortografia non ho riscontrato nessun tipo di problema o errore.
Pensieri personali del libro: Il libro si apre con una Prefazione interessante su Arthur Machen. Il Grande Dio Pan viene identificato come “il concetto di scienza centrata capace di trascendere quella comune”. Il libro del 1839 è stato oggetto di molte critiche.

A. Machen ha composto il suo scritto da una modalità definita “pionieristico” che negli anni a venire sarebbe divenuta di luogo comune. Gli stessi scrittori, Stephen King e Lovecraft, si sono ispirati a questo modello gotico che si era presentato nell’800.

Nel 1916 il libro in questione ha ricevuto una ristampa con una prefazione enunciata dallo stesso autore. Il Grande Dio Pan era un Dio greco che raffigurava il potere della natura e del paganesimo.

Nel mondo industrializzato materialista e razionale della società tardo-vittoriana, seguito da un processo scientifico, dall’avvento dell’elettricità e dall’espansione universale di Londra, si sviluppa desiderio di spiritualità e un interesse segreto per l’occulto come si evince analizzando il personaggio di Clarke.”

Vengono enunciate molte opere, come quelle di Oscar Wilde, Edgar Allan Poe e Mr. James.

Nei libri di Machen si trovano riferimenti al concetto platonico di una realtà interiore ed eterna contrapposta a quella esteriore e transitoria.” – Citazione del traduttore

Parlando ora del racconto: esso è ambientato nella campagna agreste del Galles e parallelamente anche nella Londra ottocentesca. Il Dottor Raymond, esperto nella medicina trascendentale ha come scopo quello di far conoscere all’uomo il vero volto della realtà governata da figure prive di morale. Come svolge questi riti? Utilizza la sua figlia adottiva di nome Mary. A Londra si presentarono situazione di omicidi e suicidi legati alla figura di Helen Vaughan. Il Grande Dio Pan viene raffigurato come il dio mezzo uomo e mezzo capra portatore di allucinazione e orrori appartenenti all’universo parallelo.

Durante la lettura ero sempre più curiosa di scoprire queste facce oscure della stessa medaglia, di comprendere meglio la figura di Helen Vaughan. I brividi mi percorrevano sulla pelle.

Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Vi invito davvero a leggere e acquistare questo libro perché da un senso di occulto e di paura in maniera fine, facendoti sorgere la palpitazione pagina dopo pagina. Ringrazio ancora la casa editrice Adiaphora e Matteo per la sua traduzione efficente!