Io so un segreto

Buongiorno cari lettori, in collaborazione con la Caravaggio Editore vi presento un nuovo titolo “Io so un segreto” di Lucy Maud Montgomery a cura di Enrico De Luca.

Potete acquistarlo qui.

Trama: Io so un segreto è un racconto scritto negli ultimi anni della sua vita (1935), che mostra ancora una volta l’abilità di Lucy Maud Montgomery nel trattare un argomento a lei congeniale: il mondo dell’infanzia, descritto in tutte le sue sfaccettature. La storia di Jane Lawrence, e del suo incontenibile desiderio di conoscere almeno uno dei segreti della sua amica più grande dovie Johnson, è emblematica di come chiacchiere e falsità possano essere fonte di angoscia e di dolore anche per i piccoli. 

Cosa ne penso?

Già dalla trama si riesce a percepire l’essenza e l’andamento della storia. Una breve narrazione di una sessantina di pagine che ci fa immergere nella giovinezza e l’innocenza dei bambini. Spesso ci dimentichiamo quanto sia semplice credere ad una piccola bugia o farsi emozionare nello scoprire un segreto.

Questo racconto ci permette di ammirare ancora una volta la gioia che vive dentro di noi anche se spesso ce ne dimentichiamo. Ci permette di riflette e di capire quanta bellezza c’è nella innocenza di chi crede alle parole di qualcuno. Man mano che cresciamo diventiamo sempre più distaccati dall’altro, ci dimentichiamo delle piccole gioie e spesso voltiamo le spalle ai piccoli saperi… ma con questo racconto riusciremo a fare un breve viaggio in ciò che eravamo da bambini.

Conoscere un segreto. Questa è la parola chiave della narrazione ma anche la fonte di gioia della piccola Jane che viene ingannata dalla sua amica. Dovie Johnson è una bambina vivace ma conosciuta come la piccola peste perché ovunque va porta con sé dei problemi. Dovie promette a Jane un segreto che non deve essere rilevato a nessuno, un segreto che renderà triste la innocente Jane.

L’unica cosa che deve fare Jane per ottenere quel segreto è regalare sette mele a Dovie. Jane avrà difficoltà nel raccogliere sette mele, una per ogni giorno, dall’albero della zia ma con audacia e grinta riuscirà nel suo intento senza sapere a cosa andrà incontro.

La tristezza e l’amarezza nel conoscere ciò che in realtà non voleva mai scoprire. Jane si trova a pentirsi di aver scoperto quel segreto.

Recensione “Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico”

Buongiorno cari lettori, oggi torno a parlarvi di un libro fantasy con dei tratti storici e caratterizzato da viaggi temporali di un autore emergente Silvio Coppola e il suo romanzo dal nome “Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico”.

Potete acquistarlo su Amazon cliccando qui

Homo Vincet Draconem cit.

Copertina: Rimasta davvero entusiasta nel vedere che nella copertina c’è il paesaggio di Venezia è il personaggio principale che emana un’aura di forza
Titolo: DANIEL DANTE E LA COMPAGNIA DEL LUMEN MAGICO
Autore: Silvio Coppola
Data di rilascio: 2020
Genere: Fantasy
Trama: Daniel Dante è un ragazzino di 11 anni, rampollo di una stirpe di librai veneziani. Ha tre amici inseparabili, con cui, per gioco, ha fondato la Compagnia del Lumen Magico. Lui non sa di avere poteri eccezionali, ma lo scoprirà con l’arrivo dal passato dell’affascinante Veronica Franco, poetessa e cortigiana del ’500 che gli svelerà di essere il Prescelto. Daniel avrà, infatti, il compito di guidare l’umanità a livelli superiori di conoscenza e di ritrovare il “De Occulta Mathematica”, il testo di un matematico del ’300 misterioso e apparentemente introvabile che, una volta recuperato, lo aiuterà nella sua missione. Il giovane Prescelto non sarà solo in questa avventura ma, oltre ai suoi amici e familiari, arriveranno in suo aiuto dal passato altri Guardiani del Tempo, tra cui, Casanova e Vivaldi.

Valutazione: E’ un romanzo fantasy che mi ha davvero entusiasmata sia per la grande cura che c’è all’interno del romanzo, partendo dalle citazioni in latino, sia da alcune frasi in francese che vengono espresse dall’aiutante del protagonista che ha origini francesi ma anche per la cura e la dedizione dei particolari e dei dettagli. Non è semplice riuscire a realizzare un fantasy caratterizzato da viaggi nel tempo riuscendo a soddisfare tutti requisiti e tutte le domande che un lettore si pone durante una lettura. Il nostro autore, Silvio, è riuscito a realizzare un romanzo che sia completo sotto tutti gli aspetti. Non ho trovato errori grammaticali, non ho trovati momenti all’interno del romanzo che potessero annoiare il lettore e inoltre c’è un grande sviluppo della trama dall’inizio fino alla fine. Il lettore si sente trasportato in questo magico mondo di Guardiani del Tempio, di un’antica Venezia che noi oggi non conosciamo se non tramite la storia. Ciascun personaggio che viene citato ed enunciato all’interno della storia viene analizzato nel dettaglio, si riesce a comprendere come i vari personaggi abbiano delle caratteristiche ben definite e dei caratteri che sono propri.

Ci sono tantissime citazioni in latino come per esempio: Cibi condimetum esse famem di Cicerone.

Ci sono molti riferimenti a personaggi storici come per esempio a Charles Dickens, a Dante Alighieri, Domenico Venier e Vivaldi.

La grande cura e fantasia anche nella realizzazione di testi che il personaggio Daniel Dante con suo padre e suo nonno e nonché anche con i suoi amici, dovranno analizzare per riuscire a scoprire qual è la chiave per risolvere enigma e proteggere il mondo.

Tutto nasce dal problema che sorge il 1 settembre del 1501 e di Paciolo che sta andando a consegnare il suo manoscritto dal titolo De occulta mathematica.

Pensieri personali del libro: È un romanzo che mi ha permesso di avventurarmi in una Venezia diversa da quella che conosco attualmente, mi ha permesso di conoscere la forza e la determinazione che sono tratti fondamentali del carattere del nostro protagonista ovvero Daniel Dante che è solamente un bambino di 11 anni che è stato investito da una grande responsabilità: essere il Prescelto e avere cura del mondo.

Tutto nasce dalla presenza di Veronica Franco, poetesse cortigiana del XVI secolo, che si presenta nella Libreria Antiquaria Dickens fondata nel 1870 dal quadrisavolo Daniele, passata di padre in figlio per cinque generazioni fino a Damiano, il papà di Daniel.

La grande cura di Silvio sia nel riuscire a raccontare due storie contemporaneamente che si intrecciano dal passato al presente, ma anche saper analizzare e permettere ai nostri protagonisti di trovare una soluzione mediante una induzione logica, ma anche riuscire a padroneggiare la storia e la cultura di molti personaggi illustri.

Mi sono davvero affezionata ai protagonisti come a Veronica a Franco, ad Alizée Bonnet una compagna di classe di Daniel, ma anche alle vicende così passionali e travolgenti che il lettore, man mano che proseguirà la lettura, andrà a scoprire.

La missione del Prescelto è quella di trovare il De occulta Mathematica e di guidare l’umanità, ma ha solo 11 anni e si scoprirà con le difficoltà e gli ostacoli che Daniel Dante è un bambino forte, coraggioso, intelligente e pronto per questa missione ed è pronto anche per sconfiggere i suoi nemici che cercheranno di ostacolarlo.

Sistema di valutazione: ★★★★★

Sono sicura che Silvio ha avuto una grande cura nel realizzare questo scritto, ma si riesce ben a comprenderlo anche dall’analisi e dallo studio di varie discipline: dai detti francesi, alle frasi di illustri poeti latini, alla conoscenza dell’ambientazione di una Venezia di molti anni fa, all’analisi e allo studio dei personaggi e delle loro caratteristiche ma anche alla creazione di un mondo che potesse abbinarsi anche alla presenza dei suoi abitanti (personaggi) e dalle battaglie per proteggere l’umanità. Si fanno riferimenti anche a vari testi come La Gerusalemme liberata, e tanti altri ancora. Sono davvero contenta di aver avuto questa possibilità e di leggere un fantasy, che a parer mio, vale molto.

Recensione “Una manciata di cenere”

Buongiorno cari lettori, oggi vi parlo del libro intitolato “Una manciata di Cenere” di Luca Vanoli. E’ un romanzo che rientra nella categoria Giallo Storico ed è davvero meraviglioso.

Mi ha entusiasmata la storia, il nesso logico, la particolarità delle descrizioni, la cura dei luoghi, la cura dei personaggi, la coerenza con la narrazione, la suspence e soprattutto la spiegazione delle frasi in latino e la cura delle lettere presenti nel romanzo.

Non fatevi scappare questa lettura !

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Copertina: Molto coerente con il romanzo.
Titolo: Una manciata di cenere
Autore: Luca Vanoli
Data di rilascio: 2020
Genere
: Giallo storico
Trama: Stato Pontificio, Anno Domini 1655. Sul piccolo feudo di Monterotondo, a breve distanza da Roma, regnano felicemente da undici anni i marchesi Tebaldi. Offuscato da tanta prosperità, giace, dimenticato nel ricordo dei più, un oscuro anatema, scagliato al tempo della loro ascesa. Ma, quando la morte inizia a serpeggiare sinistra tra i membri della famiglia, un cupo terrore si diffonde in tutto Monterotondo: il popolo, inquieto, teme di essere travolto dalla sventura dei signori…A Roma, intanto, il conclave ha eletto un nuovo papa: Alessandro VII. Non potendo permettere che l’inizio del regno sia segnato da delitti irrisolti, la Curia decide così di inviare a indagare in incognito Tullio Corbet, un avvocato francese con doti investigative fuori dal comune, pronto a sacrificare tutto alla causa della giustizia, affiancato da Padre Seàn, un rigido gesuita di origini irlandesi.Giunti a Monterotondo, i due uomini non tarderanno a essere travolti dagli eventi criminosi: i membri della famiglia Tebaldi, seppur chiusi in una fortezza di reticenza, mostreranno di avere più di uno scheletro nell’armadio. E in un turbinio di delitti sanguinosi, amori proibiti e segreti inconfessabili, i due investigatori proveranno a scoprire quali trame oscure si celano dietro la scia di morte che la maledizione sembra lasciare, inesorabile, dietro di sé…


Valutazione: E’ una lettura sorprendente e piacevole. C’è amore per i particolari, lo studio dei mini dettagli della narrazione e dei personaggi. La consapevolezza di non dover annoiare il lettore e l’astuzia di riuscire, con il personaggio dell’avvocato Tullio Corbet, a risolvere un enigma che agli occhi del lettore sembra impossibile da venirne a capo. La particolarità che ho riscontrato è la compatibilità dei discorsi enunciati dai personaggi con il tempo di collocazione del romanzo. Il racconto si svolge a Monterotondo nel 1655. Ho apprezzato la volontà di emettere già dalle prime pagine due mappe che aiutano il lettore a comprendere la collocazione della storia e il ruolo di ciascun personaggio per non confonderne le vite.

Nonostante le famiglie protagoniste del racconto siano inventate, vi è una grande sorpresa: il racconto sembra davvero narrato da documenti storici. Infatti, più ci si addentra nella lettura, più ci si riesce a sorprendere dello studio che è stato apportato al romanzo. Non è stato lasciato nulla al caso. Tutte le domande che una persona può porsi durante la lettura, vengono risolute in maniera esaustiva. E’ inoltre notevole l’attinenza storica conessa alla Roma del XVII secolo, mostrando curiosi dinamiche tra i feudi e lo stato pontificio in quegli anni.

Vi è una enunciazione del potere sia del casato e sia dello stato pontefice. Vengono enunciate la donazione dell’uomo, in quel periodo, alla fede e alle ricchezze. La completa dedizione della donna nei confronti del marito e la forza dell’autorità dinanzi a prove incerte che possano condannare o liberare una persona.

Man mano che la lettura prosegue, vi è un incontro fra varie vite dei personaggi rendendo sempre più difficile capirne l’assassino e soprattutto il movente. Il finale non è scontato, anzi rende il lettore elettrizzato a scoprirne fino all’ultima essenza.

L’avvocato Corbet non passa inosservato negli ambienti della curia pontificia e viene inviato sotto falso nome a Monterotondo per le indagini, accompagnato dal gesuita di origini irlandesi Padre Seàn.

I due detective, l’avvocato Corbet e il Padre Seàn, nonostante la loro diversità di ragionamenti e di culto, riescono a conoscersi e a fidarsi l’un dell’altro fino a scoprire fino all’ultimo indizio per disporre sul tavolo il puzzle completo.


Pensieri personali del libro: La prima parte del romanzo ha una cadenza di mistero e indagine molto leggera, con una andatura piacevole fino alla seconda parte dove le situazioni iniziano a crescere, gli omicidi iniziano a diventare più misteriosi e il movente della scena inizia ad essere un grande punto di domanda fino alla sua scoperta.

Ci sono davvero molti colpi di scena, molti ragionamenti che fanno comprendere ciascun tassello e la figura del protagonista principale, l’avvocato Corbet, è davvero sorprendente.

Vengono narrati i passati dei membri della famiglia Tebaldi, il loro nesso con l’autorità ponteficia, l’amore che nasce e si frantuma, il dolore della perdita, l’ingiuria della popolazione e la desolazione della Madre.

Una maledizione si accanisce sulla famiglia Tebaldi, famiglia da poco elevata al marchesato che ha ottenuto tale titolo a spese della potente famiglia Barberini. La maledizione delle api.

All’inizio, come una sciocca, ho davvero iniziato a pensare che ci fosse una massa di api che volesse sterminare la famiglia Tebaldi, finché non ho compreso che tale maledizione è stata solcata come un’onda prepotente che ha permesso all’assassino di poter realizzare la sua vendetta, o la sua difesa.

«Ditemi, quali forze si sono scatenate? Chi non se ne è mai andato?» La strega si voltò lentamente e lo squadrò con occhi inespressivi. «L’anatema ha già colpito e presto, di loro, non resterà che una manciata di cenere…»

«Ricorderò per sempre le sue ultime parole: ‘Non lasciarti scoraggiare dall’uso che si fa della Legge perché il trionfo della verità sarà la tua vittoria.’ Ed è per questo che io mi batto ora, e mi batterò in futuro perché la Giustizia prevalga sempre. Io non difendo i deboli e gli inermi, difendo le vittime dell’iniquità. Ho orrore della tortura e ne rifiuto l’impiego, perché ho visto i suoi effetti tremendi su mio nonno, la persona che mi ha cresciuto e che più di tutti mi ha insegnato i valori della vita, i pilastri su cui si poggia la mia coscienza.»

Quello che mi ha davvero piaciuto del romanzo è che vengono narrati di personaggi storici realmente esistiti, i latinismi, francesismi e parole di dialetto irlandese che caratterizzano l’epoca.

C’è un grande studio dietro a questo romanzo. Lo sfondo storico di riferimento è perfettamente inserito e bilanciato dall’autore che con termini semplici permette di assaporare la giusta atmosfera del tempo- 1655- , senza perdere di vista l’impronta del romanzo giallo e senza divenire “scontato”.


Sistema di valutazione: ★★★★★ | mi è piaciuto ogni momento.

Voglio ricordarvi che questo è il primo romanzo dell’autore, quindi per me è stato davvero molto intenso e piacevole.

Sono davvero entusiasta ed elettrizzata per il libro che ho appena concluso di leggere e recensire. Non è semplice trovare autori emergenti così validi. Consiglio vivamente questo romanzo e spero oltretutto che avrò la possibilità di leggere il secondo volume intitolato “La quarta e la quinta“. Ringrazio infinitamente Luca Vanoli di avermi resa partecipe di questa lettura e di avermi proposto un libro che mi ha fatto rimanere incollata alle pagine per giorni.