Miroirs

Miroirs‘ non è solo un manga dai disegni magnifici, ma è un piccolo mondo in cui vengono racchiusi tanti ideali da realizzare.

La nuova uscita Jpop è incentrata sulla creatrice del marchio Chanel e all’interno della storia vi si possono incontrare concetti, evoluzioni, idee, fantasie e tanti altri elementi interessanti e tante curiosità.

copertina

Trama:

Tre storie ambientate nel Giappone dei nostri giorni e ispirate alla vita e alla filosofia di una donna straordinaria: Gabrielle Chanel, iconica stilista, che con la sua visione del mondo ha scardinato stereotipi e limiti imposti dalla società e a creare il luxury brand famoso in tutto il mondo.

Cosa ne penso?

“Non sono scintillante e nemmeno invincibile… Nella mia immaginazione, posso essere qualcun altro.”

La bellezza che nasconde questo volume lo si può percepire già dalla copertina, ma non solo, anche i disegni sono rappresentativi dei significati che si celano all’interno delle storie che vengono raccontate.

Miroirs

Non bisogna pensare che questo volume sia dedicato solo alla moda o un concetto inerente a questa tematica, ma in realtà nasconde tutt’altro mondo. Un mondo in cui il lettore si sente catturato e si sente immerso nelle problematiche che emergono.

Il non sentirsi a proprio agio con il suo corpo, il sentirsi giudicato e soffocato dalla società circostante, il voler non essere etichettata e cambiare sempre la propria personalità o la propria estetica oppure sentirsi una bambina che può viaggiare nell’immaginazione per diventare qualcun altro.

Questo volume nasconde innumerevoli pensieri, innumerevoli idee ed evoluzioni che si intersecano tra una tavola e l’altra.

Il titolo Miroirs deriva dal termine francese che significa specchi, tra le parole associate a Gabrielle Chanel c’è anche questo termine appunto lo specchio è un oggetto che proietta in modo onesto la reale identità di ciascuno di noi e ci fa ricordare che tipo di persone siamo veramente.

Nel primo capitolo incontriamo la storia di una bambina che nella sua fantasia cerca di diventare qualcun altro e il significato che viene associato alla figura di Gabrielle è proprio quella fantasia in quanto durante la sua adolescenza, trascorse monastero dove non aveva la possibilità di incontrare suoi genitori a letto molti libri e con la sua fantasia. Ampliare il suo mondo interiore.

Nel secondo capitolo siamo di fronte a una donna che non vuole essere etichettata, una ragazza che cerca di diventare sempre qualcun altro e così di ampliare il suo mondo e tale ragazza rappresenta che ogni donna ha volti diversi e ciascuno di questi è autentico.

Nel terzo capitolo invece siamo di fronte ad un ragazzo magro, piccolino che non riesce a trovare una identità verso se stesso ed è percosso dalla insicurezza, il significato si interseca nella ribellione e nella emancipazione di coloro che soffrono in quanto sono nati con un aspetto e una sensibilità distante dai valori delle tendenze dell’epoca.

“la tua vita viene decisa senza che tu possa far nulla. E’ tremendo non è vero? Queste mure invisibili si ergeranno diverse volte… E quando succederà, io la batterò! Ancora e ancora!”

Tra le tavole in bianco e nero nascono, come i fiori in primavera, i colori che danno vita a tutte quelle emozioni che si nascondono dietro alle storie, danno vita alle emozioni che trovano una loro via da percorrere.

Il volume si compone come se fosse un art book in formato manga, si possono incontrare delle meravigliose illustrazioni e alla fine anche domande e risposte che permettono di comprendere fino in fondo ciascun significato.

Mi sono decisamente commossa e innamorata di questa bellezza, in quanto le tematiche che vengono toccate sono davvero fragile e tanto sentite nella nostra società odierna e osservare come una grande creatrice di un marchio che viene conosciuto a livello internazionale possa essere stata fonte di queste storie e che queste storie realtà appartengono anche a noi, mi ha fatto sentire molto vicino a questo titolo.

Spesso voltiamo lo sguardo da un’altra parte, a volte non ci avviciniamo volontariamente a certe tematiche e altre volte realtà ignoriamo pure che possono esistere e chi possono realtà far soffrire anche le persone.il non sentirsi ad agio con il proprio corpo, il sentirsi sempre troppo stretto a causa delle aspettative e dei valori che la società sta cercando di trasmettere in maniera sbagliata e anche sentirsi sotto pressione a causa degli sguardi delle persone circostanti, va ad agitare il nostro animo.

Lontananza

In questo articolo blog vi parlerò con il cuore di un titolo che mi ha completamente catturato sotto molti punti di vista. La fragilità e la forza d’animo che emana Vigdis Hjorth con le sue parole, riesce a farvi immergere nella profondità dell’adolescenza e dei problemi con sé stessi e con i propri genitori.

lontananza

Trama:

Dopo Eredità, che ha reso celebre l’autrice a livello internazionale, torna Vigdis Hjorth con il suo ultimo romanzo: una nuova storia di famiglia in cui le bugie, i silenzi e i segreti si sciolgono lentamente sotto il flebile sole norvegese dopo decenni di gelo.

Johanna torna in Norvegia dopo trent’anni di assenza e, rompendo il divieto di contattare la famiglia, telefona alla madre, che ormai ha ottantacinque anni ed è vedova. Nessuna risposta. Per i suoi parenti Johanna non esiste più: è morta quando, appena sposata, studentessa di Legge per volere del padre avvocato, ha mollato tutto per diventare pittrice e si è trasferita nello Utah con il suo professore d’arte, con cui ha avuto un figlio. Johanna ormai è un’artista piuttosto quotata, ma persino i soggetti dei suoi quadri scatenano l’ira dei familiari, che in essi vedono una denigrazione ulteriore nei loro confronti, soprattutto per il modo in cui viene raffigurata la madre. Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto.

Cosa ne penso?

Lontananza è un romanzo verso se stessi.

La lettura di questo romanzo si concentra nella narrazione di sentimenti ed emozioni di vita di una donna che dopo aver passato la sua intera esistenza ad aver perso piccole parti di sé stessa relative alla sua connessione con la figura materna e paterna che hanno comportato una grande evoluzione del suo essere, se riesci a percepire per tutta l’andamento della scrittura come le percezioni e riescono a uscire fuori ed entrare nel cuore del lettore.

Ti trovi in poco tempo, catapultato in un romanzo che tiene sulle spine, romanzo pieno di pensieri ed emozioni negative e che si sviluppano piano piano insieme al passare del tempo e alla crescita della protagonista.un distacco dei classici valori acquistiamo abituati dar conto, come se non andate accordo con un familiare fosse una cosa sbagliata, un concetto che è impossibile accettare.

Un romanzo dalle corde dolci e amare.

Un romanzo dalle spine velenose.

E’ una valanga di agitazione. E’ una connessione verso l’anima.

La protagonista, tra quelle pagine di diario, cerca di trovare indizi per sé stessa e per comprendere se alla fine della sua esistenza, il rapporto con la madre e la sorella può essere risanato. La sua arte urla resistenza, urla rancore, urla tante di quelle emozioni che chi le osserva si sente offeso.

La prospettiva del narratore è quella di Johanna e lei cerca di indovinare, tra un pensiero e l’altro, cosa fa la sua famiglia, cosa pensano e se sua sorella e sua madre la pensano. Non incontra sua madre da 30 anni ma ora Johanna vuole parlare con sua madre, ma sua sorella è contraria. 

Johanna ha fatto delle scelte che l’hanno allontanata dalla famiglia.
Non è diventata moglie di un avvocato come sua madre, e non è diventata una figlia obbediente come la sorella.

Lontananza riesce a mostrare la parte più dolorosa dei sentimenti, la parte più illusoria dei pensieri.

“Chissà cosa sta facendo mentre è distesa sul suo letto e guarda il soffitto” . Pensieri confusi, pensieri destinati all’esistenza che per tempo ha soffocato il suo io.

Il rincorrere pensiero dopo pensiero qualcuno che ti ha eliminato dal cuore. Percorrere il dolore di una infanzia marcia, di una infanzia andata in fumo. Dove il tuo io, non è davvero tuo ma di qualcun altro perché se non sei come vogliono loro allora non puoi essere nessuno.

Testa bacata” ti senti dire tra i sussurri delle urla e poi ti convinci davvero. Ami l’arte ma loro ti dicono che sia sbagliata, ti fai trascinare dalle volontà altrui e poi… poi ritrovi la luce, ritrovi te stessa ma agli altri non vanno bene, non importa se siano la tua mamma e il tuo papà, a loro non va bene se non segui i loro obblighi, e non consigli.

Fino all’ultima pagina, tu lettore, non saprai mai dove Vigdis Hjorth con questa storia voglia portarti. E’ un mistero, il mistero dei misteri.

Tu sei lì, inerte, a leggere pagina dopo pagina dei sentimenti non tuoi ma che in alcuni pezzi sono stati assorbiti dalla tua anima.

Sei lì a leggere del dolore altrui, di un’altra persona, di un’altra vita e non puoi far niente. A volte ti verrà voglia di urlare e chiedere alla protagonista ‘che diamine stai facendo?’, altre volte vorresti chiudere il libro e imprecare dicendo ‘No, non è possibile’, ma queste realtà esistono.

Esistono realtà rotte da piccole parole che diventano grandi fino ad essere addii.

Un racconto che narra della frattura tra una madre e una figlia, un dolore e un rancore che neanche il tempo è riuscito a sanare. Non sempre il detto ‘il tempo cura le ferite’ può risultare efficace.

Secchan

A marzo è uscito “Secchan” edito dalla Jpop. Un volume unico dalla storia triste, ma bella. Un volume che si fa strada tra i manifestazioni, ingiustizie e il desiderio di sostenersi a vicenda.

Il “Se” di Secchan non era il carattere “Se” di Segawa, né quello di Setsuko. e non era nemmeno il Se di Seijogakuen-mae, il posto dove era cresciuta. era il “Se” dell’inizio di “sesso”.

copertina

Trama: 

Nel Giappone post Fukushima, Tokyo è scossa dai movimenti studenteschi. Sullo sfondo del terrorismo e delle preoccupazioni sul nucleare post-Fukushima, la vita di Secchan, ragazza apatica e disinteressata che intrattiene diversi rapporti sessuali occasionali con i suoi coetanei, si intreccia con quella di un ragazzo privo di empatia. Due universitari molto diversi tra loro si avvicineranno, si capiranno, e si perderanno.

Cosa ne penso?

L’autrice Tomoko Oshima in “Secchan” è riuscita a mostrare un mondo senza persone buone o cattive, ma una società composta da persone nella loro quotidianità, nei loro pregi e difetti, nei loro pensieri e nella loro indifferenza.

Dalla prima pagina riceviamo uno spoiler dell’esito della storia, ma questo non fermerà la curiosità di andare oltre.

Akkun e Secchan sono dei personaggi semplici e lineari, immersi nelle loro difficoltà e i loro dialoghi sono brevi, privi di importanza ma naturali. Vengono circondati da situazioni reali, da realtà diverse ma che si intrecciano.

Akkun è un ragazzo che sta nelle sue, immerso nei pensieri e privo di interesse per quello che lo circonda. Secchan è una ragazza che trova delle difficoltà in casa e cerca di esteriorizzare il suo dolore in maniera complessa.

Secchan

Secchan, giudicata con un nomignolo inerente al suo nome, si trova a vagare da un ragazzo all’altro per riprovare delle sensazioni di calore in un abbraccio, Akkun diverso dagli altri, non si sofferma a vedere Secchan come una ragazza facile, ma semplicemente cerca di ‘vederla‘ e questo porterà anche un allontanamento dalla sua ragazza.

Vengono immerse nel contesto la indifferenza e il distacco di Secchan e Akkun verso le manifestazioni, il complesso di dialogo che vi possono essere tra persone che hanno punti di vista diversi, la difficoltà nel farsi immergere dall’ambientazione circostante. Due ragazzi che si sentono fuori luogo e cercano di trovare il loro posto.

Secchan

Lo stile di Tomoko Oshima mi è rimasto impresso nella mente, penso che per un po’ avrò difficoltà a non pensare a questo manga. Il suo stile è semplice, non vaga in linee complesse o in circostanze surreali, ma è puro e dritto. Non gira intorno alle questioni o intorno alle persone, ma mostra con semplicità la realtà, una società quotidiana e con le sue violenze.

Si riesce a percepire un’atmosfera fredda durante la lettura, ma non priva di emozioni. La rappresentazione di una storia triste, ma al contemplo bella.

Durante la lettura sono stata trasportata da emozioni particolari, non semplici da padroneggiare né da definire. Questo manga ti fa sentire così, particolarmente particolare.

Servo e Serva

La vita domestica di Horace Lamb: insensibile, spilorcio, tiranno, è l’unico a ignorare la passione segreta tra sua moglie e il cugino. Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: il meglio di Ivy Compton-Burnett in un romanzo che lei stessa considerava il suo preferito, insieme a Il capofamiglia.

Fazi Editore ha portato in Italia un titolo davvero particolare: Servo e Serva.

servo e serva

Trama:

Il pater familias Horace Lamb, nobile tirannico, sadico e avaro, trascorre le giornate vessando la servitù e i numerosi figli (ma non la consorte: fra i due è lei quella ricca). Insieme a lui e alla moglie Charlotte vive il cugino Mortimer, uomo al contrario molto pacifico, che non si è mai sposato, è nullatenente ed è segretamente innamorato di Charlotte, la quale altrettanto segretamente lo ricambia. Quando la donna parte per un lungo viaggio in America l’equilibrio della casa traballa: il nuovo precettore dei bambini, Gideon, la sua opprimente madre Gertrude e la remissiva sorella Magdalen entrano con prepotenza nelle dinamiche familiari e rimescolano le carte in tavola… E nel consueto gioco di sotterfugi, cattiverie e dialoghi avvelenati che come sempre domina le pagine di Compton-Burnett, la servitù si riserva questa volta un ruolo di rilievo, conquistando a poco a poco la scena e assurgendo al ruolo di irriverente protagonista.
Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: Ivy Compton-Burnett al suo meglio, in un romanzo che, insieme a Il capofamiglia, lei stessa considerava il suo preferito.

Cosa ne penso?

Ci troviamo in un romanzo che ci fa tuffare in una Inghilterra dell’800 non lontana dai nostri problemi moderni d’amore, in una famiglia borghese dove gli intrighi e le delusioni sono nascosti tra le parole, tra la tirannia del padre e l’amore nascosto dalla moglie.

Questo romanzo non si sviluppa come un classico romanzo a cui tutti siamo abituati, in cui l’ambientazione si sviluppa ma mano che i protagonisti pongono in essere le proprie azioni.

È un romanzo che si affaccia come se fosse un’opera teatrale infatti la caratteristica principale di questo titolo è il fatto che non è una narrazione in terza persona ma tutto si basa sulle conversazioni che avvengono tra i protagonisti. Non è un romanzo che butta all’interno della sua storia tanti personaggi, ma rimane lineare sempre sugli stessi e tutte le vicende che si presentano in tale storia tra misteri e amori nascosti, avvolge dal più piccolo personaggio a quello principale.

Una lettura veloce che riesce ad appassionare il lettore perché la metodologia di scrittura dell’autrice britannica certamente permette di cullarsi su un caldo divano e godersi tutto il pomeriggio intero in compagnia di Servo e Serva.

Ho letto queste poco più di 300 pagine in una notte sola e posso dire che ad ogni personaggio, nella sua moltitudine, mi sono veramente affezionata. Nonostante si vada a parlare di tirannia del padre nei confronti dei figli e che abbia rovinato la loro giovane infanzia per poi riuscirsi a riprendere, ma non viene perdonato… ho compreso che aldilà di tutto e dei suoi comportamenti un po’ tossici, mi sono affezionata anche al suo personaggio, d’altro lato abbiamo la pugnalata che riceve dalla moglie in quanto tra intrighi e dolori ha un amore segreto con il cugino del marito.

Tra dialoghi divertenti, con battute dirette e molto vivaci, troviamo anche le figure dei servi che ma mano nella storia prendere una posizione prioritaria tanto da diventare il nucleo in cui si svolge il romanzo. Non rimangono al margine, diventano l’essenza della evoluzione della storia.

Burnett si è dedicata al nucleo essenziale di una famiglia, ai dispetti, alla evoluzione dei pensieri e dei sentimenti, all’evoluzione anche dell’essere umano e del concetto da tirannia a una sorta di flessibilità verso le scelte dell’altro.

Quello che più mi ha affascinato è proprio la privazione dell’ambiente, la fragilità su cui si costituisce la tematica oggetto della storia e la dinamicità delle conversazioni che ti fanno rispecchiare e ad entrare come se tu stesso fosse un personaggio della vicenda.

Ovviamente è un grande posto ce l’ha anche la traduzione che fatta in maniera eccellente, senza sbavature e senza frasi che non abbiano un senso compiuto.

La mia fuga alcolica

A fine di questo mese la casa editrice Jpop ci ha portato un nuovo titolo e volume unico da non perdere assolutamente “La mia fuga alcolica” di Kaba Nagata autrice di Lettera a me stessa e La mia prima volta.

copertina

Trama:

Attraverso il manga, Kabi Nagata racconta la propria esperienza in ospedale in seguito ad una pancreatite acuta che, insieme a vari disturbi al fegato, le era stata diagnosticata nel 2018. La malattia nasce da un profondo disagio interiore, già descritto grazie alle precedenti opere autobiografiche, sfociato pian piano nell’alcolismo come unica “fuga dalla realtà”.

Cosa ne penso?

L’autrice ha scritto questo volume unico per raccontare ancora una volta delle proprie vicende, dei propri sentimenti e della sua realtà. Tra incertezza e negazionismo, la produzione di questo volume avuto una lunga storia perché all’inizio l’autrice non voleva ancora scrivere, un’altra volta, un racconto su se stessa questo perché non voleva macchiare i sentimenti dei suoi genitori e della gente che la circondava ed ero anche convinta che molto provi mente questo titolo sarebbe stato oggetto di discussione e sarebbe stata al centro di attenzione negative.

Questo senso di trasparenza nei confronti di se stessa e anche delle persone che la seguono, mi ha fatto apprezzare maggiormente questo volume caratterizzato da disegni semplici ma mai noiosi e anche arricchiti da colori fosforescenti come l’arancione.

Il titolo che ha permesso proprio per la sua sincerità di andare a comprendere alcuni tratti che mi erano oscuri e soprattutto mi ha dato modo di avvicinarmi maggiormente al mondo che c’è aldilà di un manga, che è tutto tranne che semplice. Spesso ci dimentichiamo che dietro un’opera c’è tanta creatività, tanto tempo e spesso le sofferenze che vengono causate dal non accettare abbastanza le storie che possono rendere il processo di creazione difficile da completare.

La mia fuga alcolica

Una storia di vita quotidiana che riesce, a modo suo, a insegnare qualcosa. Spesso l’alcol viene visto come compagno di disavventure e avventure, a volte è proprio questo compagno di viaggi a portarci verso strade ignote e questa volta Kabi Nagata è finita in ospedale cambiando in maniera preoccupante il suo corpo. Non solo la sua mente soffriva, ma anche il suo pancreas.

Un viaggio nei sentimenti più privati dell’autrice, perché non è sempre semplice riuscire ad esteriorizzare anche i nostri difetti e le nostre paure più grandi. Questo è una fonte di coraggio per tutte quelle persone che ogni giorno si sentono sprofondare dalle proprie responsabilità e pensano di non potercela fare e si fanno accompagnare in questo viaggio di illusione dall’alcol che va a peggiorare le cose.

La mia fuga alcolica

Tra realtà e ironia, mi sono ritrovata anche a ridere per le battute e le espressioni che l’autrice ha voluto riportare. Una cura del pancreas che è stata oggetto di miglioramenti e peggioramenti, di pensieri positivi e affaticamento con la voglia di abbandonare quei passi positivi che ha fatto nel tempo.

Un’opera di vita propria, senza troppe fantasie o eventi complessi. La pura e semplice cura del pancreas raccontata in maniera maniacale e con tanto riguardo verso la sincerità.

La mia fuga alcolica.

Questo libro è molto dettagliato sulla sua malattia permettendo al lettore di conoscere fino a fondo ogni centimetro della realtà che l’autrice ha dovuto affrontare. Ma non è solo questo, viene mostrato anche come muta la quotidianità dell’autrice, che dal vivere da sola si ritrova a tornare a casa dei genitori, ma anche come i suoi pensieri siano così cupi e veri.

Viene mostrato anche come lei stia ‘lottando‘ per decidere se buttarsi nello scrivere fiction o autobiografie e come, nonostante tutto, lei ritorni sempre al punto di partenza: scrivere di se stessa per guadagnarsi da vivere.

Un volume assolutamente da non perdere. Una sincerità disarmante verso se stessi e verso il resto della società. Mi sono emozionata, mi sono incuriosita e mi sono preoccupata per lei durante tutta la lettura.

Sangue e cenere

In uscita oggi, 24 Marzo, Sangue e Cenere dell’autrice Jennifer L. Armentrout. Sangue e Cenere è il primo, appassionante episodio della nuoca serie fantasy Blood And Ash.

Dopo tanto tempo sono tornata sulle righe dei fantasy e come non farlo con la cara Jennifer che ci illustra una storia piena di eventi sospetti e momenti frenetici?

Trama:

Scelta dalla nascita per dare vita a una nuova era, Poppy non è mai stata padrona della propria vita. La sua è un’esistenza solitaria, in cui tutto le è proibito: nessuno può guardarla, né toccarla o rivolgerle la parola.
Non è nemmeno libera di usare il proprio dono… Può solo aspettare il giorno della sua Ascensione, chiedendosi che cosa accadrà, mentre preferirebbe di gran lunga stare con le guardie, a combattere il male che ha distrutto la sua famiglia. Ma lei, la Vergine, non ha mai potuto decidere per se stessa.

UN DOVERE…

Il futuro del regno è sulle sue spalle, anche se lei quel fardello non lo ha mai voluto. Perché anche la Vergine ha un cuore, un’anima, dei desideri. E quando nella sua vita entra Hawke, la guardia incaricata di proteggerla e sorvegliarla, il destino e il dovere si intrecciano inesorabilmente con il desiderio. Quel giovane dagli occhi dorati alimenta la sua rabbia, la spinge a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, la sfida a provare sensazioni nuove e inesplorate.

UN REGNO…

Abbandonato dagli dei e temuto dai mortali, un nuovo regno sta risorgendo dalle ceneri. Determinato a riprendersi ciò che gli spetta, l’Oscuro avanza assetato di vendetta. Ma più l’ombra del male si avvicina, più il confine tra ciò che è giusto o sbagliato diventa sottile. E quando la trama insanguinata che tiene insieme il suo mondo inizia a sfaldarsi, Poppy non rischia soltanto di essere ritenuta indegna dagli dei, ma anche di perdere il proprio cuore e la sua stessa vita.

Cosa ne penso?

Sangue e Cenere è un fantasy dalla scrittura inebriante.

L’autrice riesce, con semplicità e coinvolgimento, a trascinarti parola dopo parola fino alla conclusione del libro. E’ una storia che ti fa immergere nelle vicende, nel dolore delle perdite, negli amori di cui narra. Le ore passano e ti ritrovi lì, sulla tua poltrona, a divorarti un malloppo di più di seicento pagine.

La cosa più bella e spontanea è che tutto questo, alla fine, ti lascerà un brivido perché sai che Sangue e Cenere è il primo volume. Non è la fine, ma l’inizio e questa avventura inizia con Poppy e la sua voglia di infrangere le regole.

Sangue e Cenere ha come protagonista una fanciulla ormai orfana, di nome Penellaphe Balfour dal soprannome Poppy che è destinata ad Ascendere. Non le è permesso parlare o toccare nessuno tranne pochi eletti o farsi vedere in viso. Ben presto un uomo misterioso di nome Hawke, ben celebrato nella città, diventa la sua guardia e le vicende iniziano a mutarsi.

Il personaggio di Poppy affronta tante paure, tante perdite. Una ragazza rimasta orfana dopo aver perso i genitori che hanno cercato di proteggerla, dei divieti che sono assoluti per la Vergine che deve Ascendere e da cui dipende l’ascensione di tutti i Lord e le Lady.

Nonostante la sua figura devota agli dei, lei è tutt’altro. Una ragazzina incontrollabile e testarda, abile con le armi, piena di dubbi e con la fiducia semplice.

Le battute che si scambiano Poppy e Hawke vi lasceranno perplessi, pieni di dubbi, pieni di ‘voler scoprire’ ancora e ancora.

Un mutarsi di eventi che vi lasceranno esclamare all’ultima pagina: ‘Dimmi che non finisce così, devo leggere come continua’.

E’ vero, il personaggio di Hawke lo si può definire un po’ tossico come Poppy la si può definire una fanciulla stupida, ma alla fine è un fantasy che cattura l’attenzione e secondo me i loro personaggi andranno a migliorare nei prossimi episodi.

Questa storia trabocca di ‘amore‘, di suspence, di lealtà, di coraggio.

Una protagonista forte, un destino da spezzare e da reinventare.

Il romanticismo che fuoriesce da queste pagine è eccitante, intrigante e ti tiene teso come delle corde di un arco. Una combinazione di momenti focosi e momenti in cui vorresti che succedesse qualcosa, ma la volontà d’animo della protagonista è più forte.

Le prime pagine introducono questo mondo composto da Ascesi, Atlantiano e altre specie soprannaturali, fanciulle e fanciulli che hanno una missione, il dono di Poppy, la storia di Poppy.

Un inizio lento, ma necessario a parer mio per permettere di mettere delle basi su cui muoversi liberamente appena preso il via dai capitoli successivi.

Sostanzialmente i capitoli sono formati da venti pagine ciascuno, salvo alcuni che sono più lunghi. Ogni volta che finivo un capitolo mi dicevo ‘ questo è l’ultimo ‘ e alla fine mi sono divorata questo fantasy in due giorni.

In realtà già dall’inizio avevo dei sospetti sulle vicende, su qualcuno che si presentava dal nulla e come magari si sarebbe evoluta la storia, ma ho continuato la lettura curiosa di dove andasse a parare. Ho ritenuto, a volte, che le conversazioni fossero un po’ sciocche, ma ho continuato ad andare avanti e alla fine la mia barca di curiosità è giunta a destinazione lasciandomi una sensazione positiva soprattutto per il finale particolare.

In alcuni punti è una storia ‘prevedibile’ ma non lasciarti spaventare da questo e goditi questo viaggio tra mortali e atlantiani.

Amatissimi

buongiorno cari lettori, oggi torno con un romanzo che può rientrare nei top ten delle letture che ho fatto negli ultimi anni e parlo assolutamente dell’ultima uscita della Fazi Editore dal nome ‘Amatissimi‘.

Prima di scrivere questa recensione, mi sono chiesta come è possibile parlare di questo titolo, nel senso quale fossero le parole più adatte da utilizzare per esprimere tutte le sensazioni contrastanti che mi ha trasmesso ma anche il senso di solitudine che mi ha lasciato a fine lettura.un senso di solitudine non espressamente sotto la sfumatura negativa, ma bensì quella sorta di solitudine che ti lascio un libro che ti ha preso il cuore e te l’ha riempito.

amatissimi

Trama:

Greenwich Village, anni Sessanta. La storica Terza Chiesa Presbiteriana fatica a tenere il passo con i tempi turbolenti e rischia di allontanarsi dalla comunità dei fedeli. Per risollevarne le sorti vengono scelti, insieme, i due pastori Charles Barrett e James MacNally, giunti a un approdo comune attraverso cammini molto diversi. Charles, destinato a succedere al padre come professore di Storia ad Harvard, fugge ogni imposizione con l’arrivo improvviso della vocazione religiosa. James, che per tutta la sua giovinezza ha dovuto fare i conti con un padre alcolista, nella Chiesa vede la possibilità di una battaglia per la giustizia sociale. Diverse sono anche le mogli al loro fianco: Lily, fieramente intellettuale, elegantemente severa, ma soprattutto convintamente atea, ha instaurato col marito un rapporto basato su una continua negoziazione; Nan, di tutt’altra formazione, cresciuta nel Mississippi, figlia amata e devota di un ministro del culto, ha fatto sua la missione del coniuge. Saranno quarant’anni di vita condivisa a unire i quattro in maniera indissolubile, tra incomprensioni, divergenze e sfide affrontate insieme, a partire da quella più difficile di tutte: la genitorialità. E laddove l’amicizia al maschile si rivelerà sempre un porto sicuro, il legame tra le due donne si mostrerà più arduo, continuamente minacciato da malintesi e rivalità.
Un romanzo dal passo classico, in cui la talentuosa esordiente Cara Wall, grazie a una penna sicura e capace di dar vita a una prosa di raffinata semplicità, ha creato quattro personaggi che, dopo averli accompagnati per decenni, sarà difficile salutare.

Cosa ne penso?

Cara Wall con la sua scrittura così emozionante, dinamica e mi permetterei anche definirla amica del passato, ci fa catapultare già dalle prime pagine è una storia che farà innamorare il lettore ma non nel senso che il lettore si affezionerà all’evoluzione degli eventi, bensì sono proprio i personaggi nella loro quotidianità, con il loro carattere pieno di difetti e pregi, con le loro convinzioni, con i loro amori, con le loro paure con la loro fede che fanno riscoprire nel lettore qualche elemento in comune.

Una scrittura leggiadra, una scrittura confidenziale che riesce a tenersi attaccato le pagine una dopo l’altra finché non ti ritroverai alla conclusione e proprio in quel momento ti sentirai un po’ vuoto, un po’ in solitudine perché ti sei affezionato così tanto l’andatura della lettura, dei personaggi nella loro semplicità che non presti mai abbandonare quella parte del mondo.

Proprio come si può percepire dalla stessa trama, Amatissimi è un titolo ambientato nel passato che riesce a connettere e collegare quattro vite diverse, quattro pensili diversi, quattro caratteri diversi.

La particolarità è che tutto nasce dagli eventi più banali della vita, dagli eventi che sconvolgono il pensiero umano e ti portano a porti una semplice domanda: esiste Dio?

Quello che voglio dire è che questo romanzo non si concentra su una concezione astratta e spiritica religiosa e non va a intaccare in nessun modo la dimensione di ciascuno di noi, si mostra come sia possibile, nonostante pensieri e concetti diversi, che l’amore possa superare qualsiasi ostacolo.

Un amore di altri tempi, un amore che nasce tra I corridoi di una biblioteca, tra le pause di una lezione è di un’altra, in mezzo a un concetto di solitudine derivante da una perdita.

In questo romanzo vengono mostrati i vari concetti spirituali di come viene inteso Dio, le più grandi problematiche che ogni uomo si pone nella propria esistenza, le problematiche della società stessa quindi si fa fronte delle paure, la solidarietà di una fede, le guerre, e anche le situazioni più problematiche esistenti e più vicine cittadini ma non solo, mostro come anche la fede può andare oltre essere abbastanza forte nel momento in cui la vita ti mette davanti ha un bivio e proprio quel bivio spesso ti butta giù.

Quattro vite che si intrecciano diventando delle coppie e queste coppie diventano un gruppo. Un gruppo consolidato, un gruppo che nonostante le simpatie possono essere ostacolate, nonostante la diversità di come una persona si pone di fronte ai problemi o di come decide di affrontare la propria fede se in maniera spirituale o in maniera materialmente realistica.

Assurdamente bello.

Perché ho utilizzato dalle termine? Perché spesso si ha paura di affrontare dei romanzi che sono ambientati nel passato e ti facciano sentire come se nel tuo presente ti mancasse qualcosa e quello che mi ha lasciato questo romanzo è proprio la voglia di assaporare ogni pezzo di quelle vite che sono state raccontate nonostante siano pezzi di vita probabilmente di fantasia.

Mi ha fatto venire voglia di conoscere questi personaggi, mi ha fatto né voglia di dialogare con loro e di approfondire i loro pensieri.mi ha fatto nel voglia di innamorarmi tra una ricerca universitaria all’altra, mi ha fatto venire voglia di correre tra i corridoi delle biblioteche e scontrarmi probabilmente una persona che mai nella vita penserei di portarmi sull’altare.

Mi ha fatto venire voglia di osservare il mondo, mi ha fatto né voglia di parlare con le persone, infatti ne voglia di conoscere le persone nonostante possono essermi non simpatiche a prima vista.mi hai lasciato un vuoto. Vuoto probabilmente non colmabile da altre letture perché è vuoto derivante dalla conclusione della sua lettura.

All about Ocean Blue

Se avete voglia di piangere e di affezionarvi in maniera così appassionata ad un volume unico boy’s love vi stra consiglio All about Ocean Blue della stessa autrice di Blue Summer ci troviamo immersi in un mare blu di passione che ha come protagonisti due ragazzi che vanno al liceo e che all’inizio loro sentimenti non sono abbastanza chiari.

copertina

Trama:

Dal primo anno delle scuole medie fino al secondo delle superiori, Kai Makihara e Ren Mizushiro sono sempre stati nella stessa classe. Durante l’ultimo anno delle superiori però, vengono assegnati a due classi diverse e pare che si apra una piccola crepa in quei giorni che passano sempre uguali. Questo però, è ciò che fa sbocciare i sentimenti di cui loro stessi erano inconsapevoli. Lui vorrebbe dirglielo, ma non ci riesce… la risposta è nascosta in fondo ai loro cuori.

All About Ocean Blue

Cosa ne penso?

Molto probabilmente, per chi non ha ancora letto questo volume, non crederà in maniera così semplice alle mie parole, ma io ho ammesso che ho preso questa lettura di petto e come tale sono arrivata a metà manga e ho sentito l’esigenza di chiuderlo e guardarmi intorno perché avevo così tante emozioni dentro di me che le lacrime scendevano da sole.

Tralasciando il fatto che da come ho iniziato la lettura, mi sono fatta trascinare completamente dai meravigliosi disegni e dall’amicizia dei due ragazzi, ma soprattutto ho sentito fin da subito una sorta di collegamento con Kai.

Infatti è proprio per lui che mi sono scese le lacrime e ho avuto un piccolo problema a continuare la lettura che trasmette così tanta passione e parla in maniera pura e trasparente di una relazione di amicizia che si trasforma pian piano a senso unico in amore e poi diventare unilaterale.

All About Ocean Blue

Spesso ci dimentichiamo con le emozioni possono cambiare velocemente, possono mutare senza che noi possiamo farci nulla e senza che noi effettivamente ce ne possiamo rendere conto e così ci troviamo da un momento all’altro ad amare un amico di infanzia o vedere sotto una luce diversa, una persona che è sempre stata accanto a noi e che riesce a percepire e conoscere delle sfumature del nostro essere che non sono chiare a nessun altro, anzi, che non sono nemmeno visibili agli altri.

All about ocean blue è una storia che al suo interno ci fa comprendere come alla fine tutto può cambiare, come alla fine anche una classica routine può cambiare e come spesso i piccoli cambiamenti ci fanno rendere conto più a fondo quanto una persona che è sempre stata accanto noi può essere importante e come, nei momenti in cui non c’è accanto a noi, la distanza si fa sentire.

All about ocean blue è un manga bl per tutti. Se non sai effettivamente come approcciarti per la prima volta a questa categoria, suggerisco assolutamente questo volume.

E’ un manga che mette in prima linea l’amicizia, riesce a trasmettere dei valori essenziali. Un manga che ci trasporta in una situazione presente nella società: il coming out. Come ci si rende conto di amare una persona dello stesso sesso e come affrontare tali pensieri ed emozioni?

La stessa autrice ha messo che durante la scrittura non sapeva neanche lei se effettivamente i due protagonisti avessero avuto un ottimo finale e questo mi ha portato a capire come spesso anche le autrici o gli autori di libri o di storie d’amore o di qualsiasi altra tipologia di storia, in realtà si appassionano come noi lettori ai protagonisti e non sanno neanche loro come finirà l’evoluzione del racconto e questo mi ha fatto sentire un po’ più vicini all’autrice perché anche lei, come me, aspettava che il finale fosse pieno di gioia.

All About Ocean Blue

Alla fine ci si può innamorare di una storia?

Ho letto davvero tante storie e molte di queste mi hanno emozionata, però in realtà poche mi hanno fatto piangere come se fosse una bambina e questo titolo rientra proprio tra i miei pianti drammatici.

Il ragazzo dietro la mascherina vol 2

Dopo il tanto atteso primo volume in cui ci siamo catapultati in questo meraviglioso yaoi con delle sfumature molto calorose da farti sentire alle Hawaii… finalmente possiamo goderci il secondo volume! Sto parlando proprio del mio amato Il ragazzo dietro la mascherina, portato in Italia dalla MagicPress.

* NB in patria è stato annunciato anche il terzo volume.

Colgo l’occasione anche per acclamare una richiesta: vorrei tanto leggere in italia il titolo Please Don’t Bite Me so much! sempre di Mitsuru Sango.

Trama:

Il timido Sayama nasconde tutto il giorno il volto dietro una mascherina, ma Saikawa è riuscito a guadagnarsi la sua fiducia e a diventare il suo ragazzo. Tuttavia, sono ancora tanti i lati oscuri del passato di Sayama che Saikawa vorrebbe scoprire e i due ragazzi devono ancora imparare a conoscere sé stessi e a esplorare il loro rapporto.

Cosa ne penso?

Una storia che cattura l’attenzione del lettore in pochi secondi e fa affezionare ai suoi personaggi.

La dolcezza con cui vengono raccontati i problemi sociali, le difficoltà interiori delle persone, i lati oscuri e l’amore che può andar oltre a tutto questo rende questo manga imperdibile.

Un racconto che nel primo volume ci ha fatto affacciare al personaggio di Sayama che con le sue difficoltà e la sua mascherina sempre sul volto, vede i suoi muri sociali crollare bacio dopo bacio grazie a Saikawa, ma non è solo questo.

Il secondo volume mette un po’ di pepe nella romantica e fresca storia d’amore tra i due personaggi diversi come il giorno e la notte, ma che si completano in maniera impeccabile.

Il ragazzo dietro la mascherina vol 2 mette in risalto non solo i grandi passi che Sayama e Saikawa hanno fatto nel tempo, ma anche come in realtà Saikawa è un ragazzo apparentemente sorridente ma con un passato e dei problemi che tiene stretto nel petto. Qui cresce la sintonia tra i due, ma non solo. Sayama capisce che come il suo amato è riuscito a farsi strada piano piano tra le sue paure, anche lui deve sostenerlo e deve prendere il coraggio di abbassare la sua fedele mascherina e gridargli “Ti amo“.

Nel volume due questa volta l’attenzione si rivolge sì, alla loro relazione, ma soprattutto al comportamento di Saikawa e ai suoi problemi familiari. Non mancherà anche l’entusiasmo di far entrare in gioco un terzo ragazzo di nome Tsuruga, un po’ scontroso in cui la sua personalità distaccata si è modellata a causa dei pettegolezzi e delle incomprensioni che si sono creati intorno a lui.

Tsuruga diventa pian piano parte della storia e questo rende tutto più piacevole perché ci fa sperare che nel terzo volume possano succederne delle belle!

Apprezzo sempre tantissimo i disegni così cute in alcuni casi imbarazzanti e di gelosia, ma anche i grandi lineamenti che si fanno vivi quando la situazione è tesa.

Quello che ho apprezzato maggiormente è la giusta dose di dolcezza, ma anche di evoluzione della storia che hanno caratterizzato il secondo volume.

Bill di Helen Humphreys

Se siete alla ricerca di un titolo che possa tenere incollato le pagine, sorprendervi pagina dopo pagina, catturare tutta la vostra attenzione per un pomeriggio intero e farvi enfatizzare con il personaggio e sorprendere e conoscere nuove curiosità e vicende veramente esistite allora dovete leggere soprattutto questo titolo Bill.

Bill” di Helen Hunphereys libro pubblicato dalla casa editrice Playground nel 2020.

Bill

La scrittura di questo romanzo è davvero sorprendente, perché nella maniera più semplice e più vicina al lettore come se fosse una sorta di confidenza o di una lettera, va a trattare di una notizia davvero scioccante e tra l’altro reale che è successa nel 1947 in Canada.

Cosa ne penso?

Siamo di fronte ad un romanzo che tra follia, psicologia, omicidi e anche poesia narra di due personaggi davvero interessanti sotto punti diversi ma sostanzialmente connessi.

Ci sono state due frasi all’interno del romanzo che mi hanno fatto comprendere l’aspetto più profondo del protagonista, un ragazzo che in adolescenza assistito ad un omicidio da parte di un uomo per cui provava ammirazione, affetto o anche un amore ossessivo e ne è rimasto anche in età adulta quasi assorbito, come se questa persona per cui provava l’affetto forse il punto centrale della sua stessa vita, come se fosse l’universo.

“Mi manca Bill, mi manca quel pezzo del mio passato in cui ci conoscevamo e ci appartenevamo. E mi manca il futuro che non avevo mai avuto.mi manca la possibilità reale di un lieto fine.mi manca l’invenzione di una macchina che trasforma un’azione sbagliata in pensiero, la rabbia in amore.”

Una vittima che ammira il suo carnefice, una vittima che è affezionata al suo carnefice, una vittima che sogna un futuro da condividere con il suo carnefice.

In realtà questo carnefice viene individuato da Leonard come suo salvatore, come se fosse un eroe è presentato e non giornata nuvolosa che lo abbia liberato da qualsiasi ostacolo che si presentasse nella sua vita.

Leonard Flint è un bambino che viene bullizzato a scuola, viene maltrattato dal padre in casa e vive una vita piena di dolore, ma la sua unica luce è Bill soprannominato Zampe di coniglio.

Bill è un uomo solitario, un uomo che si è distaccato dalla connessione con gli altri uomini, un uomo che lavora e lavora e si dedica attentamente a quel povero ragazzo che gli sta sempre fra i piedi.

Siamo di fronte a una storia che prende di petto un omicidio, un omicidio commesso alla luce del giorno con una tranquillità è una serenità che ti fa venire i brividi.

Un omicidio che viene commesso e l’unica scusante è “se l’è cercata”.

Un omicidio che porterà a comprendere la connessione tra i due personaggi.

Dopo che Bill affrontato il suo giudizio e la sua condanna, è rimasto per anni nel carcere per poi piombare una casa psichiatrica incontrerà qualcuno del suo passato, ma la sua memoria non lo aiuterà a ricordare.

Leonard Flint dopo aver studiato per anni medicina ed essere diventato un brillante psichiatra, va a lavorare nell’Istituto di gene mentale in Canada. Le aspettative del suo lavoro e le ansie erano davvero tante, la responsabilità che cadeva sulle sue spalle assorbiva tutte le sue energie, ma nella nube di responsabilità e di paure di sbagliare nel suo lavoro, Leonard incontra Bill.

Inizia l’ossessione di Leonardo e nei confronti dell’uomo del suo passato, una ossessione che porterà lo stesso ragazzo a sbagliare tante volte sia nel suo ambito lavorativo, ma anche nei rapporti con i suoi colleghi. Degli errori, degli sbagli, delle azioni che involontariamente il giovane psichiatra ha commesso e come se tutto il suo essere fosse stato influenzato indirettamente da quell’uomo del suo passato per cui provava e provo ancora tanta ammirazione.

Un andamento veloce della storia, un dolore che si trascina dall’adolescenza fino all’età adulta, una mancanza che senti nelle mani, una mancanza che ti penetra nel pensiero.

Tutto questo è quello che Leonard trova, giorno dopo giorno quando vede Bill nel box in cui lavora. Il lavoro di psichiatra inizia diventare una realtà lontana, lo stesso Leonard dopo un grosso sbaglio che ha comportato la fine della sua attività, si trova a essere da Dottore a paziente per la terapia.

Un romanzo sorprendente, un romanzo che alla sua fine vi lascerà il cuore pieno di pensieri e di brividi.