Recensione “Quelli che spezzano”

Buon inizio settimana cari lettori, oggi vi porto a conoscere un libro della Fandango Libri – che ringrazio per l’invio del cartaceo – dal titolo “Quelli che spezzano” di Tiziana Barillà.

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Tiziana Barillà, giornalista professionista, nasce a Reggio Calabria nel 1979. Nell’aprile 2016 pubblica Don Quijote de la realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo e nel 2017 Mimì Capatosta (Fandango Libri) sull’esperienza di accoglienza del paese di Riace. Ha collaborato con Left.

E’ un libro importante, è una sorta di lezione di storia velocizzata in poco più di 170 pagine. Tiziana è riuscita con una scrittura leggera a far sorgere domande e curiosità al suo interlocutore e narrando di fatti a cui lei stessa era ignota. Questo libro è un mix di ricordi, pensieri, rabbia, idee, interviste e chiacchiere.

spezzano (1)

Copertina: E’ la cosa che mi attirano in primis. E’ davvero meravigliosa.
Titolo: Quelli che spezzano
Autore: Tiziana Barillà
Data di rilascio: 2020
Genere
: Documento, Narrativa
Trama: Gli arbëreshë, ossia gli albanesi d’Italia, sono una minoranza linguistica e culturale presente nella parte meridionale della nostra penisola. Di questa antica comunità fanno parte circa 100mila persone e tra queste almeno l’80% parla o comprende la propria variante locale dell’arbëreshë, la lingua del gruppo. Gli italo- albanesi sono diffusi a macchia di leopardo in diverse regioni: Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e, soprattutto, Calabria, che ospita la comunità più numerosa a Spezzano Albanese, provincia di Cosenza. Da qui parte il viaggio di Tiziana Barillà alla scoperta di una comunità perfettamente integrata nel tessuto culturale calabrese, con una forte connotazione anarchica, che porta avanti da anni un esperimento di municipalismo libertario grazie alla Federazione Municipale di Base. Facendo capo alle teorie libertarie, Spezzano ha saputo essere una città del popolo, un’esperienza di forte controllo popolare e federalismo dal basso. A partire dalla nascita di comitati di lavoratori, disoccupati, studenti, pensionati di quartiere che hanno ridato voce a Piazza Matteotti, storica piazza dei comizi e delle manifestazioni politiche e sociali della comunità e che sono riusciti, in forma assembleare, a incidere sul governo della città. Dopo Riace, Barillà torna a raccontare un mondo possibile che non è soltanto un sogno ma una solida realtà dove la politica torna a essere lo strumento con il quale si migliora la vita dei cittadini all’insegna della giustizia sociale, dell’accoglienza e della libertà.

Valutazione: Viene raccontata la storia degli arbëreshë, ossia gli albanesi d’Italia, sono una minoranza linguistica e culturale presente nella parte meridionale e insulare d’Italia.

Il libro di Tiziana Barillà è una lezione veloce sulla storia, sulla politica e sui movimenti. Vengono enunciate la nascita e l’evoluzione dell’anarchia, comunismo, dualismo organizzativo etc.

Come è nato il concetto di anarchia? Il popolo si doveva muovere per alimentare le onde dell’oceano della società. 

Tiziana ha una grande capacità di scrittura ironica e stucchevole che permette al lettore di divorare in poche ore il romanzo. Ti fa porre domande, scorgere riflessioni e al contemplo ti fa ragionare sulla società odierna e sulla società del passato.

Tiziana riesce con semplicità e astuzia a spiegare i termini di: comunalismo, comunitarismo e municipalismo libertario.

Il romanzo di Tiziana è una corsa verso il passato, verso il fascismo, verso la rivoluzione francese, incontrando la rivoluzione spagnola. La lotta per dei diritti che ab origine non ci sono mai appartenuti. 

A Spezzano si forma la Fmb che riesce a vincere molte lotte tramite un manifesto A3, come nel caso dei depuratori,i casi di licenziamenti e assunzioni connesse ai voti delle elezioni etc.


Pensieri personali del libro: Gli arbëreschë sono giunti a Spezzano, nelle cittadine del Sud Italia. Nella città fondata alla fine del 400’ e con la loro lingua e cultura che incontra quella calabra.

“Un albanese è un barese che non ha smesso di nuotare”. 

Quando sono state sventolate le bandiere rosse strisciate di nero?  La bandiera rossa è l’emblema di socialisti e comunisti già dal 1832, la bandiera rossa e strisciata di nero nel 1871 in segno di lutto dei caduti nel Comune di Parigi. 

Gli studenti spezzantesi manifestano alzando questa bandiera e chiedendo un contributo economico perché non ci sono fondi che possano garantire il diritto allo studio, un diritto sancito nella costituzione.

Viene messo in evidenzia l’occupazione delle case, le paure che vengono gridate ad alta voce, la coscienza  del popolo che sa che i suoi amministratori sono egoistici.

Gli anarchici combattono per i propri diritti, per la sanità riuscendo a fronteggiare una amministrazione che nega tale “surplus”. Dal 1980 a Spezzano si intreccia la questione della casa, la crescita delle palazzine e della costruzione delle case sui propri terreni con la questione urbanistica che comportò alla Commissione edilizia una accusa di reato a delinquere per il rilascio di licenze di costruzioni gravemente viziate.

Iniziano a crearsi i sindacati, i comizi in piazza per rivendicare i diritti, l’utilizzo di sedi per ascoltare le idee del popolo.

Spezzano ha vissuto gli anni del fascismo dove un fratello arrestava l’altro fratello, il periodo della “piccola Russia” con Stalin, il 1986 caratterizzato dai divieti dei comizi nei pressi delle zone centrali del paese, la carta bollata, fino alla realizzazione di una Unione sindacale forte sia nella condizione politica che amministrativa del paese, la creazione di una Federazione fino ad un salto nel passato del 1451.
Sistema di valutazione:
★★★★★ |

Ringrazio la Fandango e Tiziana per il bellissimo libro documentario che hanno portato sul mercato. Mi sono divertita a leggerlo, ma ho anche acquisito molte conoscenze di cui ero all’oscuro.

Recensione “Una manciata di cenere”

Buongiorno cari lettori, oggi vi parlo del libro intitolato “Una manciata di Cenere” di Luca Vanoli. E’ un romanzo che rientra nella categoria Giallo Storico ed è davvero meraviglioso.

Mi ha entusiasmata la storia, il nesso logico, la particolarità delle descrizioni, la cura dei luoghi, la cura dei personaggi, la coerenza con la narrazione, la suspence e soprattutto la spiegazione delle frasi in latino e la cura delle lettere presenti nel romanzo.

Non fatevi scappare questa lettura !

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Copertina: Molto coerente con il romanzo.
Titolo: Una manciata di cenere
Autore: Luca Vanoli
Data di rilascio: 2020
Genere
: Giallo storico
Trama: Stato Pontificio, Anno Domini 1655. Sul piccolo feudo di Monterotondo, a breve distanza da Roma, regnano felicemente da undici anni i marchesi Tebaldi. Offuscato da tanta prosperità, giace, dimenticato nel ricordo dei più, un oscuro anatema, scagliato al tempo della loro ascesa. Ma, quando la morte inizia a serpeggiare sinistra tra i membri della famiglia, un cupo terrore si diffonde in tutto Monterotondo: il popolo, inquieto, teme di essere travolto dalla sventura dei signori…A Roma, intanto, il conclave ha eletto un nuovo papa: Alessandro VII. Non potendo permettere che l’inizio del regno sia segnato da delitti irrisolti, la Curia decide così di inviare a indagare in incognito Tullio Corbet, un avvocato francese con doti investigative fuori dal comune, pronto a sacrificare tutto alla causa della giustizia, affiancato da Padre Seàn, un rigido gesuita di origini irlandesi.Giunti a Monterotondo, i due uomini non tarderanno a essere travolti dagli eventi criminosi: i membri della famiglia Tebaldi, seppur chiusi in una fortezza di reticenza, mostreranno di avere più di uno scheletro nell’armadio. E in un turbinio di delitti sanguinosi, amori proibiti e segreti inconfessabili, i due investigatori proveranno a scoprire quali trame oscure si celano dietro la scia di morte che la maledizione sembra lasciare, inesorabile, dietro di sé…


Valutazione: E’ una lettura sorprendente e piacevole. C’è amore per i particolari, lo studio dei mini dettagli della narrazione e dei personaggi. La consapevolezza di non dover annoiare il lettore e l’astuzia di riuscire, con il personaggio dell’avvocato Tullio Corbet, a risolvere un enigma che agli occhi del lettore sembra impossibile da venirne a capo. La particolarità che ho riscontrato è la compatibilità dei discorsi enunciati dai personaggi con il tempo di collocazione del romanzo. Il racconto si svolge a Monterotondo nel 1655. Ho apprezzato la volontà di emettere già dalle prime pagine due mappe che aiutano il lettore a comprendere la collocazione della storia e il ruolo di ciascun personaggio per non confonderne le vite.

Nonostante le famiglie protagoniste del racconto siano inventate, vi è una grande sorpresa: il racconto sembra davvero narrato da documenti storici. Infatti, più ci si addentra nella lettura, più ci si riesce a sorprendere dello studio che è stato apportato al romanzo. Non è stato lasciato nulla al caso. Tutte le domande che una persona può porsi durante la lettura, vengono risolute in maniera esaustiva. E’ inoltre notevole l’attinenza storica conessa alla Roma del XVII secolo, mostrando curiosi dinamiche tra i feudi e lo stato pontificio in quegli anni.

Vi è una enunciazione del potere sia del casato e sia dello stato pontefice. Vengono enunciate la donazione dell’uomo, in quel periodo, alla fede e alle ricchezze. La completa dedizione della donna nei confronti del marito e la forza dell’autorità dinanzi a prove incerte che possano condannare o liberare una persona.

Man mano che la lettura prosegue, vi è un incontro fra varie vite dei personaggi rendendo sempre più difficile capirne l’assassino e soprattutto il movente. Il finale non è scontato, anzi rende il lettore elettrizzato a scoprirne fino all’ultima essenza.

L’avvocato Corbet non passa inosservato negli ambienti della curia pontificia e viene inviato sotto falso nome a Monterotondo per le indagini, accompagnato dal gesuita di origini irlandesi Padre Seàn.

I due detective, l’avvocato Corbet e il Padre Seàn, nonostante la loro diversità di ragionamenti e di culto, riescono a conoscersi e a fidarsi l’un dell’altro fino a scoprire fino all’ultimo indizio per disporre sul tavolo il puzzle completo.


Pensieri personali del libro: La prima parte del romanzo ha una cadenza di mistero e indagine molto leggera, con una andatura piacevole fino alla seconda parte dove le situazioni iniziano a crescere, gli omicidi iniziano a diventare più misteriosi e il movente della scena inizia ad essere un grande punto di domanda fino alla sua scoperta.

Ci sono davvero molti colpi di scena, molti ragionamenti che fanno comprendere ciascun tassello e la figura del protagonista principale, l’avvocato Corbet, è davvero sorprendente.

Vengono narrati i passati dei membri della famiglia Tebaldi, il loro nesso con l’autorità ponteficia, l’amore che nasce e si frantuma, il dolore della perdita, l’ingiuria della popolazione e la desolazione della Madre.

Una maledizione si accanisce sulla famiglia Tebaldi, famiglia da poco elevata al marchesato che ha ottenuto tale titolo a spese della potente famiglia Barberini. La maledizione delle api.

All’inizio, come una sciocca, ho davvero iniziato a pensare che ci fosse una massa di api che volesse sterminare la famiglia Tebaldi, finché non ho compreso che tale maledizione è stata solcata come un’onda prepotente che ha permesso all’assassino di poter realizzare la sua vendetta, o la sua difesa.

«Ditemi, quali forze si sono scatenate? Chi non se ne è mai andato?» La strega si voltò lentamente e lo squadrò con occhi inespressivi. «L’anatema ha già colpito e presto, di loro, non resterà che una manciata di cenere…»

«Ricorderò per sempre le sue ultime parole: ‘Non lasciarti scoraggiare dall’uso che si fa della Legge perché il trionfo della verità sarà la tua vittoria.’ Ed è per questo che io mi batto ora, e mi batterò in futuro perché la Giustizia prevalga sempre. Io non difendo i deboli e gli inermi, difendo le vittime dell’iniquità. Ho orrore della tortura e ne rifiuto l’impiego, perché ho visto i suoi effetti tremendi su mio nonno, la persona che mi ha cresciuto e che più di tutti mi ha insegnato i valori della vita, i pilastri su cui si poggia la mia coscienza.»

Quello che mi ha davvero piaciuto del romanzo è che vengono narrati di personaggi storici realmente esistiti, i latinismi, francesismi e parole di dialetto irlandese che caratterizzano l’epoca.

C’è un grande studio dietro a questo romanzo. Lo sfondo storico di riferimento è perfettamente inserito e bilanciato dall’autore che con termini semplici permette di assaporare la giusta atmosfera del tempo- 1655- , senza perdere di vista l’impronta del romanzo giallo e senza divenire “scontato”.


Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Voglio ricordarvi che questo è il primo romanzo dell’autore, quindi per me è stato davvero molto intenso e piacevole.

Sono davvero entusiasta ed elettrizzata per il libro che ho appena concluso di leggere e recensire. Non è semplice trovare autori emergenti così validi. Consiglio vivamente questo romanzo e spero oltretutto che avrò la possibilità di leggere il secondo volume intitolato “La quarta e la quinta“. Ringrazio infinitamente Luca Vanoli di avermi resa partecipe di questa lettura e di avermi proposto un libro che mi ha fatto rimanere incollata alle pagine per giorni.

Recensione “Rime in prima copia”

Buongiorno cari lettori, oggi vi porto una raccolta di poesie di Antonio Semproni intitolata “Rime in prima copia”.

Potete acquistarlo su Amazon.

L’editore è Controluna Edizioni e potete acquistare la raccolta direttamente cliccando qui

Copertina: mi piace moltissimo.
Titolo: Rime in prima copia
Autore: Antonio Semproni
Data di rilascio: I edizione settembre 2020
Genere: Poesie
Trama: Rime in prima copia è una raccolta di brani scritti in rima baciata e rima alternata che esprimono la semplicità dell’autore nel descrivere ciò che non è carnale, ma bensì astrale. Pensieri, ombre, spirito.

Valutazione: Ho trovato molto piacevole le modalità di scrittura semplice, ciò non significa che sono banali ma bensì esaustive e sorprendentemente facili da comprendere per i lettori principianti sia per gli amanti della poesia. Il tema principale di queste poesie è l’Uomo, ma non nella sua carne ma bensì nella sua essenza più astratta. Spirito, anima, ombra.

Viene data una immagine alla morte qualificandola come una calda coperta. La grande abilità dell’autore sono la cura delle rime baciate e alternate per tutta la raccolta, dando una forte accentuazione alle parole che finiscono le frasi.

Non elencherò tutte le poesie trattate, ma ve ne citerò alcune per farvi immergere ancor di più nella lettura delle parole di Antonio. E’ un libro che consiglio di acquistare perché il nostro caro autore è riuscito a parlare di svarianti argomenti con semplicità, mettendo su carta i suoi più limpidi pensieri e rendendo i lettori, partecipi del viaggio nella sua testa e nel suo cuore.

Il ritmo di rima è presente in tutte le poesie, vi è una omogeneità delle modalità utilizzate. Devo ammettere che ci sono poesie che mi sono piaciute un po’ meno perché forse non ne ho compreso appieno il significato: es. la poesia festa, coinquilino.

I versi ricercano l’esistenza stessa dell’essere e delle cose della vita, si appropriano di espressioni quotidiane e semplici. I testi delineano l’incertezza e la temporaneità delle vicende umane in ogni squarcio della loro sorte.
Pensieri personali del libro: Nella prima poesia intitolata “Ombra” lo scrittore enuncia una metrica di rima alternata in cui viene esplicata l’ombra dell’uomo come una essenza distaccata dalla carne -il corpo- .

La poesia “Spirito” intravede lo spirito stretto nelle cose e nei luoghi, come se fosse rinchiuso in una scatola, stretto tra le mani e le braccia, come se fosse uno strumento.

La poesia “Anima senza corpo” si caratterizza da una metrica di rima baciate. La immagine dell’animo che prende possesso di sé e del suo essere nella notte tetra volando nel cielo con le ali, come se fosse un uccello.

Il treno che corre per mete indefinite e l’Identità che si mixa e si confonde fra i grandi spazi della terra percorsi, come se le piacesse giocare finché l’uomo non la scopre e la fa sua, ma lei già si trova nel luogo di destinazione indefinito del treno. Come se fosse un gioco “acchiappa il ladro”, ma con una dolcezza assoluta di conquistare qualcosa che già è proprio inconsciamente.

La poesia “Insalata” mi ha fatto sorridere grazie alla sua ironia e simpatica in cui viene mostrata la verità sulla gente – o la presupposta verità -.

Altre poesie come Girotondo mi hanno riempito il cuore di pensieri e sentimenti, perché nella lettura di questa poesia si ha anche una voglia di canticchiarla come se fosse una vera e propria canzone.

Un giro su se stesso per chiamare l’ombra a raccolta
e poi lasciare il paese imboccando una svolta
ma non si lascia tutto il resto in una sola volta
la storia di un uomo è la sua vita che si racconta
prendendo il tempo innocuo per la coda
l’avventura avrà inizio alla prossima strofa
gira in tondo, vagabondo, intorno al mondo
l’avventura avrà inizio laggiù in fondo
gira in tondo, vagabondo, per tutto l’equatore
l’avventura avrà inizio fra ventiquattr’ore
quando il sole cede alla luna
allora avrà inizio l’avventura
ma tu giri veloce così è sempre giorno

gira veloce gira in tondo
ti gira la testa e si spicca il ricordo
gira in tondo gira in fretta
è vuoto nella tasca e fumo nella testa
non hai che il tuo corpo
e non trattiene il ricordo
gira in fretta gira in tondo
senza fermarti, nemmeno un secondo
senza specchiarti, nemmeno un ricordo
l’avventura sarà iniziata? Ieri o l’altro ieri?
Gira in tondo e si spiccano i pensieri
gira fino a che la strada avrà fine in una spiaggia
lì il mare e il giro di un vortice tra le tue brac
cia

La poesia “Procede” descrive esattamente la mia vita con semplici parole.

La poesia “Sipario” è uno spazio di parole che stringe con forza intorno ai ricordi. Questi ricordi rimangono dietro ad un velo, mentre la lunga esistenza dell’uomo percorre il suo tratto di vita senza fermarsi.

Il cielo ha solo il sole e se ne sta sereno
io ho solo gli occhi e negli occhi il vero
il cielo non ha colori, gli manca l’arcobaleno
in cielo mi manca l’ombra, non sono intero
il sole ha i raggi e il vento i miei capelli
il cielo ha i figli, un nugolo di uccelli
che non gli dà pensieri, stride a ciel sereno
che è figlio solo suo, pare un corpo alieno
il sole è un cero e il cielo lo porta in silenzio
il tetto del cielo è una cupola e il cielo un tempio
di notte il cielo è nero e io scivolo nel fondo
il cielo è un pozzo e io volto le spalle al mondo
nel tetto del cielo è il seme e il cielo è un campo
schiantato dal vento, io sono un germe di fango
schiantato sulla terra, maturo un frutto osceno
il cielo ne è il padre, eppure mi resta straniero

Cielo padre


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆

Ringrazio Antonio di avermi dato la possibilità di recensire la sua raccolta e per la sua immensa disponibilità.

Recensione “Il grande me”

Buongiorno carissimi lettori, oggi vi voglio portare qui sul blog un libro molto particolare, tratta di una tematica di cui tutti siamo partecipi: la perdita.

Voglio già ringraziare dalle prime righe la collaborazione con la casa editrice Fazi Editore sempre disponibile nel darmi la possibilità di leggere i romanzi in uscita.

«Non è forse questo un pensiero di morte? Non è la morte, essa stessa, una potenza smisurata che contiene in sé, al contempo, la più grande fragilità della vita, non fosse altro per il fatto che la rinnega e con essa è incompatibile?»

Copertina: Davvero bella
Titolo: Il grande me
Autore: Anna Giurickovie Dato
Data di rilascio: 2020
Genere: Narrativa
Trama: Simone, davanti alla consapevolezza di una morte certa, viene raggiunto a Milano dai suoi tre figli, dopo molti anni di lontananza. È l’inizio di un periodo doloroso, ma per Carla si tratta anche dell’ultima occasione per recuperare del tempo con suo padre. Simone, angosciato dal pensiero di aver fallito e di non poter più cambiare il suo passato, ripercorre le tappe della propria eccentrica esistenza, vissuta con grande passione e voracità. Mentre la sua lucidità mentale vacilla sempre più, vuole usare il poco tempo che gli resta anche per rimediare a vecchi errori e confessa ai figli un segreto. In Carla e i suoi fratelli riaffiorano ricordi di anni lontani, i momenti dell’infanzia in cui la famiglia era ancora unita e quelli legati alla separazione dei genitori, nel tentativo di ricostruire una verità dai contorni sempre più incerti. I ragazzi non possono far altro che assecondare il padre, tra realtà e delirio, mentre la malattia si dilata richiedendo sempre più attenzioni e occupando la totalità delle loro giornate. Inizia così una ricerca – anche interiore – dai risvolti inaspettati, che porterà Carla e la sua famiglia a scontrarsi con un’ulteriore dura realtà, oltre a quella della vita e della morte. Sarà un confronto necessario, che Carla ha cercato e allo stesso tempo sfuggito per anni, ma che ora dovrà affrontare con tutta la forza di cui è capace.

Valutazione: È una storia disturbante per l’anima. È la storia e i sentimenti di Simone affetto da cancro al pancreas incurabile e che pian piano degenera fino al cedimento del corpo e lasciando libero lo spirito. È la storia di tranci di vita dei tre fratelli di 36, 24 e 22 anni. Mario, Laura e Carla che assistono il loro padre dopo una vita lasciato alla solitudine derivante dal divorzio con la loro madre.

Simone degenera, Simone ricorda l’amore di sua madre, Simone ripercorre i tasti del pianoforte e pizzica le corde della chitarra con la memoria. Simone è un uomo colto, amante della lettura, ricercatore della verità e pauroso della solitudine, quella essenza che da bambino tanto cercava.

Carla, una piccola donna che si prende cura del padre, sente l’amore che gli scivola dalle mani. Ha paura, si sente debole davanti a quella cruda realtà. Una realtà che non lascia scampo, a una chemioterapia che non aiuta. Si sente stretta, a volte, nei panni che ricopre. Vorrebbe percorrere la sua sessualità, dare da mangiare al suo corpo. Sfogare il suo calore e sognare di essere felice e che quella perdita, in realtà, non avverrà mai.

“Il grande me” è un racconto che mostra il dolore della perdita, il dolore di perdere la propria vita, la risposta della nostra anima davanti alla morte, il bisogno di amare più intensamente l’altra persona fino all’ultimo istante e la forza di capire come reagire alla malattia.


Pensieri personali del libro: Come ci si sente quando si perde qualcuno? A tratti vuoti, a tratti malinconici. A volte ti senti forte da poter reagire e trovare la soluzione, altre volte vorresti sederti sulla poltrona accanto a lui e sussurrargli all’orecchio che lo ami tanto.

Sono loro Carla, Laura e Mario a dover sostenere Simone. Devono sostenerlo anche nelle crisi, nella lucidità e nella pazzia, il loro papà.

Un segreto si filtrerà nella famiglia, uno di quelli che possono spezzarla o unirla. Un segreto trattenuto nella gola per troppo tempo.

Come ti senti quando dovrai salutare qualcuno che ami? Quando dovrai dirgli addio? Quando sai che quel luccichio negli occhi sarà l’ultima volta che lo vedrai?

Come reagirà il tuo cuore e la tua mente?

I ricordi saranno realtà? Si mischieranno con la quotidianità e dipingeranno la tua vista con le lacrime?

Questo racconto è straziante, malinconico. Una stretta al cuore. Lo volevo lasciare, lí sul comodino, per non pensare di nuovo a quel dolore. Al dolore della perdita. Lo volevo dimenticare e continuavo a dire tra me e me “Dannazione”. Ma dannazione devo continuarlo. Devo leggerlo fino all’ultima parola. Se dovrò, avrò la debolezza di piangere e di asciugarmi le lacrime.

Quando leggerai questo libro sii pronto a sentirti nudo. Nudo nel senso di libero da tutte quelle responsabilità che ti porti sulle spalle ogni giorno. Quando leggerai questo libro non dovrai essere forte, non dovrai essere coraggioso, non dovrai cercare un motivo con una forza superiore sul perché stai perdendo qualcuno. Dovrai guardarti dentro, tra le vibrazioni della tua mano, attraverso il riflesso delle tue lacrime.

Ci sono momenti in cui ti chiedi se l’altro lo conosci davvero. Se tutto quello che hai sempre visto di lui è la realtà o è una piccola Sub realtà che lui ti vuole mostrare. E ti inizi a porre delle domande: qual è il tuo piatto preferito? Qual è il tuo colore preferito? Qual è il tuo più grande rimpianto?


Sistema di valutazione: ★★★★★ |

Lo consiglio davvero tanto. È un libro da brividi, oltretutto la scrittrice ha una prosa magnifica e riesce, con semplici parole e un linguaggio molto da conversazione, a trasmette emozioni da far venire la pelle d’oca.

Recensione “L’amore malato”

Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro tradotto dal francese all’italiano chiamato “L’amore malato” di Amélie Cordonnier ricevuto con grande entusiasmo dalla casa editrice Gremese che ringrazio profondamente.

L’amore malato di Amelie Cordonnier, giornalista e scrittrice francese che ha scritto una storia che affronta in modo diretto e reale un problema che riguarda tutti noi: la violenza verbale.

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Copertina: semplice
Titolo: L’amore malato
Autore: Amélie Cordonnier
Data di rilascio: 2020
Genere: Narrativa, Romanzo
Trama: «LA VIOLENZA DELLE PAROLE È MENO GRAVE DEI PUGNI SOLO PERCHÉ NON LASCIA LIVIDI?» L’AMORE MALATO È L’ESORDIO LETTERARIO CHE HA CONQUISTATO E TURBATO MIGLIAIA DI LETTORI FRANCESI. PER SETTE ANNI HA CREDUTO CHE AURÉLIEN NE FOSSE FINALMENTE USCITO. E POI, SENZA PREAVVISO, UNA MATTINA DI SETTEMBRE, L’INCUBO HA RIPRESO VITA. AURÉLIEN, CHE PURE SOSTIENE DI AMARLA, HA RICOMINCIATO A VOMITARLE ADDOSSO INSULTI CON UNA VIOLENZA INAUDITA, DELLA QUALE HA RESO SPETTATORI ANCHE I DUE FIGLI. CADUTA L’ILLUSIONE DEL CAMBIAMENTO, DA QUEL GIORNO LEI HA PRESO L’ABITUDINE DI ANNOTARE LE OSCENITÀ E LE OFFESE CHE AURÉLIEN LE RIVOLGE, PER TENERNE TRACCIA E INSIEME PROVARE A DISINNESCARLE, NELLA PATETICA SPERANZA CHE VADANO A INCROSTARSI NELLE NOTE DELLO SMARTPHONE INVECE CHE NELLA SUA ANIMA. MA ORA, NON È PIÙ DISPOSTA A SOPPORTARE TUTTO QUESTO. RESTARE? ANDARSENE? IL 3 GENNAIO COMPIRÀ QUARANT’ANNI, E NEL DISPERATO TENTATIVO DI AGGRAPPARSI A QUALCOSA CHE LE DIA LA FORZA NECESSARIA, SI IMPONE DI PRENDERE UNA DECISIONE PROPRIO ENTRO QUELLA DATA. DUE SETTIMANE PER RIPERCORRERE I RICORDI, LE SPERANZE, LA DISILLUSIONE, NELL’IMMINENZA DI UN NATALE CHE A QUELL’ANGOSCIA AGGIUNGE LO STRIDORE DELLE INEVITABILI CERIMONIE FAMILIARI. CON UNA SCRITTURA NERVOSA E ASCIUTTA CHE MANTIENE UNA DISTANZA QUASI DOCUMENTARIA DAL RACCONTO – A PARTIRE DAL «TU» USATO PER LA PROTAGONISTA IN LUOGO DELLA PRIMA PERSONA SINGOLARE –, AMÉLIE CORDONNIER METTE IN SCENA LA STORIA DI UN AMORE MALATO. UNA DI QUELLE STORIE DI VIOLENZA CONIUGALE CHE DISTRUGGONO UNA DONNA PUR SENZA LASCIARLE LIVIDI SULLA PELLE.


Valutazione: È un romanzo che mette su pagine bianche e senza vergogna, la violenza verbale. Una violenza di ciò è facile esserne destinatari. Nella nostra società tante vite vengono distrutte da parole che sono pesanti come massi. Nella nostra vita almeno una volta abbiamo ascoltato parole che ci hanno lacerato l’anima.

È un romanzo dalla lettura scorrevole e forse. Una vera e propria denuncia a quelle parole dette da uomini e donne contro gli altri. “Sei troppo grassa” “Sei una merda” “Non vali niente”.

Dire che nella tua vita non hai mai ascoltato queste parole equivale a mentire a se stessi.

La donna protagonista del romanzo è sposata con un uomo che la violenta verbalmente ad alternanza. Come se fosse un valzer. Lei a volte lo giustifica, a volte lo accetta, a volte rimane zitta finché non riuscirà il 3 Gennaio ad andarsene. La sua vita non è legata solo al suo matrimonio instabile ma anche ai suoi due figli: Romane e Vadim, che in una maniera o nell’altra riescono a far comprendere alla madre che loro capiscono cosa succede nelle mure di casa.


Pensieri personali del libro: Aurélien non è un uomo solo violento. È un padre che ama i suoi figli, un marito che ama sua moglie, ma anche un uomo che disprezza la donna che ha al suo fianco. Non è ignaro delle sue parole. Lui sa, è cosciente e violenta consapevolmente la donna. Le chiede scusa con una mano e con l’altra le dice che è una puttana o una merda, o ancor peggio si mette a ridere davanti ai suoi stessi figli denigrando il fisico della moglie.

Bipolarismo? Forse sì. Forse è questa la causa del suo male? Eppure Aurelién per amore della sua famiglia va da uno psicologo, corre tre volte a settimana per dare libero sfogo al suo stress, ma questo non basta. Non basta neanche il giorno in cui Lei se ne va di casa.

La cattiveria di quest’uomo non ha una fonte di origine. Entra, nella loro vita, come il vento che accede alla casa tramite le finestre.

La protagonista nel bene e nel male, sa che deve fare una scelta : Resti o Vai via.

La forza e il coraggio del 3 Gennaio sarà oggetto di una grande battaglia che lei ha vissuto e ricordato.

Per sette anni la loro vita piena di insulti era stata messa in standby come se il marito stesse aspettando il momento giusto per incominciare con le sue volgarità.

La protagonista ha sempre fatto una lista di cose, e ora, anche di insulti e umiliazioni per osservare quanto poco tempo passasse da una frase accentuata da “sei una merda” a “sai quanto ti amo”.

Lei sperava che in quei sette anni Aurelién fosse guarito, come se fosse stato solo un raffreddore momentaneo che avesse travolto suo marito. Ma non era un semplice raffreddore, è una febbre perenne. Una febbre perenne di insulti e continui sbalzi di comportamento. Come se esistessero due Aurelién. Uno amorevole e l’altro che distrugge tutto ciò che lo circonda.

Lei ha una grande forza. Ci prova e ci ha sempre provato ad allontanarsi da quell’uomo, ma è innamorata. Innamorata così tanto da dare altre possibilità a quel mostro.

La violenza verbale non è meno aggressiva di quella fisica, non ha minora importanza e non è da sottovalutare.


Sistema di valutazione: ★★★★★ |

Questo è un Romanzo con la r maiuscola. Un racconto che tutti dovrebbero leggere e custodire nel cuore.

Recensione “Follia”

Buongiorno lettori, oggi vi parlo del titolo che la maggior parte di noi hanno letto e amato “Follia” di Patrick Mcgrath.

Personalmente non l’ho apprezzato come tante altre persone. Ho sempre desiderato leggerlo, sperando che le mie aspettative fossero soddisfatte, ma invece mi sono ritrovata con un libro che strutturalmente è ben realizzato e con una bella trama, ma con tanti punti di domande.

«Le donne romantiche, riflettei. Non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.»

Copertina: ho cercato prettamente questa copertina perché è l’edizione che più apprezzo
Titolo: Folli
Autore: Patrick McGrath
Data di rilascio: 1998 (questa edizione)
Genere: Classico, Narrativa
Trama: Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.

Valutazione: Follia è un romanzo che si concentra sui disturbi mentali, o meglio ancora, psichiatrici. Viene raccontato, tramite il narratore nonché stesso psichiatra Peter Cleave, l’inizio della fine per Stella Raphael.

Chi è Stella Raphael? Stella è la moglie del dottore Max Raphael, uno psichiatra che lavora all’interno di una struttura. Sono sposato e hanno un figlio di none Charlie. Viene designata la classica famiglia felice con un posto di lavoro, ma qui le cose vengono sconvolte.

La classica routine della famiglia Raphael viene messa sotto sopra da Edgar Stark, un artista detenuto all’interno della struttura perché è ossessionato dalla paura di essere abbandonato da chi ama. La prima vittima di Edgar è stata sua moglie Ruth, uccisa e decapitata.

Stella diviene la vittima di Edgar in un amore fugace, ossessivo e spaventoso. Stella è pronta a mollare tutto, la sua veranda su cui osservava il tramonto, suo figlio e suo marito per seguire un innamoramento nuovo e inibitorio.


Pensieri personali del libro: “Follia” è un titolo che rientra nella categoria dei classici libri. Quei classici libri che la gente loda e ama. La questione è: si può porre un giudizio negativo senza sentirsi un pesce fuor d’acqua?

Questo romano mi ha sempre incuriosito, fin dai primi giorni che lo vedevo esposto nelle librerie o sul web. Era in coda lettura da troppo tempo, e solo ora sono riuscita a portarlo a termine.

Mentre lo leggevo non sentivo la foga di terminarlo. Non sentivo l’esigenza di andare alla pagina successiva, mi chiedevo solo ‘chissà quanto durerà’. Una frase straziante per un lettore, ma ancora di più per una persona che ama queste tematiche.

Il romanzo sembra, almeno all’inizio, concentrarsi sulla figura di Edgar. Sulle motivazioni che hanno portato questo uomo a distruggere la vita della sua defunta moglie. Il perché costruisce teste con l’argilla per mostrare al mondo la vera essenza della persona, che in realtà, lo tradisce e lo umilia, secondo il punto di vista di Stark.

Stark e il suo amore ossessivo saranno l’inizio della rovina di Stella, una donna dalla bellezza esaustiva che inizierà a perdere la concezione del mondo perché i suoi pensieri saranno concentrati e dedicati solo nei confronti del detenuto.

Qual è il mio giudizio? È un libro che alla sua ultima pagina mi ha lasciato con un grande punto di domanda. Perché? Perché alla fin fine, oltre gli scenari di depressione e di caduta negli inferi di Stella, non vengono spiegati i processi con cui i protagonisti sono caduti in questo vortice. Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare l’ossessione sessuale di Stella per Edgar tanto da essere definita “animale” perché il suo odore era come quelle di una cagna in calore.

Qual è stato il momento in cui Stella ha compreso che in realtà lei non voleva essere aiutata da uno psichiatra, ma voleva continuare a scendere negli inferi del dolore e dell’amore per una persona nociva che la picchiava?

Viene solo narrata la storia dalla voce di Peter che riesce a mettere insieme i pezzi del puzzle tramite i racconti della stessa donna.

Forse questo mi ha deluso un po’, avrei voluto leggere il processo di annegamento e di solitudine della donna con l’accettazione del male.

Vengono spiegati come una persona che apparentemente sembra normale possa sviluppare una sorta di malattia associata alla depressione. Un distaccamento dalla realtà e dagli affetti fino a mutare ciò che la circonda.

Nonostante la brillantezza del racconto, mi spiace che non vengano spiegati i meccanismi di questo peggioramento. Cosa ha fatto scattare una ossessione in Stella? Come l’ha vissuta lei? Cosa ha portato, oltre la depressione e l’ossessività per un uomo che a suo malgrado l’amava in una maniera sbagliata, a fare un gesto così profondo?


Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆ |

Non linciatemi. Sono molto sincera, mi aspettavo di più da questo classico e sono rimasta abbastanza delusa. La lettura è stata molto sforzata, il personaggio di Stella l’ho odiato e non vedevo l’ora di finirlo.

Recensione “L’ennesima involontaria inchiesta dell’ineffabile Di Tuccio”

Buona mattina cari lettori, oggi vi presento un Romanzo Giallo, a mio avviso molto soft. L’autore emergente è Valerio Tagliaferri che mi ha dato la possibilità di leggere e recensire il suo romanzo “L’ennesima involontaria inchiesta dell’ineffabile Di Tuccio“.

Potete acquistare il libro direttamente dal sito dell’autore cliccando qui.

Ciacco. L'ennesima involontaria inchiesta dell'ineffabile Di Tuccio (L'inconsapevole Di Tuccio Vol. 4) di [Valerio Tagliaferri]

Copertina: assolutamente no.
Titolo: “L’ennesima involontaria inchiesta dell’ineffabile Di Tuccio”
Autore: Valerio Tagliaferri
Data di rilascio:2020
Genere: Romanzo Giallo
Trama: Una morte così banale da diventare sospetta.
Una storia così drammatica da sembrare irreale.
Un personaggio pubblico così famoso da essere quasi invisibile.
Uno sconosciuto così misterioso da essere disperatamente indecifrabile.

Perugia, ancora una volta, torna ed essere la scena di un mistero letale nel quale l’inconsapevole Di Tuccio, come sempre, ci scivola inesorabilmente dentro.

Questa volta, nei meandri dell’antica città etrusca, il curioso esploratore dell’animo umano Corrado Di Tuccio, dovrà confrontarsi con la violenta risacca che esplode quando l’onda del passato si scontra contro quella del presente.


Valutazione: Il romanzo in questione è un giallo con sfumature di noir, con al centro del nocciolo una indagine e un mistero da risolvere. La scrittura è ben posta, forse avrei messo le virgolette anziché i trattini per le conversazioni e inoltre avrei preferito un altro tipo di font per la stampa. Certamente non apprezzo, invece, la copertina. E’ una lettura leggera e breve. Avrei inserito, magari, più sensazioni ed emozioni provate dallo stesso personaggio principale così da creare più atmosfere di suspence.


Pensieri personali del libro: Bisogna partire con lo spiegare chi è Corrado Di Tuccio: è un uomo solo. Dunque nel romanzo vengono richiamate anche le riflessioni sulla solitudine.

Di Tuccio è un uomo che si è lasciato con la moglie, ha un problema al nervo sciatico che lo costringe a fare lunghe passeggiate per contrastare il dolore e il suo hobby preferito è leggere sui diversi quotidiani le ultime notizie in fatto di cronaca.

Tramite il suo hobby è venuto a conoscenza di una morte alquanto bizzarra e singolare: un famoso personaggio pubblico è morto cadendo dalle scale. Il personaggio in questione è un famoso giornalista che per moltissimi anni ha condotto un programma in seconda serata che tratta ricostruzioni di omicidi.  Il nostro Corrado però, non è ben convinto che l’incidente sia avvenuto sotto queste forme di accidentalità.

Il romanzo si apre in due parti: a prima parte del libro procede con una più lenta e concentrato maggiormente sul personaggio Di Tuccio e sulla sua essenza, dunque hobby e vita quotidiana… questo permette al lettore di avere una chiara visione del personaggio e delle sue azioni. Nella seconda parte del romanzo invece abbiamo un’azione più movimentata, infatti Di Tuccio si troverà ad indagare su questa misteriosa caduta accidentale che ha portato alla morte un personaggio pubblico.


Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆

ringrazio l’autore per la fiducia che mi è stata posta.

Recensione “La consistenza della Verza”

Buongiorno lettori! Vi parlo di un piccolo romanzo in collaborazione con la casa editrice bookabook.

Il titolo è “La consistenza della verza” di Bernardino Mattioli.

Potete acquistarlo cliccando qui.

«Siamo in mano a umori, istinti, scelte e rinunce. Siamo un suono soave e altre volte distorto. L’orecchio di chi ci ascolta lo decide, noi possiamo solo insistere nel crederci o arrenderci se abbiamo sonno.»

Copertina: semplice che riesce a trasmettere con chiarezza la libertà dai pregiudizi
Titolo: La consistenza della verza
Autore: Bernardino Mattioli
Data di rilascio: 2020
Genere: Narrativa
Trama: Quando Girolamo investe l’ex compagna Elena e i suoi due bambini avuti con un altro uomo, la sua vita cambia per sempre. Da quel momento il suo passato, composto da eccessi e superficialità, viene sostituito da un presente pieno di dolore, menzogna e tanta incertezza. Un dubbio agita la sua mente: quella dell’amore della sua vita è stata una morte accidentale o un’uccisione premeditata? Nemmeno lui conosce la verità.
Giorno dopo giorno la sua mente si fa più instabile: ogni ricordo diviene labile, inafferrabile. A trentasette anni e con un ergastolo da scontare, Girolamo cerca ossessivamente il senso dell’esistenza, nel disperato tentativo di capire come rimettere sui giusti binari la sua vita.
Ma il senso dell’esistenza non è unico e immutabile. A volte il senso dell’esistenza bisogna costruirselo da soli.


Valutazione: La scrittura di Bernardino è scorrevole, semplice e molto ironica. Viene narrato il racconto con grande “nonchalance” e con un tono confidenziale. Riesce a mettere a nudo il personaggio, facendolo affrontare con la realtà e con i ricordi. Far porre tante domande tante quante risposte. Durante la lettura si riesce a percepire alcuni disagi di Girolamo che vengono condivisi dallo stesso lettore. È come una lettura che si riflette, senza cattiveria, verso di noi.

Il tema centrale che viene percorso è sopratutto il nucleo della nostra civiltà, i pregiudizi, la inconsapevolezza delle azioni e la ipocrisia.


Pensieri personali del libro: È un breve romanzo di novanta pagine che parla della vita di Girolamo da dietro le sbarre del carcere. Perché è in carcere? Perché ha investito la sua ex compagna Elena e i suoi due figli avuti con un altro uomo.

Girolamo si pone tante domande e poche risposte, ha un figlio adottivo di colore che si chiama Severino che lo accusa di averlo adottato solo perché così facendo Girolamo possa redimersi.


Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Grazie mille alla Casa Editrice Bookabook per questo dono.

Recensione “Storia improbabile di un nerd”

Buongiorno lettori oggi vi voglio parlare di un libro fantasy di uno scrittore emergente, Elia Migliozzi ( su instagram: @eliamigliozziofficial)

Potete acquistare il suo scritto su Amazon cliccando qui.

Storia Improbabile Di Un Nerd di [Elia Migliozzi]

Copertina: Molto particolare
Titolo: Storia improbabile di un nerd
Autore: Elia Migliozzi
Data di rilascio: 2019
Genere: Fantasy
Trama: Ryan è un nerd incallito, uno studente svogliato di Medicina e Chirurgia e un appassionato di videogiochi. Da ormai molti anni ogni notte sogna sempre la stessa donna, una ragazza triste ma allo stesso tempo speranzosa, il suo nome è Aesdeth. E quando il sogno diviene realtà, la sua vita cambia davvero. Tra angeli e demoni inizia un viaggio avventuroso dove niente è come sembra. Un romanzo visionario e con una gran verve ironica, decisamente molto “cool”, dove l’eterna lotta tra bene e male e la loro inscindibilità, il concetto di personalità che nega la natura di un essere: “Non per forza un demone è cattivo ed un angelo buono: è parlando con loro ed ascoltandoli che si rivelano veramente per quello che sono”, ma sopratutto il salto nel vuoto spinti solo dall’amore, ne fanno un’opera godibile e brillante.

Valutazione: Il racconto è molto interessante, ricco di avventura e sorprese. È un racconto che si concentra soprattutto su due figure: angeli e demoni. Nella trama possiamo leggere di angeli e demoni, ma non solo! L’autore ha avuto una grande capacità di intrecciare miti e religioni differenti: angeli, demoni, dei dell’olimpo, mitologie varie. La trama ci parla di angeli e demoni, della lotta eterna che esiste tra le due fazioni.

L’autore è molto concentrato sul racconto, molto prolisso, ma si è preoccupato poco di definire sentimenti e gli stati d’animo di ciascun personaggio, non permettendo al lettore di influenzarsi immedesimarsi nella storia.

Avrei preferito riuscire a individuare all’interno delle varie conversazioni più caratteristiche personali di ciascuno personaggio. Ho notato che durante la lettura si presenta molto spesso la voce narrante che entra in gioco per mostrarsi ed esprimere i suoi pensieri.

In alcune frasi di conversazione c’è una interlocuzione troppo quotidiana o troppo inverosimile espressa da un angelo o da un demone come per esempio l’utilizzo costante di termini come “Uffa… Oddio..”

Suggerirei una revisione veloce per verificare l’assenza di virgole e soprattutto per modificare alcune frasi. es. “A..A…A…ANGELO?” E’ preferibile scrivere “Angelo?” disse in maniera balbuziante.

Elia è molto bravo a descrivere la fisionomia degli individui, dei luoghi, delle battaglie ma avrei voluto comprendere maggiormente le sensazioni di paura, disagio, vittoria che intercorrono negli eventi.

C’è un grande miglioramento, durante il racconto, dell’esposizione e della sistematicità del testo. Inizialmente lo scambio di battute tra un soggetto e l’altro non erano distanziate da un andare a capo, mentre da metà libro questo punto di vista migliora.


Pensieri personali del libro: Ryan, il personaggio, è un ragazzo amante il videogame e dei manga, frequenti una sita di medicine sono sempre la stessa donna di nome Aesdeth. È un personaggio particolare in quanto si guarda molto intorno e tendo a giudicare o dare prevalentemente la sua opinione. In alcuni contesti può sembrare anche superficiale perché le frasi che gli espone.

Il romanzo è caratterizzato dalla forza di volontà e coraggio che invadono la figura di Ryan, che crescendo, diventa una persona diversa, più sicura di sé e impara a conoscere l’amore, la paura e la gioia.

La lettura è scorrevole ed è caratterizzata dalla grande ironia che viene promossa dagli stessi personaggi, “Storia improbabile di un nerd” è un’avventura verso altri mondi e altre creature diverse dal nostro mondo, un cammino di consapevolezza che trasforma gli animi e tempra i caratteri.

Sistema di valutazione: ★★★ ☆☆ |

Ringrazio l’autore di essersi affidato alla mia valutazione per il suo romanzo.

Recensione “Dall’altra parte”

Buon pomeriggio lettori, oggi in questa giornata piovosa voglio portarvi e parlarvi di una raccolta di poesie di un autore emergente, Emanuele Gentili.

Come sempre, ringrazio immensamente l’autore per essersi fidato delle mie valutazioni oggettive e inoltre voglio già enunciare in primis che qualsiasi consiglio riguardante la raccolta di poesie e il suo lessico l’ho già promosso l’autore stesso in privato.

Potete acquistare la sua raccolta cliccando qui.

Dall'altra parte di [Emanuele Gentili]

Copertina: In realtà non mi fa impazzire anche perché penso che sia lo zoom di una spiaggia che venga bagnata dalle onde, avrei preferito magari è la stessa immagine con dei colori forti che possano mettere a fuoco le parole chiavi che si riscontrano nelle poesie.
Titolo: Dall’altra parte
Autore: Emanuele Gentili
Data di rilascio: 2020
Genere: Poesie
Trama: Non è semplicemente una raccolta di poesie.
E’ un viaggio emotivo. Ispirato al Frankenstein di Mary Shelley, è un percorso empatico in cui il fil rouge è il muro.
Presenza fisica nella parte in cui vedo il mondo con gli occhi di padre, in quanto esso è la parete che divide la mia stanza con quella della mia piccola creatura.
Simbolica e storica nella seconda parte, dedicata alla moglie. Essendo lei nata nel blocco sovietico, questa presenza è ancora molto sentita e forte.
Nell’ultima parte, dove sono gli occhi da uomo che vedono il mondo, per fortuna il muro sparisce e non ha più modo di esistere.

E’ una silloge dedicata a tutte quelle persone che avvertono dentro se stessi qualcosa, a cui io cerco di dare voce, forma e sostanza.


Valutazione: Emanuele scrive per Sofia, per il suo futuro, per mostrarle dove l’amore di un padre può giungere. Scrive dei suoi ricordi di quando era bambino, dei suoi nuovi sentimenti che arrivano come un uragano con la nascita di sua figlia, di quel senso di responsabilità nei confronti di un’altra vita. Racconta dell’amore per sua moglie, una donna genuina e fiduciosa verso il genere umano.

Le sue poesie sono sincere, semplici e genuine come se fossero destinate più a se stesso e poi i suoi veri destinatari. È un mix di dolcezza, paternità e amore. Una enunciazione a parole della quotidianità e della sua bellezza. Secondo me, il termine di “ti abito” presente in una poesia di Emanuele, è la poesia più bella che ogni essere umano possa scrivere. Ti trasmette un senso di veridicità dei sentimenti e della completezza di una persona che va al di là di qualsiasi altra poesia d’amore.

È una struttura moderna, più vicina al linguaggio e alla modalità ritmica di cui ha bisogno il lettore, per rendere la lettura scorrevole e di facile comprensione, ma che riesca al contemplo a trasmettere i sentimenti che lo scrittore vuole enunciare e che prova.

Ho apprezzato la tecnica del “mettere come ultima parola in una frase un termine che lasciasse un’impronta”.

Pensieri personali del libro: Emanuele ha scritto questa raccolta di poesie dopo aver letto Frankenstein di Mary Shelley in cui viene raccontata la nascita e la crescita della creatura. Lo scrittore cerca di rappresentare in maniera astratta il muro e la sua rinascita come padre e come marito che la diversità l’ha sposata. La prima poesia è dedicata alla creazione di nuovi ricordi come “il primo respiro” di sua figlia che sembra prendere il posto ti ricordi di Emanuele da bambino. Viene messo in scrittura la grandezza dell’amore che riesce a far diventare l’altro ciò che è.

“Qui seduto, dietro questo muro

imparo

dal tuo essere donna

cosa voglia mai dire

diventare uomo.”


La seconda poesia prende la forma dell’amore. Dell’amore di un padre nei confronti della propria figlia, della cura del misurare la dolcezza e di insegnarle ciò che la vita mai potrà offrirle: bisogna saper coccolare la propria voce interiore. La terza poesia l’ho recepito come un dialogo tra un padre e la propria fragilità proiettata verso il suo cuore: sua figlia.

“Fragilità

fermati per un caffè

(…)

perché ci è voluto

così tanto tempo

prima d’incontrarti.”

È una dichiarazione dell’autore, come se volesse enunciare che la fragilità, prima di allora, prima che non fosse connessa sua figlia fosse solo un astrattezza sconosciuta.

La quarta poesia è una inondata di crescita in cui viene spiegato con semplicità immagine ardue come cambia la vita di una persona che dall’oggi al domani diventa qualcuno: un genitore e riesce a identificarsi come tale riuscendo a scorgere anche nelle piccole cose la dolcezza che porterà, un domani, insegnamenti al suo futuro, alla sua bambina.

La quinta poesia si dedica alla delicatezza innocente che solo un bambino può esprimere. Alla preoccupazione è che noi, ormai grandi, non prestiamo attenzione perché siamo circondati dei problemi che litighiamo più importanti o più grande, quando dovremmo ancora una volta, vedere Il mondo con gli occhi di un bambino.

Sistema di valutazione: ★★★★ ☆ | mi è piaciuto molto.

Ho chiesto gentilmente l’autorizzazione di Emanuele per poter riportare all’interno dell’articolo alcuni passi delle sue poesie, per scoprire gli altri temi e soprattutto le bellissime parole che egli ha dedicato all’interno della sua raccolta, vi consiglio di acquistarlo su Amazon.