Sabriel – Garth Nix

Siete in cerca di un ricco fantasy autoconclusivo, ma vi faccia viaggiare in luoghi lontani e oscuri?

Allora Sabriel di Garth Nix fa al caso vostro, edito dalla Fazi Editore.

Incluso nella lista di «Time» dei migliori cento libri young adult di sempre, Sabriel è uno straordinario viaggio di formazione in un mondo pieno di magia e mistero, dove le forze magiche circolano libere e il confine tra la vita e la morte è sempre più labile.

sabriel

Trama:

Garth Nix, stella del firmamento della letteratura fantasy, torna in libreria con Sabriel, il primo capitolo della trilogia del Vecchio Regno: ormai un grande classico.

Sabriel studia in un prestigioso college per sole ragazze non lontano dal Muro che divide il territorio di Ancelstierre dal magico e pericoloso Vecchio Regno, dove suo padre ricopre la carica di Abhorsen, il protettore che ha il compito di impedire ai morti di tornare nel mondo dei vivi. Da quando la famiglia reale è decaduta, i morti sono diventati sempre più forti e intrepidi, minacciando di sopraffare l’intero regno. Quando il padre di Sabriel viene imprigionato nel mondo della Morte da una pericolosa creatura, la ragazza si mette in viaggio per salvarlo. Lungo la strada, troverà come compagni di viaggio Mogget, un antico spirito costretto nella forma di un gatto bianco, e il giovane mago Touchstone, che verrà liberato da un incantesimo durato decenni ma rimarrà intrappolato sotto il peso di dolorosi ricordi. Ogni passo nelle profondità del Vecchio Regno li avvicinerà a minacce mai viste prima, che costringeranno Sabriel ad affrontare il proprio destino in una battaglia con le vere forze della vita e della morte. Chi proteggerà i vivi quando i morti torneranno?

Cosa ne penso?

L’arma potente di Garth Nix è la realizzazione di ambienti particolari che fanno immergere il lettore in tempi lontani e in mondi pieni di ombre e magie.

Sabriel è un fantasy da non perdere, se siete in cerca di qualcosa che possa catturare la vostra attenzione e ridere, contemporaneamente, per le battute comiche che vengono scambiate tra i personaggi.

Sabriel è una ragazza di diciotto anni che si ritrova con un grande potere fra le mani. Viene inseguita da temibili nemici e la sua vita e le difficoltà che dovrà affrontare non saranno semplici.

All’inizio pensavo che fosse il classico fantasy che ripeteva delle nobili gesta di una ragazza troppo sempliciotta che potesse sconfiggere qualsiasi male, ma man mano che ci si addentra nella lettura in realtà si viene travolti dalla amarezza dei sentimenti della ragazza e dalle difficoltà di prendere la decisione giusta nei momenti di sconforto e difficoltà.

E’ una ragazza forte e determinata, con la testa sulle spalle ed è intelligente. Nonostante la sua inesperienza e il grande carico che gli è stato tramandato da suo padre, cerca di gestire i nemici e i suoi obiettivi in maniera sorprendente.

Sabriel e suo padre hanno un marchio di magia particolare e potente perché possono comunicare con i morti e i dannati dell’Antico Regno. Solo loro possono affrontare queste creature e rimandarle alle porte della morte.

Tutto cambia durante il primo semestre della scuola di Sabriel, in quanto suo padre, l’Abhorsen, scompare e Sabriel viene involontariamente promossa all’Abhorson. Albhorsen è un titolo, un marchio, un segno identificativo.

Nonostante la grande maestria di scrittura, che non stanca mai l’occhio a continuare a leggere e la grande presa fino a metà libro… ho notato un calo.

Un sottotono di ambientazione ed eventi che si sono tramutati in evoluzioni troppo veloci che mi hanno fatto chiedere “questa cosa quando è successa?

Se non fosse per queste particolarità, avrei promosso il libro ad ottimi voti.

Padri

Se siete in cerca di un romanzo che vi tenga sulle spine e che vi tenga compagnia in queste sere in cui si sta avvicinando l’estate, volete leggere qualcosa di particolare e di diverso, qualcosa di profondo e che mi trasmette delle emozioni allora continuate a leggere questa recensione.

Padri” di Giorgia Tribuiani edito dalla Fazi Editore, è una scoperta da non farsi sfuggire.

Trama:

È un pomeriggio di primavera quando, con lo stesso corpo e la stessa età del giorno della propria morte, Diego Valli risorge. Si risveglia sul pianerottolo di quello che era stato il suo appartamento, tira fuori le chiavi, prova a infilarle nella serratura ma si trova faccia a faccia con il figlio Oscar, lasciato bambino e invecchiato ormai di oltre quarant’anni. Da qui, ha inizio una vicenda di riconciliazioni e distacchi, una storia intensa e sincera sul rapporto tra padri e figli e sulla necessità del perdono.
Una volta riconosciuto il padre, Oscar affronta il comprensibile straniamento aggrappandosi alle incombenze della quotidianità, mentre Clara, sua moglie, non crede al miracolo e si oppone all’idea di ospitare in casa uno sconosciuto. A complicare le cose, si aggiunge l’arrivo di Gaia, la figlia della coppia, che torna nella città natale per trascorrere le vacanze. Di nascosto dalla madre, che è spesso via per lavoro, Gaia finalmente ha l’occasione di conoscere suo nonno: un uomo profondo, amante della musica, più simile a lei di quanto sia mai stato suo padre. Oscar, al contrario, scoprirà aspetti di Diego che non pensava gli appartenessero.
Dopo il perturbante e vertiginoso Blu, Giorgia Tribuiani torna con un romanzo dalla prosa tesa e accattivante che si appunta su una storia a tre voci di rabbia e dolore, parole non dette e seconde occasioni. Una riflessione sulla famiglia dalla trama originale in bilico tra realtà e impossibile per un’autrice che, come poche, sa scavare nell’animo umano per far emergere il rimosso e stimolare la comprensione con uno stile personale notevole e a tratti sorprendente.

«Padri testimonia come in minime storie possono rivelarsi spazi immensi. Un libro d’amore in senso largo, come accettazione e accoglienza dell’altro, quindi comprensione dell’umano al di là del proprio perimetro individuale. Certo c’è anche di più: la voce del perdono, la generosità di offrire sempre altre occasioni di fronte alla mancanza, all’assenza, ai sempre possibili errori che accompagnano i giorni che ci sono dati. Alla fine, verrebbe solo da dire, da parte di chi scrive come di chi legge: non è niente, è la vita soltanto».
Remo Rapino

Cosa ne penso?

Una volta che si inizia questo romanzo è impossibile fermarsi, ogni parola ti porta a leggere quella successiva fino a terminare il libro.

Sicuramente è una storia molto suggestiva, tra l’altro parla di un salto temporale molto particolare e dei personaggi che con il loro carattere così spontaneo e loro pensieri così reali, vi faranno venire i brividi.

Parla di occasioni perse, di occasioni recuperate, di opportunità nuove e di conoscenze da non abbandonare. Difficoltà che ci potrebbe essere di fronte ad una perdita per poi essere catapultati in una realtà in cui quella perdita appartenente a passato, di quel corpo che prima giaceva in una bara e adesso è vivo e vegeto di fronte a te e ti sta salutando.

Spiegato in questa maniera molto superficiale penserete che in realtà questo romanzo rientra particolarmente del genere thriller e non in una narrativa, ma è qui che vi state sbagliando.

In realtà è semplicemente una riflessione inerente alle relazioni che intercorrono all’interno della famiglia, tra madre e padre, tra madre e figlia, tra figlia e padre, tra padre e padre. Un romanzo che si alterna fra impossibilità in realtà, tra illusione e pazzia, tra opportunità e fragilità.

La scrittrice realizza una narrazione molto veloci, non si sofferma in realtà molto sui particolari o sugli ambienti circostanti ma cerca di affrontare questa tematica e questa storia in maniera molto confidenziale con il lettore.

Infatti non troverete dei simboli che annunceranno una conversazione, ma troverete un testo compatto che scorre velocemente, che i vostri pensieri iniziano essere coordinati in simbiosi con la lettura che state affrontando.

I personaggi sono sempre in cerca del contatto, dell’amore, di sentimenti puri e reali che non vengono distinti e combinati con i sogni. Cercano qualcosa di concreto a cui acchiapparsi e affidarsi.

Il tutto nasce con una classica famiglia composta da madre, padre e una figlia universitaria che ogni tanto decide di tornare a casa a fare compagnia ai suoi genitori. Un giorno però, sentiranno bussare alla porta e una volta aperta, si trovarono di fronte un signore che ha lo sguardo confuso, convinto che quell’appartamento fosse la sua abitazione per poi scoprire che in realtà non è così.

Si potrebbe pensare che sia un ubriacone, già qualcuno che sta giocando un brutto scherzo ma osservandolo bene quell’uomo davanti alla porta è Diego Valli, il papà di Oscar, deceduto parecchi anni prima quando Oscar aveva solamente otto anni.

“Padri” incalza perfettamente il rapporto morboso, classico, pieno di fragilità e di emozioni particolari struggenti che possono vivere all’interno di una famiglia. Le difficoltà, i litigi, le verità.

Questo titolo lo consiglio per chi vuole approfondire la tematica della famiglia, dei rapporti che intercorrono tra un soggetto all’altro, delle verità nascoste o delle verità che pensiamo di conoscere.

In cucina con i bento dello Studio Ghibli

Siete gli amanti della cucina giapponese ma non sapete mai come creare quei gustosi piatti a casa vostra? Allora non potete perdere assolutamente questa nuova edizione della Kappalab con le magnifiche ricette con dei disegni davvero molto particolare che stuzzicano sia la creatività non che anche l’acquolina.

Trama:

Dal norimaki di pollo allo tsuta age di gamberi, dal teriyaki di zucca all’asazuke di ravanello, dal nori daikon mochi ai gyoza, fino al kabayaki di sgombro, tante ricette di cucina giapponese per creare bento originali ispirati ai personaggi dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e Isao Takahata.

Con la parola bento si intende comunemente quello che in occidente viene considerato il “pranzo al sacco”. Più nello specifico, con la parola bento viene identificata la scatola stessa in cui sono inserite le pietanze che devono essere consumate fuori casa, al lavoro o a scuola, ma anche il cibo in essa contenuto.

In questo libro ci occuperemo di una categoria di bento molto particolare: i kyaraben o charaben (bento dei personaggi) dedicati agli indimenticabili protagonisti dei film dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki. 

Da il mio vicino Totoro a Ponyo sulla scogliera, da Principessa Mononoke a Il castello errante di Howl, tutti i cartamodelli e le ricette giapponesi per imparare la famosa arte del bento.

Cosa ne penso?

A fronte delle 144 pagine contenute in questo libro, possiamo trovare tantissime ricette che smuoveranno la nostra creatività e non che anche il nostro stomaco.

Se volete assolutamente riprodurre quei magnifici piatti gustosi ma soprattutto con una grande creatività come raffigurazione dei vostri personaggi preferiti dello studio ghibli, tanti gusti e tante salse da poter assaporare comodamente dalla vostra cucina allora non potete assolutamente non sfogliare questo magnifico libro pieno di illustrazioni.

Già la copertina ci presenta una estetica e un design davvero molto curato e assolutamente da avere da nostra libreria.

Partendo già dalla prima pagina possiamo osservare che abbiamo di fronte annoi un sommario composto da una introduzione, il ricettario, i Bento dello studio ghibli con una grande vastità di ricette.

A pagina cinque e troviamo subito il bento e le sue origini quindi a fronte di vari disegni che accostano il lato destro del testo, possiamo trovare la parola Bento come viene scritta, cosa significa, quali sono le sue origini, qual è l’utilizzo dello hoshi-ii, E soprattutto viene spiegato che in queste pagine ci si occupa delle varie categorie di bento molto particolari.

procedendo con la nostra bellissima lettura possiamo trovare la regola giapponese del 4.2.1, una piccola regola che spesso ritroviamo anche negli anime, come comporre il vento e quindi come creare anche figure dolcissime che vanno ad arricchire esteticamente il nostro piatto, come usare questo libro e il materiale e strumenti.

Le ricche informazione non si fermano solamente a questo perché vengono annunciati i personaggi ossia gli ingredienti da utilizzare, come modellare il riso, la frittata da disegno, i coloranti naturali quindi come creare il rosso, rosa o fucsia, l’arancio, il giallo etc.

Penso che la parte che più mi sia piaciuta è proprio il tutorial inerente alla creazione dei piccoli totoro sia quello di colore blu e sia quello di colore bianco.

La cosa interessante è che questo libro di ricette si sia particolarmente ispirato ed è dedicato ai vari film realizzati dallo studio ghibli:

  • totoro
  • nekobus
  • ponyo
  • marco
  • kaguya
  • jiji
  • san

E tantissimi altri titoli ancora! Possiamo essenzialmente osservare un rapporto fra i film più acclamati e i bento che si possono realizzare rappresentando i nostri personaggi preferiti.

Barbarities

Oggi vorrei parlarvi di un titolo che già dal suo annuncio mi aveva creato davvero tanta curiosità, vi darò in questa recensione anche degli ottimi motivi per recuperarlo immediatamente e non farvi assolutamente scappare questa storia che ha dell’incredibile.

Parlo proprio di “Barbarities“, il nuovo BL annunciato e portato in Italia dalla Magic Press!

Trama:

Tanto tempo fa, in una terra lontana, un uomo chiamato Visconte Adam venne incaricato di diventare la guardia del corpo di un Lord molto importante per il paese. Adam, che è bisessuale, rimane affascinato da Joel, nipote del Lord. Nel frattempo. il successore al trono di un regno vicino si innamora del suo aiutante…

Barbarities

Cosa ne penso?

Sono completamente attratta da questa storia con uno sfondo storico e con personaggi davvero maestosi.

Tra intrighi di corte e amori proibiti, abbiamo i nostri due personaggi: da un lato il nipote di Lord Montague dal nome Joel mentre dall’altro la sua nuova guardia del corpo Adam.

Parliamoci chiaramente, Barbarities non è il classico boy’s love dove la storia gira intorno ai protagonisti e non ha una vita ed essenza propria, bensì in questa trama possiamo notare che in realtà è come se noi stessimo difronte ad un film.

La storia ha un suo movimento, si evolve in maniera passionale, drammatica, ironica, sorprendente e di passo abbiamo anche i nostri protagonisti Joel e Adam che si muovono nel contesto, avendo dei propri pensieri e dosando in maniera interessante, anche le proprie azioni.

Non è una storia d’amore che si consuma in maniera semplice, infatti possiamo scoprire nel primo volume come il visconte e la sua guardia del corpo abbiano iniziato ad avvicinarsi, a confidarsi l’un con l’altro e anche ad allontanarsi.

E’ la prima volta che leggo qualcosa di Tsuta Suzuki e sono rimasta sorprendentemente appassionata, infatti non vedo l’ora che esca il secondo volume, delle vicende di questi tempi lontani con i suoi intrighi e con la bellezza non indifferente di Adam che è soprannominato un dongiovanni che miete vittime ovunque si posi il suo sguardo.

Possiamo osservare anche una crescita e una maturità da parte di Adam che da un dongiovanni passerà ad essere un uomo meno altezzoso o quantomeno più rigido con i propri sentimenti, perché comprende per la prima volta in vita sua, che i suoi pensieri sono occupati da un solo nome.

Barbarities

Dall’altro lato abbiamo Joel, un uomo giovane e di intelletto. Non si lascia scalfire dalle dicerie che girano per i nobili nei confronti del suo orgoglio, al ché possiamo anche durante la lettura notare che è un uomo solitario, poco influente nelle conversazioni sociali ma rende bene nel lavoro che ricopre. Infatti, egli di astuzia, comprende come tenersi sotto la buon’ala anche della Chiesa che è il nucleo essenziale della società in cui vivono.

I disegni di Tsuta Suzuki sono impeccabili. Aldilà della composizione delle tavole ben lineari e semplici da seguire, il carattere del suo disegno è lineare, semplice ma intenso che rimane impresso nella mente del lettore.

Mi sono davvero innamorata della particolarità visiva dei protagonisti, sono due bellissimi uomini che ritraggono le caratteristiche lineari del viso e della composizione del corpo degli uomini di quel periodo.

Barbarities

Adam nonostante la sua grandissima bellezza e la particolarità dell’avere i capelli biondi e lisci, dall’altro lato abbiamo Joel con i capelli corti, neri e ricci. Un meraviglioso contrasto e soprattutto possiamo notare che anche caratterialmente sono l’uno l’opposto dell’altro.

Barbarities è una storia che si compone semplicemente da quattro volumi, in realtà lo spesso del manga è ben corposo e devo dire che il rapporto qualità-prezzo è eccellente.

Quindi, recapitolando i buoni motivi per cui recuperare questa storia sono:

  • è composto solo da quattro volumi finiti.
  • la storia ha una sua evoluzione eccellente e non è messa a caso giusto per creare un contesto in cui si muovono i personaggi
  • i personaggi hanno un’ottima graduazione di evoluzione e inoltre non si affretta la storia nel primo volume, ma tutto viene dosato in maniera eccellente per appagare il lettore
  • il rapporto qualità e prezzo della Magic Press è ottimale, infatti abbiamo un volume abbastanza corposo a soli 7,90 euro.

Il mistero di Four-Pools

Sono davvero contenta che nella mia libreria dedicata ai libri e alla lettura dei classici si è aggiunto anche questo titolo da parte della Caravaggio Editore. Proprio così, vi sto parlando del titolo “Il mistero di Four-Pools“, un meraviglioso scritto a cura di Miriam Chiaromonte che si è preoccupata di portarci in Italia questa prima traduzione integrale.

Trama:

Proprio mentre stavamo per salire il paio di gradini in pietra che conducevano verso il pendio, la guida al comando si fermò improvvisamente, e afferrandomi per il braccio puntò un tremante indice verso la pozza.
«Cos’è quello?» ansimò.
Sforzai gli occhi nel buio ma non riuscii a vedere nulla.
«Lì, quella cosa nera sotto la riva» disse, alzando la sua candela e gettando la luce verso l’acqua.
Tutti lo vedemmo e riconoscemmo con un fremito di orrore.

Nella produzione di Jean Webster, autrice del celebre Papà Gambalunga, ci imbattiamo in un interessante giallo pubblicato in forma anonima nel 1908: Il mistero di Four-Pools. Ambientato nella Shenandoah Valley (Virginia dell’Ovest) negli anni successivi alla Guerra Civile, il romanzo narra le vicende dal punto di vista del newyorkese Arnold Crosby, la cui vacanza al Sud viene stravolta da strani eventi – un furto e un omicidio – collegati a presunti fantasmi che turbano la tranquillità della Piantagione Four-Pools. Grazie all’intervento del reporter Terry Patten – accolto dalla critica come «il successore di Sherlock Holmes» – il singolare evolversi delle vicende confermerà non solo la capacità dell’autrice di destreggiarsi con un genere nuovo rispetto a quelli a lei più congeniali, ma anche il suo attivismo in campo sociale attraverso un forte messaggio umanitario.

Cosa ne penso?

Se sei in cerca di un romanzo che possa catturare la tua attenzione e che ti tenga compagnia per massimo due giorni, e ti vada ad intrigare e incuriosire così tanto che ne vuoi sapere sempre di più capito dopo capitolo, allora continua a leggere questa recensione perché è proprio dedicata a te.

Sono così felice di aver avuto la possibilità di leggere questo romanzo dalle tinte misteriose, particolari e caratterizzate sul concetto di investigazioni ma non solo.

La grande cura che possiamo riscontrare all’interno di questo romanzo edito dalla Caravaggio è davvero impressionante, già dal font che viene utilizzato e rimane coerente con tutta la sua collezione, è possibile trovare anche delle illustrazioni all’interno della storia che rendono il tutto più magico. La Caravaggio è in grado sempre di portarci titoli di classici ritrovati che devono esserci necessariamente nella libreria di ciascun lettore, soprattutto mi prenderò cura di convincervi nell’acquistare questo volume.

Perché è vero che questo romanzo parla di un omicidio, ma è anche vero che tutto già intorno a prestare attenzione a quello che ci circonda ma soprattutto osservare con occhio diverso da quello che può fare un avvocato di diritto societario o gente del posto per scovare la verità.

Un classico ritrovato, dove si presta attenzione nel riportarlo in Italia nella sua traduzione integrale e ci permette di osservare come in questo titolo nonostante abbia una tendenza ad essere un thriller accompagnato anche dalla investigazione, in realtà non è solo questo. Si possono scorgere già dai primi capitoli iniziali, ma anche dalla prosecuzione della lettura, che questa storia vada aldilà alle circostanze dell’omicidio, ma parla anche di una tematica da non tralasciare: i diritti dei neri.

Questo perché? Perché ci fa comprendere come spesso anche nelle piccole cose, si tende a guardare dall’alto verso il basso le persone di colore, e questo romanzo lo mette in attenzione sottolineandolo parecchie volte.

In questa cittadina situata nella Virginia dell’Ovest, ci sono dei neri che sono ritenuti degli schiavi e spesso vengono frustati dalla nobiltà, ma bisogna comprendere che non sono meno esseri umani delle altre persone. Questo ci fa capire come all’interno della lettura è possibile percepire anche dei messaggi importanti per la nostra società da non lasciare in disparte.

Sono rimasta particolarmente attirata dalla voracità e dall’intelletto del nostro investigatore nel riuscire a percepire degli indizi che non sono stati osservati o compresi da tutte le persone che erano sulla scena, come in pochi conversazione e con l’osservanza semplicemente della scena è riuscita a trovare la verità e a far capire che spesso non bisogna perseguire delle idee che ci siamo creati in testa ma bisogna saper guardare oltre e con gli occhi chiari.

Se siete amanti dei misteri e anche della tenacia di Sherlock Holmes allora posso dirvi che l’ispettore che prenderà carico nel comprendere le vicende, mascherare i fantasmi che si aggirano in questa cittadina, difendere i più deboli e giungere alla verità per scarcerare una persona che stata resa imputata solo su delle ipotesi, vi farà innamorare.

Lontananza

In questo articolo blog vi parlerò con il cuore di un titolo che mi ha completamente catturato sotto molti punti di vista. La fragilità e la forza d’animo che emana Vigdis Hjorth con le sue parole, riesce a farvi immergere nella profondità dell’adolescenza e dei problemi con sé stessi e con i propri genitori.

lontananza

Trama:

Dopo Eredità, che ha reso celebre l’autrice a livello internazionale, torna Vigdis Hjorth con il suo ultimo romanzo: una nuova storia di famiglia in cui le bugie, i silenzi e i segreti si sciolgono lentamente sotto il flebile sole norvegese dopo decenni di gelo.

Johanna torna in Norvegia dopo trent’anni di assenza e, rompendo il divieto di contattare la famiglia, telefona alla madre, che ormai ha ottantacinque anni ed è vedova. Nessuna risposta. Per i suoi parenti Johanna non esiste più: è morta quando, appena sposata, studentessa di Legge per volere del padre avvocato, ha mollato tutto per diventare pittrice e si è trasferita nello Utah con il suo professore d’arte, con cui ha avuto un figlio. Johanna ormai è un’artista piuttosto quotata, ma persino i soggetti dei suoi quadri scatenano l’ira dei familiari, che in essi vedono una denigrazione ulteriore nei loro confronti, soprattutto per il modo in cui viene raffigurata la madre. Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto.

Cosa ne penso?

Lontananza è un romanzo verso se stessi.

La lettura di questo romanzo si concentra nella narrazione di sentimenti ed emozioni di vita di una donna che dopo aver passato la sua intera esistenza ad aver perso piccole parti di sé stessa relative alla sua connessione con la figura materna e paterna che hanno comportato una grande evoluzione del suo essere, se riesci a percepire per tutta l’andamento della scrittura come le percezioni e riescono a uscire fuori ed entrare nel cuore del lettore.

Ti trovi in poco tempo, catapultato in un romanzo che tiene sulle spine, romanzo pieno di pensieri ed emozioni negative e che si sviluppano piano piano insieme al passare del tempo e alla crescita della protagonista.un distacco dei classici valori acquistiamo abituati dar conto, come se non andate accordo con un familiare fosse una cosa sbagliata, un concetto che è impossibile accettare.

Un romanzo dalle corde dolci e amare.

Un romanzo dalle spine velenose.

E’ una valanga di agitazione. E’ una connessione verso l’anima.

La protagonista, tra quelle pagine di diario, cerca di trovare indizi per sé stessa e per comprendere se alla fine della sua esistenza, il rapporto con la madre e la sorella può essere risanato. La sua arte urla resistenza, urla rancore, urla tante di quelle emozioni che chi le osserva si sente offeso.

La prospettiva del narratore è quella di Johanna e lei cerca di indovinare, tra un pensiero e l’altro, cosa fa la sua famiglia, cosa pensano e se sua sorella e sua madre la pensano. Non incontra sua madre da 30 anni ma ora Johanna vuole parlare con sua madre, ma sua sorella è contraria. 

Johanna ha fatto delle scelte che l’hanno allontanata dalla famiglia.
Non è diventata moglie di un avvocato come sua madre, e non è diventata una figlia obbediente come la sorella.

Lontananza riesce a mostrare la parte più dolorosa dei sentimenti, la parte più illusoria dei pensieri.

“Chissà cosa sta facendo mentre è distesa sul suo letto e guarda il soffitto” . Pensieri confusi, pensieri destinati all’esistenza che per tempo ha soffocato il suo io.

Il rincorrere pensiero dopo pensiero qualcuno che ti ha eliminato dal cuore. Percorrere il dolore di una infanzia marcia, di una infanzia andata in fumo. Dove il tuo io, non è davvero tuo ma di qualcun altro perché se non sei come vogliono loro allora non puoi essere nessuno.

Testa bacata” ti senti dire tra i sussurri delle urla e poi ti convinci davvero. Ami l’arte ma loro ti dicono che sia sbagliata, ti fai trascinare dalle volontà altrui e poi… poi ritrovi la luce, ritrovi te stessa ma agli altri non vanno bene, non importa se siano la tua mamma e il tuo papà, a loro non va bene se non segui i loro obblighi, e non consigli.

Fino all’ultima pagina, tu lettore, non saprai mai dove Vigdis Hjorth con questa storia voglia portarti. E’ un mistero, il mistero dei misteri.

Tu sei lì, inerte, a leggere pagina dopo pagina dei sentimenti non tuoi ma che in alcuni pezzi sono stati assorbiti dalla tua anima.

Sei lì a leggere del dolore altrui, di un’altra persona, di un’altra vita e non puoi far niente. A volte ti verrà voglia di urlare e chiedere alla protagonista ‘che diamine stai facendo?’, altre volte vorresti chiudere il libro e imprecare dicendo ‘No, non è possibile’, ma queste realtà esistono.

Esistono realtà rotte da piccole parole che diventano grandi fino ad essere addii.

Un racconto che narra della frattura tra una madre e una figlia, un dolore e un rancore che neanche il tempo è riuscito a sanare. Non sempre il detto ‘il tempo cura le ferite’ può risultare efficace.

Servo e Serva

La vita domestica di Horace Lamb: insensibile, spilorcio, tiranno, è l’unico a ignorare la passione segreta tra sua moglie e il cugino. Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: il meglio di Ivy Compton-Burnett in un romanzo che lei stessa considerava il suo preferito, insieme a Il capofamiglia.

Fazi Editore ha portato in Italia un titolo davvero particolare: Servo e Serva.

servo e serva

Trama:

Il pater familias Horace Lamb, nobile tirannico, sadico e avaro, trascorre le giornate vessando la servitù e i numerosi figli (ma non la consorte: fra i due è lei quella ricca). Insieme a lui e alla moglie Charlotte vive il cugino Mortimer, uomo al contrario molto pacifico, che non si è mai sposato, è nullatenente ed è segretamente innamorato di Charlotte, la quale altrettanto segretamente lo ricambia. Quando la donna parte per un lungo viaggio in America l’equilibrio della casa traballa: il nuovo precettore dei bambini, Gideon, la sua opprimente madre Gertrude e la remissiva sorella Magdalen entrano con prepotenza nelle dinamiche familiari e rimescolano le carte in tavola… E nel consueto gioco di sotterfugi, cattiverie e dialoghi avvelenati che come sempre domina le pagine di Compton-Burnett, la servitù si riserva questa volta un ruolo di rilievo, conquistando a poco a poco la scena e assurgendo al ruolo di irriverente protagonista.
Patrimoni e matrimoni, tradimenti e crudeltà quotidiane: Ivy Compton-Burnett al suo meglio, in un romanzo che, insieme a Il capofamiglia, lei stessa considerava il suo preferito.

Cosa ne penso?

Ci troviamo in un romanzo che ci fa tuffare in una Inghilterra dell’800 non lontana dai nostri problemi moderni d’amore, in una famiglia borghese dove gli intrighi e le delusioni sono nascosti tra le parole, tra la tirannia del padre e l’amore nascosto dalla moglie.

Questo romanzo non si sviluppa come un classico romanzo a cui tutti siamo abituati, in cui l’ambientazione si sviluppa ma mano che i protagonisti pongono in essere le proprie azioni.

È un romanzo che si affaccia come se fosse un’opera teatrale infatti la caratteristica principale di questo titolo è il fatto che non è una narrazione in terza persona ma tutto si basa sulle conversazioni che avvengono tra i protagonisti. Non è un romanzo che butta all’interno della sua storia tanti personaggi, ma rimane lineare sempre sugli stessi e tutte le vicende che si presentano in tale storia tra misteri e amori nascosti, avvolge dal più piccolo personaggio a quello principale.

Una lettura veloce che riesce ad appassionare il lettore perché la metodologia di scrittura dell’autrice britannica certamente permette di cullarsi su un caldo divano e godersi tutto il pomeriggio intero in compagnia di Servo e Serva.

Ho letto queste poco più di 300 pagine in una notte sola e posso dire che ad ogni personaggio, nella sua moltitudine, mi sono veramente affezionata. Nonostante si vada a parlare di tirannia del padre nei confronti dei figli e che abbia rovinato la loro giovane infanzia per poi riuscirsi a riprendere, ma non viene perdonato… ho compreso che aldilà di tutto e dei suoi comportamenti un po’ tossici, mi sono affezionata anche al suo personaggio, d’altro lato abbiamo la pugnalata che riceve dalla moglie in quanto tra intrighi e dolori ha un amore segreto con il cugino del marito.

Tra dialoghi divertenti, con battute dirette e molto vivaci, troviamo anche le figure dei servi che ma mano nella storia prendere una posizione prioritaria tanto da diventare il nucleo in cui si svolge il romanzo. Non rimangono al margine, diventano l’essenza della evoluzione della storia.

Burnett si è dedicata al nucleo essenziale di una famiglia, ai dispetti, alla evoluzione dei pensieri e dei sentimenti, all’evoluzione anche dell’essere umano e del concetto da tirannia a una sorta di flessibilità verso le scelte dell’altro.

Quello che più mi ha affascinato è proprio la privazione dell’ambiente, la fragilità su cui si costituisce la tematica oggetto della storia e la dinamicità delle conversazioni che ti fanno rispecchiare e ad entrare come se tu stesso fosse un personaggio della vicenda.

Ovviamente è un grande posto ce l’ha anche la traduzione che fatta in maniera eccellente, senza sbavature e senza frasi che non abbiano un senso compiuto.

Sangue e cenere

In uscita oggi, 24 Marzo, Sangue e Cenere dell’autrice Jennifer L. Armentrout. Sangue e Cenere è il primo, appassionante episodio della nuoca serie fantasy Blood And Ash.

Dopo tanto tempo sono tornata sulle righe dei fantasy e come non farlo con la cara Jennifer che ci illustra una storia piena di eventi sospetti e momenti frenetici?

Trama:

Scelta dalla nascita per dare vita a una nuova era, Poppy non è mai stata padrona della propria vita. La sua è un’esistenza solitaria, in cui tutto le è proibito: nessuno può guardarla, né toccarla o rivolgerle la parola.
Non è nemmeno libera di usare il proprio dono… Può solo aspettare il giorno della sua Ascensione, chiedendosi che cosa accadrà, mentre preferirebbe di gran lunga stare con le guardie, a combattere il male che ha distrutto la sua famiglia. Ma lei, la Vergine, non ha mai potuto decidere per se stessa.

UN DOVERE…

Il futuro del regno è sulle sue spalle, anche se lei quel fardello non lo ha mai voluto. Perché anche la Vergine ha un cuore, un’anima, dei desideri. E quando nella sua vita entra Hawke, la guardia incaricata di proteggerla e sorvegliarla, il destino e il dovere si intrecciano inesorabilmente con il desiderio. Quel giovane dagli occhi dorati alimenta la sua rabbia, la spinge a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, la sfida a provare sensazioni nuove e inesplorate.

UN REGNO…

Abbandonato dagli dei e temuto dai mortali, un nuovo regno sta risorgendo dalle ceneri. Determinato a riprendersi ciò che gli spetta, l’Oscuro avanza assetato di vendetta. Ma più l’ombra del male si avvicina, più il confine tra ciò che è giusto o sbagliato diventa sottile. E quando la trama insanguinata che tiene insieme il suo mondo inizia a sfaldarsi, Poppy non rischia soltanto di essere ritenuta indegna dagli dei, ma anche di perdere il proprio cuore e la sua stessa vita.

Cosa ne penso?

Sangue e Cenere è un fantasy dalla scrittura inebriante.

L’autrice riesce, con semplicità e coinvolgimento, a trascinarti parola dopo parola fino alla conclusione del libro. E’ una storia che ti fa immergere nelle vicende, nel dolore delle perdite, negli amori di cui narra. Le ore passano e ti ritrovi lì, sulla tua poltrona, a divorarti un malloppo di più di seicento pagine.

La cosa più bella e spontanea è che tutto questo, alla fine, ti lascerà un brivido perché sai che Sangue e Cenere è il primo volume. Non è la fine, ma l’inizio e questa avventura inizia con Poppy e la sua voglia di infrangere le regole.

Sangue e Cenere ha come protagonista una fanciulla ormai orfana, di nome Penellaphe Balfour dal soprannome Poppy che è destinata ad Ascendere. Non le è permesso parlare o toccare nessuno tranne pochi eletti o farsi vedere in viso. Ben presto un uomo misterioso di nome Hawke, ben celebrato nella città, diventa la sua guardia e le vicende iniziano a mutarsi.

Il personaggio di Poppy affronta tante paure, tante perdite. Una ragazza rimasta orfana dopo aver perso i genitori che hanno cercato di proteggerla, dei divieti che sono assoluti per la Vergine che deve Ascendere e da cui dipende l’ascensione di tutti i Lord e le Lady.

Nonostante la sua figura devota agli dei, lei è tutt’altro. Una ragazzina incontrollabile e testarda, abile con le armi, piena di dubbi e con la fiducia semplice.

Le battute che si scambiano Poppy e Hawke vi lasceranno perplessi, pieni di dubbi, pieni di ‘voler scoprire’ ancora e ancora.

Un mutarsi di eventi che vi lasceranno esclamare all’ultima pagina: ‘Dimmi che non finisce così, devo leggere come continua’.

E’ vero, il personaggio di Hawke lo si può definire un po’ tossico come Poppy la si può definire una fanciulla stupida, ma alla fine è un fantasy che cattura l’attenzione e secondo me i loro personaggi andranno a migliorare nei prossimi episodi.

Questa storia trabocca di ‘amore‘, di suspence, di lealtà, di coraggio.

Una protagonista forte, un destino da spezzare e da reinventare.

Il romanticismo che fuoriesce da queste pagine è eccitante, intrigante e ti tiene teso come delle corde di un arco. Una combinazione di momenti focosi e momenti in cui vorresti che succedesse qualcosa, ma la volontà d’animo della protagonista è più forte.

Le prime pagine introducono questo mondo composto da Ascesi, Atlantiano e altre specie soprannaturali, fanciulle e fanciulli che hanno una missione, il dono di Poppy, la storia di Poppy.

Un inizio lento, ma necessario a parer mio per permettere di mettere delle basi su cui muoversi liberamente appena preso il via dai capitoli successivi.

Sostanzialmente i capitoli sono formati da venti pagine ciascuno, salvo alcuni che sono più lunghi. Ogni volta che finivo un capitolo mi dicevo ‘ questo è l’ultimo ‘ e alla fine mi sono divorata questo fantasy in due giorni.

In realtà già dall’inizio avevo dei sospetti sulle vicende, su qualcuno che si presentava dal nulla e come magari si sarebbe evoluta la storia, ma ho continuato la lettura curiosa di dove andasse a parare. Ho ritenuto, a volte, che le conversazioni fossero un po’ sciocche, ma ho continuato ad andare avanti e alla fine la mia barca di curiosità è giunta a destinazione lasciandomi una sensazione positiva soprattutto per il finale particolare.

In alcuni punti è una storia ‘prevedibile’ ma non lasciarti spaventare da questo e goditi questo viaggio tra mortali e atlantiani.

Il ragazzo dietro la mascherina vol 2

Dopo il tanto atteso primo volume in cui ci siamo catapultati in questo meraviglioso yaoi con delle sfumature molto calorose da farti sentire alle Hawaii… finalmente possiamo goderci il secondo volume! Sto parlando proprio del mio amato Il ragazzo dietro la mascherina, portato in Italia dalla MagicPress.

* NB in patria è stato annunciato anche il terzo volume.

Colgo l’occasione anche per acclamare una richiesta: vorrei tanto leggere in italia il titolo Please Don’t Bite Me so much! sempre di Mitsuru Sango.

Trama:

Il timido Sayama nasconde tutto il giorno il volto dietro una mascherina, ma Saikawa è riuscito a guadagnarsi la sua fiducia e a diventare il suo ragazzo. Tuttavia, sono ancora tanti i lati oscuri del passato di Sayama che Saikawa vorrebbe scoprire e i due ragazzi devono ancora imparare a conoscere sé stessi e a esplorare il loro rapporto.

Cosa ne penso?

Una storia che cattura l’attenzione del lettore in pochi secondi e fa affezionare ai suoi personaggi.

La dolcezza con cui vengono raccontati i problemi sociali, le difficoltà interiori delle persone, i lati oscuri e l’amore che può andar oltre a tutto questo rende questo manga imperdibile.

Un racconto che nel primo volume ci ha fatto affacciare al personaggio di Sayama che con le sue difficoltà e la sua mascherina sempre sul volto, vede i suoi muri sociali crollare bacio dopo bacio grazie a Saikawa, ma non è solo questo.

Il secondo volume mette un po’ di pepe nella romantica e fresca storia d’amore tra i due personaggi diversi come il giorno e la notte, ma che si completano in maniera impeccabile.

Il ragazzo dietro la mascherina vol 2 mette in risalto non solo i grandi passi che Sayama e Saikawa hanno fatto nel tempo, ma anche come in realtà Saikawa è un ragazzo apparentemente sorridente ma con un passato e dei problemi che tiene stretto nel petto. Qui cresce la sintonia tra i due, ma non solo. Sayama capisce che come il suo amato è riuscito a farsi strada piano piano tra le sue paure, anche lui deve sostenerlo e deve prendere il coraggio di abbassare la sua fedele mascherina e gridargli “Ti amo“.

Nel volume due questa volta l’attenzione si rivolge sì, alla loro relazione, ma soprattutto al comportamento di Saikawa e ai suoi problemi familiari. Non mancherà anche l’entusiasmo di far entrare in gioco un terzo ragazzo di nome Tsuruga, un po’ scontroso in cui la sua personalità distaccata si è modellata a causa dei pettegolezzi e delle incomprensioni che si sono creati intorno a lui.

Tsuruga diventa pian piano parte della storia e questo rende tutto più piacevole perché ci fa sperare che nel terzo volume possano succederne delle belle!

Apprezzo sempre tantissimo i disegni così cute in alcuni casi imbarazzanti e di gelosia, ma anche i grandi lineamenti che si fanno vivi quando la situazione è tesa.

Quello che ho apprezzato maggiormente è la giusta dose di dolcezza, ma anche di evoluzione della storia che hanno caratterizzato il secondo volume.

Bill di Helen Humphreys

Se siete alla ricerca di un titolo che possa tenere incollato le pagine, sorprendervi pagina dopo pagina, catturare tutta la vostra attenzione per un pomeriggio intero e farvi enfatizzare con il personaggio e sorprendere e conoscere nuove curiosità e vicende veramente esistite allora dovete leggere soprattutto questo titolo Bill.

Bill” di Helen Hunphereys libro pubblicato dalla casa editrice Playground nel 2020.

Bill

La scrittura di questo romanzo è davvero sorprendente, perché nella maniera più semplice e più vicina al lettore come se fosse una sorta di confidenza o di una lettera, va a trattare di una notizia davvero scioccante e tra l’altro reale che è successa nel 1947 in Canada.

Cosa ne penso?

Siamo di fronte ad un romanzo che tra follia, psicologia, omicidi e anche poesia narra di due personaggi davvero interessanti sotto punti diversi ma sostanzialmente connessi.

Ci sono state due frasi all’interno del romanzo che mi hanno fatto comprendere l’aspetto più profondo del protagonista, un ragazzo che in adolescenza assistito ad un omicidio da parte di un uomo per cui provava ammirazione, affetto o anche un amore ossessivo e ne è rimasto anche in età adulta quasi assorbito, come se questa persona per cui provava l’affetto forse il punto centrale della sua stessa vita, come se fosse l’universo.

“Mi manca Bill, mi manca quel pezzo del mio passato in cui ci conoscevamo e ci appartenevamo. E mi manca il futuro che non avevo mai avuto.mi manca la possibilità reale di un lieto fine.mi manca l’invenzione di una macchina che trasforma un’azione sbagliata in pensiero, la rabbia in amore.”

Una vittima che ammira il suo carnefice, una vittima che è affezionata al suo carnefice, una vittima che sogna un futuro da condividere con il suo carnefice.

In realtà questo carnefice viene individuato da Leonard come suo salvatore, come se fosse un eroe è presentato e non giornata nuvolosa che lo abbia liberato da qualsiasi ostacolo che si presentasse nella sua vita.

Leonard Flint è un bambino che viene bullizzato a scuola, viene maltrattato dal padre in casa e vive una vita piena di dolore, ma la sua unica luce è Bill soprannominato Zampe di coniglio.

Bill è un uomo solitario, un uomo che si è distaccato dalla connessione con gli altri uomini, un uomo che lavora e lavora e si dedica attentamente a quel povero ragazzo che gli sta sempre fra i piedi.

Siamo di fronte a una storia che prende di petto un omicidio, un omicidio commesso alla luce del giorno con una tranquillità è una serenità che ti fa venire i brividi.

Un omicidio che viene commesso e l’unica scusante è “se l’è cercata”.

Un omicidio che porterà a comprendere la connessione tra i due personaggi.

Dopo che Bill affrontato il suo giudizio e la sua condanna, è rimasto per anni nel carcere per poi piombare una casa psichiatrica incontrerà qualcuno del suo passato, ma la sua memoria non lo aiuterà a ricordare.

Leonard Flint dopo aver studiato per anni medicina ed essere diventato un brillante psichiatra, va a lavorare nell’Istituto di gene mentale in Canada. Le aspettative del suo lavoro e le ansie erano davvero tante, la responsabilità che cadeva sulle sue spalle assorbiva tutte le sue energie, ma nella nube di responsabilità e di paure di sbagliare nel suo lavoro, Leonard incontra Bill.

Inizia l’ossessione di Leonardo e nei confronti dell’uomo del suo passato, una ossessione che porterà lo stesso ragazzo a sbagliare tante volte sia nel suo ambito lavorativo, ma anche nei rapporti con i suoi colleghi. Degli errori, degli sbagli, delle azioni che involontariamente il giovane psichiatra ha commesso e come se tutto il suo essere fosse stato influenzato indirettamente da quell’uomo del suo passato per cui provava e provo ancora tanta ammirazione.

Un andamento veloce della storia, un dolore che si trascina dall’adolescenza fino all’età adulta, una mancanza che senti nelle mani, una mancanza che ti penetra nel pensiero.

Tutto questo è quello che Leonard trova, giorno dopo giorno quando vede Bill nel box in cui lavora. Il lavoro di psichiatra inizia diventare una realtà lontana, lo stesso Leonard dopo un grosso sbaglio che ha comportato la fine della sua attività, si trova a essere da Dottore a paziente per la terapia.

Un romanzo sorprendente, un romanzo che alla sua fine vi lascerà il cuore pieno di pensieri e di brividi.